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Un gruppo di calciatori improvvisati alle isole marshall
, 27 Luglio 2023

Il paese senza calcio


Le Isole Marshall sono l'ultimo stato al mondo senza una nazionale o un campionato, ma le cose stanno per cambiare.

211. È il numero di membri della FIFA, l'organizzazione internazionale con più membri in assoluto. Ne ha addirittura più delle Nazioni Unite, che si fermano a 193. In tutti i paesi del mondo si gioca a calcio, anche in quelli che non stanno in nessuna delle due organizzazioni. C'è chi non ha campionato e nazionale, ma ha una blasonata squadra di club, come il Principato di Monaco; c'è chi non ha un campionato ma chiede "asilo" ai vicini di casa, come il Liechtenstein; c'è perfino un campionato amatoriale che si gioca tra squadre della Città del Vaticano. Tutti giocano a calcio. O meglio, quasi tutti. Tra i 193 membri dell'ONU c'è uno stato che non ha una nazionale, non ha un campionato, non ha uno stadio. Stiamo parlando delle Isole Marshall, piccolo stato insulare situato nell'Oceano Pacifico.

Nei prossimi anni, però, non sarà più così. Infatti, nel 2020 è stata fondata la MISF (Marshall Islands Soccer Federation), con l'obiettivo di creare una nazionale, da affiliare poi a OFC e FIFA, e un piccolo campionato locale. Alle Isole Marshall il calcio non è nemmeno lontanamente uno degli sport più popolari, che sono baseball e basket, oltre agli sport di contatto o acquatici, per cui c'è molto più spazio a disposizione – letteralmente, il 97% del territorio delle Isole Marshall è costituito da acqua, e la percentuale potrebbe aumentare ancora a causa del riscaldamento globale. L'impresa quasi titanica di "inventare" il calcio in un paese che non ce l'ha nasce anche da questo, oltre che dal genuino entusiasmo di un gruppo di appassionati: è lo sport più seguito al mondo e alle Isole Marshall sperano che possa aiutarli a porre i riflettori sugli effetti della crisi climatica per paesi come il loro, che rischiano di essere inghiottiti dall'oceano.

Le Isole Marshall sono situate all'incirca a metà strada tra l'Australia e le Hawaii e sono abitate da circa 42.000 abitanti, in costante calo da diversi anni. Sono uno stato indipendente dal 1979, dopo essere passate sotto il controllo di Spagna, Germania, Giappone e infine USA. Il legame più forte lo hano sviluppato con questi ultimi, adottando la loro lingua, i loro costumi e le loro usanze. E anche con una forte emigrazione, dato che più di 30.000 persone di origini marshallesi vivono negli USA. Le Isole Marshall, però, sono state anche teatro del più grande test nucleare mai condotto, il cosiddetto "Castle Bravo", che ebbe luogo sull'isola di Bikini e le cui conseguenze si sono riflesse sugli abitanti degli atolli vicini, portando il governo delle Isole Marshall a battersi da decenni in continue cause con gli Stati Uniti per il risarcimento.

Gli albori del calcio nelle Isole Marshall

La data chiave per la storia del calcio nelle Isole Marshall è il giorno di San Silvestro 2020, quando viene fondata la MISF (Marshall Islands Soccer Federation). Ad apporre le loro firme sull'atto fondativo sono una decina di appassionati residenti nel piccolo arcipelago del Pacifico, che per la maggior parte hanno vissuto e studiato all'estero e lì hanno conosciuto il calcio. Alla carica di presidente viene eletto Shem Livai, imprenditore marshallese, che era stato calciatore durante il suo periodo da studente alle Isole Vergini Americane e ha deciso di lanciarsi in questa impresa ispirato anche dal figlio Carter, che spesso gioca a pallone sulle spiagge della capitale Dalap Uliga-Darritt. Una volta era molto raro vedere ragazzi come Carter in giro per l'isola – anche a causa della schiacciante popolarità di pallacanestro e baseball – ma negli ultimi anni si vedono sempre più ragazzi giocare a calcio nei parchi o sulla sabbia.

Tuttavia, mentre quasi ogni villaggio dell'arcipelago ha il suo campo da basket e anche i diamanti per il baseball abbondano, la mancanza di campi da calcio è quasi totale. I ragazzi e le ragazze non hanno la possibilità di unirsi a una squadra o di giocare un campionato e il loro sviluppo calcistico termina con le partite tra amici in spiaggia. Negli anni '90 c'erano stati alcuni timidi tentativi di mettere in piedi un campionato delle Isole Marshall, condotti soprattutto da australiani o statunitensi presenti nell'arcipelago per via delle basi militari, ma avevano tutti avuto vita breve, anche e soprattutto per la mancanza di infrastrutture adeguate – si giocava infatti in stazioni meteo, palazzetti, aree militari e altre location improvvisate. Nel 2020, però, quando la MISF viene fondata, è già in costruzione il Majuro Track and Field Stadium, in cui si terranno i Giochi della Micronesia 2024. È il primo stadio con un vero campo da calcio ad essere costruito alle Isole Marshall.

Il Majuro Track and Field Stadium, stadio della capitale delle Isole Marshall, in costruzione
Lo stadio di Majuro, capitale delle Isole Marshall, in costruzione. (Twitter: @paul_c_watson)

La casa della nascente Nazionale delle Isole Marshall è stata costruita su una lingua di terreno strappata al mare e ha alle sue spalle sistemi che dovrebbero contenere il più possibile gli effetti di maree e allagamenti sullo stadio. Proprio la lotta con l'oceano è centrale nella nascita di una federazione calcistica nelle Isole Marshall. Al di là dell'entusiasmo per il calcio che ha animato il gruppo di fondatori, c'è dietro anche la volontà di porre l'attenzione sul tema del cambiamento climatico e degli effetti che sta avendo per stati come l'arcipelago oceanico. A Majuro, e sulle altre isole, le maree eccezionali che capitavano stagionalmente e in modo sporadico stanno diventando la quotidianità e ci si aspetta che molti degli atolli che compongono le Isole Marshall saranno completamente sott'acqua entro il 2050. Le madri stanno iniziando a chiamare i figli con i nomi di villaggi, isole e barriere coralline, in modo che la memoria per i loro luoghi resti viva anche nel caso questi dovessero essere inghiottiti dall'oceano o distrutti.

Le figure chiave

Di Shem Livai abbiamo già brevemente parlato. È il presidente della MISF dal giorno della sua fondazione ed è un po' il deus ex machina di tutto il processo che sta portando le Isole Marshall ad avere un campionato ed una nazionale di calcio. Ed è stato proprio lui ad entrare in contatto con Lloyd Owers e a sceglierlo come primo direttore tecnico della MISF. Owers è un trentatreenne di Oxford; in passato è stato consulente della FA e allenatore delle giovanili e scout per alcune squadre minori inglesi, ma non aveva mai messo piede nelle Isole Marshall. A far incontrare Livai e Owers è stato infatti il blog di quest'ultimo, in cui si era occupato della Nazionale di calcio delle Samoa, acquisendo popolarità negli ambienti del calcio oceanico.

Owers aveva scoperto dell'esistenza della Federazione calcistica delle Isole Marshall leggendo un articolo a riguardo su The Athletic e si era subito appassionato alla vicenda, anche per i suoi risvolti ambientalisti. Così, dal dicembre del 2022 è diventato ufficialmente il direttore tecnico della Federazione. Owers inizia da subito a occuparsi della creazione di un'identità di gioco per la Nazionale, quasi una dottrina filosofica: prepara le basi del curriculum calcistico per le scuole da proporre al Ministero dell'Istruzione, progetta e conduce a distanza corsi per formare educatori ed allenatori e inizia a cercare giocatori convocabili, tentando di entrare in contatto sui social con tutti i marshallesi che giocano a calcio sparsi per il mondo. Nelle prossime settimane Owers dovrebbe atterrare a Majuro per visitare le isole e iniziare le attività che richiedono la sua presenza. Non esclude di trasferirsi definitivamente alle Isole Marshall in futuro.

Lloyd Owers, direttore tecnico della Federazione delle Isole Marshall
Finora Owers aveva lavorato esclusivamente in Inghilterra. (Foto: Sky Sports)

Lloyd Owers però non è da solo in questa impresa. Infatti, a inizio 2023 riesce a coinvolgere altre due figure, conosciute tramite Twitter e LinkedIn. La prima è Justin Walley, anche lui inglese ma ora di base in Lettonia. Viaggiatore, scrittore di romanzi, giornalista e insegnante di inglese, aveva fondato il Riga United – che milita nella seconda divisione lettone – ed è stato CT della Nazionale del Matabeleland, nazione non riconosciuta situata nel territorio dello Zimbabwe. Con la selezione africana Walley ha preso parte a una Coppa del Mondo CONIFA (la FIFA delle nazioni non riconosciute), prima di diventare presidente della divisione Africa della CONIFA e membro del comitato esecutivo mondiale della stessa. Per la Federazione delle Isole Marshall ricopre il ruolo di responsabile della comunicazione.

La seconda figura invece è Matt Webb, direttore del marketing della nascente federazione. Anche lui appassionato viaggiatore, nella sua vita è stato prima insegnante di educazione fisica e poi responsabile marketing per numerose aziende londinesi, oltre che per la Federazione calcistica della Contea del Devon. Mentre Walley si occupava dei social, dei contatti con la stampa e di girare il mondo facendo networking con altre federazioni, Webb ha commissionato un nuovo logo, ha creato un sito ufficiale e ha iniziato a sondare il terreno ovunque per raccogliere potenziali sponsor. A loro si sono aggiunti di recente Max Houchin, ventenne studente di Relazioni Internazionali all'Università di Bristol, che avrà il ruolo di responsabile dello sviluppo del calcio, prendendo contatti con club e organizzazioni negli USA, e Patrick McStay, che è stato scelto come capo osservatore per gli USA. McStay ricoprirà contemporaneamente lo stesso ruolo anche per la Nazionale di Samoa, con il compito di rintracciare i calciatori membri della diaspora dei due paesi.

Oltre alle varie figure operative, la federazione guidata da Shem Livai sta anche coinvolgendo in questa avventura degli ambasciatori globali. Il primo ad aver abbracciato la causa delle Isole Marshall è stato il capitano della nazionale andorrana ed ex giocatore della Triestina Ildefons Lima, che dal 1998 scende in campo con la selezione del microstato posto tra Francia e Spagna. Il secondo ad essere annunciato è stato invece Steve Darby. Nato a Liverpool, Darby ha 68 anni, lavora per la FIFA e in passato ha allenato le nazionali maschili di Thailandia e Laos, quelle femminili di Australia e Vietnam e ha nel palmarès un campionato malese, due supercoppe malesi, due Coppe di Singapore e un campionato singaporeano.

La strategia per emergere

Prima di sviluppare tutto l'impianto tecnico, organizzare un campionato e mettere in piedi una selezione nazionale ci sono due obiettivi fondamentali da raggiungere per Owers e colleghi: raccogliere i soldi necessari al progetto e far conoscere la propria missione a più persone possibili. Così, per prima cosa, a inizio 2023 sono stati creati i profili social della federazione, che subito hanno raccolto molti follower e l'attenzione di siti e riviste del settore. Si è parlato di Isole Marshall in podcast (e Owers stesso ne ha poi lanciato uno proprio), video YouTube, su Al Jazeera, sulla BBC, su altri media inglesi, australiani e di altre parti del mondo. La MISF nel lanciare i suoi canali social ha scelto un'identità attrattiva e ben riconoscibile: "L'ultimo paese al mondo senza una nazionale di calcio", proponendosi anche come soggetto di un possibile documentario sul tema.

Sul proprio profilo Twitter la Federazione marshallese ha iniziato a raccontare i progressi nella costruzione del primo stadio del paese, ma anche a presentare i luoghi più rappresentativi dell'arcipelago e a fare del networking che, visto da fuori, può sembrare molto rudimentale ma nella realtà dei fatti si è rivelato molto efficace. L'account della MISF ha iniziato a celebrare con un post ogni follow di un'altra federazione calcistica, a sfidare i calciatori professionisti ad essere i primi a seguire le Isole Marshall su Twitter, a festeggiare ogni traguardo nel numero di seguaci. Contemporaneamente è stato aperto un GoFundMe – chiedendo allo stesso tempo donazioni di palloni, scarpe e attrezzature sportive – ed è stato lanciato un contest per disegnare la maglia della nascente nazionale.

https://twitter.com/SoccerFedMI/status/1651945388209852420?s=20

Alla fine del contest è stato poi annunciato chi produrrà le maglie della Nazionale delle Isole Marshall. Sarà l'azienda inglese PlayerLayer, nata nel 2008, e da sempre impegnata nella creazione di prodotti sostenibili nonché promotrice di numerose campagne per l'uguaglianza e la salvaguardia del pianeta. PlayerLayer è anche sponsor tecnico dei Forest Green Rovers, che militano nella quarta serie inglese e sono stati riconosciuti da FIFA e ONU come il club più green al mondo. Non si conosce ancora qual è il design che è stato scelto per la maglia, che verrà tuttavia presentata a breve e messa in vendita, dando la precedenza a chi ha contribuito al finanziamento del progetto della MISF. Nel frattempo si sono avvicinati alla federazione due sponsor: Net World Sports, un grande distributore di attrezzatura sportiva, e SortItOutSI, nome che potrebbe suonare familiare agli appassionati di Football Manager.

E ora?

Per la Federazione delle Isole Marshall ora arriva la sfida più importante: costruire le fondamenta del movimento calcistico dell'arcipelago. Owers spiega: "Al momento ci stiamo concentrando sul costruire dalle fondamenta in su e dalla cima in giù, per farli incontrare nel mezzo". La parte che "scende" è già ben avviata, come abbiamo visto, ma ora si tratta di stabilire delle basi solide. Owers e i suoi colleghi stanno cercando ulteriori sponsor e lavorando a stretto contatto con le istituzioni dell'arcipelago per favorire la diffusione del calcio a livello scolastico e giovanile. Sul lungo termine puntano a creare una struttura di campionati dove i ragazzi possano competere, oltre ad una vera e propria competizione calcistica nazionale. Questo però sarà un passo successivo alla diffusione e al consolidamento dello sport tra la popolazione.

Nel frattempo l'attività più febbrile sarà quella della ricerca di calciatori convocabili dalla nascente nazionale. I marshallesi residenti nel loro paese sono poco più di 40.000, e solo i pochi che hanno studiato o vissuto all'estero hanno potuto avere a che fare con veri campi da calcio. In giro per il mondo ci sono però almeno altrettante persone che possono ottenere la cittadinanza delle Isole Marshall, soprattutto negli USA, dove i marshallesi possono trasferirsi senza bisogno di visti particolari. Da questo punto di vista una mano portebbe arrivare anche dallo sterminato e precisissimo database del videogioco Football Manager, che già altre nazionali ben più blasonate hanno sfruttato per trovare giocatori convocabili.

L'obiettivo ultimo è, ovviamente, ottenere l'affiliazione alla OFC e alla FIFA, in modo da potersi esibire sui massimi palcoscenici continentali e mondiali. A differenza degli stati vicini, come Kiribati e Tuvalu, le Isole Marshall hanno molte più probabilità di riuscita in questa missione poiché possiedono già le infrastrutture necessarie per accogliere le squadre avversarie, come alberghi e aeroporti adeguati. Mancava solo uno stadio, in sostanza. Probabilmente le Isole Marshall approderanno prima nel futsal, per una ragione di spazi e di persone a disposizione, ma l'obiettivo ultimo è schierare una squadra di calcio a 11 sia maschile che femminile. Nei mesi scorsi si era parlato addirittura di un esordio ai Giochi della Micronesia di quest'estate, ma prima è stato annunciato che non ci sarebbe stato il calcio tra le discipline e poi i giochi stessi sono stati rinviati. La federazione di Livai però non ha nessuna fretta, anzi. La data più realistica per l'esordio della Nazionale delle Isole Marshall sembra ora essere il 2025, quando cadrà così la barriera attorno all'ultimo paese senza calcio.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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