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Charles De Ketelaere
, 11 Agosto 2023

Dobbiamo ancora credere in De Ketelaere


Basta una stagione negativa per giudicare un calciatore di 21 anni?

Cominciamo da uno dei meme che avrete visto girare sui social. È l'8 novembre 2022, a Cremona il Milan gioca l'anticipo del turno infrasettimanale per accorciare le distanze dal Napoli in classifica. Pioli fa un turnover piuttosto massiccio, e grazie anche alle parate eccezionali di Carnesecchi, la partita fatica a sbloccarsi. A un quarto d'ora dalla fine, per sistemare le cose, entra Charles De Ketelaere, il simbolo del calciomercato dei campioni d'Italia: un trequartista che trasuda classe anche quando è fermo e non tocca il pallone, uno di quei pochi giocatori – sempre più rari nel calcio contemporaneo – capaci di dare la pausa all'azione, di splendere per l'intelligenza e non per il fisico.

Circa dieci minuti dopo il suo ingresso in campo, De Ketelaere detta un passaggio in profondità sul lato corto dell'area di rigore della Cremonese. È defilato sulla destra, e per liberarsi della marcatura avversaria prova un dribbling nello stretto. Per chi lo ha visto giocare nel Bruges non è niente di nuovo: una semplice giocata alla De Ketelaere. Da inizio stagione le cose per il belga non vanno però molto bene e ogni volta che parte dalla panchina la sua autostima sembra peggiorare. Per i giocatori come De Ketelaere è ancora più importante la dimensione eterea del calcio, quella che nasce dalla testa.

Appena dopo la sterzata con cui avrebbe voluto crossare con il sinistro o tirare verso la porta, il corpo di De Ketelaere viene inghiottito in una specie di inferno che esce dalla nostra dimensione. È una caduta inspiegabile, fantozziana, semplicemente atroce. Come se fosse stato catturato dai demoni della Loggia Nera di Twin Peaks, le lunghe gambe di CDK non eseguono più gli ordini del suo cervello, e scivolano su una buccia di banana immaginaria. De Ketelaere involontario protagonista di un film di Chaplin, di parodie sempre più offensive che lo paragonano a un brocco, a un giocatore senza nessuna qualità. Lento, goffo, impreciso.

Dopo averlo visto giocare così male per una stagione intera, in effetti, in molti sono arrivati a questa conclusione. Non c'è una via di mezzo nell'opinione che i tifosi del Milan si sono fatti di lui, anche per le prestazioni terribili: in neanche dodici mesi De Ketelaere è passato dall'essere l'erede dello scettro da fantasista di Kakà a trequartista impresentabile, che ha chiuso la stagione con un assist e nessun gol.

Non sempre le cose sono andate così, e anzi vi sfido a riguardare qualche partita – o meglio qualche spezzone – giocato da De Ketelaere a inizio della scorsa stagione. C'è l'assist per Leao contro il Bologna, l'unico contributo di CDK alle statistiche offensive del Milan, creato dopo un recupero palla a centrocampo e una conduzione non banale. Oppure c'è il passaggio che ha smarcato Theo Hernandez nell'occasione del gol di Giroud contro il Napoli: un filtrante che solo un fine pensatore del calcio può immaginare. E infatti De Ketelaere lo è. So che può sembrarvi persino ridicolo difendere la sua unicità dopo un intero anno in cui è sembrato non saper più giocare a calcio neanche per sbaglio, ma vogliamo davvero giudicare un calciatore di 22 anni da una sola stagione, la prima in uno dei top campionati europei?

Ormai i dubbi su De Ketelaere hanno cinto le riflessioni anche dei club. Da quando è iniziato il calciomercato il suo è uno dei nomi in uscita dal Milan. «Non è stato convocato perché c'è qualcosa di mercato, lo sapete. Ci aspettavamo di più da lui, si aspetta di più Charles da se stesso» lo ha ammonito Pioli in una delle ultime conferenze stampa, segnando quasi definitivamente il futuro di CDK al Milan. Nelle ultime ore si parla di un trasferimento all'Atalanta, anche se pare che le commissioni ingenti chieste dai suoi procuratori possano essere un problema. Non solo: De Ketelaere è sul mercato da inizio luglio ma nessuna squadra sembra davvero interessata a lui. Da tempo si parla di un interesse dell'Aston Villa, che però alla fine ha cambiato obiettivi, e l'unico club interessato al prestito, secondo la Gazzetta, è il PSV.

Certo è colpa delle prestazioni sempre più tenebrose di De Ketelaere. I tifosi hanno iniziato a stupirsi anche delle cose più banali, e se cercate gli highlights della stagione di CDK su Youtube troverete video pieni di passaggi orizzontali o controlli orientati che potreste veder fare a qualsiasi calciatore professionista. Con il tempo De Ketelaere è diventato uno spettro: anche nei pochi minuti in cui scendeva in campo toccava pochi palloni, i compagni hanno iniziato a perdere fiducia in lui e a coinvolgerlo meno. Il suo corpo sembrava clamorosamente fragile, inadatto al calcio degli anni Venti, la sua lentezza – che nei momenti in cui riesce a giocare bene gli dà un'aria affascinante da giocatore vintage – è stata straziante. Per non parlare dei dribbling tentati.

De Ketelaere doveva essere il principe del nuovo inizio del Milan, il volto di una squadra giovane ma già campione d'Italia, capace di vincere giocando attraverso le connessioni dei suoi giocatori migliori in attacco. Avrebbe dovuto rendere il Milan meno dipendente agli strappi di Leao e Theo, o ai gol pesanti di Giroud. Invece le cose sono andate all'opposto. Nelle due partite più importanti della stagione, contro l'Inter in semifinale di Champions League, De Ketelaere non ha giocato un minuto. Pioli si è affidato più volentieri a Origi e Saelemaekers piuttosto che all'uomo mercato dell'estate. Ha puntato sull'usato più sicuro possibile, perché De Ketelaere era diventato un lusso da spendere a risultato già acquisito. Insomma non è un caso se nel girone di ritorno CDK ha giocato solo tre partite da titolare.

Qualsiasi tentativo di De Ketelaere di sottrarsi a questo destino era davvero comico. Di una comicità violenta, però, che contiene un'amarezza a primo acchito inspiegabile. Il pallone mancato a porta vuota contro il Monza a San Siro, il colpo di testa sbagliato contro il Torino in Coppa Italia, l'altro errore a pochi metri dalla linea di porta contro il Monza al ritorno. Potrei riempire quest'articolo solo con gli errori grossolani di CDK, con le giocate che hanno riempito il nostro bias nei suoi confronti anche quando fa qualcosa di buono. Eppure mi chiedo: servirebbe a qualcosa? Aggiungerebbe un punto di vista all'affaire?

Visto che lo sto difendendo saprete già che la mia risposta è no, ma non voglio sembrare ideologico. Non spendo parole contro la superficialità sui giudizi a De Ketelaere per partito preso ma per più ragioni concatenate. Partiamo dal pilastro che regge questo discorso, che ha a che fare con il talento.

De Ketelaere non sarà mai il numero dieci che vince da solo le partite, ma è un artista che accentua un gioco intellettivo in uno sport sempre più atrofizzato, in cui la creatività viene associata al rischio, e quindi mortalmente evitata. Il suo uso della suola, la tendenza a giocare con libertà tra le linee, i passaggi filtranti che aprono le difese per i compagni: è questo che ci ha fatto vedere De Ketelaere al Bruges e con la nazionale belga, oltre che nelle prime partite con la maglietta del Milan. E se la nube intorno a lui oggi è quella che si riserva ai calciatori sopravvalutati o inadeguati, potremmo anche iniziare a sgombrarla. Non è così. I problemi di De Ketelaere non sfiorano il talento naturale: la sua è un'attitudine a un gioco del noumeno, slegato dalle contingenze accidentali. Il trequartista che abbiamo visto imporsi in Belgio e in Champions non era un bluff. Difendere le qualità di De Ketelaere significa difendere un modo raro di giocare a calcio, mangiato dal vortice uber-capitalistico della velocità e dell'immediatezza di uno stile obbligatoriamente cinetico.

E poi c'è il discorso tattico. Se De Ketelaere non ha fatto nulla, cioè, per meritare la fiducia di Pioli nell'ultima stagione, va considerato anche il contesto in cui è stato inserito. Nel Milan il ruolo di trequartista assume compiti peculiari: nei mesi che hanno preceduto lo Scudetto era stato un mediano come Franck Kessié a giocare in quel ruolo, plasmandolo sulle sue caratteristiche. Il numero dieci come incursore, geometra del centrocampo ma anche primo dettatore del pressing alto. De Ketelaere non possiede nessuna di queste peculiarità. Al Bruges la sua posizione in campo era fluida, si assestava tra le linee defilato a destra, ma nell'ultima stagione prima dell'arrivo in Italia – la 21/22 – ha giocato principalmente da centravanti, chiudendo con 18 gol e 10 assist.

Non è facile dire qual è il ruolo di De Ketelaere. Come scrivevamo un anno fa su Sportellate, prima che il Milan ufficializzasse il suo acquisto: «La duttilità con cui svolge tutti i compiti in modo lineare, senza picchi di appariscenza, con una pulizia da costruttivismo sovietico, lo colloca nella categoria mitologica del “calciatore universale” fiammingo. Quel tipo di giocatore di sistema che rende al meglio in un organismo collettivizzato, che si è forgiato in un modello di gioco dove contano i principi e non i ruoli». De Ketelaere aveva appena distrutto il campionato belga con la sua tecnica razionalista, e avevamo imparato a conoscerlo nella doppia sfida contro la Lazio in Champions League di un anno prima.

Più che la porzione di campo che dovrebbe occupare rigidamente, quindi, dovremmo concentrarci sul contesto tattico in cui un giocatore come De Ketelaere potrebbe rifiorire. Uno stile di gioco basato sul dominio attraverso il controllo del pallone, in cui il primo pensiero dell'intelligenza collettiva può anche essere verticale, e in questo senso l'Atalanta di Gasperini calza a pennello, ma che si affidi a CDK per riordinare le idee, riflettere, far scorrere il tempo a un'altra velocità. Proprio all'Atalanta non è escluso che De Ketelaere possa raccogliere l'eredità lasciata anni fa da Josip Ilicic: una punta atipica, cioè, usata da Gasperini come contrappunto alle variazioni di ritmo della squadra. È un contesto che sembra ancora più sfavorevole per un corpo gracile come quello di CDK, ma forse ci ricorderebbe che giocatore era CDK al Bruges, quanto può splendere in un formicaio che si muove vorticosamente intorno a lui.

Sarebbe facile consigliarvi qualche partita spettacolare di De Ketelaere con la maglia del Bruges. Vederlo muoversi in armonia con il circostante, fiacco ma efficace come un granchio che passeggia sulla riva, è strano. Allo stesso tempo è un monito utile. Ci ricorda che non può bastare un anno a giudicare il senso della carriera di un giocatore, come sanno bene i tifosi del Milan, che hanno aspettato un anno anche idoli assoluti come Rafael Leao e Sandro Tonali. Non possiamo sapere se funzionerà anche per lui, ma ad oggi abbiamo ancora il dovere di credere nell'unicità di Charles De Ketelaere, nel suo calcio cerebrale e bello da vedere, che solo un anno fa aveva stregato l'Europa. Sono sempre meno i giocatori che splendono di questa classe, e che arricchiscono la biodiversità del calcio. Quei pochi che sopravvivono, che rendono il calcio un'arte fine, sono vicini all'estinzione: teniamoceli stretti.


  • Nato a Giugliano (NA) nel 2000. Appassionato di film, di tennis e delle cose più disparate. Scrive di calcio perché crede nella santità di Diego Maradona. Nel tempo libero studia per diventare ingegnere.

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