Copertina AZ Alkmaar
, 10 Agosto 2023

Il modello dell'AZ Alkmaar


La squadra olandese è diventata una grande fucina di talenti.

Teun Koopmeiners, Sam Beukema e Tijjani Reijnders sono tre giocatori olandesi sui quali rispettivamente Atalanta, Bologna e Milan hanno deciso di investire le proprie risorse economiche negli ultimi anni. Loro, come anche Milos Kerkez, recentemente acquistato dal Bournemouth, Myron Boadu e Calvin Stengs, passati rispettivamente al Monaco e al Nizza nel 2021, hanno in comune una cosa: sono tutti provenienti dall'AZ Alkmaar, il club che li ha cresciuti nel proprio settore giovanile o, nel caso di Beukema e Kerkez, acquistati in tenera età per poi cederli dopo averli svezzati nel calcio dei grandi. In questa sessione di mercato la formazione olandese ha incassato 45 milioni di euro dalle cessioni dei suoi giocatori spendendone appena 10 per sostituirli e migliorare la rosa, in piena coerenza con ciò che ha fatto per circa sette stagioni, ossia da quando ad Alkmaar sono giunte due figure che ancora oggi sono i rappresentanti e garanti di questo progetto: Max Huiberts e Paul Brandenburg, rispettivamente direttore sportivo e responsabile del settore giovanile dell'AZ.

In questo settennato, oltre alle decine di milioni incassate dalle plusvalenze sui suoi giocatori, l’AZ Alkmaar si è insediato in pianta stabile nell'élite dell'Eredivisie, attestandosi subito dietro al trio formato da Ajax, PSV e Feyenoord e assottigliando sempre più il divario da queste ultime. Divario che, invece, è stato totalmente colmato dal settore giovanile, che ha scavalcato il livello delle tre grandi grazie a un lavoro di scouting efficace quanto unico. Ma come è stato possibile raggiungere questi risultati e rendere questo club così apprezzato in tutta Europa, oltre che essere il club di riferimento dell’hipsterismo calcistico?

La necessità aguzza l’ingegno

È il 2015 quando l’AZ ha bisogno di trovare un piano per poter tornare ad essere competitivo ed allo stesso tempo mantenere una certa stabilità finanziaria. In quel monento la squadra veniva da due stagioni di metà classifica e anche le casse del club avevano finito per risentirne. La scelta del club per ricostruire la squadra parte quindi dalla nomina di un nuovo CEO, Robert Eenhoorn, che come prima mossa mette Huiberts alla guida dell'area sportiva, chiedendogli di ricostruire l'identità societaria dell'AZ. Il tratto chiave della nuova dirigenza diventa quindi uno: produrre talento anziché comprarlo.

Da quel momento nasce l’AZ Alkmaar come lo conosciamo adesso. Un club estremamente virtuoso, in grado di proporre un calcio molto attraente e che esalta le qualità dei propri giocatori composti in equa misura da elementi provenienti dal proprio vivaio e giocatori acquistati, rigorosamente a basso costo, in giro per l’Olanda e da campionati non di primo piano. Per creare talento non basta prendere dei ragazzi, metterli su un campo da calcio e poi portarli in prima squadra, serve un’idea sullo sviluppo del loro talento, e qui entra in campo un altro attore: Marijn Beuker, responsabile performance e sviluppo del club olandese, ora impiegato con le stesse mansioni presso il glorioso club scozzese del Queen's Park.

È stato lui ad aprire la strada su un certo modo di valutare e coltivare il talento, una strada che l’AZ ha continuato a seguire e che adesso è parte dell’identità e della visione del club; in base a questa teoria il talento si compone di tecnica, capacità fisiche, abilità cognitive, atteggiamento e personalità. Come si può notare si tratta di una commistione tra hard e soft skills. Tutto questo processo di valutazione e sviluppo delle performances viene portato avanti mediante l’uso dei dati e, per poter creare un sistema che possa essere il più accurato e oggettivo possibile, Beuker ha chiesto il supporto di nientemeno che Billy Beane, il deus ex machina del Moneyball; un nome che fa storcere il naso a molti puristi di una determinata visione di calcio.

Eppure, Mister Moneyball ha portato all’AZ un sistema che permette di utilizzare i dati e la sabermetrica non solo per misurare le performance sul campo ma anche per valutare quelle soft skills di cui sopra. Infatti, i giocatori del settore giovanile sono sottoposti non solo ad analisi del volume e della qualità delle giocate effettuate ma anche a test cognitivi ed attitudinali, che servono a misurare e stimolare le capacità cognitive dei giocatori stessi, un aspetto decisivo per accompagnare la capacità di giocare la palla alla necessità di dare un senso logico a ciascuna giocata effettuata.

Tutto questo si traduce in campo in giocatori in grado di saper riconoscere la giocata giusta da effettuare ma soprattutto avere consapevolezza degli spazi in cui ci si trova a giocare con i propri compagni di squadra. Esemplificazione di tutto questo costrutto è la finale di Youth League, vinta lo scorso aprile contro l’Hajduk Spalato, un 5-0 tutto figlio di rapide combinazioni, triangoli e scambi di posizione tra gli elementi offensivi, il tutto non dato da situazioni preimpostate alla lavagna ma da capacità di riempire le giuste posizioni sul terreno di gioco e le relazioni tra giocatori consapevoli uno delle qualità dell’altro.

Gli highlights della finale di Youth League ci mostrano la libertà di movimento di Poku sul fronte d’attacco, la capacità di cucire gioco di Meerdink spalle alla porta e l’occupazione degli spazi di Fedde De Jong: in poche mosse un compendio del lavoro svolto dal settore giovanile dell’AZ.

Il metodo sul campo

Le combinazioni tra Poku, Fedde de Jong e Meerdink rappresentano il manifesto su come l’AZ, sin dal settore giovanile, sviluppi profili in grado di muoversi liberamente sul terreno di gioco e allo stesso associarsi integrando le rispettive caratteristiche. Probabilmente alcuni di questi giocatori vincitori della Youth League saranno già parte fondante dell’AZ della prossima stagione, dove verranno inseriti progressivamente in modo da essere pronti a sostituire altre eventuali partenze munifiche.

Difatti, queste relazioni e questi movimenti tornano utili per il loro inserimento in prima squadra, dove queste relazioni basate su combinazioni veloci, svuotamento e riempimento di spazi e rotazioni sono riconoscibili nell’impianto di gioco della squadra ora guidata da Pascal Jansen in panchina e che prima era sotto le mani di Arne Slot, l’allenatore campione in carica dell'Eredivisie con il Feyenoord, dove ha implementato proprio le idee di gioco utilizzate all’AZ.

Sotto la gestione di Slot sono stati portati in prima squadra i primi giocatori sviluppati dal settore giovanile sotto le direttive di Huiberts e Brandenburg, ed è stato un clamoroso successo il cui culmine è stato raggiunto nella stagione 2019/2020, in cui la fine anticipata dell'Eredivisie per la pandemia ha visto l'AZ terminare la stagione in testa al campionato - senza che fosse però assegnato il titolo - a pari punti con l'Ajax di ten Hag, per altro sconfitto in entrambi gli scontri diretti.

Quella squadra partiva con un 4-2-3-1 di base da cui, però in fase di possesso, partivano diverse rotazioni: la più tipica era quella che vedeva Koopmeiners aprirsi al lato del centrale difensivo di sinistra per far partire l’azione, Midtsjo restava in zona centrale a coaduviare la costruzione, mentre davanti si creavano i triangoli che potevano coinvolgere i due esterni d’attacco con i rispettivi terzini che potevano essere coadiuvati o da un movimento del trequartista (De Wit) o da un movimento a venire incontro a fare sponda da parte di Boadu per favorire gli inserimenti alle sue spalle o per mandare Idrissi sull’esterno in uno contro uno.

Rappresentazione delle rotazioni offensive dell'AZ Alkmaar.

In quella squadra sono esplosi talenti come quelli di Oussama Idrissi, Calvin Stengs e Myron Boadu, tutti ceduti successivamente per un totale di 45 milioni di euro circa e che adesso stanno cercando un loro posto nel calcio europeo, con i primi due reduci dalle cavalcate vincenti di Feyenoord ed Anversa nei rispettivi campionati e Boadu alle prese con una serie di problemi fisici all’ombra del Principato di Monaco, dove spera di rilanciarsi con l’arrivo in panchina di Adi Hutter.

Il gioiello più prezioso partorito da quel progetto, invece, dopo aver vestito anche la fascia da capitano della squadra e aver mostrato che un giocatore non ha un ruolo ma dei compiti, è venuto ad impreziosire la nostra serie A: stiamo parlando ovviamente di Teun Koopmeiners, punto fermo dell’Atalanta di Gasperini dopo qualche momento di incertezza in merito al corretto posizionamento sul terreno di gioco. In un contesto così solidamente organizzato non stupisce sapere che dopo l'esonero di Arne Slot a dicembre 2020 – arrivato in seguito all'ufficialità del suo accordo con il Feyenoord per la stagione seguente – al suo posto sia stato scelto proprio il suo vice di allora, quel Pascal Jansen che è ancora alla guida del club e che in campo ha totalmente confermato le idee di Slot.

Sotto la sua gestione l’AZ ha più volte cambiato modulo di riferimento – utilizzando anche la difesa a tre in alcune circostanze per poi disporsi con lo stesso 4-2-3-1 il più delle volte – ma ha mantenuto intatti i propri principi, in questa azione, tratta dal goal del momentaneo 5-4 realizzato dal greco Vangelis Pavlidis nella folle partita dello scorso gennaio contro l'Utrecht si vede chiaramente un classico del gioco dell’AZ con rapide combinazioni e triangolazioni.

Dal settore giovanile alla prima squadra può cambiare il modulo, possono cambiare gli interpreti ma non il modo di stare in campo e la continua ricerca di combinazioni e triangolazioni, questo permette un inserimento rapido dei nuovi giocatori in prima squadra.

E il metodo fuori dal campo

Le cessioni avvenute tra il 2021 ed il 2022 hanno dato il via al consolidamento delle finanze dell’AZ ed alla creazione dello step successivo del progetto: cedere giocatori a cifre importanti ma solo dopo aver consolidato in casa la creazione del sostituto, che sia promuovendo i giovani dall’ormai lanciatissimo settore giovanile o andando a pescare giocatori utili alla causa mediante l’utilizzo dei dati. Infatti, lo scouting dell’AZ Alkmaar va a scandagliare in contesti dove viene promosso un certo tipo di calcio, in generale il più possibile coerente con le linee guida a livello tecnico della squadra.

Prima di finalizzare le cessioni di Boadu, Stengs e Idrissi, oltre a quella di Koopmeiners, gli osservatori dell'AZ sono andati in Giappone a riscattare dal Nagoya Grampus Yukinari Sugawara, terzino destro ormai punto fermo della squadra, e in Svezia ad acquisire Jesper Karlsson dall’Elfsborg, esterno offensivo che dal suo arrivo ha garantito una doppia cifra in goal ed assist ad ogni stagione, fino ad arrivare al discusso acquisto dal Milan di Milos Kerkez, l’ultima grande plusvalenza a livello cronologico da parte del club.

La specificità e la sostenibilità di questo sistema stanno nel fatto che il giocatore ceduto non viene rimpiazzato sul mercato dopo aver incassato i soldi della cessione, bensì prima. Ne è un ottimo esempio il caso dello stesso Kerkez, che aveva disputato la sua prima stagione facendo la spola tra la prima squadra e la seconda – attualmente nella seconda divisione olandese – e così è arrivato a inserirsi pienamente proprio nel momento in cui la società ha ceduto il titolare nel suo ruolo, Owen Wijndal, all'Ajax per 10 milioni di euro. Considerando che l’ex rossonero è stato ceduto al Bournemouth per 17 milioni, bene si intende come questo modus operandi sia particolarmente remunerativo.

È tutt’altro che scontato creare un sistema di player-trading che consenta di mantenere comunque un livello alto all'interno della squadra, preservando anche una certa continuità di risultati sul campo, ma l’AZ, da quando ha deciso di perseguire questa strategia ha sempre raggiunto risultati migliori: in Eredivisie sembra essere in grado di avvicinarsi allo storico trio ma anche in Europa ha mostrato tutto il suo valore, raggiungendo la semifinale di Conference League, poi persa contro il West Ham, e prendendosi la testa della Lazio di Maurizio Sarri nel percorso.

La ciliegina sulla torta in tutto questo è la vittoria della scorsa Youth League e l’ormai consolidata superiorità di giocatori messi a disposizione per le nazionali giovanili olandesi, storicamente appannaggio dei giocatori prodotti dal vivaio di Ajax e PSV ma che negli ultimi anni ha visto un pesante ribaltamento delle gerarchie proprio a favore del vivaio dell’AZ.

L’AZ che sta nascendo

In nome di questo progetto le aspettative sull’AZ sono alte anche in questa stagione, sia considerando l’aspetto delle individualità pronte a mettersi in mostra sia per la volontà di cercare di recuperare altro terreno rispetto alle tre grandi. Come detto in precedenza, in questa sessione di mercato sono andati via Reijnders, Kerkez e Beukema per un totale di 45 milioni incassati che potrebbero crescere ulteriormente visto che i dribbling e le giocate immaginifiche di Jesper Karlsson ed il senso della porta di Vangelis Pavlidis sono oggetto di tentazione per molti club, anche in Italia.

Le soluzioni per sostituire queste uscite sono già presenti in casa, visto che Mees de Wit è pronto ad occupare la fascia sinistra lasciata incustodita da Kerkez; il capitano della formazione Under 21 Wouter Goes è già pronto a prendere posto di Beukema, mentre l’esperienza di un ex feticcio come Riechedly Bazoer – utilizzato in precampionato anche come centrale difensivo da Jansen – e la qualità con e senza la palla di Sven Mijnans serviranno a compensare l’addio di Rejnders.

A questo scenario si aggiungono altre intuizioni dell’area scouting che hanno portato in Frisia il centrale portoghese Alexandre Penetra dal Famaliçao e ottenuto dal Benfica il prestito di Tiago Dantas, catalizzatore e distributore di palloni a centrocampo; entrambi sono stati dei punti fermi dell’ultimo ciclo dell’Under 21 portoghese, mentre come soluzione alternativa sulla fascia sinistra è arrivato dal Brann il norvegese Möller Wolfe. Infine, la promozione in prima squadra di Meerdink e Poku aggiunge alternative alla batteria di esterni offensivi e punte proprio allo scopo di attutire da subito le ipotetiche partenze di Karlsson e Pavlidis che avrebbero ad oggi già sostituti di livello come van Broderode, l'ex Inter e Sassuolo Odgaard, Lahdo e Barasi.

Di nomi da seguire ce ne sono anche in questa stagione, ed anche in questa annata presto o tardi sentiremo nuovamente parlare di questa squadra o ritroveremo nelle analisi social o nei video dimostrativi su Youtube altre giocate e combinazioni sulla falsariga di quanto visto in queste stagioni.

La progettualità è il futuro del calcio?

La storia recente dell'AZ ci mostra un modo di fare calcio decisamente alternativo rispetto a quello pubblicizzato dalle luci della ribalta. L’avvento dei capitali arabi nel mondo del calcio ha probabilmente aperto gli occhi su come l’aspetto economico ha preso il sopravvento sul valore sportivo e sociale e che giocare al rialzo su questo aspetto rischia di far andare gambe all’aria chi non è dotato di una visione e di una progettualità di lungo periodo. I massicci investimenti del fondo statale saudita stanno facendo sembrare deboli economicamente anche le squadre della Premier League, figuriamoci quale impatto possano avere su realtà meno reclamizzate e con minori risorse economiche.

L'AZ, decidendo che il talento deve essere creato anziché comprato, è riuscito a ritagliarsi un posto nel mondo del calcio contemporaneo, un posto che le potrà consentire di essere magari non sempre di fronte alle luci della ribalta ma sempre in grado di rigenerarsi e soprattutto di essere in grado di generare e rigenerare il nucleo del gioco del calcio: il talento.

Le luci della ribalta calcistica vanno dove c’è il grande spettacolo, dove girano più soldi, ma lo spettacolo del gioco del calcio non esisterebbe senza realtà in grado di creare nuovi calciatori. La famosa frase di Borges “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio” bene si accompagna al modus operandi della squadra di Alkmaar: il calcio più reclamizzato è quello dei grandi campioni, ma il calcio non esisterebbe senza realtà che creano calciatori. Il progetto dell’AZ Alkmaar ci ricorda che si può creare un prodotto più sostenibile dove il gioco del calcio torni al centro di tutto.


  • Nicola Lozupone è cresciuto con l'amore per la Samp di Vialli e Mancini e della curva Nord dello stadio San Nicola. Da grande trasforma il suo tifo in passione per lo sport, la tattica e la performance analysis. Giochista convinto.

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