
Considerazioni sparse post GP d’Olanda
Pioggia, interruzioni e tanti colpi di scena hanno caratterizzato il Gran Premio d'Olanda. Nessuna novità sull'esito finale però: ha vinto Verstappen.
- La vittoria di Verstappen in Olanda è, ormai, un grande classico. Come la la Liegi-Bastogne-Liegi, come la 24 ore di Le Mans o come una sfida tra Djokovic e Nadal nel circuito ATP. Semplicemente inevitabile. In stagione sono 11 vittorie (la nona consecutiva, è record), che lo portano a 46 totali, 8 pole e 364 punti totali. Il trionfo di oggi, comunque, è meno banale di quello che si possa pensare: un’interruzione con annessa ripartenza, almeno tre cambi asciutto-bagnato, tutte le mescole utilizzate e un paio di sorpassi da manuale. Un pilota semplicemente stellare, alla guida di una monoposto semplicemente stellare. Un binomio difficilmente scalfibile, oggi e in futuro;
- La gestione dei pit stop di Leclerc è stata ai limiti del grottesco. Ben 13 secondi persi durante il primo, apparentemente “improvvisato” dal pilota, che avrebbe scelto in autonomia di entrare ai box. Il secondo colpevolmente ritardato nella transizione tra gomma intermedia e gomma soft. Un disastro in termini di comunicazione, una prontezza di intervento al limite dell’imbarazzo. In Ferrari, in questo periodo, sembra proprio non girare niente;
- Bisogna anche avere l’onestà di riconoscere che gli errori della Ferrari risultano ancora più evidenti a causa anche delle pessime performance in pista. Per intenderci, oggi nessuno farebbe troppo caso ad una strategia errata di Red Bull. Il tempo perso ai box verrebbe, probabilmente, risanato in gara. Dietro al box rosso, invece, ogni errore è amplificato: macchia lenta, piloti incostanti/frustrati e, se vogliamo, anche una comunicazione superficiale non fanno altro che puntare un faro sul muretto ad ogni strategia sbagliata. Essere ferraristi, oggi, rientra indubbiamente tra i mestieri logoranti;
- Il fine settimana di Leclerc, al di là delle scelte del suo muretto, è stato disastroso. Spesso accusato di essere troppo impulsivo, il monegasco non ha fatto altro che aumentare a dismisura la quantità di benzina che alimenta il fuoco intimo dei suoi detrattori. Un errore in Q3, che gli è costato almeno un paio di posizioni in griglia, oltre ad un inizio gara “pasticcione” (che ha provocato danni ingenti alla sua macchina) hanno compromesso la sua gara, costringendolo al ritiro. Per Leclerc, oggi, il voto è largamente insufficiente. Osiamo dire il peggiore weekend da quando veste la tuta #16 rossa. Guidare questa Ferrari, in queste condizioni, è davvero dura. Ma una delle leggi della Formula 1 è che per giudicare la bontà di una gara l’unico confronto attendibile è quello fatto con il proprio compagno di squadra. Che oggi riporta un quinto posto ed un ritiro. Tutto piuttosto eloquente;
- Dall’altra parte, buona la gara di Carlos Sainz. Buona (per le qualità di questa Ferrari) la qualifica, buona la gara, pur senza particolari guizzi. Una gara da 6, senza infamia e senza lode, come spesso gli accade. Sainz sa essere un pilota molto costante ed affidabile ma continua ad avere l’atavico problema della cattiveria in staccata, sia in attacco che in difesa. Non essere riusciti a sorpassare Gasly e non aver provato a resistere neanche una curva all’attacco di Alonso (ennesima gara mostruosa la sua), hanno compromesso tutte le possibilità di provare a lottare per il podio;
- Dopo le ultime gare da protagonisti assoluti, gli uomini di McLaren hanno rivissuto oggi in Olanda l’incubo delle prime gare. Norris, partito secondo, e Piastri sono finiti al limite della zona punti, rispettivamente settimo e nono. Un passaggio a vuoto per i papayas, autori di una seconda metà di campionato sensazionale. Monza può essere l’occasione giusta per tornare a competere per il podio.
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