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, 17 Agosto 2023

Cosa rende speciale Jens Cajuste


E perché il Napoli lo ha scelto per migliorare il centrocampo campione d'Italia?

La voce dell'acquisto di Jens Cajuste è arrivata ai tifosi del Napoli a cose fatte: i tweet laconici degli esperti di mercato si preoccupavano di offrire retroscena sulle visite mediche o sulla durata del contratto. Nessuno, però, era riuscito a intercettare la notizia. È un modus operandi che il Napoli adotta da inizio stagione, dall'annuncio cioè di Rudi Garcia come allenatore e di Mauro Meluso come ds. Questa chiusura comunicativa a volte rende frustrante i giorni di calciomercato, li cinge di un mistero incomprensibile. Gli scout del Napoli come protagonisti di un neo-noir, che si ritrovano negli angoli più sperduti della terra per scambiarsi relazioni su giocatori sempre meno mainstream.

Stranamente questo silenzio non è servito a placare l'entusiasmo per l'arrivo di un giocatore speciale come Cajuste, anche se sconosciuto all'élite del nostro calcio.

Finora Cajuste ha giocato in Danimarca nel Midtjylland e in Francia nel Reims. A 24 anni sarebbe lecito aspettarsi un curriculum più succulento, un campione affermato e pronto a difendere lo scudetto che il Napoli porta sulla maglietta. Niente di più sbagliato. La politica aziendale del club di De Laurentiis è chiara da anni – il campionato appena vinto grazie agli acquisti di Kim Min-jae e Kvaratskhelia ne è l'esempio – e Cajuste è in perfetta continuità con la selezione esotica, rischiosa eppure ferocemente accurata che il Napoli compie ogni anno sul mercato. Eppure qualcuno ha già fatto notare che Cajuste aveva faticato a imporsi come titolare persino nel Reims. Perché allora il Napoli ha speso dodici milioni per puntare su di lui per migliorare un centrocampo che ha impressionato l'Europa? E perché, soprattutto, i tifosi sono così eccitati da questo acquisto?

Le due risposte sono collegate ed è possibile riassumerle brevemente. Non costa fatica innamorarsi di un centrocampista come Cajuste: uno di quei giocatori capaci di mettervi l'acquolina in bocca in quindici secondi di giocate potenti e affilate, in video ricchi di progressioni in cui cammina sui corpi degli avversari in conduzione e di spaccate à la Kill Bill per recuperare il pallone. Potreste trovarvi davanti alla grigliata più luculliana di Ferragosto, ma il solo atto di guardare Cajuste muoversi su un campo da calcio sazierebbe comunque la vostra fame per i talenti che hanno qualcosa di diverso.

Nel Reims il ruolo che l'allenatore Will Still gli affidava era interno sinistro di centrocampo nel 4-2-3-1. Non è un caso, in quanto Cajuste dà il meglio di sé in spazi ampi, dove può far valere il mismatch fisico con gli avversari e scatenarsi con la potenza delle accelerazioni. Ha gambe lunghissime che usa come katane per tagliare il campo come un samurai. Quando è in giornata questo vigore viene arricchito da un bagaglio tecnico non banale: qui trovate una bella ruleta nello stretto; qui un tunnel con la suola; qui ancora un filtrante d'esterno che apre la difesa. Cajuste è il rappresentante di uno stile di gioco basato sul rischio, su una tensione continuamente verticale. Fate caso al timing dei suoi interventi difensivi: spesso sembrano splaetter non tanto perché violenti, anzi sono quasi sempre puliti, ma perché effettuati nell'ultima frazione di tempo possibile prima che diventino un intervento brutto e falloso.

L'esuberanza fisica gli permette di calcolare anche questo tipo di inconvenienti. Poi, però, se riconquista il pallone diventa difficile fermare Cajuste in progressione. Nella scorsa stagione si è piazzato nel 2% di centrocampisti che saltavano più giocatori in Ligue 1 – 2.29 a partita – con la palla tra i piedi, e pur essendo un mediano ha giocato in media 6.41 passaggi progressivi. Spesso Cajuste capovolge il senso delle azioni da difensive a offensive. Non è un regista, e infatti gioca ancora troppi pochi passaggi – 43.47 a partita, è nel 60% dei centrocampisti meno coinvolti nella manovra – ma le sue percentuali di riuscita nei tackle e negli intercetti mostra l'attitudine naturale a diventare un box to box.

In questo senso va letto il suo acquisto da parte del Napoli di Rudi Garcia, nonostante alcune voci indicano che il club azzurro fosse interessato a Cajuste da almeno un anno. A differenza di Spalletti, sia nella conferenza stampa di presentazione che nelle interviste in ritiro, Garcia ha ammesso di voler sperimentare moduli e approcci tattici diversi nel corso della stagione. Cajuste fa al caso suo: il tecnico francese potrebbe infatti passare al centrocampo a due se il punteggio o la partita lo richiedono, lanciando Raspadori alle spalle di Osimhen per rendere il Napoli una squadra con meno controllo – Garcia ha anche dimezzato l'altezza media del pressing – ma più verticalità.

L'impatto fisico di Cajuste, unito a una finezza tecnica che gli consentono di occupare sia la posizione di Zambo Anguissa che quella di Zielinski, potrebbe rivelarsi anche un'arma da usare a gara in corso. L'anno scorso è stato il dodicesimo uomo del Reims, e non è detto che non possa interpretare un ruolo simile anche al Napoli, che sembra vicino all'acquisto di un altro numero otto come Gabri Veiga dal Celta Vigo.

A inizio marzo un suo tiro da fuori area, un pallone calciato con il collo interno che ha girato fino all'angolo alto alla sinistra del portiere, ha permesso al Reims di sbloccare una partita difficile contro l'Ajaccio. Quel gol dà un volto alle qualità di Cajuste da sostituto di lusso, o se volete supersub: non solo era entrato al 61esimo, ma il suo talento ha cambiato gli eventi della partita come siamo abituati a vedere fare agli attaccanti.

Le statistiche sul coinvolgimento di Cajuste nell'area avversaria sono di primo livello. L'anno scorso era nell'85esimo percentile per tocchi in area – 2.35 ogni novanta minuti. Per intenderci, centrocampisti con numeri simili secondo Fbref sono Joelinton (un attaccante convertito da Eddie Howe a mezzala d'intensità nel Newcastle) e Rabiot: giocatori che tornano utili agli allenatori per l'intelligenza con cui leggono gli spazi da attaccare e il tempismo con cui lo fanno.

Deve essere più presente nell'azione e tocca troppe poche volte la palla, dicevamo, eppure quando Cajuste si abbassa davanti ai centrali per costruire ha un grande repertorio di finte con cui elude il pressing. Potete guardarlo prendersi gioco degli avversari facendo scorrere il pallone da un lato e girandosi dall'altro; controllare con la suola e girarsi in un fazzoletto; oppure semplicemente fintare di giocare di prima con un piede e passarla con l'altro. È un modo di giocare sempre più particolare, vediamo ormai pochi giocatori cercare le finte usando solo il corpo, una skill pericolosa contro i sistemi di pressing a uomo contemporanei. Se usata bene, però, è un'arte fine, e Cajuste sembra conoscerla bene. Arrivato originariamente come vice Anguissa, non potremmo insomma meravigliarci di vederlo in coppia con il camerunense per dare fiato a Lobotka, soprattutto in contesti in cui il Napoli deve recuperare nel punteggio o ha bisogno di chili nella fascia centrale per gestire momenti più confusionari.

Nella scorsa stagione il Napoli è stata la squadra che ha mantenuto di più il possesso palla, quella che ha tentato più passaggi e creato più tiri verso lo specchio della porta. È l'atteggiamento proattivo che ha avuto senza palla, però, che ha fatto la differenza in Serie A. Una riaggressione violenta, che seguiva il mantra dei 6 secondi di Pep Guardiola, in cui tutti i giocatori del Napoli partivano in pressing appena la squadra avversaria conquistava il pallone. Jens Cajuste è abituato a difendere in avanti, e le sue qualità negli intercetti si uniscono bene all'esuberanza di Anguissa e all'intelligenza di Lobotka. In Ligue 1 pochi centrocampisti vincevano più contrasti di Cajuste – 2.71 ogni novanta minuti – e anche il dato dei salvataggi effettuati sui tiri avversari non è male.

È presto per parlare del suo adattamento in Serie A. Finora Cajuste ha giocato solo il secondo tempo dell'amichevole contro l'Apollon FC, subentrando a Elmas nel ruolo di mezzala destra nel 4-3-3. Nonostante fosse arrivato da pochi giorni Cajuste ha dato un assaggio del suo stile: qualche conduzione affilata in cui arrivato al limite dell'area e servito Simeone; un lungo recupero dopo che l'Apollon aveva saltato il pressing del Napoli; un paio di palloni svagati ma imbelliti dal tocco con la suola. È bastato poco a entusiasmare i tifosi, che neanche di fronte a un paio di errori in impostazione hanno abbandonato la loro curiosità verso un centrocampista che sentono già speciale.

Per diventare un protagonista del Napoli di Garcia, Cajuste dovrà affinare il suo gioco quando la squadra è in possesso. Quasi tutti gli avversari che il Napoli affronterà in Serie A lo attenderanno in basso nel campo, per non concedere metri a giocatori come Kvaratskhelia e Osimhen. Non è un caso se Garcia si stia spendendo per trattenere Zielinski nonostante le offerte arabe. Il polacco è un maestro nella manipolazione delle strutture avversarie, e riesce a illuminare spazi difficilmente identificabili per altri centrocampisti. Poi c'è il discorso della Coppa d'Africa, che tra dicembre e gennaio priverà il Napoli di Zambo Anguissa: in un ruolo del genere, slegato da compiti più raffinati negli ultimi metri, Cajuste può rivelarsi utile fin da subito. Una mezzala capace di spingere sull'attitudine verticale più che sul ricamo nel palleggio.

L'acquisto di giocatori versatili e completi come Cajuste, che ha compiuto 24 anni qualche giorno fa e si appresta quindi a esprimere il suo prime in Italia, è il manifesto del Napoli che Rudi Garcia sta iniziando a costruire. È stato proprio il tecnico francese, in un'intervista rilasciata oggi a Dazn, a parlare del Napoli come di una squadra deve «imparare cose nuove», in cui non è escluso l'uso di una formazione a due punte per valorizzare il talento, a volte sotto-utilizzato, di Raspadori e Simeone.

Comunque, alle spalle di queste soluzioni inesplorate – che Garcia dovrà dosare insieme alla conservazione di meccanismi più rigorosi e funzionali impiantati da Spalletti – Jens Cajuste è pronto a ritagliarsi un ruolo importante, a rendere il Napoli più diretto e soprattutto ancora più glamour. «Venire qui è stata la scelta più facile della mia vita» ha detto al momento dell'annuncio ufficiale. Non possiamo fare altro che aspettare la risposta di questa scelta in campo. Magari vedendo Cajuste tentare un tunnel in una zona rischiosa o con un controllo orientato d'esterno superfluo ma bello: per lui non sarebbe niente di nuovo, per la Serie A forse sì.


  • Nato a Giugliano (NA) nel 2000. Appassionato di film, di tennis e delle cose più disparate. Scrive di calcio perché crede nella santità di Diego Maradona. Nel tempo libero studia per diventare ingegnere.

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