Il Tavagnacco, Serie B del calcio femminile
, 31 Agosto 2023

Per il calcio femminile opportunità vicine allo zero: intervista a Domenico Bonanni


Il vicepresidente del Tavagnacco, squadra di Serie B, fa il punto della situazione sul calcio femminile italiano.

Due Coppe Italia, due secondi posti e quattro terzi posti in Serie A, due finali di Coppa Italia, due partecipazioni alla Champions League. Un palmarès di tutto rispetto per qualsiasi squadra, ma che risulta ancora più impressionante quando a poterlo sfoggiare è la squadra di un comune di poco meno di 15.000 abitanti situato alle porte di Udine. Stiamo parlando del Tavagnacco, che nella prima metà degli anni '10 è stata una delle grandi del calcio femminile italiano, lottando ai vertici con squadre come la Torres o il Brescia. Ad oggi, però, il Tavagnacco milita ormai da tre stagioni in Serie B, dove gli fa compagnia il Brescia. La Torres, addirittura, quest'estate ha rinunciato all'iscrizione al campionato.

Cos'è successo negli ultimi anni per arrivare ad uno stravolgimento così grande? Molto semplicemente, sono accadute tre cose: hanno fatto il loro ingresso nel calcio femminile i club provenienti dal maschile, Serie A e Serie B sono passate sotto l'egida della FIGC e dalla scorsa stagione la Serie A è diventata professionistica. Questo ha stravolto completamente il panorama del calcio femminile italiano, ribaltando i rapporti di forza tra le società e portando grandi cambiamenti anche dal punto di vista economico e regolamentare.

Abbiamo quindi fatto una lunga chiacchierata con Domenico Bonanni, vicepresidente del Tavagnacco, per sapere come le società storiche dell'"era dilettantistica" del calcio femminile abbiano vissuto queste importanti trasformazioni e quale sia lo stato delle cose ad oggi nel calcio femminile italiano, in particolare per una società come quella gialloblù che opera in provincia e senza avere una squadra maschile. Quello che ne emerge è un quadro di grande difficoltà per le società femminili dilettantistiche a seguito delle riforme degli ultimi anni ed uno scenario in cui l'intero movimento italiano si trova senza opportunità concrete per una vera crescita.

Partiamo da una domanda più generale: quali erano le premesse e le aspettative dei club storici come il Tavagnacco quando c'è stato l'ingresso dei club provenienti dal maschile? Quali di queste premesse e aspettative si sono avverate? Qual è la situazione che effettivamente si è concretizzata?

La premessa della premessa è che il processo è stato estremamente veloce, per cui dai club storici dilettantistici è stato visto più come una minaccia che come un'opportunità. Sicuramente da parte del Tavagnacco è stato visto così. Personalmente ho raccontato che secondo me lo shutdown ci sarebbe stato nel 2025, perché a mio modo di vedere difficilmente il settore dilettantistico può reggere a una pressione così alta, dovuta all'aumento dei costi e da normative sempre più complesse.

Nessuno nega che siano normative importanti, che ci stanno nell'operazione del professionismo e che vanno verso la strada giusta, se però banalmente viene organizzato un campionato Primavera nazionale e io ci devo partecipare, le spese di un campionato Primavera diventano molto simili a quelle della prima squadra. È evidente che quando è arrivato il professionismo le squadre maschili, tutte professionistiche, abbiano fortemente voluto un campionato nazionale, che è più coerente, dà più possibilità, permette di giocare più partite, però alza i costi in maniera micidiale. È un esempio banale, gliel'ho fatto sulla Primavera, gliene posso fare almeno altri 10, e non ho parlato di costi di procuratori, non ho parlato di costi di giocatrici. Le faccio un altro esempio. Campionati dilettantistici, ci sono partite con ampiamente più di 1000 spettatori, vero o falso?

Verissimo.

La normativa che attiene ai dilettanti non prevede che gli stadi abbiano il TULS 80. Cos'è il TULS 80? È una normativa per l'effettuazione dei pubblici spettacoli, quindi in realtà lo stadio non deve essere solo omologato, ma deve avere anche dei requisiti come ad esempio una porta di sicurezza in più, tre antincendi, eccetera. Quindi abbiamo partite dei dilettanti con le regole dell'LND, con 1000-2000 persone e stadi senza TULS 80 dove magari non ci sono uscite di sicurezza. Per le partite di Serie A e di Serie B femminile ci vuole il TULS 80, i costi si alzano e magari a vederle ci vanno 100 persone. 

È chiaro che non puoi contestare alla FIGC una regola che prevede più sicurezza per gli spettatori, però il risultato è un aumento dei costi e una difficoltà ulteriore. Noi siamo in serie B, ma le faccio un esempio calzantissimo. La FIGC ha ulteriormente alzato i vincoli di stadio per la serie A e, ad oggi che siamo il 29 di agosto, la maggior parte delle squadre di serie A non ha ancora definito il campo su cui giocare. Le faccio ancora un altro esempio. Vinovo, un bel centro sportivo. La Juventus femminile non ci può più giocare. Lei immagini che cosa significa: hai uno stadio di proprietà, hai fatto un bel centro sportivo, tutto quello che vuoi, ma adesso le regole si sono così alzate che devi andare a giocare a 100 chilometri di distanza.

La Sampdoria ha terribili problemi. Ovviamente a Bogliasco non si può giocare. Lei pensi se questi che hanno fortissime difficoltà anche solo a fare il campionato devono andare a giocare magari a 200 chilometri di distanza. Penso di averle spiegato dove sta la minaccia. Le opportunità invece potevano derivare dall'arrivo di maggiore disponibilità economica. Attraverso cosa? Attraverso gli sponsor e attraverso i media sponsor, cioè la trasmissione delle partite. Tutto questo non si è avverato.

Abbiamo avuto per due anni Sky, la quale ci ha sempre detto "Adesso non vi pago, vi pago pochissimo perché sto investendo". Alla fine se n'è andata. Dopo Sky è arrivato Cairo: una partita in chiaro, fantastico. Dopo ci hanno detto "Anche no". Adesso è arrivata la Rai: sempre una partita. La Serie B è ancora peggio, perché avevamo un accordo con Eleven Sport. Anche lì: "Non paghiamo ma investiamo". Io questa cosa la sento ormai da 6-7 anni. Eleven Sport è stata acquistata da DAZN e al momento non trasmette più. La piattaforma è integrata dentro DAZN, quindi la vede solo il cliente, però a noi non hanno detto se per caso continueremo ad essere trasmessi. Quindi opportunità vicine allo zero.

Lo Juventus Training Center, sede della squadra di calcio femminile della Juventus
Lo Juventus Training Center. Le bianconere non vi potranno giocare in questa stagione. (Juventus.com)
Quindi, dal punto di vista degli sponsor, la Serie A non ha trascinato in qualche modo la Serie B mi pare di capire.

Ma non ha trascinato neanche se stessa.

Rimanendo sulla Serie B, visto che è una cosa di cui si parla poco, com'è organizzare un campionato di Serie B? Come è a livello di regolamenti, contratti? Perché quello di cui generalmente si parla è la Serie A con il professionismo, però la Serie B è un'altra cosa. Qual è il quadro generale per una squadra di Serie B? 

Il quadro generale è ulteriormente cambiato a prescindere da Serie A o Serie B, perché dal 1° luglio è entrato in vigore il lavoratore sportivo. Le calciatrici e lo staff non sono professionisti, non hanno un contratto professionistico, però dal 1° luglio non hanno più il solo rimborso. Devi fare un contratto di tipo privatistico - il più semplice è un Co.Co.Co - i cui aspetti civilistici, normativi e fiscali sono gli stessi di un contratto Co.Co.Co di un qualsiasi lavoratore privato. Al momento l'unico grande vantaggio che ha dato, ma che è un vantaggio transitorio, è abbattere le aliquote sia fiscali che previdenziali. Quindi INPS e IRPEF sono fortemente abbattute per i primi due o tre anni, che comunque passano alla velocità della luce.

Sempre nella recente riforma che ha introdotto la figura del lavoratore sportivo, c'è stata anche l'abolizione del vincolo sportivo. Le società, e in particolare il Tavagnacco, come l'hanno vista questa cosa?

Allora, è abbastanza ovvio che il vincolo sportivo, che ormai esisteva soltanto in Italia e in Grecia, può sembrare una stortura. Come l'abbiamo vissuta? L'abbiamo vissuta male, perché siamo in provincia, e come noi probabilmente tutte le società di provincia. Perché vedi, prima [dell'abolizione del vincolo sportivo, ndr] sapevamo che almeno fino alla fine della scuola secondaria superiore non accadeva nulla. Eventualmente c'era la famiglia o la calciatrice che veniva e diceva "Andrò all'università a Torino, quindi mi mandate in prestito oppure mi svincolate". In quel caso dicevamo "Ok, sei vincolata, ma sicuramente vai e provo a cercarti una società", oppure "Sei libera, vai dove vuoi".

Oggi, a prescindere dal vincolo sportivo che non c'è più - e comunque era già erano un paio di anni che nessuno ti firmava più un vincolo sportivo con tutto questo marasma che stava accadendo - ce le portano via già durante la scuola, perché vanno in società che hanno i convitti. Noi quest'anno abbiamo lanciato tre giocatrici, passate direttamente dall'under 17 in prima squadra. Adesso due stanno in convitto a Parma e una a Roma. Ed è un errore micidiale, perché? Glielo spiego, ma è impossibile da far capire ai genitori, che sono uno dei problemi più grandi dello sport dilettantistico.

Se finisci in una società che ha una rosa di 50, 60, 70 calciatrici solo fra under 19 e under 17 e non sei un fenomeno - ma spesso anche se sei un fenomeno - a fatica giochi in Primavera. Giocare in provincia, al Tavagnacco o in altre squadre, significa andare in B molto più velocemente. Ma questo per i genitori è incomprensibile, perché la grande società è quello che loro si aspettano. Qualche volta abbiamo visto ritorni ad orecchie basse, ma perché lì la competizione è talmente forte... Ad esempio noi abbiamo ottimi contatti con la Roma. Spesso ci dicono "Senti, avevo questa, non riuscirò proprio a farla giocare anche se l'ho scelta da un'altra parte, te la prendi, per favore?", ma non perché non valga, ma perché la competizione è così forte che rischi che non giochino nonostante siano brave. Lì ci vogliono delle bravissime, qui bastano delle brave.

Ma quindi la situazione in cui le grandi squadre, le prime 5-6 della Serie A, accumulano giocatrici da tutte le altre squadre che stanno sotto è ancora più polarizzata che nel maschile?

Non conosco il maschile, non so se è più polarizzata. Chi ha il convitto vince. Quindi abbiamo una situazione in cui le grandi squadre che ci sono adesso accumulano da tutte le parti e poi si trovano a gestire a cose enormi. E poi sprecano. Perché la disponibilità di denaro fa sì che prendi e accumuli. Certe volte sprechi perché la crescita di queste ragazze dovrebbe essere fatta di vittorie ma anche di sconfitte.

Se tu stai in squadroni che quando fanno la loro categoria prendono a pallate le altre squadre, tu non cresci. Anche se giochi fai più fatica a crescere. Quel piantarello che ti fai alla fine di una partita che hai perso ti irrobustisce più che tutte queste vittorie. Però questo è incontrastabile ed è un danno grave. In Friuli è gravissimo. Stavolta gliela faccio io una domanda: secondo lei quanti iscritti maschi alla FIGC regionale ci sono in Friuli?

Credo diverse migliaia, non so quanti.

Sono circa 10.000, l'anno scorso erano 10.000. Adesso senza il Covid è possibile che il numero sia di nuovo cresciuto. Mi vuole dire quante sono le femmine? 

Non so se arriviamo a qualche centinaio.

Non arriviamo a 500. Capisce che se abbiamo [il Tavagnacco, ndr] circa 150 ragazze e lei me ne porta via 3 o 4, mi ha portato via tanto. Voglio dire, in under 15, 17, 19, al massimo avremo 60 o 70 ragazze: quest'anno ne abbiamo perse in assoluto 8 o 9. Viene voglia di non investirci più. Dicono che sono i genitori a pagare. Da noi si paga il tesseramento fino all'Under 17, ma le quote non coprono nemmeno i costi dello staff.

Prima abbiamo parlato del fatto che l'arrivo delle sezioni femminili delle squadre maschili in Serie A è stato voluto dalla federazione. Ma le categorie minori? La Federazione ha fatto qualcosa per aiutare le squadre che invece erano in B o in C?

Allora, al momento deve dividere il tutto in due mondi. Uno gestito dalla Lega Nazionale Dilettanti, che va dalla Serie C a scendere, quindi Serie C, Eccellenza, under 17, under 15. Serie A, Serie B e primavera, invece, sono all'interno del mondo FIGC. Questo mondo è ulteriormente diviso dall'anno scorso in Serie A, professionistica, e Serie B e primavera, dilettantistiche. Però, come le ho accennato prima, le regole sono le stesse. Allora, FIGC un po' sta aiutando, LND non lo so. La FIGC dà alcuni contributi, ma non reggono in nessun caso all'incremento delle spese che abbiamo.

E in particolare fanno qualcosa per aiutare le scuole calcio, per aiutare la crescita del calcio femminile?

No. Questo è uno dei grandi temi di cui abbiamo cento volte dibattuto con la FIGC, ma non c'è niente di strutturale. Adesso faccio un esempio di cui ho certezza perché ho fatto parte di una commissione in FIGC. Quando il femminile, con il professionismo, è stato portato a dieci squadre, è stato fatto aiutati da un'advisor inglese, perché tanti anni fa l'Inghilterra aveva scelto questa strada, quella di ridurre il campionato a dieci squadre, perché avrebbe portato un po' meno dispersione e una suddivisione delle quote sponsor in meno squadre. Hanno detto che era stato così di successo in Inghilterra, che andava replicato in Italia.

Poi dopo in Inghilterra è cambiato, c'è stata questa fase a dieci squadre e, quando tutto si è rafforzato, sono ripassati al campionato attuale. Quindi si è andati su questa situazione a dieci squadre e si è anche detto "Che facciamo sotto? Come sarà la B, come sarà il resto?" E mi ricordo che questa advisor ci raccontò che proprio per supportare la crescita, tutte le società inglesi che avevano un vivaio con un certo tipo di strutturazione, prendevano, e questo me lo ricordo benissimo, £70.000 all'anno. Ecco, noi no.

Non c'è un qualcosa che definisca che cosa prende una scuola calcio. Ogni tanto, dopo che ti sei fatto sentire, arriva un contributo spot, ma cifre... Intanto non cifre continue, per cui non sei in grado di fare un budget. Devi sperare di riuscire a cavartela, o che la FIGC a un certo punto possa allargare i cordoni della borsa. È chiaro che una FIGC che ha un'Italia maschile che non fa il Campionato del Mondo, quindi non ha avuto sponsor, avrà 70-80 milioni di euro in meno sul bilancio di quest'anno.

Lei appunto citava l'Inghilterra, quindi approfitto per chiedere se secondo lei, con queste riforme che ci sono state nel calcio femminile, l'Italia si sta avvicinando ai paesi che sono già più avanti a livello di campionato e di nazionale.

No, non lo penso proprio per questo motivo. Allora, l'intensità e il gioco stanno migliorando, senza alcun dubbio, ma se noi non mettiamo a posto le scuole calcio... Tra l'altro le dico che il Tavagnacco è scuola calcio élite, l'unico scuola calcio élite solo femminile del Friuli-Venezia Giulia. Quanto prendiamo per questo? Zero. Non c'è questo gran traino di crescita e questa eliminazione [dalla Coppa del Mondo femminile, ndr] sarà gravissima, perché fa emulazione, no? Se fossimo arrivati agli ottavi o ai quarti, adesso avremmo ragazzine che continuano a iscriversi. 

Siamo solo 30.000 iscritti [donne alla FIGC in Italia, ndr]. La Francia mi pare che ce ne abbia 200.000, la Germania le direi 300-350.000, la Finlandia, che non arriva a 6 milioni di abitanti, ha lo stesso numero di tesserate dell'Italia. Allora, che cosa sta avvenendo in Serie A? La metà delle giocatrici sono straniere. C'è un limite che è 10 [straniere in distinta, ndr]. Chi fa la Champions ne ha più di 10. Le altre si avvicinano ai 10 o stanno a 10.  Facciamo un giochino matematico semplice: 10 squadre, rose da 25. Fa 250. 10 straniere per squadra, e secondo me sono di più, fa 100. 250 meno 100: 150. Questo è il nostro potenziale in Serie A. E quando ci sono quelle 10, è un po' come nel maschile, ce ne sono 10 in campo.

La Roma 2022/23, campione d'Italia nel calcio femminile
La Roma campione d'Italia 2022/23 aveva più straniere che italiane in rosa. (Depositphotos.com)
Poi, invece, cambiando un po' l'argomento, le volevo chiedere se il Tavagnacco ha mai avuto prospettive di collaborare in modo stretto con l'Udinese, o se l'Udinese si sia interessata magari anche al titolo sportivo del Tavagnacco.

Ritorniamo alla legislazione Tavecchio. A un certo punto si definisce che le società maschili professionistiche devono avere obbligatoriamente un femminile per avere la licenza per effettuare il campionato di appartenenza. Questa regola è abbastanza blanda, per cui [se non la rispetti, ndr] c'è una multa di decine di migliaia di euro, oppure devi fare alcune cose. Come fanno a rispettarla?

Devono avere un femminile, che: possono avere al loro interno, possono avere con un contratto di licenza con una società femminile che ha certi requisiti, possono avere acquisendo una partecipazione di almeno il 51% in una società dilettantistica femminile, oppure possono avere facendo un accordo commerciale registrato in FIGC. Ognuno di questi casi prevede che il minimo di atlete che devi avere sono quaranta under 12, una squadra under 15 e una squadra under 17 che partecipino ai relativi campionati. Questo vale che tu lo faccia da solo, che tu lo faccia su licenza, che tu lo faccia avendo preso il 51% di una società - o anche tutta - oppure, che tu abbia un accordo commerciale.

L'accordo commerciale significa che tu fai tutto quello che devi fare, in questo caso per conto dell'Udinese, ma lo fai a nome Tavagnacco. Noi abbiamo questo accordo. È depositato in FIGC, dice qual è la parte economica e definisce alcune modalità che possono essere x volte all'anno fai un incontro, y volte all'anno sei invitato allo stadio e vieni presentato, eccetera. Del titolo sportivo non si è mai parlato perché all'Udinese, stante le regole così stabilite, loro hanno scelto questa via. La Roma, la Fiorentina e il Milan hanno scelto altre vie.

Se non sbaglio l'Udinese ha avuto anche un suo settore giovanile femminile, che poi ha chiuso.

Qual era la problematica? Se tu Udinese ritieni di dover rispettare la regola, fai 40 bambine fino all'under 13, fai una under 15, una under 17 e poi ti fermi. Quindi in realtà quello che noi abbiamo cercato di far capire a loro, e l'hanno capito immediatamente, è che così avevamo una dispersione per cui non tutte venivano al Tavagnacco [dopo l'under 17, ndr], anzi le direi che molte non venivano.

Ma lì non c'entra niente l'Udinese, perché c'era una dirigenza stramba che aveva un'idea tutta sua, non condivisa dalla proprietà, che prima o poi l'Udinese avrebbe fatto la prima squadra. Quindi a tutte le bambine diceva "No no no, aspettate aspettate, vedrete, faremo faremo faremo". Alla fine questo tappo non stappava mai e c'era questa dispersione. In più si stavano gonfiando quei tre settori, perché comunque ti chiami Udinese e per una famiglia era più facile dire "Mia figlia gioca nell'Udinese" piuttosto che "gioca nel Tavagnacco". Quindi lì si stava gonfiando, noi ci stavamo sgonfiando, ma da lì non succedeva nulla. Allora ci siamo seduti a un tavolo e l'Udinese ha capito perfettamente.

Oggi le regole sono quelle e quello facciamo. Se un giorno Gravina o chi verrà dopo dirà che è obbligatorio per le squadre professionistiche maschili avere tassativamente il femminile al loro interno, abolendo le licenze e gli accordi commerciali, è possibile che l'Udinese venga a bussare e dica "Scusate, Tavagnacco, posso comprarvi che avete tutto e siete a posto?". Stante così le regole io non penso che questo accada. Però va bene così. Tra l'altro, se mi posso permettere, con quello che sta accadendo si sta mostrando fortemente che il femminile non è sostenibile. Perché entrare in una cosa che non è sostenibile?

Collegandoci sempre all'Udinese, un po' di anni fa il Tavagnacco ha giocato alla Dacia Arena. C'è la prospettiva che una cosa del genere, magari non per il Tavagnacco che adesso è in serie B ma per le squadre in serie A, succeda in modo più continuativo? La Juventus lo fa già relativamente spesso.

Conosco abbastanza bene la Juventus. Per aprire un Allianz ci vogliono tantissimi soldi. Quindi o riesci a riempire uno stadio con un biglietto che sia coerente o non è fattibile. Ti ricordo che quando loro hanno fatto 40.000 spettatori l'ingresso era gratuito. Noi lo abbiamo fatto, abbiamo pagato, una volta siamo andati bene, una volta siamo andati male per colpa dell'orario, perché in Friuli a mezzogiorno e mezzo si mangia, forse il maschile lo riempie lo stadio, il femminile non lo riempie. Quindi ancora una volta è solo e soltanto una questione economica. Mi ricordo quando abbiamo fatto la programmazione: quanti steward, quali porte apro, quali non apro. Non possiamo permetterci di buttare dei soldi.

Abbiamo aperto una strada, siamo stati i primi, e addirittura quella prima volta abbiamo dovuto rimandare via delle persone, perché avevamo affittato solo la tribuna sotto l'arco. Se avessimo affittato di più, avremmo dovuto prendere altri costi in carico. Ci sembrava 7.000 fosse abbastanza, e invece abbiamo rimandato a casa delle persone. Però quel 7.000, nelle volte seguenti, non l'abbiamo mai più raggiunto. Poi siamo andati anche a Trieste, e lì ci ha aiutato il comune, perché volevano mostrare alla FIGC lo stadio per avere una partita della Nazionale Femminile. In realtà anche lì siamo andati a mezzogiorno e mezzo, con Sky, e abbiamo avuto 3.000 persone. Se non ci avesse aiutato il comune, saremmo andati sotto. 

La squadra del Tavagnacco, quando militava nella Serie A del calcio femminile
Il Tavagnacco in occasione della partita giocata a Trieste. Sulla destra, il vicepresidente Bonanni. (Bruni)
Quando la Juventus o altre grandi fanno questi grossi numeri di pubblico, generalmente li fanno con biglietti gratis, a un euro, cose del genere. Per una squadra che non è Juve, Milan, Inter, Roma, non è sostenibile una cosa del genere, quindi?

No. Poi un pazzo ci può sempre essere. L'Allianz è uno stadione, no? Però questi sono i numeri per aprire, fare i vincoli della sicurezza, l'hospitality. È vero che con 40.000 persone bastano 3 euro a biglietto, ma devi fare 40.000 persone. Se lo cominci a fare magari a 20 euro non vengono 40.000 persone. Poi un break-even comunque probabilmente Juve, Milan, Roma lo possono sopportare, la squadra piccola, no. Noi non lo potremmo più fare neanche in Serie A. I costi sono così tanti e il rischio è così alto che non ne vale la pena.

Tornando invece più sul generale, quali sono le differenze tra le squadre che ci sono adesso in testa al campionato,  diciamo una Juve, una Roma, e quelle che c'erano 10-15 anni fa, quando c'erano la Torres, il Tavagnacco, il Brescia?

Non è neanche confrontabile. Quando sono arrivato mi sono battuto per aumentare il numero di allenamenti e passare a 4. E mi sono battuto tantissimo per allenarsi nelle prime ore del pomeriggio. Perché intanto siamo in Friuli e alle 7-8 di sera d'inverno fa anche -2°, -3°, -5°, oppure -8° e, in più, allenarsi per tutto l'anno a luce artificiale e invece giocare sempre con luce naturale, fa un po' la differenza, ma più che altro c'è il problema del freddo e del terreno ghiacciato. Mi sono battuto e lo abbiamo fatto. Quando tu fai queste cose ti avvicini, ma gli altri ne fanno 10 di allenamenti adesso, non hanno un massaggiatore, ce ne hanno 10. Quindi non ce la fai a stargli dietro. 

E dicevo, quest'anno sono stato costretto a ritornare alle 18 [come orario dell'allenamento, ndr] perché abbiamo deciso che avremmo preso anche qualche ragazza che lavora. Il concetto comunque è questo, tu come dilettantistico non stai mai appresso alle regole, come dire, di vita sportiva che questi si sono dati. Cioè, sei sempre comunque in affanno. Il professionismo esiste perché hai strutture e persone professionali. Strutture e persone professionali si pagano. Io posso anche rimanere dilettante, ma se ho un budget da 2 milioni di euro io prendo i migliori fisioterapisti che ci sono. Invece che un massaggiatore, ne prendo 3.

Le ragazze piuttosto che vadano a lavorare le pago di più per cui ci alleniamo a mezzogiorno oppure due volte al giorno. Questa è la differenza. Il professionismo esiste nel momento in cui tu hai cifre da investire, per cui ragioni in maniera professionale. Strutture, ambiente, ragazze, logistica, eccetera. Una volta si partiva la mattina in pullman e dovunque fosse lo stadio ci dovevi arrivare. Adesso, per quanto sia costoso - perché partiamo da Udine che è a 50 km dalla Slovenia - cerchiamo di partire il pomeriggio, stare in un albergo magari a 50 km di distanza e arrivare lì al mattino. Una squadra professionistica ti arriva in aereo e comunque il giorno prima. E il pullman, quello giusto, parte vuoto e arriva lì.

Capisci la differenza? Non è nemmeno paragonabile. E poi anche le giocatrici. Adesso stiamo andando verso un calcio fisico esattamente come nel maschile. Per cui lei guardi in Serie A, guardi la Roma, hanno una statura e una stazza che 5 anni fa te la sognavi. E non solo lì, stanno arrivando anche in B.

L'ultima domanda che ho da farle è invece centrata sul Tavagnacco: qual è il futuro adesso? È possibile tornare tra le grandi o anche semplicemente in Serie A? Quali sono le prospettive per i prossimi anni in questo calcio femminile così cambiato?

Se arrivassimo in Serie A in questa situazione non potremmo iscriverci. Oggi un budget da Serie A per sperare di non retrocedere vale 2 milioni. Penso di avere risposto. Devono cambiare talmente tanto le condizioni, e le condizioni possono cambiare - e non cambieranno - attraverso la riforma della Legge Melandri, che è la distribuzione dei proventi media, o tramite i contratti sportivi generali.

Il title sponsor della Coppa Italia è Ferrovie dello Stato. Se Ferrovie dello Stato, invece di dare 100.000 euro, dà 5 milioni per fare il title sponsor, poi dopo il title sponsor del campionato ne mette altri 5. Mastercard, che è title sponsor del campionato inglese mette già altre cifre, che hanno delle ricadute diverse. Però lì gli stadi li riempiono, il prodotto ha più appeal. Qual è la strada per l'appeal? La federazione ha battuto questa delle 10 società, però attualmente non sta premiando. Ovviamente ci vuole più tempo. Non essere andati avanti ai mondiali è costosissimo, perché gli sponsor si stanno tirando indietro o comunque valuteranno altre cifre.

Devono quindi cambiare le premesse di fondo per avere una situazione che non sia la presenza in Serie A di 10 club che sono 10 filiali del maschile e tutti gli altri sotto.

Ma guardi che entro due anni anche la Serie B sarà così. Almeno 5 già ci sono e in C ce ne sono almeno 1 o 2 per ogni girone. È pensabile che avendo un po' di soldi queste scavalchino, quindi 2-3 anni e stiamo pari pari. Quindi è difficilissimo. Qui lo facciamo per passione, il presidente Moroso lo fa per un rispetto enorme che ha del contesto nel quale viviamo. Per cui noi ci battiamo per essere vivi, per esistere e dare comunque una possibilità al Friuli-Venezia Giulia di dire "Sto al massimo possibile nel calcio femminile rispetto a quello che posso". "Ci aiutate?" non lo diciamo più neanche. Il 20% delle società femminili mondiali [di prima divisione, ndr] non hanno il maschile.

Quindi non è che non si possa fare, se lei ha abbastanza quattrini, è professionale, ha una struttura professionale ce la può fare. Qui il concetto è che è solo attraverso il maschile che arrivano i quattrini. Arrivano i quattrini da chi? Da società che hanno un indebitamento che mette paura. Ma nell'ottica di quell'indebitamento, qualche milione in più è appena l'ingaggio di un giocatore. La Roma, a parte la Conference League, non vinceva niente da anni. Ha vinto lo Scudetto e ha vinto la Primavera femminile. Per Roma questo vale tanto, vale tantissimo! Per cui qualche milione di euro di debito in più ai Friedkin non cambia la vita. Non cambia la vita a Zhang, che magari non paga le calciatrici per mesi e mesi. Ma tanto se ha 200 milioni di debiti o 203 milioni, cambia qualcosa? La banca gli chiede di rientrare? 

Se il Tavagnacco fa 3 o 4 milioni di debiti in banca per fare un campionato, pensa che a fine stagione le banche non ci chiedano di rientrare? Quindi facciamo il meglio che possiamo, anche sommersi da critiche di gente che parla senza sapere di ciò che dice. La cosa principale sono le calciatrici. Oggi, nella situazione attuale, non si riesce a fare niente di più che un tesseramento annuale. Quindi a fine anno corro sempre il rischio di ripartire da capo. Fare un biennale, un triennale - a parte che sarebbe estremamente più costoso - è un rischio che non possiamo prenderci e poi forse non te lo firmerebbero neanche per paura di rimanere al Tavagnacco.

Oggi il Tavagnacco deve lavorare in questo modo: vieni al Tavagnacco - una società storica, che tutti rispettano e in cui sanno che, pur nella semplicità, si lavora bene - ti fai vedere, giochi e l'anno dopo te ne vai. Oppure non te ne vai, ma noi non abbiamo una carta diversa da questa. Ci dicono "Se ne vanno perché voi..." ma perché noi cosa? Che cosa posso fare? Non posso fare nulla. Adesso senza i definitivi è impossibile e anche coi definitivi, di questo non abbiamo parlato, con l'avvento dei procuratori me le portavano all'estero per svincolarle. L'anno scorso ad agosto me ne hanno portate via tre.

Quindi ci sono due cose che succedono sempre: la ragazzina che decide di fare l'università negli Stati Uniti, perché nei college se sei uno sportivo un posto te lo trovano sempre e qualche soldo lo prendi, e quelle le perdi proprio, e quelle che invece vanno all'estero anche in campionati scarsi guidate dai procuratori, perché se sono ferme qua e sono mie non prendono niente, se le portano via [i procuratori, ndr] guadagnano. E poi c'è un'altra cosa che accade che non ha a che vedere col calcio. 

Una famiglia può fare tre scelte quando ha una ragazza che si è diplomata: università fuori e succede quello che le ho detto, le perdi perché se vuole andare fuori che dici, "No"? O la svincoli o la dai in prestito. Ed è la prima possibilità. La seconda l'abbiamo vista ed è questa dell'andare all'estero e svincolarsi senza nessun problema. La terza è il caso in cui sei vincolata e non vuoi rimanere. Io posso cercare di darti in prestito a una società e ricavare qualche cosa nella speranza che tu voglia tornare. Questo è il lato sportivo, le dico ora l’extra sportivo.

Quando una famiglia decide di mandarti fuori casa lo fa per farti studiare, o altrimenti se c'è qualche cosa di sportivo. Se vai a fare l'università paghi la casa e paghi l'università. Se vai sullo sportivo la società che ti prende, come fa anche il Tavagnacco, ti trova un posto per dormire e ti dà pure un rimborso, piccolo o grande, ma te lo dà. E quindi? Tu, quando mai tornerai a casa se hai 19-20 anni? Non solo guadagni, ma stai fuori casa a 19 anni, fai quello che ti pare. Nessuno ti controlla, se non la società sportiva. Queste, anche se finiscono in panchina e hanno sbagliato, non tornano indietro. Preferiscono ovviamente stare fuori casa. Ne cercheranno un'altra [di squadra, ndr].

Non torni a casa con papà e mamma a 20-21 anni, nella cameretta, quando sei stato fuori e hai vissuto un'esperienza adulta. Questo è il contesto, ma è impossibile da dire, impossibile da spiegare o da argomentare. E non vogliamo neanche argomentarlo, no?


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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