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Arda Guler con la maglia del Fenerbahce.
, 21 Luglio 2023

Arda Güler vi ha già fatti innamorare?


Il recente passaggio al Real Madrid è l'incoronazione del talento turco.

Nel 2006 la risonanza mediatica che accompagna il nome di Cristopher Nolan ha pochi rivali. E' ancora considerato il regista innovativo e profondo di Memento, ma nell'ultimo anno ha fatto parlare di sé per la scelta di dedicarsi a un kolossal come Batman Begins. Nessuno lo accusa ancora di fare film cervellotici, insomma, e lui quasi dal nulla dirige il primo film che lo consacra: The Prestige. La storia di due giovani illusionisti che col tempo diventano rivali si intreccia all'indagine più filosofica che Nolan fa sull'invenzione, sulla magia, su ciò che non conosciamo. Non è ancora il Nolan maturo di Inception o Interstellar, né quello confusionario di Tenet. La trama è lineare e punta a restituire il significato della meraviglia allo spettatore. I protagonisti, Christian Bale e Hugh Jackman, sacrificano tutta la loro esistenza in favore dello show.

È una cosa che mi è capitato di ripensare guardando le giocate di Arda Güler. Prendete un video dei suoi dribbling lussuriosi – ormai Youtube ne è pieno, vanno bene anche quelli dei primi allenamenti col Real Madrid – e provate a non meravigliarvi del suo stile unico, dell'andatura slabbrata con cui conduce il pallone. Vi sfido anche a non pensare che Guler sia disposto a tutto pur di farvi saltare sulla sedia o lanciare il gatto dalla scrivania su cui dormiva per lo stupore.

L'ascesa di Güler verso la ribalta del calcio europeo non è più una notizia. Da qualche settimana è un giocatore del Real Madrid, che ha pagato la clausola rescissoria di 17.5 milioni al Fenerbahce per liberarlo. Güler è ancora un teenager – ha compiuto 18 anni a febbraio –, e anche se quasi nessuno lo ha visto giocare una partita per intero il suo acquisto ha già calcato i bordi del mercato internazionale. Per quale altro calciatore il presidente del Barcellona, Joan Laporta, avrebbe criticato moralmente il Real Madrid con un livore così profondo? Nessuno lo conosce davvero, eppure non passa un giorno in cui il culto per Arda Güler non si nutra di nuovi adepti. Il suo gioco etereo è concreto, e allo stesso tempo è il prodotto di uno sguardo fideistico. Forse non conosciamo ancora Güler, ma sappiamo già cosa pretendere da lui. Fin dagli esordi con il Fenerbahce, stampa e tifosi in Turchia lo hanno ovviamente accostato a Messi.

Lui sembra viverla benissimo. "Non sento alcuna pressione su di me. Si deve giocare con piacere, non con pressione. Sto cercando di trasformarla in felicità" ha detto Guler qualche settimana fa. A 16 anni ha debuttato nei play off di Europa League contro l'Helsinki: era il 2021 e il suo allenatore dell'epoca, Vitor Pereira, diceva di non aver visto giocatori come Guler neanche nelle giovanili del Porto, dove aveva lavorato per 5 anni.

La scorsa stagione è stata quella dell'affermazione. Nel 4-4-2 di Jorge Jesus, Güler ha spesso ricoperto il ruolo di quarto di centrocampo a destra, e da quella posizione ha infiammato la Super Lig. Güler può sterzare più volte sulla palla per disorientare gli avversari, come in quest'azione che precede un bell'assist di esterno per Enner Valencia, o puntare direttamente la porta. La sua visione di gioco è fine, e infatti in campionato ha realizzato 7 assist (accanto ai quali ha anche segnato 7 gol).

In uno dei primi allenamenti con il Real Madrid, durante una esercitazione 2vs2, Güler ha bullizzato Valverde con un tunnel in cui ha fatto passare il pallone dalla suola del destro a quella del mancino. Con la sufficienza di un impiegato che sta in ufficio otto ore, Güler ha eluso il pressing di uno dei centrocampisti più aggressivi del mondo. Era solo un allenamento, e aggiungerei che è troppo facile entusiasmarsi per questi trick grossolani. I numeri di Güler, però, non sono solo belli. Nell'epoca in cui i calciatori si rivelano come il prodotto di un movimento calcistico e dei suoi insegnamenti tecnici e tattici, l'istinto naturale di Güler per il dribbling è una cosa rara. È uno degli ultimi archetipi del centrocampista offensivo dribblomane, che vive per giocare senza sovrastrutture. In un pezzo di presentazione su Güler per The Athletic, James Horncastle ha paragonato il suo splendore nel campionato turco a quello che una ventina d'anni fa regalava Frank Ribery nella breve esperienza al Galatasaray.

Il gesto di Toni Kroos, che si porta le mani in testa appena dopo il tunnel, è già diventato virale.

Nella scorsa stagione Güler ha ereditato il numero dieci. Alla sua età potrebbe sembrare strano vedere un adolescente caricato di tutte queste responsabilità, ma nel suo caso non possiamo meravigliarci. Le sue statistiche sono tra le migliori del campionato turco in quasi tutto lo spettro offensivo: passaggi chiave, assist, passaggi nell'ultimo terzo di campo, dribbling riusciti. Güler sa essere decisivo nei momenti che contano, e in questo senso va citato il filtrante con cui ha mandato in porta Batshuayi al primo minuto della finale di Coppa di Turchia, vinta dal Fenerbahce contro il Basaksehir.

A marzo 2022 ha segnato al debutto in prima squadra, subentrando sempre contro il Basaksehir al posto di Mesut Özil. Vista da fuori la scena era piuttosto chiara: l'adolescente talentuoso e precoce che sostituisce il vecchio campione consunto.

Il talento di Arda Güler è così manifesto da non aver bisogno di riscontri oggettivi che evadano dal puro stupore che genera nel pubblico calcistico. Siamo abituati al cursus honorum che precede l'avvento di un giovane calciatore in una big europea, agli osservatori che ne squadrano per mesi l'attitudine in campo, le statistiche avanzate, il carattere nello spogliatoio, lo status familiare. Guardandolo da un'altra prospettiva, il passaggio diretto al Real Madrid di Güler sembra uscire da questo ingranaggio selettivo. Pochi frammenti del calcio di Güler bastano a illuminare la sua aura da predestinato. Poi c'è stata la partita di qualificazione a Euro 2024 giocata contro il Galles, che forse ha restituito come nessun'altra il suo bagliore speciale. Il modo con cui Güler tocca la palla di sinistro ha qualcosa di suadente. Gli piace partire avendo le spalle sulla riga del fallo laterale, e da lì inizia a sterzare. Eppure non è un giocatore meccanico o cinetico: tutto ciò che Güler fa con il pallone assomiglia a un prestigio, a una creazione inattesa.

In quella partita Güler ha segnato con un tiro da fuori area, colpendo il pallone col mancino e facendolo girare fino all'incrocio dei pali. E' un gol che ha condensato la sua classe, la sensibilità di cachemire con cui i suoi piedi si muovono in campo. "Il pallone è come uno dei suoi organi", ha detto il primo allenatore di Güler, Erol Tokgozler. “Quando ce l'ha è a suo agio. Questa è la sua caratteristica più importante”. Güler parte preferibilmente da destra, ma riceve spesso dentro al campo. Il suo set di movimenti non è rigido e può svariare con fluidità tra le linee. Arda è stato paragonato a Mesut Özil, che si è appena ritirato dal calcio: il suo addio come un banchetto pagano, un funerale che è allo stesso tempo deprimente e felice, perché nasconde già la grandezza del giovane turco.

Ci sono altre giocate che meritano di essere viste anche se non sono propriamente concrete. Dribbling eccezionali in cui Güler scappa da superfici claustrofobiche solo toccando sensualmente la palla. E' successo spesso anche in Europa League. La mia skill preferita l'ha realizzata contro l'AEK Larnaca. Appena il pallone arriva sulla fascia destra, Güler si pianta davanti al suo marcatore e finge di stopparlo col piede destro mentre il busto è già rivolto alla porta. È scappato così, illudendo l'avversario della sua natura terrena e poi ricordandogli dell'esistenza metafisica del talento, della creatività resa immanente dal campo da calcio. Quello in campo è Arda Güler con la maglietta del Fenerbahce, eppure potrebbe essere uno dei due protagonisti di The Prestige, che combatte contro la natura intrinsecamente noiosa delle partite di calcio per regalarci un momento di bagliore.

Güler usa i movimenti del corpo per fintare e prendersi gioco degli avversari. Come quello di tutti i dribblatori seriali, il suo è un gioco voluminoso e non sempre le giocate che prova gli riescono. Ogni volta che il pallone arriva tra i suoi piedi, però, Güler crea il panico nelle difese avversarie, non fosse altro per la paura che incute nei terzini che ha di fronte, intimoriti dalle ossessive finte di corpo che tenta durante i 90'. Il calcio di Güler si basa su invenzioni che non si ripetono mai; i suoi tocchi non sono mai affettati. È alto 176 cm ma sguscia via dagli avversari senza intensità fisica: quando dribbla le gambe di Güler si muovono con l'agilità di un puma.

A volte il gusto di Arda Güler per la giocata ricercata finisce per avvitarsi su se stesso. Per poter diventare un centrocampista d'élite gli servirà adattarsi meglio al caos della partita, abbassando il ritmo quando opportuno. Güler spinge ancora troppo sull'acceleratore, e finisce per perdere il pallone anche quando potrebbe passarlo in sicurezza. Anche per questo Güler si trova a suo agio in uno stile di gioco posizionale, dove partendo da destra si accentra verso lo spigolo dell'area di rigore, in una squadra che occupa fluidamente tutti i corridoi verticali.

Non è facile prevedere come Güler si adatterà al calcio spagnolo o alla rosa del Real. Lo abbiamo conosciuto come esterno d'attacco a destra, ma in quel ruolo la competizione di Rodrygo e Valverde è agguerrita e non è detto che troverà spazio fin da subito. La sua abilità a condurre la palla per lunghi porzioni di campo, giocando sempre sul filo del rischio, potrebbe garantirgli un'evoluzione più centrale, da trequartista o mezzala offensiva. Ma anche se dovesse cambiare ruolo per adattarsi cambierebbe poco: sarà ancora bello guardare giocare Güler, vederlo prendersi gioco delle nostre certezze sulle traiettorie del pallone. Ci smentirà ancora, mostrandoci che dietro questa patina materiale c'è sempre spazio per una nuova illusione, una nuova trovata. Un nuovo prestigio.


  • Nato a Giugliano (NA) nel 2000. Appassionato di film, di tennis e delle cose più disparate. Scrive di calcio perché crede nella santità di Diego Maradona. Nel tempo libero studia per diventare ingegnere.

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