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Illustrazione di Folarin Balogun
, 20 Luglio 2023

Folarin Balogun è pronto a prendersi la scena


L'attaccante dell'Arsenal ha giocato una grande stagione nel Reims.

Il Mondiale in Qatar è stato un test importante per gli Stati Uniti. L’USMNT si è presentata alla rassegna intercontinentale con una delle rose più giovani del torneo; una squadra, quella allenata da Gregg Berhalter, figlia del massiccio repulisti organizzato dopo la mancata qualificazione al Mondiale del 2018. L’obiettivo in Qatar era quello di mostrare a tutti la bontà del progetto intrapreso: un’american way nel modo di concepire il calcio finalmente slegato dalla pedissequa imitazione del modello europeo.

La nuova nazionale, rinata dalle ceneri della mancata qualificazione nel 2018 e con un occhio al Mondiale casalingo del 2026, è apparsa sin da subito un team eterogeneo, con tanto potenziale ma forse ancora troppo grezzo per potersela giocare con Nazionali dalla tradizione più antica. Il percorso vissuto nell’insolito mondiale invernale è stato tuttavia positivo: in un girone geopoliticamente complicato, gli States si sono piazzati secondi dietro la favorita Inghilterra per arrendersi poi agli ottavi contro la più quotata Olanda.

Uno dei principali limiti emersi nel corso della competizione è stato l’assenza di un bomber, un finalizzatore capace di concretizzare la buona mole di gioco prodotta dalla squadra. Sargent, Ferreira e Wright, infatti, non sono stati granché cinici sottoporta, e troppe volte hanno sciupato il lavoro certosino svolto dal duo Pulisic-Weah, costretti di fatto a cantare e portare la croce. La ricerca di un numero nove di alto livello era insomma una missione prioritaria, e per fortuna della Nazionale americana la ricerca è durata poco, dato che le esigenze della USMNT sono rapidamente andate a collimare con quelle di uno degli attaccanti più in forma d’Europa. Folarin Balogun, di proprietà dell’Arsenal, è il profilo ideale per il nuovo corso americano: è giovane, è nato a New York - anche se è cresciuto in Inghilterra - e ha uno skillset che si incastra perfettamente con lo stile di gioco degli States.

L’innamoramento tra le due parti è stato immediato. Snobbato dall’Inghilterra con la quale aveva completato tutta la trafila delle giovanili, Balogun ha accettato la corte della Nazionale americana dopo aver rifiutato anche la proposta della Nigeria, con la quale avrebbe potuto giocare grazie alla nazionalità dei genitori. Il matrimonio si consuma subito: alla seconda partita con la “nuova” Nazionale, l’attaccante timbra subito il cartellino decidendo la finale di CONCACAF Nations League contro il Canada.

Il goal contro il Canada, perfetta sintesi delle sue doti da opportunista, è il coronamento di un percorso iniziato in Sunday League con l’Aldersbrook e proseguito tra le fila dell’Academy dell’Arsenal, dove Balogun entra a 10 anni dopo un provino brillantemente superato. All’interno di Hale End l’angloamericano cresce sia dal punto di vista tattico che caratteriale. Si impone, a suon di gol, come uno dei migliori prospetti dell’intero settore giovanile, fino a catturare le attenzioni non solo di Henry e Aubameyang ma anche di Emery prima e Arteta poi.

È proprio quest'ultimo a concedergli la gioia dell’esordio in Europa League, contro il Dundalk, a cui seguiranno altre tre partite, condite da due gol ed un assist. Per la prima presenza in Premier bisogna però attendere la stagione successiva, quando Arteta lo conferma in pianta stabile in prima squadra e, complice un focolaio di covid che decima il reparto offensivo, lo lancia persino titolare all'esordio stagionale contro il Brentford, in cui l'Arsenal rimedia una brutta sconfitta. Con l'esplosione parallela di Nketiah e Martinelli, tuttavia, lo spazio per Balogun si riduce e il ragazzo opta per un prestito formativo al Middlesbrough dove però raccoglie solo il magro bottino di tre gol e tre assist.

Il rientro ai Gunners è poco esaltante. Nel Nord di Londra è arrivato Gabriel Jesus e con il rinnovo di Nketiah lo spazio per il giovane americano si riduce ai minimi termini. Cosa fare dunque? Restare a giocarsi le proprie carte o partire per un nuovo, potenzialmente rischioso, prestito? La soluzione al dilemma la offre il Reims. La squadra allora allenata da Oscar Garcia offre a Balogun un progetto ambizioso: essere il faro dell’attacco rimasto orfano di Ekitike, finito al PSG. Balogun accetta e la sua carriera subisce una svolta improvvisa.

In Francia Balogun raggiunge la perfetta consapevolezza dei propri mezzi. Impiegato come terminale centrale di un 4-3-3 o 4-2-3-1 da Garcia prima e Still poi, l’americano interpreta sempre il ruolo alla sua maniera. In un calcio che richiede agli attaccanti di non essere mai statici e di partecipare in maniera costruttiva ad ogni fase della manovra, guardare una partita di Balogun rischia di causare capogiri.

Balogun è una dinamo in perenne movimento, una trottola solo apparentemente impazzita che in realtà scandaglia con attenzione minuziosa ogni zona del campo al fine di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Vedere la compilation dei suoi gol al Reims può aiutare a farsi un’idea: Balogun si trova sempre dove dovrebbe essere, pronto a ribadire in rete una respinta corta o a sgusciare tra le maglie difensive per piazzare la zampata vincente. È un cinico opportunista che, nel suo modo di intendere il ruolo in chiave moderna, rispolvera molte delle qualità degli antichi bomber di razza, quelli a cui bastava un unico pallone giocabile per trasformare in oro il lavoro dei compagni.

In quest’ottica l’impostazione tattica proposta da Will Still è stata decisiva. Mentre con Oscar Garcia la squadra era piuttosto statica e ingessata, con Still il Reims è stato primo per verticalizzazioni in Ligue 1. In questo nuovo contesto Balogun è diventato il target principale dei progressive passes dei compagni: ne ha ricevuti 8.49 per 90 minuti. In tutta la stagione l’americano si è intestato oltre il 54% dell’intera produzione offensiva del Reims, calciando in porta 3.6 volte ogni 90 minuti (dati fbref): solo Messi e Mbappe hanno tirato di più nello specchio.

Al pari dei due fenomeni del PSG, sempre con le dovute proporzioni, anche Balogun si prende una certa libertà di movimento. Il suo vorticoso movimento sul fronte offensivo segue in realtà uno schema ben preciso, una sorta di ordine nel caos. L’americano, consapevole di non dover dare punti di riferimento alla difesa avversaria, si allontana spesso dalla zona centrale dell’area di rigore per decentrarsi sulla fascia mancina. Da lì, memore del suo passato da ala sinistra, è bravo a rientrare con movimenti a mezzaluna alle spalle dell’ultimo difensore, forzando la retroguardia a movimenti e cambi di marcatura repentini. In questo modo Balogun riesce ad aggredire la difesa in modo dinamico anche durante attacchi statici; apre continuamente varchi e crepe nella linea avversaria, attraverso cui si infila per guadagnarsi un tiro, per sporcare un cross o addirittura per arrivare a colpire di testa tutto smarcato. Balogun è alto un metro e 78, e avrebbe poche possibilità di vincere i duelli aerei contro i difensori in situazioni di attacco statico.

Nel Reims, Balogun ha ulteriormente raffinato la sua capacità di muoversi negli spazi che aveva già coltivato a livello giovanile. È infatti riduttivo definire Balogun un attaccante “bravo ad attaccare la profondità”: questa qualità si ottiene dalla combinazione di un mix di fattori, come la percezione del movimento della linea difensiva e il timing giusto per scattargli alle spalle senza rischiare il fuorigioco o l’anticipo avversario. Inoltre, Balogun ha già una struttura fisica e atletica di alto livello: ha buona forza nelle gambe, un buon passo sulla lunga distanza e un ottimo equilibrio nel gestire i contrasti. I difensori moderni sono ben lontani dall’essere statici, quindi per un attaccante rubar loro i primi metri è imprescindibile per garantirsi il vantaggio necessario per arrivare alla conclusione. Balogun è potente e freddo sia col destro che col sinistro: una qualità che insieme ai suoi movimenti incessanti aumenta ulteriormente la sua imprevedibilità.

Non bisogna commettere l’errore di considerare però Folarin Balogun un attaccante fatto e finito. A ventidue anni da poco compiuti, il suo percorso di formazione è ancora lontano dall’essere terminato e ci sono ancora alcuni lati migliorabili nel suo gioco. Primo fra tutti la capacità di giocare in maniera associativa: Balogun dialoga troppo poco con i compagni. Nonostante abbia una buona tecnica di passaggio con entrambi i piedi, spesso gli scambi sono limitati ad interazioni corte, passaggetti utili per guadagnare tempo e aspettare di capire in quale spazio conviene lanciarsi. Al Reims veniva spesso chiamato fuori dall’area per fraseggiare con i compagni, ma solo per portare fuori i difensori e allargare il campo, raramente per costruire: il numero di assist, 2, è un buon indicatore di quanto detto.

Un altro punto su cui c’è ancora da lavorare è il primo controllo. Nonostante il primo passo, così come il dribbling, sia esplosivo sul corto, il controllo palla non è sempre ottimale e spesso Balogun ha bisogno di un tocco in più del necessario per gestire la sfera, finendo per rallentare l’azione o perdere il possesso. L’ultimo neo del suo gioco, se così lo si può definire, è una certa staticità in fase di ripiegamento. Balogun partecipa alla fase di primo pressing, ma se la sua squadra non riesce a recuperare il pallone in quel periodo Balogun tende a non fornire supporto nella difesa posizionale, un aiuto che sempre più spesso viene richiesto ai centravanti. Questo aspetto però va considerato nella giusta ottica: se Balogun ripiega raramente nella propria metà campo è anche per preservare la sua lucidità e la sua freschezza atletica per la fase offensiva.

Parliamo dunque di un attaccante moderno, dotato di tutte le qualità necessarie per confermarsi ad alto livello nel calcio europeo e diventare un punto di riferimento per la propria Nazionale. Lo step successivo però sarà il più delicato: adesso Balogun ha tutti gli occhi puntati addosso e i margini di errore si assottigliano. Dopo un’annata di tale livello l'americano ha catturato l’interesse di molti top club europei pronti ad offrirgli le chiavi dell’attacco e, tra le varie speculazioni, due sembrano i club più interessati a lui: Inter e Milan. Non va trascurata però la possibilità che stavolta i Gunners decidano di tenerlo in rosa e inserirlo gradualmente nelle rotazioni.

Dove potrebbe funzionare meglio?

Arteta ha più volte ribadito di voler testare Balogun durante la preseason prima di prendere una decisione definitiva sul suo futuro. Le possibilità sono due: la permanenza all'Arsenal, legata però a una certa garanzia di minutaggio e al rinnovo del contratto in scadenza nel 2025, oppure una cessione a non meno di 40/45 milioni di euro. Se da un lato i tifosi dei Gunners sperano di vedere l’ennesimo gioiello di Hale End valorizzato in prima squadra, dall’altro bisogna realizzare che al momento nella loro rosa non c’è molto spazio libero.

L'Arsenal ha un attacco molto ricco di opzioni e, nonostante le molte competizioni da affrontare, potrebbe essere difficile per Balogun ritagliarsi spazio. L’americano ha caratteristiche che si sposano bene con il gioco di Arteta, ma inserirlo senza toccare il delicato equilibrio di squadra potrebbe essere un problema. Con queste premesse, insomma, monetizzare la sua cessione per quanto a malincuore potrebbe essere una soluzione utile tanto alle casse dei Gunners quanto alla crescita del giocatore.

L’ipotesi nerazzurra è quella al momento più fattibile. L’Inter è alla ricerca di un centravanti da affiancare a Lautaro e, dopo l’abbandono della pista Lukaku, l'acquisto di Balogun potrebbe essere il miglior compromesso tra qualità e prezzo. Bisogna però capire cosa Simone Inzaghi chiederebbe al suo nuovo attaccante. Per ovvie ragioni fisiche, Balogun non può svolgere lo stesso lavoro di sponda di Lukaku né quello di rifinitura che garantiva Dzeko. Questo dirotterebbe i compiti di regia offensiva quasi interamente sulle spalle di Lautaro. Ciò che invece l’americano offrirebbe è una maggiore imprevedibilità e dinamismo all'attacco dell'Inter, e una maggiore flessibilità tattica a Inzaghi. La qualità dei movimenti senza palla di Balogun, poi, è già di alto livello e in potenza potrebbe anche raggiungere quella di Lukaku.

L’intesa con Lautaro e Thuram andrebbe ovviamente costruita con pazienza, però l'ingresso di Balogun renderebbe il reparto avanzato molto variegato ed eterogeneo nelle soluzioni. Inzaghi sarebbe più libero di sperimentare soluzioni diverse per sollecitare meglio le difese avversarie. Balogun d'altro canto si troverebbe a dover fare i conti con un modulo, il 3-5-2, in cui ha giocato poche volte in carriera, e a dover assorbire sottopelle un sistema già finemente oliato nei movimenti e negli schemi. Per l'Inter Balogun sarebbe una scommessa costosa ma intrigante; da che parte penderà la bilancia nell’analisi costi benefici solo il tempo sarà in grado di dircelo.

L’eventuale sbarco nel Milan sarebbe probabilmente più naturale per Balogun. Il 4-2-3-1 di Stefano Pioli si allinea bene alle qualità dell’attaccante americano e ciò attenuerebbe i problemi di adattamento. Allo stesso tempo, nel Milan Balogun avrebbe una concorrenza molto ristretta, probabilmente ridotta al solo Olivier Giroud. Il centravanti dell’Arsenal offrirebbe a Pioli la possibilità di avere un attacco molto più mobile e verticale: il tridente Leao-Balogun-Pulisic preoccuperebbe non poco le difese. Il problema principale, tuttavia, potrebbe essere proprio la convivenza con Leao: la tendenza di Balogun a decentrarsi sul lato sinistro potrebbe portarlo a intralciarsi con il fenomeno portoghese, abituato ad essere signore e padrone di quella fascia.

È vero anche che Pioli ha provato a impiegare Leao in una posizione più interna – con risultati però altalenanti – e questo potrebbe favorire la convivenza con l’americano. Come per l’Inter, anche per il Milan si tratterebbe di una scommessa intrigante però costosa e dai risvolti poco prevedibili. Milan e Inter in questo momento sono club che possono permettersi di rischiare?

Il futuro di Balogun ad oggi è un enigma ancora lontano dall’essere risolto. Gli unici che al momento hanno la certezza di poterselo godere nella propria squadra sono i tifosi degli Stati Uniti, che dopo tanta ricerca hanno finalmente trovato la punta che mancava. Il centravanti con il quale costruire un futuro più luminoso che mai.


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