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Ivan Toney seduto per terra durante una partita di Premier League.
, 19 Luglio 2023

La Premier League ha un problema con le scommesse


Come dimostra la squalifica di uno dei suoi migliori attaccanti.

Non si fa fatica a definire la Premier League come il campionato più spettacolare del mondo. Tutti oramai vogliono far parte di questa sorta di olimpo umano, che ormai agisce e si racconta, forse anche giustamente, come una NBA del calcio. D'altronde hanno i migliori calciatori, i migliori allenatori, le migliori infrastrutture, la miglior atmosfera che ogni appassionato sogna di vivere almeno una volta nella vita, eppure nel cielo terso del calcio inglese una sottile coltre di fumo si sta pian piano elevando, minacciandone l'integrità morale. Con l'affaire hooligans oramai relegato a vecchio ricordo e la moltitudine di dubbi sugli ingressi di capitali esteri di dubbia provenienza diradati nel nulla, a preoccupare appassionati ed addetti ai lavori sta diventando l'aumento di calciatori con seri problemi col gioco d'azzardo.

Lo scorso novembre, infatti, con una nota sul proprio sito ufficiale, la Football Association ha annunciato di aver aperto un procedimento contro l'attaccante del Brentford Ivan Toney che riguarda 268 violazioni della regola E8 – quella che, in breve, vieta ai giocatori di scommettere. Qualche mese dopo, a Toney viene inflitta una condanna a otto mesi di sospensione dall'attività sportiva – con un patteggiamento, in cui gli è stata riconosciuta una dipendenza patologica, che ha ridotto dalla richiesta iniziale di quindici mesi – e il pagamento di 50mila sterline di multa. Le violazioni, secondo la FA, sono state commesse tra il febbraio 2017 ed gennaio 2021 e, dei 268 eventi su cui Toney ha scommesso, 126 sono stati rilevati come strettamente correlati perché vedevano protagoniste le sue stesse squadre.

Questa squalifica è stata senza dubbio un duro colpo per un giocatore come Toney, arrivato finalmente a imporsi in Premier League e capace di guadagnarsi anche un posto nella nazionale inglese. Regole ferree quelle della FA, che da anni combatte la piaga delle scommesse con un regolamento severo tanto quanto chiaro, soprattutto nella sua regola E8: calciatori, allenatori, dirigenti, arbitri e membri dello staff facenti parte della piramide del calcio inglese scommettere – direttamente o fornendo indicazioni ad altre persone – su qualsiasi evento calcistico in giro per il mondo, che siano partite, marcatori o trasferimenti.

Un provvedimento simile aveva colpito anche l'esterno del Newcastle, nonché uno dei migliori del campionato, Kieran Trippier, era stato squalificato dalla Football Association per dieci settimane e multato di 70mila sterline per aver incoraggiato un amico a scommettere sulla realizzazione del suo trasferimento dal Tottenham all'Atletico Madrid. Come lui, anche Daniel Sturridge aveva fornito informazioni a suo fratello prima su un suo trasferimento – saltato – al Siviglia, ricevendo una squalifica di quattro mesi che gli era costata il licenziamento da parte del Trabzonspor. A Joey Barton, altra vecchia conoscenza dei magpies, una condanna a 18 mesi di squalifica per ben 1200 scommesse piazzate tra il 2006 e 2016 è costata addirittura la carriera, forzandolo ad un prematuro ritiro dal calcio. queste vicende sono tornate di attualità nel giro di una decina di mesi, quelli che sono passati dall'apertura del procedimento contro Ivan Toney nell'autunno 2022 all'apertura di quello contro Harry Toffolo, difensore del Nottingham Forest, come Toney accusato di circa duecento violazioni del regolamento.

La corsa ai ripari della Premier League

In Inghilterra c'è un serio problema con il gioco d'azzardo e il calcio non fa eccezione; anche per questo la Premier League, con votazione unanime, ha già reso noto il provvedimento che vieterà la presenza di agenzie di scommesse sulle maglie da gioco a partire alla stagione 2026/27, seguendo l'esempio di Liga e Serie A.

Quello della Premier League è stato un provvedimento ritenuto ipocrita e certamente tardivo, poiché le agenzie promotrici del gioco d'azzardo potranno continuare a stringere accordi commerciali coi club e promuoversi attraverso loghi e slogan ben visibili sulle divise d'allenamento e sui banner degli stadi. Proprio a riguardo, l'Università di Stirling ha constatato, visionando cinque partite della massima divisione inglese, che riferimenti ad agenzie di scommesse vengono mostrati ogni 21 secondi durante l'arco di un evento, per un totale di 500 volte in una singola partita.

In Prima Divisione sono sette i club che partiranno ai blocchi di partenza con un'agenzia di scommesse come main sponsor sui propri kit da gara, con alcuni accordi – come quelli di Aston Villa, a cui i tifosi si sono anche opposti, e Burnley – firmati proprio in quest'estate nonostante i tre anni concessi ai club per adeguarsi ai divieti. Oltre a queste, le altre squadre coinvolte sono West Ham, Bournemouth, Everton, Fulham e addirittura lo stesso Brentford in cui milita Toney. Il Chelsea si sarebbe aggiunto a questa lista senza l'opposizione del Chelsea Supporters' Trust, che ha votato a enorme maggioranza per interrompere le trattative con un'agenzia, portando il club a presentare le sue divise prive di sponsor. Il problema, però, si è diffuso largamente anche sotto la Premier league, con le tre divisioni della EFL che sono tutte sponsorizzate dalla stessa agenzia.

Il cambiamento parte dal basso

Nessun calciatore di Premier League si è ancora esposto attivamente riguardo al tema; mentre nelle serie minori, invece, sembra essere nata una coscienza collettiva più raffinata. David Wheeler, centrocampista e capitano dei Wycombe Wanderers, attraverso le colonne del Guardian, ha attaccato chiaramente la lega e gli accordi con le gambling company: "Durante tutta la mia carriera credo di aver vestito sempre maglie sponsorizzate da agenzie di scommesse o casinò. Lo trovo scandaloso. Siamo bombardati dalla continua pubblicità di un'attività che crea dipendenza, disperazione e suicidi. Se rinunciare a sponsorizzare società legate al gioco d'azzardo significasse percepire meno soldi, io lo farei lo stesso".

Al coro si è unito anche il nazionale gallese Hal Robson-Kanu: "Come atleta, padre e imprenditore, riconosco l'importanza di promuovere stili di vita sani per i giovani di questo paese. Credo nei valori positivi che lo sport può offrire a tutti noi. Ecco perché non voglio vedere il gioco d'azzardo come parte del gioco che amo. Abbiamo però bisogno di una mano da parte del Governo".

Entrambi i calciatori si sono schierati a favore della campagna The Big Step, promossa da Gambling with Lives, un ente benefico creato da ex vittime di ludopatia che diffonde la consapevolezza degli effetti dannosi che il gioco d'azzardo ha sulle persone. Numerose sono le iniziative lanciate: lo scorso novembre, durante la "Addiction Awareness Week", i ragazzi di TBS hanno invitato ad indossare dei lacci delle scarpe gialli, trovando appoggio da alcuni club come: Forest Green, Tranmere, Dulwich Hamlet e nella selezione femminile del Glasgow City FC. Attualmente sono 30 le squadre che hanno pubblicamente appoggiato la campagna, incluso il Luton Town, neopromosso in Premier League. Grazie allo sforzo collettivo sono state raccolte oltre 10.000 sterline (che serviranno a finanziare i prossimi eventi) e 125.000 firma tramite la piattaforma Charge.org.

Il loro obiettivo è spezzare la catena tra il mondo del calcio inglese ed quello delle scommesse. I dati in possesso fanno venire la pelle d'oca: il Public Health ha stimato che ogni anno avvengono 409 decessi legati al problema del gioco d'azzardo nella sola Inghilterra, mentre uno studio di YouGov ha reso noto che quasi circa un milione e mezzo di persone in Gran Bretagna sono fortemente dipendenti dal gioco d'azzardo; mentre altri 3,6 milioni – il 7% della popolazione – sono influenzati negativamente dal problema del gioco d'azzardo di amici o familiari.

Recentemente, l'ex portiere della nazionale Peter Shilton si è esposto chiaramente sul tema: "il calcio è un gioco per famiglie, è uno sport seguito anche da ragazzini, eppure siamo bombardati dalle agenzie di scommesse. Mi piacerebbe che la EFL [English Football League, ndr] non rinnovasse i contratti con le agenzie di scommesse e seguisse l' esempio della Formula 1 quando ha smesso di accettare soldi dalle aziende di tabacco". Forse è veramente ora di ascoltarlo.


  • Napoletano di nascita ma cittadino del mondo d' adozione. A 12 anni ha capito che il rettangolo verde non facesse al caso suo dopo aver provato una rulèta à-la-Zidane ed esser finito a gambe all' aria. Innamorato del calcio grazie alla folta chioma bionda di Emmanuel Petit.

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