
Considerazioni sparse su Svezia-Italia (5-0)
L'Italia approccia bene ma finisce travolta dalla Svezia.
- Che non sarebbe stata la partita più agevole per l'Italia si sapeva. La Svezia, pur con quell'aria da nobile un po' decaduta, resta una delle nazionali più blasonate al mondo, forte della tradizione e della diffusione di cui gode in calcio femminile scandinàvo. Sempre presente a Mondiali ed Europeo e semifinalista delle ultime edizioni di entrambi, medaglia d'argento alle ultime due Olimpiadi, presenza fissa e detentrice dell'Algarve Cup, le gialloblù sono squadra di caratura ben diversa dalle azzurre, con tanto di vincitrici dell'ultima Champions League in campo (Rolfö, a segno oggi e che già siglò una doppietta nel Barça-Roma di qualche mese fa);
- Proprio per questo l'approccio iniziale dell'Italia ha sorpreso in positivo. Nei primi venti minuti la squadra di Bertolini è propositiva, ha mantenuto buona aggressività nel pressare in avanti, vincere le seconde palle (nonostante un certo gap fisico) e soprattutto non si è intimidita nel manovrare e arrivare a concludere, procurando un paio di spaventi a una non impeccabile Musovic tra i pali. Un bell'avvio, ma breve come un temporale estivo (cambiamento climatico permettendo);
- La Svezia, soprattutto dalla mezz'ora di primo tempo, decide che la ricreazione è finita. Le scandinàve alzano ritmi e baricentro e iniziano a far valere la maggior caratura tecnica, pur non essendo sempre pulitissime nell'ultimo passaggio. E allora per sbloccarla arrivano i calci piazzati: tre gol in 6' prima dell'intervallo, di cui due da corner. Italia rivedibilissima nei duelli e nelle marcature, con la portiera Durante sempre troppo sulla linea e quasi impossibilitata all'uscita alta dai massicci blocchi svedesi: una vera e propria no-fly zone in area piccola;
- L'aspetto forse più preoccupante delle azzurre, pure al netto del divario tecnico, è stato il totale crollo emotivo dopo l'1-0. Innegabile che sia stata poco reattiva la panchina nella lettura del piano gara (la Svezia stava iniziando a uscire con troppa facilità ormai da una decina di minuti), e che di cinque gol l'Italia ne prenda tre identici da calcio d'angolo (due addirittura portano la stessa firma, quella di Ilestedt) dice molto sulla mancanza di pronte contromisure. Ma tanto Linari e compagne erano state così precise, attente e puntuali nel primo quarto di gara, quanto hanno perso completamente la barra dopo lo svantaggio;
- In vista della partita decisiva contro il Sudafrica continua tra le altre l'enigma prima punta per Milena Bertolini. Oggi, nel 4-2-3-1 che spesso e volentieri si ridisegnava in un 4-4-2, Beccari e Bonansea hanno agito da centrali d'attacco, ma la seconda in particolare è apparsa alquanto avulsa dal gioco. Solo un ultimo quarto d'ora per la centravanti della Roma Giacinti, e 0 minuti per Girelli che aveva deciso la gara contro l'Argentina. In questo, l'unica certezza delle azzurre a livello tecnico continua ad essere la 2006 Giulia Dragoni, in campo oggi per un'ora. Sintomatico di un cambio generazionale che si sta rivelando sempre più complicato.
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