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Carlos Alcaraz (calcio) in campo durante Sheffield Wednesday-Southampton.
, 1 Settembre 2023

Cinque giocatori da seguire nelle seconde divisioni europee 2023/24


Nomi per fare bella figura a Football Manager o con i vostri amici.

Arriva settembre, cadono le foglie, ricominciano le scuole e ricominciano anche i campionati in giro per l’Europa. Una dei crucci principali dei calciofili italiani (e àncora di salvezza invece per le rispettive famiglie) è la difficile reperibilità delle partite dei campionati stranieri e delle serie minori, che spesso fanno da palcoscenico a squadre molto interessanti e giocatori talentuosi, che rischiano così di passare inosservati agli occhi del grande pubblico italiano. Noi, comunque, siamo qui per aiutarvi: dopo aver scelto cinque giocatori da seguire dalla nostra Serie A e dal nostro campionato cadetto, vi proponiamo cinque giocatori da tenere d’occhio che militano nelle seconde serie di Inghilterra, Francia, Spagna e Germania e Paesi Bassi, un’occasione anche per fare il punto su quelle che sono le principali candidate alla promozione e le prospettive più interessanti di questi campionati. Cinque nomi che potrete così usare nelle conversazioni coi vostri amici per fare la figura di quelli che, modestamente, di calcio ne capiscono e che l’anno prossimo potrebbero ritrovarvi al Chelsea o, ancora meglio, all’Udinese.

Terzino destro: Justin Che (ADO Den Haag)

Apriamo il nostro viaggio in giro per l’Europa concedendoci una visita nella splendida città dell’Aia, per guardare più da vicino l’orgoglio ma anche il cruccio calcistico della comunità locale, ovvero l’ADO Den Haag. Le cicogne vivono ormai da tempo una situazione particolare che, al dispetto del loro glorioso passato, li trattiene ostaggio di una proprietà cinese evanescente e totalmente disinteressata alle sorti della squadra e di una tifoseria rissosa e razzista, che si è più volte resa protagonista di atti di violenza totalmente gratuita. In Eerste Divisie ormai da tre stagioni, l’ADO ha sfiorato la promozione nel 2022, perdendo la finale play-off con l’Excelsior e sembra ormai destinata ad attestarsi ai livelli di una metà classifica abbastanza mediocre. Nella scorsa stagione ad allenare la squadra della sua città è stato nientemeno che Dick Advocaat, che non è però andato oltre il 12esimo posto e si è ritirato dal calcio proprio a fine stagione.

Nonostante questa situazione difficile, l’ADO rimane una delle migliori squadre della serie B locale e per l’Aia sognare un redentorio ritorno in massima serie non è poi così un’utopia. Nel vedersela con Groninga, NAC e Roda, una delle risorse migliori su cui il tecnico Kalezic potrebbe fare affidamento è il terzino americano Justin Che, arrivato da poco in prestito dai danesi del Brondby. Ancora 19enne, Che arriva in Olanda dopo un lungo peregrinare tra Dallas, giovanili del Bayern Monaco e Hoffenheim (con cui ha anche collezionato tre spezzoni di partita in Bundesliga) e si candida seriamente ad essere uno dei terzini destri più pericolosi del campionato. Con i suoi 186 cm, l’americano ha un’ottima presenza fisica che lo aiuta molto nei duelli e nel pressing, rendendolo un osso duro da superare in dribbling; inoltre, sia nel gioco aereo che nell'uso delle scivolate, Che sembra già un giocatore di buon livello, capace di usare molto bene la sua fisicità.

L'americano è un giocatore già abbastanza solido nella gestione del possesso, toccando un gran volume di palloni – più di 70 a partita – e distribuendoli con buona precisione. Insomma, Che il pallone lo sa gestire ma potrebbe migliorare ancora, come del resto dovrebbe fare anche nel dribbling – ne completa appena 0.3 a partita – per diventare più pericoloso in possesso, dove già per indole tende a spingersi molto avanti in campo senza però riuscire a incidere con grande continuità. Un ultimo aspetto degno di nota è la sua duttilità tattica; infatti, si è comportato bene anche come braccetto di destra nella difesa a 3, come avvenuto nei match contro Slovacchia e Uruguay nel Mondiale U20 di giugno, in cui si è confermato come un punto di riferimento della nazionale. Il terzino arriva dunque sulla Manica con buone speranze, ma anche con la consapevolezza di dover rilanciare una crescita che negli ultimi mesi sembra essersi quanto meno rallentata. Il ragazzo mostra comunque ancora quelle qualità che nel 2021 avevano suscitato l’interesse del Bayern e l’Eerste Divisie è sicuramente un campionato in cui far fruttare questa potenzialità. La sfida è farlo in contesto infuocato come quello dell’ADO Den Haag.

Centrocampista: Carlos Alcaraz (Southampton)

Capita raramente di assistere ad una seconda divisione così ricca di talenti e di nomi altisonanti. Certo, la Championship inglese ci ha abituato ormai da anni ad essere un campionato molto più competitivo di tanti altri tornei di massima serie, ma la retrocessione di squadre come Leicester, Southampton e Leeds ha portato in dote una lunga serie di nomi giocatori di alto livello, che ci aspetteremmo di veder giocare il giovedì in Europa League piuttosto che sul campo dello Stoke City in una fredda notte piovosa. Walker-Peters, Rutter, Patson Daka e il nostro Willy Gnonto. A queste vecchie conoscenze della Premier si aggiungono altri talenti o giocatori da guardare con interesse, ad esempio per cominciare a capire se Jobe Bellingham (fratello di ude) atterrerà a Barajas fra un paio d’anni o se Imran Louza può effettivamente essere considerato un profilo da Premier piuttosto che diventare il nuovo idolo della Dacia Arena nella prossima stagione.

In questo romantico mix di prospetti interessanti e pomeriggi nuvolosi, però, il giocatore che più di tutti stuzzica la nostra curiosità è un ragazzo di appena 20 anni, arrivato solo qualche mese fa direttamente dal Racing di Avellaneda e che è chiamato alla definitiva consacrazione in terra inglese. Carlos Alcaraz, il calciatore, è stata una delle note più positive nella sciagurata stagione dei Saints: il suo notevole impatto con la Premier lo hanno imposto nel centrocampo titolare, diventando uno dei pochi punti fermi di una squadra in disfacimento. Nei suoi sei mesi d’apprendistato, Alcaraz ha mostrato di possedere tutte le caratteristiche tipiche del centrocampista moderno, a partire dall’eclettismo tattico. Nel Racing si era imposto principalmente come mezz’ala destra ma a Southampton l’ex tecnico Selles lo ha schierato praticamente in ogni zona del campo, da mediano davanti alla difesa a trequartista dietro Adams, fino a giocare addirittura come prima punta nel momento più buio della stagione dei Saints. Ma al di là di questa soluzione d’emergenza, il centrocampo rimane l’habitat naturale dell’argentino. Il suo talento è incredibilmente multiforme: ha qualità nella conduzione e nel controllo di palla; capacità di accelerare improvvisamente in verticale e strappare il gioco ribaltando velocemente l’azione nonché una buona propensione a incidere nell'ultimo terzo con tiri da fuori e inserimenti.

Alcaraz ha dimostrato di essere un giocatore raffinato e intelligente, che dovrà sfruttare l’anno di purgatorio dei Saints per completare ulteriormente il suo gioco, prima di tutto migliorando nella circolazione nella palla e nel lavoro di rifinitura, quando schierato sulla trequarti, e in secondo luogo rendendo più efficiente il suo lavoro in interdizione e impostazione davanti alla difesa: la Championship non è la Premier League ma Alcaraz ha bisogno di essere più efficace nei contrasti, nelle intercettazioni e nei dribbling in uscita dalla pressione se vuole aggiungere al suo eclettismo anche le doti tipiche della diga davanti alla difesa. Insomma, la carriera dell’ex Racing è sicuramente ad un punto cruciale. Il Southampton quest’estate ha venduto tanto e soprattutto molto bene, ma smantellando gran parte della formazione titolare e epurando molti dei protagonisti del fallimento dell’ultima stagione; in particolare, però, le cessioni di Lavia e Ward-Prowse hanno privato la squadra dei due leader tecnici e caratteriali del centrocampo.

Nel 4-3-3 del giovane Russel Martin, Carlos dovrebbe tornare ad agire da mezz’ala destra come ai tempi del Racing e sarà interessante vedere in che modo ciò influenzerà l’evoluzione dell’argentino. Dal suo dinamismo, dal suo carisma e dal completamento della sua crescita passano le speranze dei Saints di fuggire dal loro personale purgatorio il più velocemente possibile. Non sarà facile e le concorrenti sono tante e tutte estremamente agguerrite, ma scommettiamo che Carlos Alcaraz, il calciatore, sarà sicuramente un indiscusso protagonista.

Trequartista: Shinta Appelkamp (Fortuna Dusseldorf)

A Düsseldorf si trova la più grande comunità di giapponesi in Europa. Concentrata lungo la Immermann Strasse, questa colonia è fatta soprattutto di uomini d’affari e dipendenti di grandi multinazionali, ma attorno ad essi si è pian piano costruito un vero e proprio quartiere, fatto di ristoranti tipici, lunghi viali e insegne in ideogrammi che ricordano più Kyoto che una città industriale del Reno-Westfalia. Tra i tanti giapponesi che vivono qui, uno è guarda caso anche la stella della squadra locale, il Fortuna Düsseldorf, che dopo qualche fugace apparizione in Bundesliga nelle ultime stagioni, quest’anno contenderà la promozione dalla Zweiteliga alle ben più blasonate Hertha, Schalke e Amburgo. Shinta Karl Appelkamp è uno di quei nomi per hipster incalliti e per amanti di trequartisti fumantini e brevilinei, un Nippo-tedesco cresciuto nella polisportiva della Mitsubishi che nel 2015 ha lasciato il Giappone per approdare nelle giovanili del Fortuna, completando tutta la trafila delle squadre minori per giungere a diventare il punto di riferimento tecnico e tattico della squadra renana. Nel mentre, in possesso della cittadinanza tedesca, ha fatto una comparsata anche nella nazionale della Germania U21 che nel 2021 ha vinto l’europeo di categoria, pur senza scendere mai in campo, chiuso da talenti come Nmecha, Wirtz e Adeyemi.

A partire da quella stagione, Appelkamp ha cominciato a farsi vedere sempre più spesso nella formazione titolare e a mostrare una certa propensione alla rete, con 6 reti a referto, ma anche qualche guaio muscolare di troppo che lo hanno tenuto fuori quasi per metà stagione. La vera affermazione è arrivata solo nella scorsa stagione, quando Daniel Thioune lo ha schierato in tutte le partite di campionato (25 volte da titolare) al fianco dell'ex doriano Dawid Kownacki, formando una coppia da 20 reti e 19 assist stagionali che ha portato il Düsseldorf a sfiorare la promozione. Le noie muscolari sono alle spalle e anzi Appelkamp ha mostrato una buona duttilità tattica: attualmente gioca principalmente da trequartista dietro le punte, ma viene schierato anche alto a sinistra e all’occorrenza anche sulla linea mediana, permettendo a Thioune di passare agevolmente dal 3-4-1-2 al 4-4-2. A ogni modo, Appelkamp è ancora oggi molto più simile ad una idea di giocatore piuttosto che a qualcosa di ben definito e per favorire la sua crescita servirebbe inquadrarlo in un ruolo più definito.

Nelle prime 4 giornate della nuova stagione, il Fortuna è definitivamente passato ad un 4-2-3-1, pensato per esaltare le sue caratteristiche e permettergli di evolversi definitivamente in un fantasista con decisamente pochi compiti di copertura e molto più peso in termini di inserimenti e creazione di gioco, lasciandogli peraltro una certa libertà di svariare su tutto il fronte d’attacco. L’addio all’eclettismo tattico delle prime stagioni dovrà però essere accompagnato da un definitivo miglioramento in alcuni elementi chiave del suo gioco. Dovrà infatti ritagliarsi un ruolo più centrale nella costruzione e nella finalizzazione delle azioni: più tocchi, maggior efficienza nel dribbling, una più netta concretezza sotto porta e soprattutto una maggior quantità di passaggi chiave e occasioni create, per completare definitivamente la sua affermazione da fantasista. La fisicità compatta e una discreta confidenza col piede debole possono sicuramente aiutare.

Nel frattempo, il suo partner Kownacki è andato al Werder e l’impressione è che non sia stato sostituito adeguatamente. La presenza di un consistente terminale offensivo avrebbe sicuramente aiutato Appelkamp, ma il Fortuna è una squadra giovane e di talento e assieme al connazionale Tanaka e al greco Tzolis, in prestito dal Norwich, potrebbe farci divertire parecchio. Nella stagione che porterà alla Coppa d’Asia in Qatar, e con il Giappone che osserva interessato, la scommessa è che Shinta Karl possa riportare in Bundesliga a Immermann Strasse.

Centrocampista: Benjamin Bouchouari (Saint-Etienne)

La Ligue 2 è sempre un campionato meraviglioso. Nazionalità improbabili, giocatori semisconosciuti, vecchie glorie ma anche tanti talenti e giovani interessanti. Il passaggio della Ligue 1 da 20 a 18 squadre ha contribuito ad un certo miglioramento del tasso tecnico medio della seconda divisione francese, che quest’anno vedrà competere per la promozione numerose squadre di buon valore, come Bordeaux, Angers, Troyes e Auxerre. Ma a inseguire la promozione ci sarà anche il Saint Etienne di Laurent Battles, che da tipica nobile decaduta si ritrova ad affrontare il secondo anno d’espiazione consecutivo dopo quasi vent’anni di permanenza in prima divisione.

Tra le fila dell’ASSE militano profili interessanti come il portiere Green e l’ex Everton Nkounkou, ma a rubare l’occhio è il talento giovane e dinamico di Benjamin Bouchouari, centrocampista marocchino cresciuto tra il Belgio e i Paesi Bassi, dove con la maglia del Roda JC ha collezionato due stagioni da titolare prima di trasferirsi sulle rive della Loira. Bouchouari è un giocatore affidabile, poco incline ai cartellini e molto diligente tatticamente: ha dimostrato di coprire bene ogni ruolo nella corsia centrale nel campo, venendo schierato in più occasioni anche come trequartista di disturbo e quantità. Uno dei più importanti limiti del giocatore è ovviamente la fisicità: i suoi 165 cm di altezza lo rendono poco efficace nel pressing e nell’interdizione e per fare il salto di categoria è evidente che necessiti di sostenere la sua corsa e il suo dinamismo con una maggior resistenza fisica che gli permetta di rimanere efficace per tutti i 90 minuti. Ma ad affascinare di più, del suo gioco, è sicuramente la sua eccellente tecnica. Il controllo è raffinato e la conduzione di palla, soprattutto in progressione, è da veterano affermato, mentre tra le sue corde troviamo anche un ottimo dribbling, sicuramente da migliorare e rendere più efficiente nello stretto, ma che gli permette comunque di compensare la scarsa fisicità nell'affrontare la pressione. A questo evidente limite riesce poi a sopperire in fase difensiva con la sua intensità che gli consente di recuperare più di 5 palloni e di vincere 3 contrasti a partita. Molto interessanti sono le percentuali sui passaggi riusciti, che raggiungono l’84% nella metà campo avversaria e il 94% in quella propria, rendendolo molto affidabile nella circolazione della palla nel fraseggio palla a terra. Non disdegna però neanche il passaggio lungo, mantenendo comunque buoni livelli di rendimento.

Nonostante agisca davanti alla difesa, Bouchouari arriva con una certa consistenza al tiro da fuori e proprio migliorare questa skill, assieme alla propensione agli inserimenti, potrebbe renderlo ancora più completo, aggiungendo imprevedibilità offensiva ad un ragazzo a cui si chiede comunque prima di tutto di coprire e supportare. Al di là di ciò, le potenzialità ci sono e i presupposti sono molto interessanti. Bouchouari somiglia al connazionale Amrabat per intensità e movimenti ma il modo in cui porta il pallone ricorda molto più quello del francese Maxime Lopez. In generale, la sensazione è che il percorso di crescita sia ancora molto lungo, come naturale per un ragazzo appena ventunenne. Il Saint Etienne punta alla promozione e sicuramente Benjamin può essere uno dei protagonisti della stagione che è appena cominciata ma non ci sorprenderebbe vederlo a gennaio fare il salto di categoria e continuare la sua crescita in un campionato, come la Ligue 1, in cui da sempre i centrocampisti tecnici e dinamici trovano le condizioni giuste per fare bene.

Punta: Andrés Ferrari (Villarreal B)

In un mondo ideale ci sarebbe una sola cosa da seguire, e venerare, quest’anno nella Serie B spagnola, ovvero la classe infinita di Santi Cazorla, tornato nel suo Real Oviedo per chiudere il cerchio della sua enorme carriera. Ma sul ritorno in Spagna dell’ex Arsenal bisognerebbe scrivere un articolo ad hoc. Nel mondo becero e crudele in cui invece viviamo, la Segunda quest’anno si preannuncia molto agguerrita e piena di spunti interessanti. Espanyol, Levante, Eibar, Elche, Valladolid, oltre ad un ritrovato Real Saragozza si sono presentate ai nastri di partenza con organici di buon livello e ottime individualità come Boyè, Vezo e Unai Vencedor. Tra tutti, i Periquitos di Braithwaite, Puado e il talentino Melamed partono un gradino davanti agli altri, e la lotta per la promozione sembra in apparenza più utile a determinare chi li accompagnerà in Liga piuttosto che ad altro.

A questa lotta, a meno di incredibili sorprese, non parteciperà il Villarreal B. La seconda squadra dei Submarinos, come ogni anno, avrà come unico obiettivo quello di valorizzare il più possibile i ragazzi della sua rosa (la più giovane dell’intero campionato, con 21.6 anni d’età media) anche a discapito dei risultati sul campo. In particolar modo il preciso mandato conferito all’esperto Miguel Alvarez è quello di costruire la squadra attorno ad un diamante grezzo appena arrivato dall’altra parte del mondo, ma che abbiamo già avuto modo di conoscere, Andrés Ferrari. Vent’anni, 183 cm di altezza e occhi da scanzonato gaucho delle Pampa, Ferrari è stato parte della nazionale uruguayana campione del mondo Under 20 che ha infranto i sogni di gloria dell'Italia.

L'attaccante del Villarreal è cresciuto nel Defensor Sporting, debuttando in prima squadra nell'Apertura 2023 e diventando praticamente subito un titolare grazie ai 5 gol nelle sue prime 10 partite che gli sono valsi il passaggio in Europa a poco più di 20 anni. E, in effetti, nelle sue prime partite da professionista, Ferrari ha già mostrato delle doti mentali interessanti, tra cui un'aggressività formidabile e una capacità di leggere gli spazi che lo rende sempre pericoloso quando si trova in area. La sua continua pericolosità è inoltre accentuata da un’ottima reattività e da una finalizzazione già di buon livello, che lo rendono abile nel segnare soprattutto i gol più da centravanti. Ferrari non è però solo un finalizzatore, anzi: ha una naturale tendenza ad abbassarsi sulla linea mediana, soprattutto sul centrodestra, per ricevere palla, difenderla e far risalire la squadra, avendo anche una buona qualità nel gioco aereo – vince oltre il 70% dei duelli.

La missione della cantera del Villareal è di migliorare medie realizzative e propensione al gioco a terra. Da un lato, Ferrari dovrà cominciare a cercare di più il tiro, anche da fuori area, e accompagnare tutto ciò ad una buona consistenza di conversioni a rete; dall’altro, dovrà migliorare quando si associa con i compagni, aspetto in cui sembra ancora un po' impreciso. Come andrà la stagione dei giovani sottomarini gialli è ancora tutto da vedere ed è probabile che non vedremo Ferrari mangiarsi la categoria con una valanga di gol, ma le sue qualità sembrano destinate a venir fuori, prima o poi. E il Villarreal dei grandi, che di centravanti uruguagi se ne intende, osserva interessato.


  • Classe '99, pugliese come il panzerotto e l'abusivismo edilizio. Ha studiato a Bologna, dove si è laureato in giurisprudenza, e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema, quasi quanto fare oscuri riferimenti alla storia o alla politica. Ha sul comodino una sua foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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