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Fabio Borini esulta dopo un gol in Fenrbahce-Karagumruk del 10 settembre 2022.
, 13 Luglio 2023

L'anno di grazia di Fabio Borini


Il calciatore italiano che ha segnato più gol nella stagione 2022/23.

La Süper Lig turca è uno dei miei guilty pleasures più oscuri. Devo essere onesto, non posso non rimanere impressionato da un campionato che da anni rovista nei cestini del calcio d’élite per trovare degli eroi che i tifosi turchi ergono a leggenda del loro club, accogliendoli con compilation sempre più kitsch. Ovviamente, vedere la Süper Lig in Italia è praticamente impossibile e quindi la mia passione si è ridotta al semplice doomscrolling delle rose delle squadre, rigiocatori che un tempo erano forti – o, almeno, si poteva ipotizzare che lo sarebbero diventati – e che ora probabilmente si sono fatti attrarre forse dalle bellezze della Turchia, forse dalla passione dei tifosi o forse, semplicemente, dai soldi.

Alla fine, il fil rouge che unisce le squadre turche è questo: nel Galatasaray ci sono Icardi e, forse ancora per poco, Zaniolo, ma anche Mertens e Torreira; nel Fenerbahçe hanno giocato Joao Pedro, Miha Zajc e Batshuayi e nel Başakşehir c'è ancora Stefano Okaka. Quella dei club turchi è una tendenza abbastanza consolidata di cui, però, ci siamo resi conto solo qualche anno fa, quando il neopromosso Fatih Karagümrük si presentato alla Süper Lig facendo la spesa in Italia.

Quello del Karagümrük nell'estate 2020 è un mercato post-moderno: in estate arrivano Erwin Zukanovic dalla SPAL, poi Lucas Biglia dal Milan, Jure Balkovec dal Verona ed Emiliano Viviano, svincolato da un anno dopo la rescissione con lo Sporting. A gennaio, poi, la società ha deciso di alzare ulteriormente la posta con gli arrivi degli svincolati Andrea Bertolacci e di Fabio Borini e poi con quello del Pata Castro dalla SPAL, annunciato insieme al nuovo allenatore, l'ex collaboratore di De Zerbi, Francesco Farioli.

Borini, in particolare, viene accolto con un tweet molto minimale, che recita “The Italian Job”, l’emoji degli occhiali da sole e della bandiera italiana e delle parole che, secondo Google Translate, significano “Fabio Borini è a Karagümrük”. Nell’annunciarlo compare proprio uno di quei video kitsch, con un sottofondo a metà tra il funk e l’elettronica e in cui sono raccolti i suoi gol. La musica passa in secondo piano solo in un’occasione, per ricordare il suo gol contro il Manchester City nella finale di Coppa di Lega, poi persa dal suo Sunderland.

https://twitter.com/karagumruk_sk/status/1338523038023901185?t=GCUVwJH2TYqcKsg1XZgjMw&s=19

Proprio Borini sembra il giocatore che più si è affezionato alla Süper Lig e alla Turchia – insieme a Viviano è l'unico rimasto fino alla scadenza del contratto. "In generale, qui stravedono per noi, forse perché ancora innamorati del nostro periodo d’oro, quello anni ‘90-2000", dice l'ex milanista in un'intervista a Gianluca Di Marzio. Le sue parole sembrano un po' vaghe, visto che cita anche l'attenzione alla tattica e l'etica del lavoro degli italiani come motivo della stima dei tifosi, nonostante il suo compagno di squadra, Steven Caulker, abbia sottolineato come i giocatori italiani venissero spessi trovati a fumare nello spogliatoio.

Comunque, per un giocatore trattato quasi come una disgrazia al Milan deve essere stato bello ritrovare l'approvazione dei suoi tifosi. Il suo percorso da giocatore la cui unica funzione è stata correre, sudare e impegnarsi per gli altri probabilmente lo ha consumato profondamente, non aiutando i suoi allenatori e rovinando anche la sua stessa reputazione. Prima della Turchia, Borini aveva giocato 200 partite tra Serie A e Premier League con appena 32 gol segnati e le sue migliori stagioni, la prima a Sunderland e la prima a Roma, lo avevano visto toccare appena i 10 gol totali. Avendo in mente questi numeri diventerà ancora più impressionante leggere che, nell’ultima stagione, Fabio Borini ha segnato 21 gol e fornito 8 assist in 32 partite.

Per quanto si possa fare la tara sul basso livello del campionato turco – che Borini stesso si aspettava molto basso, salvo poi rimanere stupito in senso opposto – è impossibile non notare una differenza radicale nel suo modo di giocare. Borini ha trovato una maggiore lucidità col pallone, a livelli mai toccati neanche nelle sue migliori stagioni. Se si guardano i gol di Borini con la Roma si vedono soluzioni decisamente rimediate: i suoi gol sono quasi tutti sporchi, costruiti con giocate bizzarre e ineleganti, con dribbling approssimativi o tap-in scoordinati.

C’è solo un vero tratto in comune tra allora e oggi: il modo in cui Borini calcia tenendo il pallone inchiodato al suolo. È assurdo: per essere un attaccante così inelegante, Borini ha una sorprendente capacità di finalizzare rasoterra. Non è un caso che anche il suo primo gol stagionale arrivi così. È un gol stranamente elegante, perché Borini riceve nel mezzo spazio e con due tocchi controlla e tira, calciando con un destro incrociato molto pulito. Il tiro è abbastanza forte ma non forte come ci si aspetterebbe vedendo i movimenti di Borini, che sembra quasi far volare via il suo piede destro, sbilanciandosi in modo vistoso e dando quasi l'impressione di cadere. Gli riesce molto meglio un paio di mesi dopo, in cui segna all’Hatayspor calciando, stavolta con molta più forza, da posizione incredibilmente defilata e facendo fare una figuraccia al portiere.

In mezzo, Borini segna due doppiette. La prima, contro l'Ankaragucu, è da centravanti vero: segna il primo spizzando di testa un cross dell'ex Inter Çaner Erkin e il secondo appoggiando sotto misura un cross dalla destra dell'atalantino Ebrima Colley. Per capire il peso di un gol di testa di Borini basti pensare che è solo il terzo che ha segnato in tutta la sua carriera da professionista, a distanza di quasi tre anni dal secondo e di oltre otto dal primo. La seconda doppietta, invece, la segna al Fenerbahçe e il primo gol è un manifesto del suo status in questa stagione.

È un gol straordinario in tutto il suo sviluppo: il Karagümrük recupera il pallone con una bella riaggressione, portata dal terzino Dursun che fa andare il pallone sui piedi di Colley, il quale, con un sombrero mal riuscito manda a vuoto Attila Szalai e cerca di prendere l'interno del campo. La giocata di Colley fa praticamente collassare la difesa del Fener su di lui, lasciando a Borini tutto lo spazio necessario per chiamare il passaggio al centro dell'area. Colley però si vede accorciare il mediano Yuksek e deve crossare di prima.

Quello di Colley non è un bel cross: Borini deve rallentare un po' il passo per controllarlo ma ha il difensore attaccato alle spalle. Quello che succede dopo è difficile da spiegare: Borini sembra controllare con l'esterno e portarsi dietro il pallone, usando il corpo del suo avversario come perno per ruotarsi, mentre col braccio lo tiene a distanza e, cadendo, calcia con il sinistro, mettendoci una forza tale da piegare le mani al portiere, decisamente sorpreso dall'esecuzione.

I gol in scivolata sono una classe di gol che ha un'estetica abbastanza unica ma questo di Borini è davvero speciale per il suo modo di imprimere una potenza al pallone che è fuori da ogni logica. In questo gol non c'è niente che possiamo associare alla sua narrativa, a parte forse la perseveranza nel calciare cadendo e con l'uomo addosso. Il modo in cui controlla e si gira e la forza che dà al pallone sembrano venire da giocatori come Kane o Benzema, non da un attaccante che fino ai 31 anni non ha mai fatto una doppia cifra in campionato.

Questa è la giornata di Borini: dopo questo gol trova il suo primo assist della stagione, ricevendo spalle alla porta, girandosi e servendo in profondità Kouassi con il sinistro, e poi anche il secondo gol, su rigore. Il fatto che, alla fine, il Fenerbahçe se ne torni comunque a casa con una vittoria per 5-4 rende il tutto semplicemente ingiusto per quello che, probabilmente, è il momento che lancia la stagione di Borini.

Dal ritorno dalla pausa mondiale all'interruzione per il terremoto di inizio febbraio, Borini gioca 8 partite facendo 6 gol e 4 assist. Alla seconda partita, vinta per 4-1 contro il Trabzonspor, sembra inarrestabile: al sesto minuto offre quello che viene segnato come un assist per Ozdoev ma che in realtà ha poco di un assist vero; alla mezz'ora, sull'1-1, segna scivolata sul palo lontano, emulando il secondo gol di Haaland nel derby di Manchester, e alla fine del primo tempo, una sua pressione sull'ex Barcellona Marc Bartra ne forza l'errore in costruzione, facendolo scivolare e costringendolo a un fallo da ultimo uomo che lascia il Trabzonspor in dieci.

Nel secondo tempo il Karagümrük rimane in dieci per un rosso a Colley e il portiere fa una tripla parata priva di ogni logica. Questo è il momento in cui Borini si prende definitivamente la scena: su una transizione entra dentro il campo, punta Stryger Larsen e crossa, col sinistro, trovando la corsa di Matteo Ricci che incrocia al volo per il 3-1. Sempre Stryger Larsen sarà la sua vittima nell'ultima azione della sua partita, quando lo punta e lo salta all'interno, tirando a giro sul palo lontano e prendendo solo il palo in un momento di totale onnipotenza tecnica.

Un Borini così dominante è qualcosa di difficile da elaborare. Riguardando i suoi video in Italia si vede veramente un giocatore fuori contesto anche in una squadra non propriamente ricca di tecnica individuale. Certo, qualche gol spettacolare c'è: in almeno due occasioni prende palla isolato sulla fascia e rientra dentro il campo calciando sul palo lontano, ma non vediamo nulla di paragonabile a quello che abbiamo visto in questa stagione. In Süper Lig, Borini ha trovato soluzioni nuove: segna di più e fa più assist, gioca più vicino alla porta ed è più motivato.

Nel suo rilancio c'è decisamente l'intervento di Andrea Pirlo: «Mi è subito stata data fiducia da Andrea Pirlo e il suo staff. E un attaccante cerca sempre dal suo allenatore quello stimolo a fare meglio. Mi sono subito sentito a mio agio perché mi ha resto un attaccante meno difensivista», aveva detto nella stessa intervista a Di Marzio. E in effetti si vede in modo abbastanza intuitivo. Con Pirlo, Borini fa l'attaccante a tutti gli effetti: in campo si muove ancora molto ma i suoi movimenti sono più diretti verso la porta. Guardando alle statistiche si vede immediatamente che tira più che in tutta la sua carriera fino a oggi e quasi il doppio di quanto faceva al Milan.

In questa stagione Borini ha trovato soluzioni con una facilità straordinaria e nei suoi venti gol si è vista una grande varietà: ci sono molti gol da centravanti vero, che si costruisce con dei tagli perfetti in area o leggendo bene situazioni confuse, forse la qualità migliore del suo gioco senza palla anche negli anni scorsi. I suoi momenti di onnipotenza hanno spaccato delle partite difficili, rendendolo capace di essere decisivo come mai prima di oggi. Sicuramente non segnerà i gol di Haaland e non tornerà in Italia come un grande attaccante, ma quella di Borini è sicuramente una bella rivincita.

Appare evidente come la scelta di rinunciare a un campionato d'élite abbia fatto bene alla sua carriera, mettendolo in un contesto meno stressante e in un campionato di livello inferiore. Questa stagione ha reso Borini il giocatore italiano con più gol segnati in un campionato professionistico di prima divisione, nonché il quarto miglior marcatore della Süper Lig – dietro al compagno Mbaye Diagne, a Icardi e a Enner Valencia – e terzo miglior assistman. Un anno fa nessuno si sarebbe aspettato qualcosa del genere ma questo risultato va riconosciuto pienamente alla sua voglia di rimettersi in discussione e alla bravura di Andrea Pirlo – che ha lasciato la squadra ad aprile per divergenze sul rinnovo – nel costruirgli il suo spazio.

In questa stagione, Borini ha smesso di esultare con il suo solito coltello tra i denti: forse ha capito che per avere un posto in campo non deve più essere quello che lotta più di tutti e che ora se lo può meritare semplicemente perché può segnare, come un qualsiasi altro attaccante. Pirlo stesso ne ha riconosciuto la grande stagione e gli ha dato ancora fiducia, portandoselo alla Sampdoria per cercare di tornare in Serie A. Un riconoscimento che, comunque, Fabio Borini può dire di essersi pienamente meritato.


  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal,
    dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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