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Timothy Weah posa con la maglia della Juventus.
, 28 Luglio 2023

Cinque possibili scenari per Timothy Weah alla Juventus


Dalla distopia all'utopia.

Il calciomercato della Juventus stenta a decollare: Cristiano Giuntoli nella sua conferenza stampa di presentazione ha messo al primo posto le cessioni; sui media circolano nomi che non stuzzicano granché le fantasie dei tifosi bianconeri e, a un mese dall’inizio del campionato, la versione 2023/24 della Signora è sinistramente simile a quella che aveva chiuso non esattamente in crescendo la stagione conclusasi a giugno. L’unico vero e proprio nome nuovo in casa Juve è Timothy Weah, il figlio d’arte, un po’ ala un po’ terzino; giovane ma non giovanissimo, un ragazzo con uno spettro di crescita decisamente ampio, sul quale è difficile fare pronostici a lungo termine. Proprio per questo, in questa torrida e anche un po’ grigia (più che bianconera) estate di mercato, ci siamo divertiti a fantasticare sul suo futuro, e vi presentiamo cinque prospettive (in)verosimili sul futuro del buon Tim.

Timothy in the Middle

20 agosto 2023, ore 20:45: la nuova Juventus di Massimiliano Allegri si presenta ai nastri di partenza alla Dacia Arena, pronta a rispondere alle vittorie di Napoli, Inter e Roma. Il tecnico riparte dal 3-5-2 con Szczesny in porta, Danilo, Bremer e Alex Sandro in difesa; Rovella a sorpresa in cabina di regia, spalleggiato dai due bodyguard Kessié e Rabiot; Kostic e McKennie come quinti e la coppia Milik-Kean in avanti, complice l’indisponibilità del centravanti titolare per infortunio.

Il clima torrido e l’atteggiamento non esattamente spregiudicato delle due formazioni partoriscono una partita sofferente, che la Juve riesce a sbloccare al quarto d’ora del secondo tempo grazie a un colpo di testa di Milik su corner di Kostic. Gli ospiti si rintanano, Allegri inserisce Locatelli per Rovella e, a 10 minuti dalla fine, Tim Weah per un esausto McKennie. Lo statunitense si mostra subito pimpante, rischiando un gran gol in contropiede dopo aver riconquistato palla nella sua metà campo e aver percorso 70 metri palla al piede, col suo destro deviato in angolo da un miracoloso intervento di Silvestri, ma nei minuti di recupero accade il disastro. Sull’ennesimo cross dell’Udinese, respinto dall’ennesimo colpo di testa di Bremer, Weah si ritrova la palla tra i piedi e prova ad allungarsela per far respirare la squadra; l’americano viene però fermato da Ebosele, che blocca il suo tentativo di dribbling, se lo lascia alle spalle e mette in mezzo dalla linea di fondo per Lorenzo Lucca, che segna il suo primo gol in Serie A e condanna la Juve al pari.

In conferenza stampa Allegri usa la carota più che il bastone, portando all’errore di Weah giustificazioni quali l’età, il caldo, l’adattamento a un modulo mai sperimentato e l’utilizzo di una lingua non conosciuta dalla guida tecnica ma la Juventus, nell’ultimo giorno di mercato, acquisterà Castagne per 19 milioni di euro più bonus e l’ex Lille non vedrà più il campo per mesi. Weah giocherà la prima gara da titolare in Serie A sotto Natale, al Benito Stirpe di Frosinone, complice l’indisponibilità di McKennie e la squalifica di Castagne. Il giocatore che debutta dal 1’ è decisamente diverso da quello visto fino a pochi mesi prima, parco nelle giocate individuali ed estremamente attento nelle diagonali, fisicamente capace di reggere l’urto di molti avversari ma sempre conservativo nelle giocate. Il nuovo Weah convince Allegri, che sempre più spesso lo schiera da titolare, ma sulla sinistra, a discapito di un esausto Kostic, esaltando la capacità dell’americano di giostrare su entrambi i lati e la sua grande comprensione dei momenti delle partite. Weah chiuderà la stagione con un gol, in Coppa Italia contro il Sudtirol, e tre assist, tutti su corner, risultando uno degli esterni meno dribblati della Serie A; a fine stagione un Allegri fresco di rinnovo fino al 2027 avallerà la cessione di De Sciglio, convinto di aver trovato il suo nuovo soldato perfetto.

Grafica della Juventus con scritto "Grazie Mattia" e la foto di Mattia De Sciglio.

Attenzione: alcune delle immagini inserite in questo articolo potrebbero presentare incongruenze con la realtà.

Non è un paese per Timothy

3 agosto 2023: la Juve pubblica sui propri account social i convocati per la partita amichevole con il Real Madrid, e Timothy Weah non è presente nella lista stilata dal tecnico Massimiliano Allegri. Si parla di un piccolo problema muscolare; qualcuno fa riferimento alla gastroenterite che due settimane prima aveva fermato il Barcellona, ma al ritorno dagli Stati Uniti ecco che emerge la verità: Weah è stato punito per un atteggiamento troppo svagato e poco professionale in allenamento, bacchettato da Allegri e Magnanelli per aver esagerato in preziosismi e giocate fini a loro stesse, su tutte una veronica per spingere in rete un pallone a porta vuota.

Tale versione, riportata da molti giornalisti vicini all’ambiente bianconero, non viene mai confermata dalla società e il caso rientra velocemente, tanto che Weah è titolare nella prima gara di campionato contro l’Udinese, risultando tra i più pimpanti in squadra e portando a casa voti che vanno tra il 6,5 e il 7, figli di una prestazione propositiva sulla fascia del malcapitato Masina, che a dire il vero non prova praticamente mai ad impensierirlo oltre la propria metà campo.

Weah viene confermato dal 1’ anche contro Bologna ed Empoli, ma proprio al Castellani, gara che una Juventus memore della batosta inflittale dai toscani qualche mese prima gioca con un atteggiamento decisamente guardingo, arriva la prima battuta a vuoto. Tim Weah soffre le lunghe fasi di difesa posizionale affrontate dalla Juve, e viene messo costantemente in difficoltà dall’intraprendente Liberato Cacace, così al 60’, dopo un brutto pallone perso in uscita che costringe Danilo a uscire forte sul terzino neozelandese dell’Empoli rimediando un cartellino giallo, Allegri lo sostituisce inserendo McKennie largo a destra, che viene confermato anche nella gara successiva, il big match dello Stadium contro la Lazio (0-1, gol di Patric).

Alla quinta di campionato è proprio Weah a evitare alla Juve la seconda sconfitta consecutiva, siglando da subentrato l’1-1 al Mapei contro il Sassuolo: dribbling a disorientare Muldur e potente destro alle spalle di Cragno. Nella stessa gara, l’esterno rimedia un affaticamento muscolare – “è entrato benissimo, ma deve imparare a gestirsi, gli servirà per crescere”, sentenzierà Allegri in conferenza – che lo tiene ai box per qualche giornata; al suo ritorno la Juventus, in crisi di risultati, sarà passata al 4-4-2 con Danilo stabilmente sull’out di destra e Cambiaso e Alex Sandro ad alternarsi a sinistra, mentre a centrocampo le fasce sono presidiate da Rabiot e Chiesa. Così l’ex Lille – ritenuto troppo svagato per fare il terzino – diventa il cambio spaccapartita preferito di Allegri, mentre da titolare sarà schierato quasi esclusivamente da seconda punta, con risultati modesti.

Nelle ultime gare della stagione, con la Juve che balla tra il quarto e il sesto posto, l’infortunio di Danilo sembra aprire le porte al ritorno al centrocampo a 5 e al conseguente ingresso di Weah, a quota 4 gol e 4 assist tutti da subentrante, nell’11 titolare, ma Allegri rispolvera il recuperato De Sciglio e per Tim restano solo scampoli di partita in cui appare progressivamente meno pimpante e meno propositivo. Nell’ultima di campionato contro il Monza, decisiva per l’ingresso in Champions, Weah segna il gol del vantaggio con un destro dalla distanza e si fa espellere pochi minuti dopo per un fallo a palla lontana, favorendo il ritorno dei brianzoli e la rete di Cittadini, che esclude la Juve dall’Europa dei grandi. Weah finisce al Liverpool per 18 milioni di euro, erede di Trent Alexander-Arnold ormai stabilmente riconvertito a mezzala, mentre sedicenti community juventine esultano per la plusvalenza ricavata, giusto un paio di giorni prima che la Juventus, su indicazione di un Allegri che si appresta ad entrare nel suo ultimo anno di contratto, decida di reinvestire la stessa cifra su Raoul Bellanova.

Trent Alexander-Arnold a duello con Timothy Weah in un'amichevole tra Inghilterra e Stati Uniti del 15 novembre 2018.

Il momento del passaggio del testimone. (Foto: MI News & Sport/Alamy Live News)

Timmy and the Brain

“Massimiliano Allegri non siederà sulla panchina della Juventus nella stagione 2023/24”. A una settimana dall’inizio del campionato, il comunicato della società bianconera squarcia all’improvviso il cielo apparentemente sereno di una comune domenica d’agosto, perturbata non dalla neve invocata da Gigi D’Alessio in un pezzo tristemente attuale, ma da una vera e propria tempesta.

Alla base dell’esonero ci sarebbe una frattura insanabile con il direttore sportivo Cristiano Giuntoli, che nel corso della tournée americana è giunto alla conclusione che il tecnico non è assolutamente la persona adatta per valorizzare molti dei calciatori in rosa. Nelle successive 48 ore i media spendono tutti i nomi possibili, da Nagelsmann a Conte passando per Zidane, Galtier, Joachim Low e Massimo Carrera, in molti si aspettano il colpo a effetto da Giuntoli, che però martedì presenta Igor Tudor come nuovo allenatore della Juventus. L’ex Verona e Marsiglia a sorpresa esordisce chiudendo il mercato in entrata della Juventus, giudicando la rosa a disposizione assolutamente in grado di vincere lo scudetto, e togliendo i pezzi pregiati dalla lista dei possibili partenti. All’esordio da ex contro l’Udinese Tudor schiera il suo 3-4-3 con il tridente composto da Chiesa e Iling-Junior, a piede invertito, alle spalle di Vlahovic, mentre a centrocampo sulle fasce agiscono Kostic e Timothy Weah, visto pochissimo nelle amichevoli precampionato.

Pur con qualche battuta a vuoto la squadra vince e convince, Chiesa e Vlahovic tornano a rendere ad altissimi livelli, la cerniera di centrocampo formata da Rovella e Fagioli è leggera solo sulla carta, rivelandosi capacissima di tamponare e rifinire, ma la vera novità è la nuova coppia dell’out di destra bianconero, quella formata da Weah e Iling, velocemente soprannominati Tim&Sam dai media. Solo all’apparenza simili, i due si scoprono incredibilmente complementari in campo: coperto da un sorprendente De Winter che si prende il posto da titolare come braccetto di destra, Weah è libero di sfrecciare sulla linea del fallo laterale, seminando avversari e attirando su di sé le attenzioni dei terzini avversari, mentre Iling-Junior si scopre un dribblatore cerebrale, artista del surplace, il dribbling da fermo che col suo mix di tecnica e fisicità diventa insostenibile per quasi ogni difensore.

Mentre in campo la Juve dà vita a un’entusiasmante lotta a 3 per lo scudetto con Inter e Napoli, fuori dal rettangolo verde impazzano le fanfiction sui due ragazzi, inseparabili e intercambiabili, tanto che nel big match col Napoli, complice l’indisponibilità di Chiesa, Tudor li schiera entrambi nel tridente, ricavandone il gol partita con colpo di testa di Weah su assist d’esterno di Iling. La Juventus termina seconda a due punti dall’Inter, ma a suscitare la feroce rivolta dei tifosi non è la mancata vittoria dello scudetto, bensì la brusca interruzione della bromance tra i due esterni: il nuovo Real Madrid di Antonio Conte si presenta a Torino con 100 milioni per i cartellini di Iling e Weah, la Juve regge sull’inglese ma alla fine è costretta a cedere lo statunitense per 57,5 milioni di euro bonus compresi. Nella conferenza stampa di presentazione con la camiseta blanca, Tim Weah ringrazia la Juventus, Igor Tudor e soprattutto il compagno d’avventure Iling-Junior; si ritroveranno all’Allianz Arena nel giugno 2025, in occasione della finale di Champions League.

Grafica di Transfermarkt in cui Timothy Weah ha completato il trasferimento dalla Juventus al Real Madrid.

Weah always me?

“Alla Juventus ci sono delle regole, il ragazzo è appena arrivato e magari non le conosce tutte, forse a Lille le cose funzionavano diversamente, ma qui il rispetto nei confronti dei compagni e dell’allenatore viene prima di tutto”. Cristiano Giuntoli, a margine della prima di campionato contro l’Udinese, commenta così l’assenza di Weah tra i giocatori schierabili, nonostante fosse stato regolarmente inserito nella lista dei convocati. Arrivato in ritardo e “con abbigliamento non consono” alla riunione tecnica, Weah va in tribuna anche la giornata successiva, debuttando ufficialmente in bianconero alla terza di campionato, contro l’Empoli, giocando 25 minuti da seconda punta al posto di Chiesa.

Contro la Lazio Allegri decide di sparigliare le carte e schiera la squadra a specchio, così nel 4-3-3 varato dal tecnico c’è spazio per Weah sull’ala destra, a completare il reparto formato da Chiesa e Kean. Pimpante e sfrontato, lo statunitense fa impazzire Marusic e a fine primo tempo sigla il suo primo gol in Serie A, con un inserimento su lancio di Locatelli alle spalle proprio del terzino montenegrino. Nella ripresa la partita si incattivisce, Weah cerca ancora di ingannare Marusic ma rimedia solamente un giallo per simulazione in area, che diventa pesantissimo quando, nel fermare una ripartenza laziale, il giocatore è costretto ad atterrare Zaccagni senza possibilità di intervenire sul pallone, guadagnando un’espulsione meritata. Weah spegne la luce e inveisce contro gli avversari e il direttore di gara, i compagni provano a contenerlo ma prima di avviarsi verso gli spogliatoi Tim ha un battibecco piuttosto veemente con Akpa Akpro, gli altri calciatori sono costretti a separarli e il verdetto del giudice sportivo sarà inappellabile: 5 giornate di squalifica, per la quali la Juve non presenta ricorso, decidendo contestualmente di multare il calciatore. Goccia che fa traboccare il vaso, Weah torna in ritardo dalla sosta per le nazionali di fine novembre, accampando ben poco credibili scuse legate a un guasto aereo che però misteriosamente permette a McKennie di presentarsi alla Continassa per tempo.

La Juve mette Weah prima fuori rosa, poi sul mercato nella finestra invernale; nessuna squadra di alta classifica vuole rischiare mettendosi in casa una potenziale bomba, e nessuna piccola di A può permettersi il suo ingaggio, così spunta a sorpresa la Sampdoria di Andrea Pirlo, che se lo accaparra in prestito secco con lo stipendio pagato per metà dalla Juve. A Genova Tim Weah viene accolto con grande calore, Pirlo lo schiera subito da titolare nel suo 3-4-1-2 e l’americano, con una fisicità e un’accelerazione fuori scala per la B, diventa il tassello che manca ai blucerchiati per passare dalla zona playoff al secondo posto, alle spalle del Catanzaro campione, che significa promozione diretta in Serie A. Sembra il preludio al ritorno del figliol prodigo in maglia bianconera, ma sulla panchina della Juve Weah trova Raffaele Palladino, che porta a Torino gli alfieri Ciurria e Carlos Augusto e fa capire all’americano che è il caso di cambiare aria.

Negli ultimi giorni dell’estate 2024, Weah si accasa a Leverkusen, ma la sua esuberanza e la sua anarchia mal si sposano con i dettami tattici di Xabi Alonso, così come nel corso del prestito di metà stagione ancora alla Sampdoria (con Beppe Iachini al timone dopo l’esonero di Pirlo) non riesce a ritornare ai fasti della sua prima avventura in blucerchiato. A 25 anni Weah si avvia già verso il lento declino: prima finirà in Turchia al Fatih Karagumruk, allenato da Leonardo Bonucci, poi in Qatar, poi allo Slovan Bratislava agli ordini di Vladimir Weiss padre e figlio, prima di diventare ospite fisso alla Bobo Tv al posto di Lele Adani, chiamato a fare il selezionatore della nazionale argentina femminile.

Immagine AI con Timothy Weah e Andrea Pirlo abbracciati.

L’anarchico Weah e il maestro Pirlo, unico ad averlo saputo domare

Tim the King

2 punti in 6 partite, il peggior inizio di campionato della storia della Juventus. Il giudizio, inappellabile, arriva dopo 2 pareggi, contro Bologna e Sassuolo, e 4 sconfitte, contro Udinese, Empoli, Lazio e Lecce; fa rumore in particolare il clamoroso 0-3 rimediato allo Stadium contro i salentini, con Patrick Dorgu che imperversa sulla fascia sinistra, mettendo fine all’esperienza di McKennie da quinto di centrocampo, e Strefezza che segna una doppietta ed esulta sotto la curva bianconera con uno You Can’t See Me di miccoliana memoria. Allegri sembra aver intenzione di mischiare finalmente le carte, cambiando modulo e inserendo forze fresche come Cambiaso, Weah e Rovella, sin lì utilizzati col contagocce, ma la Juventus non gli darà il tempo, esonerandolo prima della delicatissima trasferta di Bergamo e sostituendolo con Christophe Galtier.

Per l’ex tecnico del Psg l’inizio è ostico dato che Vlahovic, ancora tormentato dalla pubalgia nelle prime uscite, decide di operarsi per risolvere definitivamente il problema; all’esordio con l’Atalanta l’allenatore transalpino schiera Milik in avanti, che si arrende al 30’ per un risentimento muscolare e viene sostituito da un Kean che però non convince appieno Galtier né a Bergamo né nelle uscite successive. Dopo 10 giornate la Juve è ancora a secco di vittorie, Galtier è già sulla graticola e sui media si susseguono le voci relative a un possibile ritorno immediato di Allegri in panchina, ma nella decisiva trasferta del Franchi arriva la mossa che cambia la stagione della Juve e di Timothy Weah: 4-3-3 con Kostic terzino sinistro e Chiesa e Iling-Junior sulle ali, fuori Kean e dentro Weah nel ruolo di centravanti. La Juve vince 2-0, lo statunitense segna una doppietta, prima avventandosi come un rapace su una respinta corta di Cerofolini, poi inserendosi alla perfezione con un terzo tempo di testa sul cross di Kostic.

La Juventus inizia a macinare risultati, pian piano rosicchia punti alla Roma capolista finché, nello scontro diretto dell’Olimpico di inizio maggio, arriva il definitivo sorpasso sulla squadra di Mourinho. A fine stagione sarà scudetto, Weah vince il premio appena istituito di miglior rookie della Serie A (il miglior giocatore sarà Paulo Dybala, autore di 17 gol e 12 assist), la sua consacrazione nel ruolo del numero 9 è definitiva, tanto che la Juve decide di lasciar partire il recuperato Vlahovic, reinvestendo la somma sulla difesa ed allestendo una squadra ancora più completa che si assicura anche i due campionati successivi. Nel 2025/26 Weah è capocannoniere della Serie A con 27 reti, mentre in Champions League i bianconeri devono ancora una volta arrendersi in finale, sconfitti dal Manchester City di Mikel Arteta in una gara incerta e decisa solo da un rimpallo che favorisce il match winner Takehiro Tomiyasu in mischia.

Tim Weah, ormai 26enne, si presenta al mondiale casalingo nel miglior momento della sua carriera, e trascina l’ottima nazionale statunitense, forte anche dell’esplosione di Reyna, Aaronson, Musah e (finalmente) DeAndre Yedlin, alla prima vittoria della sua storia, superando in finale il Brasile di Ancelotti. Il gol decisivo? Lo segna ovviamente Tim the King, com’è ormai soprannominato oltreoceano, e in vista della consegna del Pallone d’Oro la copertina di ogni rivista statunitense somiglierà moltissimo a quella riportata qui sotto:

Immagine AI di Tim Weah con il Pallone d'Oro in mano

  • Alex Campanelli, made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Ha scritto il libro “Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora”.

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