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Julen Lopetegui durante una partita del Wolverhampton.
, 22 Agosto 2023

Il Wolverhampton è nel caos


E di mezzo c'è ancora Jorge Mendes.

Il calcio è una bugia” ripeté sogghignante Rafa Benitez durante una delle tante conferenze stampa ai tempi del Napoli, diventate iconiche per le continue provocazioni tra i media locali e l’allenatore spagnolo, alla sua seconda esperienza in Italia dopo quella fallimentare all’Inter post Triplete. Un’espressione che sembra esser stata presa un po’ troppo alla lettera da Jeff Shi, proprietario dei Wolverhampton Wanderers, separatosi da Julen Lopetegui ufficialmente per divergenze di vedute sulle strategie di crescita del club, ufficiosamente per presunte omissioni sul cattivo stato delle finanze.

Prima però di addentrarsi nelle dinamiche recenti dei Wolves è doveroso dare un colpo alla girandola del tempo e tornare indietro non per salvare Sirius Black dal bacio del Dissennatore, ma per ripercorrere le tappe del club delle West Midlands dall’acquisizione del gruppo Fosun ai giorni nostri.

Piccolo spoiler: il cattivo di questa storia non è Lord Voldemort, bensì qualcuno che non avrebbe fatto fatica a fare strada nella casata dei Serpeverde.

L'arrivo del gruppo Fosun

Nell’estate 2016 il miliardario Guo Guanchang, capo del conglomerato cinese Fosun e detentore del 20% della Gestifute, acquista le quote di maggioranza del Wolverhampton, all’epoca assestato nella parte destra della classifica di Championship dopo la doppia retrocessione dalla Premier alla League One e seguente ritorno nella serie cadetta. L’investimento, spinto in prima persona da Jorge Mendes, che di Gestifute è fondatore e uomo di riferimento per le relazioni internazionali, era da considerarsi come parte del piano di espansione della Fosun in Europa (che avverrà in maniera massiccia durante la pandemia) e della volontà dell’agenzia di creare canali tra il calcio europeo e quello asiatico.

I proprietari del Wolverhampton in tribuna al Molineux.

Il primo anno della nuova dirigenza è disastroso: il club investe cinquanta milioni di sterline, cambia tre allenatori – uno di questi è Walter Zenga – e alla fine non ottiene nulla più di un 15esimo posto e una salvezza relativamente tranquilla. Per l'anno successivo la dirigenza decide subito di alzare ulteriormente la posta, assumendo Nuno Espírito Santo – che negli anni passati aveva guidato Rio Ave, Valencia e Porto, oltre a essere stato uno dei primissimi assistiti di Mendes da giocatore – come allenatore e acquistando il giovane Rúben Neves dal Porto.

Quello di Neves nello specifico è un acquisto impressionante: al momento del suo trasferimento può già vantare molte presenze con la maglia del Portogallo e dei Dragões di Oporto, anche a livello di Champions League. Nella primavera del 2018 gli investimenti massicci del gruppo Fosun arrivano a pagare: il Wolverhampton torna in Premier League per la prima volta in 6 anni, incassando le centinaia di milioni dei diritti TV del campionato.

Nel triennio successivo i Wolves registreranno un decimo e due settimi posti, un quarto di finale in Europa League e un volume di affari di oltre 400 milioni di euro tra arrivi e partenze. Tra le operazioni degne di essere menzionate ci sono i 18 milioni spesi per Rui Patrício, i 14 per Diogo Jota o gli oltre 40 a testa per Raúl Jiménez, Fábio Silva e Matheus Nunes: tutti questi acquisti hanno coinvolto club che con Mendes hanno canali preferenziali (Atletico Madrid) e il trio delle grandi di Portogallo (Porto, Benfica e Sporting). Ancora più inquietante è il doppio passaggio fatto da Braga, Lazio e lo stesso Wolverhampton con Pedro Neto e Bruno Jordao: presi in prestito dai biancocelesti, riscattati per circa 16 milioni di euro e poi rivenduti dopo un mese ai Wolves, che tutt'ora ne detiene i cartellini, quasi al doppio.

Quello di affidarsi fortemente a Mendes è un modus operandi caratteristico del Wolverhampton. Sempre il procuratore portoghese ha fornito ai Wolves Bruno Lage, il successore di Nuno Espirito Santo quando questi è passato al Tottenham – che aveva da poco licenziato Mourinho e abbandonato le trattative con Gattuso e Paulo Fonseca, curiosamente tutti assistiti di Mendes. Lage, che pure veniva da un'esperienza negativa al Benfica, si mostra subito all'altezza, raggiungendo all'esordio in Premier il decimo posto ma finendo per essere licenziato a inizio ottobre 2022 dopo una vittoria nelle ultime quindici partite e diverse liti con i suoi giocatori.

L'arrivo di Lopetegui

In un clima di scetticismo e insoddisfazione, a essere convinto di accettare dai Wolves, dopo un corteggiamento lungo un mese, è Julen Lopetegui, ancora una volta assistito di Mendes, in odore di Manchester United prima e Bayern Monaco poi e fresco di esonero al Siviglia, col quale aveva vinto l'edizione 2019/20 dell'Europa League battendo in finale l'Inter. "Sono felice di allenare in Premier League. Credo fortemente in questo progetto. Io e la dirigenza siamo convinti di poter invertire la rotta e costruire un futuro luminoso per questo club", dichiara Lopetegui nel comunicato con cui Jeff Shi annuncia il suo arrivo.

Promette mantenute? Sì. Il Wolverhampton nel mercato di gennaio rivoluziona la squadra: le cessioni di Fabio Silva e Gonçalo Guedes liberano i posti, tra gli altri, per l'ex juventino Mario Lemina e l'esperto difensore centrale Craig Dawson. Soprattutto, Lopetegui riabbraccia il pupillo Pablo Sarabia e riesce a strappare all'Atletico di Madrid il prestito con obbligo di riscatto di Matheus Cunha, diventato nell'estate 2023 l'acquisto più costoso della storia del club.

I movimenti regalano all'allenatore materiale necessario per trovare una stabilità tattica, lavorare su un compatto 4-4-2 e portare la barca fuori dalle burrascose correnti della lotta salvezza, chiudendo con un buon tredicesimo posto e infilando sette vittorie nel girone di ritorno con altrettanti clean sheets.

Le speranze di una tranquilla estate di intenso lavoro e programmazione svaniranno però presto, prima in conferenza stampa e poi rilasciando un'intervista non autorizzata al podcast del giornalista Guillem Balague. Lopetegui fa tremare le pareti degli uffici del Molineaux e getta in pasto a stampa e tifosi la disastrosa situazione in cui versa il Wolverhampton:

"Ho avuto un incontro con la dirigenza e sono stato messo al corrente di problemi col Fair Play Finanziario di cui ne ignoravo l'esistenza. Non siamo in grado di perseguire gli obiettivi prefissati. La squadra mercato, con a capo il direttore Matt Hobbs, sta svolgendo un grandissimo lavoro ma non abbiamo i fondi necessari per completare gli acquisti"

Pare però che la salute finanziaria del club non sia così disastrosa come dichiarato. Piuttosto si sospetta che i vertici della Fosun abbiano richiamato Jeff Shi, proprio rappresentate, a rivedere la strategia economica che ha portato i Wolves a spendere cifre esagerate per i calciatori in entrata (tra cui i 50 milioni di euro usati per riscattare Cunha o i 30 spesi per acquistare Guedes, prontamente scaricato dopo pochi mesi) senza preoccuparsi di realizzare alcun profitto. In estate il club ha inserito un solo giocatore, Matt Doherty, esterno irlandese, di ritorno dopo due anni difficili con Tottenham e Atletico, a fronte di svariate cessioni – su tutte quella del capitano Ruben Neves all'Al Hilal – che hanno portato oltre 100 milioni nelle casse del club e dei circa 20 milioni di ingaggi risparmiati dai mancati rinnovi di Diego Costa, João Moutinho e Adama Traoré. In poche parole, il conglomerato ha chiuso i rubinetti e non intende riaprirli fino a quando l'investimento smetterà di essere un fondo perduto e inizierà a realizzare i profitti necessari a ripianare le perdite del resto del gruppo Fosun, in grossa difficoltà dopo la pandemia.

Una situazione che ha reso insofferente il tecnico, già in odore di cambio di panchina dopo essere stato approcciato da un paio di club di Saudi Pro League. La non chiarezza sulle strategie presenti e future del club e in generale i pochi investimenti fatti hanno incrinato i rapporti, ritenuti irrecuperabili a quattro giorni dal debutto in Premier League ad Old Trafford contro il Manchester United, quando, con una nota sul proprio sito ufficiale, il club ha informato i tifosi di aver trovato un accordo per terminare il contratto di Lopetegui.

In panchina a Manchester si è accomodato Gary O'Neil, ex tecnico del Bournemouth messo sotto contratto per tre anni e chiamato a fronteggiare la fitta tempesta. Sul campo se l'è cavata bene, proponendo un Wolverhampton aggressivo che ha dato filo da torcere ai Red Devils di ten Hag, vittoriosi solo grazie all'incornata di Varane e a un clamoroso rigore nel finale non concesso agli ospiti per un goffo fallo commesso da Onana. Come evolverà la situazione sul fronte del mercato in entrata non è ancora dato sapere: nel post-partita del Monday Night, anche l'ex centrocampista di Boro e Portsmouth ci ha tenuto a ribadire che la squadra "ha bisogno di rinforzi in un paio di settori".

I Wolves avrebbero bisogno di un quarto centrale di difesa alle spalle dei titolari Dawson e Kilman – che alla fine ha rinnovato il suo contratto dopo l'interesse del Napoli – e la riserva Toti. Al tempo stesso dietro le indiscrezioni sostengono che il club voglia disfarsi di Ait-Nouri (che però ha giocato titolare contro lo United) o Jonny Castro per arrivare all'esperto Aaron Cresswell. Inoltre, la squadra ha ancora problemi di completezza a centrocampo, dove non sono ancora arrivati dei sostituti di Neves e Moutinho e in cui il club ha mancato l'acquisto del suo primo obiettivo, il giovane Alex Scott appena passato al Bournemouth. Infine, i Wolves devono fare i conti con la gestione di esuberi pesanti come quelli di Guedes e Podence e dello stesso Bruno Jordao che, a differenza di Pedro Neto, non è mai stato considerato affidabile da nessuno dei suoi allenatori.

Il proprietario Shi non sembra essere intenzionato a farsi da parte, rifiutando ogni possibilità che veda il club messo in vendita nonostante si trovi in difficoltà e, come dimostrato dal Leicester nella scorsa stagione, col rischio di sbagliare la mossa che poi può costare la categoria. Intanto, durante la partita contro il Brighton giocata lo scorso sabato e persa per 4-1, una parte della tifoseria ha aspramente contestato la proprietà, rea di aver depauperato tutto il lavoro svolto nelle stagioni precedenti e di star sottovalutando il pericolo di ritrovarsi all'improvviso invischiati nella lotta per non retrocedere. E, sullo sfondo, rimane sempre l'inquietante figura di Jorge Mendes.


  • Napoletano di nascita ma cittadino del mondo d' adozione. A 12 anni ha capito che il rettangolo verde non facesse al caso suo dopo aver provato una rulèta à-la-Zidane ed esser finito a gambe all' aria. Innamorato del calcio grazie alla folta chioma bionda di Emmanuel Petit.

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