, 1 Agosto 2023

Francisco Stromp, una vita per lo Sporting


La storia dell'uomo che ha dato il nome alla maglia dello Sporting Clube de Portugal.

La Linha Verde della metropolitana di Lisbona parte dalla stazione di Cais do Sodré, non lontana da Praça do Comercio e dal quartiere dell’Alfama, e porta verso la periferia Nord della città. Prenderla vuol dire lasciarsi alle spalle il Fado che risuona negli storici locali del centro città e allontanarsi dal richiamo dei pasteis de nata e del bacalhau à Bras, ma vuol dire anche dirigersi verso uno dei luoghi sacri di quella religione civile che è il calcio a Lisbona, ovvero l’Estadio José Alvalade, casa dello Sporting Clube de Portugal.

Abbandonata la metropolitana alla stazione di Campo Grande, basta risalire in superficie per trovarsi di fronte il variopinto impianto, costruito nel 2003, e lo spazio vuoto lasciato dal suo omonimo predecessore, demolito nello stesso anno. Imboccando la strada che un tempo permetteva di circumnavigare il vecchio impianto, ci si imbatte in un busto che raffigura un uomo in maglia biancoverde e la cui iscrizione sul piedistallo corrisponde al nome della via in cui è posizionato: Francisco Stromp.

Una rapida ricerca sullo smartphone restituisce molti risultati riferiti a una maglia, quella biancoverde a quarti, che di sicuro avete visto su un giovanissimo Cristiano Ronaldo o su un implacabile Bruno Fernandes, e che ogni volta lo Sporting dedica appunto all’uomo raffigurato nella scultura. Ma quindi chi era Francisco Stromp?

Busto di Francisco Stromp situato nei pressi dello stadio José Alvalade.

Francisco Stromp nasce il 21 maggio del 1892, terzo dei sei figli di Francisco dos Reis Lopes Stromp, stimato medico della capitale portoghese. Ad appena tre anni il piccolo Francisco si ammala e, su consiglio dei colleghi del padre e del loro medico di famiglia, la famiglia Stromp lascia la sua casa in Largo do Intendente per trasferirsi a Lumiar, località posta ai piedi delle colline che circondano Lisbona, dove il bambino potrà godere dell’aria di campagna. Francisco cresce quindi poco fuori dalla capitale e tra gli altri consoce un giovane di sette anni più grande di lui, che aveva provato a studiare medicina ad Harvard ma era tornato a Lisbona dopo pochi anni.

Questo ragazzo si chiama Josè Alfredo Holtreman Roquette ed è nipote di un nobile locale, che dal 1898 può fregiarsi del titolo di Visconte di Alvalade e che alla storia passerà con il nome di José Alvalade. Proprio il José Alvalade a cui oggi è intitolato lo stadio dello Sporting. I giovani aristocratici come Alvalade si stanno appassionando al nuovo gioco arrivato dall’Inghilterra, il calcio, e nella città di Lisbona stanno fiorendo numerosi club e polisportive che annoverano tra le loro discipline anche il futebol. Nel 1904 in particolare, alla Pastelaria Bijou nasce il Campo Grande Football Club, che vede tra i fondatori proprio Josè Alvalade e i due figli maggiori degli Stromp, che presto coinvolgono il dodicenne Francisco.

Nato dalle ceneri di una precedente associazione, il nuovo club ci mette solo due anni per disgregarsi a sua volta: a seguito di un’accesa discussione sorta durante un pic-nic a Loures, fra chi voleva che il Campo Grande FC privilegiasse gli aspetti sociali e chi voleva mettere al primo posto le attività sportive. Nasce una fronda di dissidenti che decide di fondare una sua polisportiva e Francisco Stromp è tra questi. Il 1° luglio 1906, con Stromp alla guida, nasce lo Sporting Clube de Portugal. Passano due anni e Francisco, solo sedicenne, esordisce con la maglia del suo club, che da poco è cambiata: da un’uniforme tutta bianca, proprio nel 1908 si passa a una camicia a quarti biancoverdi.

Prima divisa della storia dello Sporting Clube de Portugal.
Al museo ufficiale dello Sporting è ancora possibile vedere la prima divisa biancoverde del club.

Le prime partite di Stromp con lo Sporting sono valide per il neonato Campeonato de Lisboa, che per la prima volta mette i Leões di fronte agli avversari di sempre: il Benfica. Nel 1911 però Francisco Stromp, ormai avviato ad essere il leader tecnico e carismatico della squadra, manca l’appuntamento sentitissimo con il derby: si trova in carcere, dove sta scontando due mesi di prigionia per aver partecipato al fallito tentativo di restaurazione della monarchia, guidato dal Generale Paiva Couceiro.

È un altro derby invece a dare la prima gioia a Stromp e ai suoi compagni, che nel 1915 vincono il loro primo titolo proprio ai danni dei biancorossi. A questo titolo ne seguono altri tre, sempre con Stromp a guidare la squadra dal campo, nel 1919, 1922 e 1923. Francisco è capitano della squadra in tutte le occasioni e, in un’epoca in cui la figura dell'allenatore è assente, guida i suoi compagni dal campo e prende le decisioni necessarie. Tutti i compagni lo vedono come un esempio da seguire, sia per la sua abilità in campo sia per la sua ferrea etica sportiva; ne ascoltano rapiti le parole nello spogliatoio, dove prima delle partite arringa la sua squadra con le lacrime agli occhi, appellandosi ai valori dello sportinguismo e al rispetto dello stemma che portano sul cuore.

Nel 1922 la federazione portoghese lancia la prima edizione del Campeonato de Portugal, un torneo a eliminazione che ospitava tutte le vincitrici dei campionati locali e ora conosciamo come Taça Portugal, la coppa nazionale portoghese. Lo Sporting di capitan Stromp arriva subito in finale, perde per 2-1 l'andata a Porto ma vince 2-0 il ritorno in casa, mandando tutto a una gara di spareggio, che si gioca sul campo del Boavista, vicino a Porto. Lo spareggio si rivela però amaro: lo Sporting riesce a tenere il pari nei regolamentari ma cade nei supplementari, perdendo 3-1 e vedendo sfumare la possibilità di vincere il primo titolo nazionale della storia.

I Leões proveranno a rifarsi un anno dopo. Nel 1923, infatti, la squadra giunge di nuovo in finale, eliminando proprio i campioni uscenti del Porto, e l’ormai esperto Stromp sa che è un'occasione d'oro. Stavolta la finale è in gara secca; l'avversaria è l'Academica di Coimbra e prima della partita, il capitano prende carta e penna e produce uno dei suoi accorati discorsi, ricordando che la forza dello Sporting non è data dalle abilità individuali dei suoi giocatori, ma dalla loro correttezza, disciplina, serietà e amicizia. In campo, poi, sarà proprio lui a segnare il primo gol di una partita semplicemente perfetta, in cui lo Sporting vincerà per 3-0 e con cui conquisterà il suo primo titolo nazionale.

Francisco Stromp, capitano dello Sporting, e Cosme Damiao, capitano del Benfica, prima di un derby.

Per Stromp questa è la chiusura di un cerchio: un anno dopo il titolo, ormai trentaduenne, decide di ritirarsi al termine di una carriera lunga un decennio e oltre cento partite, di cui molte da capitano e allenatore della squadra. La portata del suo rapporto con lo Sporting però si coglie soprattutto nel fatto che, in quegli anni, Stromp aveva militato in almeno altre tre discipline della società, entrando in dirigenza dopo la morte del Visconte de Alvalade e facendo addirittura da arbitro in alcune partite.

Lo Sporting e Stromp sono sempre state due entità inscindibili: per lui c'erano solo inizialmente l’esercito e in seguito il lavoro al Banco Nacional Ultramarino, dove si reca indossando la maglia biancoverde sotto la camicia. Nient’altro impegnava la mente e il tempo di Francisco, che dedicava anima e corpo allo Sporting, tanto da lasciare gli studi universitari per amore della sua squadra.

La storia di Stromp prende però una svolta drammatica proprio in quegli anni, quando, a casa Stromp, viene portata a tavola della zuppa per cena e Francisco tenta di mangiarla con la forchetta. Come intuisce subito suo padre, Stromp ha contratto la sifilide, la stessa malattia che aveva ucciso suo fratello Antonio nel 1921. Con il passare degli anni, le sue condizioni iniziano a peggiorare sempre di più: il suo lavoro in banca ne risente e, alla fine, a 35 anni, Stromp è costretto a lasciare anche i suoi incarichi con lo Sporting, interrompendo una storia durata 21 anni.

Gli anni successivi, però, sono un inferno per lui, costretto ad assistere inerme al sempre più doloroso deterioramento del suo fisico. Una mattina, tre anni dopo il suo addio allo Sporting, si alza e si veste come di consueto, ma invece di dirigersi verso il Banco Nacional Ultramarino si reca alla stazione ferroviaria di Sete-Rios. Sui binari di quella stazione, dopo aver lasciato la sua giacca accuratamente piegata lì vicino, termina la vita di Francisco Stromp. È il 1° luglio 1930, ventiquattresimo anniversario della fondazione dello Sporting Clube de Portugal. Anche per scegliere il giorno della sua morte, Stromp ha seguito il suo cuore biancoverde.

Foto del busto di Francisco Stromp all'interno dello stadio José Alvalade di Lisbona, casa dello Sporting CP.
C'è un busto di Stromp anche all'interno dello Stadio Alvalade (Foto: ThreeohSix via Wikimedia Commons)

La morte però non concluderà la storia di Stromp con lo Sporting. Ancora oggi, la tessera numero 3 del club porta il suo nome e i suoi ideali sono rimasti sempre nella storia della squadra. Dieci anni dopo la sua morte, il suo nome sarà poi legato a un'associazione di soci che aveva l'obiettivo di collaborare con la dirigenza del club per portare avanti gli ideali sportinguisti, il Grupo Stromp.

Il Grupo Stromp avrà una vita travagliata per circa un ventennio fino a quando, nel 1963, ventidue soci del club decidono di rifondare per intero l'associazione, istituendo anche i Premios Stromp, destinati ai membri della polisportiva che più si sono distinti durante la stagione sportiva. Questi premi sono ancora oggi una cerimonia sentitissima all'interno del club, e nell'albo d'oro figurano anche campioni come Luis Figo, Cristiano Ronaldo e Nani.

Cristiano Ronaldo con la Camisola Stromp dello Sporting.

Oltre ai premi, però, la storia di Francisco Stromp resta ancora nei cuori e davanti agli occhi degli abitanti di Lisbona grazie alle strade, alle piazze e al busto che gli sono stati intitolati attorno allo Stadio Alvalade ma soprattutto grazie al più importante simbolo dello Sporting: quella maglia a quarti bianchi e verdi che sulle sue etichette porta ancora scritto "Camisola Stromp".


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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