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Valentina Giacinti durante Sudafrica-Italia del Mondiale di calcio femminile 2023.
, 2 Agosto 2023

Considerazioni sparse su Sudafrica-Italia (3-2)


Nella bufera di Wellington l'Italia femminile perde bussola, partita e Mondiale.

L'Italia di Bertolini torna a casa già ai gironi, come a Euro 2022. Con le stesse perplessità intorno tanto alla CT quanto al gruppo e al suo ricambio generazionale, con forse un'ancor maggiore sensazione che il raggiungimento degli ottavi fosse un obiettivo alla portata. Specie con una partita da dentro-fuori dove le azzurre si presentavano con due risultati su tre a disposizione, contro un Sudafrica, pur campione continentale lo scorso anno, che mai aveva vinto una gara al Mondiale;

L'Italia esce con un atteggiamento rivedibile oltre che con le solite difficoltà di disposizione tattica e di reazione mentale. L'Italia dopo il vantaggio non è riuscita né a imporsi sul piano del gioco né a congelare la partita, subendo la reazione del Sudafrica che, con fortuna rimette la partita sul pari e con bravura si porta per due volte avanti. Mancato ordine, mancata sicurezza: le azzurre hanno lasciato, di nuovo, la tremenda sensazione di esser una squadra allo sbando;

Le Banyana Banyana hanno avuto i loro meriti, in primis quello di giocare una partita propositiva e dai ritmi alti, pur con momenti confusionari e con certi limiti tecnici. Quella delle sudafricane è stata una vittoria giusta per quanto visto in campo, così come è stato quanto mai meritato per Kgatlana l'aver messo la firma sullo storico gol-partita. La centravanti è stata una spina nel fianco costante per la retroguardia azzurra, e la sua rapidità e bravura negli 1vs1 è stata abilmente sfruttata dalla CT Elliss;

A cercare di rimettere insieme i cocci dell'Italia è stata ancora Girelli, ancora da subentrata. La sua spizzata ha propiziato il gol d'anca di Caruso, quello che pareva valere la qualificazione. Eppure, anche la 10 azzurra ha contribuito al tracollo dell'Italia, con un'occasione divorata sul 2-2 a tu contro la portiera Swart, bravissima a respingere di piede. Insomma, il flop della Nazionale non possa trovare alibi in salvatrici della patria sottoutilizzate, quanto piuttosto in un rendimento, individuale e complessivo, non all'altezza nemmeno di quanto mostrato nell'arco della stagione. Si pensi a Giugliano, metronomo della Roma in campionato e in Champions League, spersa tra i flutti del diluito centrocampo italiano;

I venticinque minuti contro la Svezia prima del crollo restano l'unico vero momento in cui l'Italia si è mostrata sicura di sé e con le idee chiare su cosa fare in campo. Alla fine, il problema pare essere tutto in questo "dettaglio", nell'assenza di solidi principi di gioco condivisi. Le critiche alle scelte tecniche e di formazione da parte di Bertolini - che comunque non ha mai messo in discussione il suo 11 di riferimento, alla prova dei fatti inefficace - sembrano fuori focus, ancor più quelle sullo "stato di salute del movimento" (a titolo d'esempio: si guardino numeri di tesserate e livello di professionalizzazione del Giappone, nazionale peraltro non priva di blasone). Le azzurre tornano a casa confermando semplicemente tutti i dubbi che aleggiavano su questo gruppo, e questa ct, da almeno un anno.


  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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