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Mykhailo Mudryk, uno dei giocatori da seguire nella prossima Premier League.
, 2 Agosto 2023

Cinque giovani interessanti della Premier League 2023/24


Tra cui un Mudryk tutto da riscoprire.

In Premier League solo i migliori alla fine rimangono in piedi. L'anno scorso è stata la volta dei vari Olise, Lavia, Bella-Kothcup, ragazzi di enorme talento riusciti a sopravvivere al primo anno importante di Premier, e che oggi sono nei desideri dei più grandi club d'Europa. Anche quest'anno al via del nuovo campionato si affacceranno tanti giovani gioielli pronti per cominciare a brillare davvero. Per qualcuno dovrà già essere la stagione del riscatto, altri invece ci arrivano dopo un'estate esaltante o dopo un'annata, quella scorsa, in cui si sono intravisti solo sprazzi di quello che potranno essere. Noi ne abbiamo scelti cinque che potrebbero emergere o direttamente consacrarsi nel campionato più difficile del mondo.

Portiere: James Trafford (Burnley)

Bolton e Burnley distano una ventina di miglia scarse nel nord ovest dell'Inghilterra, ma tra il Bolton FC e il Burnely FC ci sono un paio di categorie e giusto quel filo di pressione di differenza. In un panorama di estremi difensori che, nella prossima Premier League, vedrà plausibilmente pochi cambiamenti, la maggior parte dei quali già con esperienza internazionale e profili affermati (Onana al Manchester United), un volto nuovo come quello di James Trafford, giovane e con esperienza esclusivamente nelle serie minori (uscito dall'Academy del Manchester City, ma mai esordito con Guardiola) non può che attirare l'attenzione. Due stagioni da professionista in League One, prima con l'Accrington Stanley e successivamente coi Wanderers, hanno convinto Lee Carsley a puntare sul ventenne di Greysouthen come titolare della spedizione georgiana dell'Inghilterra U21. 3 settimane, a cavallo tra giugno e luglio, che lo hanno messo definitivamente sulla mappa del calcio che conta.

Già la gara con la Repubblica Ceca ai gironi ha mostrato le abilità di Trafford, sia in fase di costruzione sulla breve e media distanza (le linee di passaggio in uscita verso il terzino Aarons non si vedono spesso, nemmeno al massimo livello) che nella difesa della porta. Il campionario è assai vasto: la reattività con cui devia in angolo il diagonale di Musej nella gara inaugurale con la Repubblica Ceca e quella nel pizzicare quello di Schade con la Germania; il senso della posizione sull'arcuato colpo di testa dello stesso attaccante del Brentford; il riflesso sul mancino deviato di Becker; la sicurezza nel tenere bloccato sulla linea il colpo di testa ravvicinato di Khalaili nella semifinale con Israele. Sino ad arrivare all'apoteosi conclusiva, nella sequenza che ha calato il sipario sulla finale con la Spagna nella maniera più agonica possibile:

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Dopo 22 clean sheet nell'ultima stagione al Bolton e 17,3 milioni di euro versati nelle casse del Manchester City, James Trafford sarà il titolare ai nastri di partenza della Premier League del Burnley di Vincent Kompany. Sinora non ha mai mostrato una grande predisposizione alla gestione nel possesso anche oltre al limite dell'area, e il baricentro guardioliano del City non avrebbe probabilmente giovato alla crescita di Trafford, esponendolo eccessivamente a una zona del suo gioco che, da migliorare notevolmente, al primo impatto con la PL potrebbe costare caro. Nonostante la proposta ambiziosa di Kompany, non è difficile immaginare varie fasi della partita in cui il Burnley si affiderà a un baricentro in difesa posizionale più basso, dove le abilità tra i pali di Trafford possono essere un fattore sin da subito (fbref.com riporta 126 parate, 5° in League One nel 2022/2023 e, ancor più determinante, 78,8% di percentuale parate, 2° nel torneo).

Terzino destro: Rico Lewis (Manchester City)

Tutto è iniziato con un abbraccio, il pomeriggio in cui il City ha festeggiato la conquista del campionato davanti al proprio pubblico. Poi c'è stato un bacio, nella notte indimenticabile di Istanbul. In mezzo, tante interviste farcite al miele per esaltare il talento del suo ragazzo. I messaggi d'amore che Guardiola ha destinato a RIco Lewis sono il segno di una chiara investitura. Ed è una storia che si ripete, quando c'è di mezzo il catalano. Anni fa era toccato a Phil Foden, diventato oggi uno dei migliori giocatori offensivi del pianeta. Quello che il futuro riserverà a Rico Lewis è ancora avvolto nel mistero, ma se le premesse sono queste - quelle di una prima stagione tra i professionisti vissuta da protagonista, conquistando tutti i trofei a disposizione - allora forse anche stavolta Pep non si sarà sbagliato.

Lewis è stato soprannominato "Lancaster Lahm" e in effetti è un giocatore simile per caratteristiche proprio al tedesco Guardiola ha allenato nella sua esperienza in Baviera: un giocatore abilissimo con la palla tra i piedi, anche e soprattutto in spazi stretti; intelligente, duttile e dotato di una forte e marcata personalità in campo. Il paragone con l'ex capitano del Bayern, va detto, non è casuale, dato che Pep stesso lo ha definito un "piccolo Philipp Lahm". Marti Perarnau, che in Herr Pep ha raccontato stupendamente il primo anno del catalano sulla panchina del Bayern, racconta di come quella stagione sia realmente cambiata - in meglio - quando Pep decise di schierare Lahm da pivote. Ed è una narrazione che lo stesso Guardiola fa oggi, quando ripensa alla stagione appena passata, identificando anche un momento preciso, la sfida contro il Chelsea a Stamford Bridge di fine gennaio. Una partita delicata, che il City aveva iniziato male nonostante contro avesse una squadra in grande difficoltà ma che aveva trovato la svolta proprio grazie all'inserimento di Lewis come falso terzino al fianco di Rodri.

A fine partita, Guardiola aveva elogiato enormemente la prestazione di Lewis: "Ci ha aiutato a giocare meglio. [...] Non solo gioca bene, ma fa giocare bene. Ogni movimento che fa e ogni posizone che occupa migliora". Lewis è stato il vero protagonista del City post Qatar, che a livello tattico possiamo definire il City fase 2, quello che insomma ha fatto da intermedio tra la fase con Joao Cancelo in campo e quella con John Stones da falso centrale. La sua prima da titolare, ad Elland Road, nella prima partita dopo il Mondiale, era stata un chiaro segnale del tentativo di Guardiola di cambiare le carte in tavola e infatti Rico Lewis è stato il precursore di quello che poi hanno fatto con ottimi risultati sia Bernardo sia, appunto, John Stones. La curiosità su come possa essere schierato quest'anno è uno degli aspetti più intriganti del prossimo City. Aldilà del ruolo, comunque, il futuro non dovrebbe essergli poi così avverso: Lewis è giovane, talentuoso e allenato da uno dei migliori insegnanti di calcio della storia. Noi siamo pronti a goderci lo spettacolo.

Esterno sinistro: Mykhaylo Mudryk (Chelsea)

"Credo che Mudryk possa vincere il Pallone d’Oro in futuro, conosco il suo valore"; "quelli come Mykhaylo sono giocatori tecnici, che volevano la palla tra i piedi, che non potevano mica andare a spizzare su una seconda palla"; "Mykhaylo ha il potenziale per una carriera da top: è un ragazzo di livello assoluto, ma anche molto sensibile: ha bisogno di affetto, vedremo se rispetterà previsioni e potenzialità". A distanza di un semestre dai 70 milioni versati dal Chelsea nelle casse dello Shakhtar e una seconda metà di stagione a secco di gol, queste sentenze su Mykhaylo Mudryk rischiano di assomigliare alle sparate del vostro amico al pub alla quarta birra. Eppure sono frasi pronunciate, in tempi non sospetti, da Roberto De Zerbi, che l'esterno ucraino l'ha conosciuto da vicino e che è sempre stato molto illuminato nell'individuare il talento. Nel tritacarne mediatico e calcistico che è stato il Chelsea 2022/2023, anche un 2001 dal curriculum tutt'altro che scarno in ambito internazionale è stato etichettato come inadeguato, inadatto e impreparato.

Non che servisse un grande Europeo Under 21 a ricordarci cosa può essere Mudryk in un contesto funzionale. Non sarà probabilmente mai, per carattere e caratteristiche, un trascinatore emotivo o un leader tecnico, in grado di salvare da solo capra e cavoli. Non è, come dicono quelli bravi, un floor raiser, in grado di elevare il livello dei compagni con la sua sola presenza sul rettangolo verde. Ma il quarto di finale con la Francia e la semifinale con la Spagna, pur nella sconfitta per 5-1 coi vicecampioni d'Europa, hanno mostrato qualità che Mudryk può traslare senza problemi anche nella Premier League che verrà: ricezioni fronte alla porta, sia in fascia che nel mezzo spazio, possibilmente tra la linea di centrocampo e il terzo finale, dove sfruttare una visione di gioco a lungo raggio tutt'altro che lacunosa a livello di passaggio e, cosa ancor più impattante, la combinazione tra un'ampiezza di passo associabile ad atleti di almeno una spanna superiore ai suoi 175 cm e un rapporto quasi simbiotico con la sfera durante la conduzione in profondità a velocità abbacinante.

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Un assaggio di quello che l'ucraino e il Chelsea saranno?

Mauricio Pochettino è forse la miglior persona che potesse capitare a Mudryk, un ragazzo che merita di essere trattato coi guanti di lana come fu Dele Alli ai tempi del Tottenham. Il lavoro certosino del santafesino dovrà incentrarsi sulla finalizzazione: secondo i dati Opta, l'ucraino ha accumulato 0.24 xg/90 nelle 15 gare di Premier e appena 0.18 nelle 8 della scorsa Champions League. Perché se è vero che non è e non diventerà un uomo troppo coinvolto nella prima costruzione o un apriscatole di difese chiuse, la fame di profondità e l'abilità nei tagli in diagonale alle spalle della difesa, siano essi alle spalle del terzino o tra questo e il centrale di zona, devono essere concretizzati con maggiore efficacia, da Mykhaylo stesso o da chi gode della sua rifinitura in situazione dinamica.

Nessuno, il Chelsea in primis (contratto sino al 2031), deve mettere fretta a Mudryk. Il confronto con altri coetanei giunti con le stigmate del craque in Premier è naturale, più a livello narrativo che altro. Gabriel Martinelli e l'impatto che il brasiliano ha avuto nell'Arsenal di Arteta sembrano essere creati in laboratorio per mettere in cattiva luce ciò che Mudryk non è ancora stato. Ma siamo sicuri che quello "migliore" dei due non sia l'ucraino? Potremo dirlo a fine carriera, tra 5 stagioni o già a giugno 2024?

Esterno destro: Anthony Gordon (Newcastle)

A gennaio Anthony Gordon è passato dall’Everton al Newcastle per circa 40 milioni di sterline. È bene ricordarlo, visto che i suoi primi 6 mesi in riva al Tyne sono stati tutt’altro che memorabili, e che molto probabilmente la vostra mente - come la mia, del resto - abbina ancora la sua zazzera bionda e il suo viso troppo inglese alla gloriosa casacca blu dei Toffees. Chi lo ricorda bene sono però i suoi vecchi tifosi, che avevano già eletto il loro "local boy" a futura bandiera, e che non gli hanno perdonato alcuni atteggiamenti fin troppo plateali per forzare la sua cessione alla squadra di Eddie Howe. Con la nuova maglia, come detto, l'inizio però non è stato indimenticabile. Gordon ha collezionato 16 presenze, partendo però titolare solo 4 volte e segnando la miseria di 1 gol, nell'inutile ultima partita in casa del Chelsea.

Mettiamoci però per un attimo nei suoi panni. Catapultato dalla confusione più totale - tattica ma non solo - dell'Everton di Lampard ad un meccanismo quasi perfetto come il Newcastle della scorsa stagione, alla sua età, con quella che fino a poco tempo prima era la tua gente che ora ti ripudia. Insomma, le attenuanti ci sono eccome. A complicare ulteriormente le cose ci si è messa poi anche l'ambiguità sul suo ruolo: in quello che poteva sembrare più naturale - quello di esterno sinistro d’attacco - la concorrenza di Isak, Joelinton e Saint-Maximin ha finito per schiacciarlo, anche psicologicamente, e Gordon ha iniziato a una giravolta di nuove posizioni che non l'ha di certo aiutato, finendo poi per essere utilizzato quasi esclusivamente come soluzione d’emergenza a partita in corso, schierato nel mezzo spazio centrale quando Howe decideva di togliere un centrocampista e passare al 4-2-3-1. 

La nuova stagione sembra però già iniziata in maniera diversa. Gordon è arrivato al raduno pre-campionato da fresco vincitore dell'Europeo Under 21, una competizione in cui a tratti è sembrato quasi fuori categoria. Il premio di MVP del torneo è stata la naturale conseguenza di un dominio tecnico ma anche fisico, perché il biondo ragazzo di Liverpool, nonostante sembri piuttosto gracile, in realtà è un tipo tosto, che difficilmente va sotto nei contrasti e che può contare su gambe molto forti su cui poggiarsi. Anche per questo, oltre che al rapporto non proprio idilliaco con tutto ciò che riguarda la finalizzazione - 8 gol e 3 assist in 81 partite di Premier - a noi piacerebbe vedere Gordon schierato un po' più indietro rispetto a quanto fatto finora in carriera. La sensazione, guardandolo giocare, è che trovi fiducia toccando tanti palloni piuttosto che cercando la giocata in isolamento. Il centrocampo a tre di Howe sembra un vestito perfetto per farlo crescere in questo senso, e anche se quest'anno la concorrenza sarà ancora più elevata e l'asticella si alzerà ulteriormente, noi non vediamo l'ora di vedere Gordon finalmente protagonista anche sotto gli occhi dei nuovi tifosi geordie.

Punta: Evan Ferguson (Brighton)

Sarà una stagione affascinante e al tempo stesso complicata, la prossima, per il Brighton di Roberto De Zerbi. Per la prima volta nella loro storia i Seagulls voleranno anche oltremanica, aggiungendo (almeno) 6 partite di Europa League al loro calendario. Per far fronte al doppio impegno - che in Inghilterra sarebbe meglio definire quadruplo, visto quanto incidono le due coppe nazionali - Tony Bloom e il suo staff si sono però messi per tempo. Dahoud, Milner, Joao Pedro sono solo alcuni dei volti nuovi che De Zerbi ha potuto portare con sé gia per la tournée negli States. L'allenatore italiano sa però che per alzare ulteriormente l'asticella avrà bisogno anche della crescita dei tanti giovani già presenti in rosa dalla stagione passata. Uno di questi, forse il più scintillante, è Evan Ferguson, attaccante irlandese classe 2004 che l'anno scorso ha lasciato intravedere sprazzi di dominio fisico e tecnico fuori dal comune.

Nella sua prima stagione tra i professionisti Ferguson ha collezionato 10 reti e 3 assist in tutte le competizioni, entrando però nelle rotazioni solo dopo il Mondiale - complice la partenza di Trossard e i costanti guai fisici di Welbeck - e segnando il suo primo gol tra i professionisti l'ultimo giorno del 2022, nella sfida persa contro l'Arsenal capolista. L'irlandese stupisce per la capacità di far gol praticamente in tutti i modi: di testa (Leicester), di forza (Arsenal), persino di tacco (Bournemouth). Forse proprio qui sta la sua anormalità, e al tempo stesso la sua classe, in un'epoca in cui si va in estasi per attaccanti che fanno di tutto fuorché buttarla dentro. "The answer is his age" ha dichiarato l'anno scorso De Zerbi all'ennesima domanda sulle potenzialità del suo gioiello. E l'allenatore italiano è quanto di meglio Ferguson potesse trovare lungo il suo percorso di crescita.

Grafico che riporta i gol per 90 minuti e i tiri in porta per 90 minuti dei giocatori under 21 in Europa. Evan Ferguson è il migliore in entrambi.
(Foto: Sky Sports)

Con l'unica macchia del mezzo pasticcio dell'affare Trossard, il Brighton in questi anni ha dimostrato di sapersi muovere con lungimiranza quando si tratta di blindare le sue stelle. Lo abbiamo visto con MacAllister e lo stiamo vedendo in questi giorni con Caicedo: chi si presenta nel Sussex per comprare i pezzi più pregiati deve essere pronto per sborsare tanti, ma tanti soldi. Nella scia di questa brillante politica di programmazione, l'anno scorso a Ferguson è stato fatto firmare un prolungamento di contratto fino al 2028. Cresciuto in patria nelle giovanili del Bohemians, di lui si diceva un paio d'anni fa che potesse finire addirittura al Liverpool o allo United. Ferguson ha scelto Brighton sapendo di poter avere più chances per mettersi in mostra. Quest'anno lo potrà fare anche in giro per l'Europa, nella stagione che potrebbe consacrarlo come uno dei talenti più puri del calcio continentale.


  • Milano. Iscritto all’albo dei Match Analyst LongoMatch. Diplomato al Liceo Scientifico, nonostante l’orale della maturità sostenuto il giorno dopo la finale di Berlino. Laureato in Scienze Politiche. Malato di calcio. Al primo appuntamento ho portato la mia ragazza a vedere il derby della Mole, quello dell’eurogol di Bruno Peres. Stiamo ancora insieme.

  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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