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Buffon durante la stagione 2007/08 con la Juventus.
, 3 Agosto 2023

Gigi Buffon è stato impareggiabile


Un ricordo personale di uno dei più grandi portieri di sempre.

Ho conosciuto Gigi Buffon per sbaglio, e all’inizio non mi stava nemmeno troppo simpatico. Da bambino, quando la mia passione per il calcio non era ancora così forte e la Juventus era la mia squadra solo perché me l’avevano passata mio padre e mio nonno, a farmi innamorare del ruolo del portiere (ancora rimpiango di non aver intrapreso quella strada) era stata l'insensata prestazione di Toldo con l’Olanda agli Europei. Nemmeno sapevo dove giocasse ma ritrovarmelo mesi dopo in panchina con la nazionale, con Buffon tornato titolare, mi aveva fatto storcere il naso. “Che avrà di così speciale Buffon per giocare titolare al posto di un portiere capace di miracoli simili?”, pensavo mentre guardavo l’Italia in tv, ai tempi l’unica squadra che seguivo con continuità.

Sei anni dopo il mio rapporto con il calcio era ormai cambiato radicalmente: la mia passione era cresciuta esponenzialmente e insieme a essa la mia fiducia nella Nazionale; a quei tempi io e il mio miglior amico eravamo davvero convinti di avere la squadra più forte di tutti, e cercavamo di spiegarlo con gli argomenti più disparati ai tanti scettici che ci circondavano. Probabilmente anche loro devono aver rivalutato le loro posizioni. Intanto Gigi, che pian piano avevo iniziato ad apprezzare, stava diventando SuperGigi.

Il suo mondiale, per chi c'era è difficile dimenticarlo, è disumano.

Prende gol solo da un suo compagno di squadra e su rigore, per altro da uno dei due giocatori che poteva dire di aver giocato un mondiale di un livello simile. Avevo 14 anni e non ricordavo una parata in particolare stampata in testa, quelle le avrei riviste gli anni seguenti negli highlights, ma ricordo come se fosse ieri quella sensazione di invulnerabilità che Gianluigi trasmetteva. Non avevo mai paura quando gli avversari tiravano, non temevo i (pochi) errori di chi c'era davanti perché, in cuor mio, sapevo che non potevamo perdere perché davanti alla nostra porta c’era un SuperUomo pronto a salvarci. Forse, fosse stato il capitano, avrebbe anche alzato al cielo anche il Pallone d’Oro, oltre a quella Coppa Del Mondo che lo abbiamo visto baciare.

Finiti i mondiali poi ho scoperto che anche i campioni del mondo possono giocare in Serie B, che gli dei sono più belli quando scendono tra gli uomini, che puoi vedere il portiere più forte del mondo sorridere anche dopo una parata contro l’AlbinoLeffe. La risalita in A coincide con la mia parata preferita di Gigi Buffon, non so se la più bella in assoluto, ma sicuramente quella che mi ha reso definitivamente consapevole di essere testimone della storia: il portiere più forte del calcio moderno, forse di tutta la storia del calcio, giocava per la mia squadra, io potevo tifarlo, ammirarlo ogni settimana, ero testimone oculare di qualcosa di irripetibile, una sensazione che ho avuto solo nel vedere Cristiano Ronaldo in maglia bianconera.

È il 2 settembre 2007 e al Sant’Elia la Juve di Ranieri, dopo la vittoria a valanga nella prima di campionato contro il Livorno, sta soffrendo tremendamente il Cagliari di Marco Giampaolo. Sul risultato di 1-1, un cross di Fini parte quasi dalla linea di fondo e trova Paolo Bianco, futuro membro dello staff della Juve, libero nell’area piccola; il difensore calcia, forte, di destro al volo. È un tiro a botta sicura, un tiro che oggi si trasformerebbe in xG molto vicino all’1, ma Buffon, che nemmeno un secondo prima stava coprendo il palo opposto, si produce in un tuffo che non ha nulla di umano, per tempismo, forza e aggressività con cui piomba sulla palla, la quale letteralmente rimbalza via dalla porta della Juve. Una parata impossibile da riprodurre, degna del numero uno dei numeri uno.

La Juve che torna dalla Serie B è effettivamente una squadra che non sembra all'altezza del suo stesso portiere: si parla addirittura di un possibile addio, come se Buffon fosse l'eroe che la Juve meritava ma non quello di cui aveva bisogno. Nel momento del suo infortunio - una situazione che per altri suoi colleghi ha segnato spesso la fine della carriera - forse qualcuno si è illuso che tutto sommato poteva andare bene anche Storari.

Non è casuale che sia Antonio Conte a cambiare tutto: proprio l'uomo che come nessuno è stato simbolico della rinascita della Juve dopo Calciopoli. Quando Conte chiama Buffon lo mette al centro del suo progetto: è lui il primo uomo da cui ripartire. È l’inizio della rinascita bianconera, che coincide con la seconda giovinezza del portierone azzurro: la Juventus torna allo scudetto, il primo dopo la retrocessione, e non si ferma più, Buffon conquista il record di imbattibilità della storia della Serie A e, dopo l’Italia, ricorda anche all’Europa chi è il Portiere con la P maiuscola, producendosi in interventi che resteranno nella storia, come la parata su Dani Alves nella finale di Champions contro il Barcellona o i tanti miracoli nella fase a gironi contro il Manchester City.

Il mio ultimo flash personale di Gigi Buffon è legato a Real Madrid-Juventus 1-3, la serata del rigore su Lucas Vazquez, dell’espulsione, dei fruttini e del bidone dell’immondizia al posto del cuore; una delle serate in cui gli ho voluto più bene. Perché il rigore c’era, perché la reazione è stata spropositata e le parole nel postpartita non molto eleganti, ma c’era, ed era assolutamente legittimo e condivisibile, anche l’urlo del Buffon uomo. Insomma, provate a mettervi nei suoi panni: siete il portiere più forte della vostra generazione; avete l’ultima occasione per sollevare la Champions League, unico trofeo che vi manca, giocando in una squadra fortissima che sta per compiere un’impresa titanica contro la squadra più forte d’Europa; improvvisamente, un episodio vi fa crollare il mondo addosso, tutto sparisce nel tempo di un fischio.

Forse non tutti avremmo reagito allo stesso modo ma è impensabile che ci saremmo sentiti diversamente da lui, urlando contro il destino anche quando è chiaro che il destino non c'entra nulla. “Buffon ha sbagliato, io sto con Buffon”, così scrissi ai tempi, perché Gigi sono io, siamo tutti noi, Buffon è una figura legata in maniera talmente indissolubile al tifoso bianconero che il suo sfogo è anche il nostro, e vederlo impazzire davanti alle telecamere ce lo ha fatto sentire ancor più vicino.

Per questo, e per tanti altri motivi, voglio e vorrò sempre bene a Gigi Buffon, perché è stato insieme divino e umano, perfetto e fallibile, bugiardo e sincero, prepotente e umile. Perché tutti siamo Buffon, ma nessuno, nella storia del calcio, sarà mai come lui.

È stato davvero bello, durante la lunghissima età dell’oro di Gigi Buffon, poter rispondere “il nostro” all’annosa questione sul portiere più forte del mondo. Il primo dualismo che ricordo è quello con Oliver Kahn, sfumato dopo la pessima prestazione del tedesco nella finale dei mondiali del 2002; poi è toccato a Dida, in concomitanza con la rivalità europea con il Milan; in campo internazionale la pietra di paragone principale era rappresentata da Petr Cech, col quale Gigi si è trovato faccia a faccia sia nel mondiale tedesco che nella doppia sfida degli ottavi di finale della Champions League 2008/09 tra Juventus e Chelsea: 1-1 e palla al centro, ma la gara più importante l’ha certamente portata a casa Gigi.

Negli anni dell’egemonia interista il rivale è diventato Julio Cesar, formidabile ancor più negli anni precedenti il triplete che non nella miglior stagione della storia nerazzurra; poi Casillas, campione di tutto con la Spagna e con il Real Madrid, e infine Neuer, che ai trofei e alle prestazioni può aggiungere un’interpretazione del ruolo rivoluzionaria. Buffon o Kahn? Buffon o Dida? Buffon o Neuer? Domande che ci siamo posti, per cui abbiamo litigato con i nostri amici e per cui forse non avremo mai una risposta definitiva. Lo possiamo riconoscere senza problemi: in alcune stagioni i portieri sopra citati sono stati effettivamente superiori a Buffon per quanto visto in campo, ma ora che possiamo osservare il quadro completo è incredibilmente facile realizzare che il modo in cui Buffon ha scritto la storia, incessante, inesorabile, onnipresente, non teme alcun tipo di confronto.


  • Alex Campanelli, made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Ha scritto il libro “Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora”.

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