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Romelu Lukaku in campo con l'Inter durante la finale di Champions League contro il manchester City.
, 1 Agosto 2023

Lo scambio Lukaku-Vlahovic non è la soluzione


E dimostra ancora una volta le difficoltà progettuali della Juventus.

Il Chelsea ha aperto alla possibilità di prendere Vlahovic come contropartita per Lukaku”. Con un tweet di poche righe, Gianluca Di Marzio ha mandato di traverso la cena ai tifosi juventini, che già mal digerivano l’idea di veder partire il proprio attaccante titolare in cambio del poco gradito ex interista, e che ora addirittura vedevano concretizzarsi l’ipotesi di uno scambio diretto tra i due: se prima c'era la speranza che il denaro proveniente dalla cessione di Dusan potesse essere investito in un nuovo giocatore eccitante – uno su tutti Jonathan David – lo scambio sarebbe la pietra tombale definitiva. Liberandoci delle sovrastrutture del tifo e dall’opinione personale sui due calciatori, però, proviamo a chiederci: Lukaku-Vlahovic è davvero una follia a tutto tondo o c'è qualcosa che non stiamo considerando?

Innanzitutto, se escludiamo autosabotaggi clamorosi in casa Chelsea, difficilmente lo scambio tra Vlahovic e Lukaku sarà la mossa capace di risanare il bilancio della Juve. Il centravanti serbo ha un residuo a bilancio di circa 55 milioni di euro, mentre quello del belga, pagato dal Chelsea oltre 110 milioni di euro, si attesta ancora intorno ai 70 milioni, dunque ipotizzare un sostanzioso conguaglio economico da parte dei Blues è decisamente improbabile.

Un’eventuale ipervalutazione dei due cartellini, al contrario, genererebbe un'utile plusvalenza nell’immediato, ma caricherebbe le due squadre con due giocatori dal costo annuo elevatissimo, un problema che riguarderebbe soprattutto la Juve, dato che Lukaku risulterebbe, vista l’età, sostanzialmente invendibile senza cadere in minusvalenze. Anche l’ingaggio dei due giocatori è simile – si parla di cifre intorno ai 10 milioni di euro – ma la Juve risparmierebbe su Lukaku grazie al decreto crescita, per quanto non parliamo certo di cifre iperboliche che da sole possono giustificare lo scambio. Insomma, lo scambio Vlahovic-Lukaku è una mossa di mercato con motivazioni tecniche più che economiche, ed è come tale che va valutata.

Le discrepanze tecniche

Sono principalmente due, concatenati tra loro, gli aspetti nei quali Dusan Vlahovic ha deluso le aspettative nell'ultima stagione: la difesa della palla lontano dalla propria porta e la capacità di ripulire palloni e smistarli per i compagni. Nei primi 5 mesi di Juventus, forte di una condizione fisica buona seppur non ottima a causa della pubalgia, Vlahovic è diventato il regista offensivo de facto della squadra, bersaglio di ogni pallone in profondità e di ogni lancio sulla figura, rimpiazzando Morata che tanto aveva faticato nel gioco spalle alla porta prima di lui. Sulle ali dell’entusiasmo, corroborato dai gol e dalle buone prestazioni, Vlahovic inizialmente ha cantato e portato la croce senza particolari cedimenti ma, com’è accaduto ad ogni attaccante della Juve nel recente passato, ha attraversato un periodo negativo, complice il riacutizzarsi della pubalgia, e sono emersi dei limiti in situazioni ritenute fondamentali per il gioco della Juve.

Rispetto a Vlahovic, Lukaku ha una miglior capacità di difesa della palla spalle alla porta, non solo perché più massiccio fisicamente (3 cm e 5 kg di differenza non bastano come giustificazione), ma perché per indole è portato a volersi sentire l’avversario addosso come un pivot da calcio a 5, sapendo di poterlo dominare quando avviene il contatto, proteggendo il pallone ma anche spostandolo col fisico e involandosi in progressione. Non di rado lo vediamo spostarsi in fascia pur di trovare lo scontro corpo a corpo con il difensore, e coi terzini il mismatch è spesso tale da richiedere alla squadra avversaria un raddoppio che genera naturalmente spazio per i compagni di squadra.

https://twitter.com/Ale_Scofield/status/1657708463231840256?s=20

Oltre a questa situazione peculiare, ne esistono però molte altre che fanno ancelottianamente alzare il sopracciglio nell’immaginare Lukaku nella Juve di Allegri: se è vero che il 9 belga è bravo a proteggere palla, non è certo possibile definirlo un centravanti dal piede raffinato, e non ci sono elementi – se non una maggior esperienza dovuta all’età – per pensarlo più idoneo a cucire il gioco rispetto a Vlahovic. Diversi altri punti oscuri, anzi, portano a pensare che Lukaku potrebbe trovarsi in difficoltà come e più dei suoi predecessori in determinati frangenti.

Lukaku ha disputato la sua miglior stagione sotto la guida di Antonio Conte nell’anno dell’ultimo scudetto nerazzurro, supportato da tre elementi fondamentali: una condizione fisica eccellente, degli schemi offensivi codificati e una connessione sinergica col compagno di reparto: tre condizioni che al momento non sussisterebbero in caso di passaggio alla Juve.

Il miglior Lukaku, oltre a spostare gli avversari con il fisico, era ingestibile in progressione: spazzava via gli avversari come Crash Bandicoot con la maschera di Aku Aku e, seppur per periodi limitati della gara, era capace a coprire grandi porzioni di campo. Questo Lukaku viene invece da una stagione giocata a singhiozzo a Londra e da una a mezzo servizio – ha giocato quasi 1000 minuti in meno di Vlahovic – a causa di problemi fisici continui. Si intuisce che inserirlo in una squadra con uno storico infortuni ai limiti del tragico come la Juventus è un rischio decisamente elevato. Non supportato da una condizione fisica ed atletica adeguata, Lukaku in campo rischia di diventare deleterio, com’è accaduto nei primi due terzi di stagione in nerazzurro e anche al mondiale, quando sembrava l’ombra del giocatore ammirato due stagioni prima.

Un contesto tattico non ottimale

Per quanto riguarda gli schemi offensivi, Conte e Allegri lavorano in maniera diametralmente opposta. Lo dimostra il modo in cui i due hanno impiegato le loro punte in bianconero. In questo caso, il miglior anti-sponsor della mossa Vlahovic-Lukaku si chiama Fernando Llorente, eccellente sotto la guida di Antonio Conte, epurato fino ad arrivare alla rescissione con Allegri. Llorente, come Lukaku, non è mai stato un attaccante autosufficiente e giovava molto del supporto dei compagni attorno a sé, che fossero le mezzali o la seconda punta. Con Conte, Llorente e Tevez giocavano vicini come Lukaku e Lautaro, scambiandosi palla nello stretto, aprendosi spazi vicendevolmente e completandosi alla perfezione, come le vecchie coppie degli anni ’90 formate dall’attaccante alto e forte fisicamente e quello piccolo, tecnico e guizzante.

Allegri nelle sue esperienze juventine ha sempre allontanato i due attaccanti, chiedendogli di coprire molto campo e di essere autosufficienti, mossa che ha esaltato l’estro e il tremendismo di Tevez ma annullato il contributo di Llorente, lasciato troppo solo e sfiancato in un lavoro di corto-lungo incessante che, a differenza dell’Apache, non poteva possedere. Nemmeno Lukaku potrebbe sostenere questo compito per un campionato intero.

L’ultimo fattore che desta preoccupazione, strettamente connesso al precedente, è l’assenza di un partner d’attacco che possa esaltare le caratteristiche di Lukaku come fatto da Lautaro Martinez in nerazzurro. Chiesa è una seconda punta solo nominale, poiché è più propenso a cercare palla in fascia che a ricevere al centro. Milik, pur disponendo di un’ottima tecnica di base, è un 9 a tutti gli effetti e anche in nazionale non batte le stesse zone di campo di Lewandowski. Infine, Kean è il meno associativo dei tre e forse quello più adattabile a fungere da “scudiero” di Lukaku, ma siamo nel campo delle ipotesi e va detto che si tratta di un calciatore che non è mai stato considerato un titolare nella Juventus.

Messe nero su bianco le situazioni di campo, vanno comunque considerati quei fattori intangibili – di cui Max Allegri è sacerdote – che negli ultimi anni hanno guidato le scelte della Juve e che possono rivelarsi il vero ago della bilancia in questo scambio. Rispetto a Vlahovic, Lukaku è 7 anni più vecchio ma anche con un bagaglio di esperienza effettivamente enorme: è il miglior marcatore della storia della nazionale belga ed è un giocatore affermato, di quelli che piacciono ad Allegri.

Lukaku sa come si vince perché l’ha già fatto in passato; ha tante partite alle spalle e un curriculum di spessore, tra Chelsea, United e Inter, con una storia personale che gli permetterebbe di sentire meno “il peso della maglia” e di gestire meglio “i palloni che scottano”. Nulla conta più di queste soft skills nella filosofia di Allegri, re della gestione dei momenti e della capacità di infilarsi nelle pieghe delle partite per portarle a casa senza dominarle.

Molto semplicemente, con ogni probabilità Massimiliano Allegri pensa che la Juventus abbia più possibilità di vincere lo scudetto con Lukaku in attacco invece che con Vlahovic. Il naufragio del progetto tecnico legato al serbo (per il quale era stato sacrificato Dybala), così come i dubbi sull'adattabilità tattica, sull’integrità fisica e la probabile invendibilità di Lukaku, diverranno privi di importanza se la Juve vincerà il campionato. Lukaku è l’all-in definitivo della Juventus, l’incarnazione stessa del concetto di instant team. Il rischio di appesantire i conti bianconeri per oltre un triennio e di perdere uno degli attaccanti più talentuosi degli ultimi anni, per Max val bene una scommessa: d’altronde, non è vincere l’unica cosa che conta?


  • Alex Campanelli, made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Ha scritto il libro “Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora”.

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