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Simon Kjaer durante Roma-Lecce 3-1 valido per la Serie A 2011/12.
, 12 Luglio 2023

Undici trasferimenti che pensavi di aver dimenticato


Morimoto a Novara, Piazon al Chievo e tanti altri.

Quante volte, leggendo vecchi articoli o guardando vecchie foto, vi siete chiesti qualcosa tipo “Ma davvero questo calciatore ha giocato lì?”, come se la sua presenza in un determinato contesto fosse così tanto improbabile da avervi portato a cancellarla dalla vostra memoria? Ok, magari non è mai successo, ma tuffatevi con noi in questo viaggio nel passato recente della Serie A; non possiamo promettervi che ne uscirete arricchiti, ma sicuramente vi lascerà un po’ frastornati, come immaginiamo siano stati certi giocatori nel momento in cui hanno accettato determinate destinazioni.

Darijo Srna – Cagliari

Il suo nome ce lo ricordiamo dai tempi del mondiale del 2006, dato che suonava così bene in coppia con Dado Prso, poi abbiamo imparato a conoscerlo come uno dei volti fissi della Champions League in maglia Shakhtar, ma chi si sarebbe mai aspettato di vedere Darijo Srna alla Sardegna Arena insieme a Pavoletti, Lykogiannis e a un altro improbabile come il vice campione d’Europa Ragnar Klavan? La sua esperienza a Cagliari non è folgorante, parliamo comunque di un terzino che nel 2018 aveva 36 anni, ma assolutamente dignitosa: 26 presenze e 4 assist, di cui 3 per l’amico Pavoletti con cui sviluppa subito quell’affinità elettiva tra crossatore e staccatore di testa, e una dubbia espulsione contro la Roma. Srna e il Cagliari si salutano con affetto dopo un solo anno, il croato si informa tuttora sulle sorti dei rossoblu, cui ha reso omaggio con una sentita lettera al momento dell’addio.

Per celebrare le sue 37 primavere, il Cagliari ha ripercorso la carriera di Darione in chiave animata, una piccola chicca.

Egidio Arevalo Rios – Palermo

Sulla scia dei Rommedahl, degli Asamoah Gyan e dei Kawashima, Egidio Arevalo Rios apparteneva senz’altro a quel gruppo di calciatori che sembrano comparire di colpo nelle nostre vite ogni 2 o 4 anni, in occasione dei tornei continentali o dei mondiali. Nella sua lunghissima carriera, degno membro della dinastia di instancabili e iperdinamici centrocampisti che da sempre l’Uruguay porta avanti, c’è anche una puntatina a Palermo, tra il 2012 e il 2013 alla corte di Sannino-Gasperini-Malesani-Gasperini-Sannino (ci manchi Zampa). Parentesi non indimenticabile sia per i rosanero, retrocessi a fine stagione, che per il calciatore, lontano dai fasti raggiunti con la maglia della Celeste. Un aneddoto di Mauro Cetto (esatto) descrive bene ciò che accadeva a Palermo in quel periodo: “Io e altri 6-7 compagni ci allenavamo a parte, ma il caso più emblematico era quello Arevalo Rios: si allenava tutti i giorni da solo e usava un altro spogliatoio, ma poi la domenica giocava titolare. Una cosa mai vista”.

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Pablo Estifer Armero – Milan

Ricordarsi la stagione in rossonero di Pablo Armero è davvero complicato anche per i tifosi rossoneri più sfegatati, figuriamoci per i neutrali che con ogni probabilità lo ricordano per le sgroppate sulla fascia a Udine e per il periodo decisamente meno esaltante a Napoli. L’Armero che arriva a Milano agli ordini di Pippo Inzaghi va a completare un reparto terzini degno di Romero, non il centrale difensivo ma il regista di film horror, composto dal colombiano, da De Sciglio, Albertazzi, Antonelli e dai declinanti Abate e Zaccardo. Ciononostante Armero, che nel 2014 era reduce da un mondiale tutto sommato buono, mette insieme appena 8 presenze col Milan, presagio del definitivo crepuscolo di una carriera chiusasi nel 2019, ad appena 33 anni.

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Name a more iconic duo.

Gabriel Heinze e Simon Kjaer – Roma

Anno domini 2011, la nuova Roma degli americani affida a Luis Enrique e Walter Sabatini la delicatissima opera di ricostruzione, dopo gli addii di calciatori cardine degli anni precedenti come Doni, Mexes, Riise e Vucinic; molti protagonisti della campagna acquisti giallorossa meriterebbero di finire in questa rubrica, ma tra i tanti abbiamo scelto la coppia centrale, che ha ballato (in tutti i sensi) nella capitale per una sola stagione. Heinze, arrivato a parametro 0, era già scricchiolante in quel di Madrid, mentre Kjaer, sbarcato a Trigoria l’ultimo giorno di mercato, si rivelerà essere un lontano parente sia del centrale rampante ammirato a Palermo giusto un paio di stagioni prima, sia del leader che un decennio dopo guiderà il Milan verso lo Scudetto. Heinze si barcamena come può, più o meno dignitosamente, Kjaer invece naufraga velocemente, con il rigore+rosso nel derby e l’autogol contro la Juve come highlights della sua stagione. “Heinze è matto, dopo un mese diceva che Totti non doveva più essere il capitano”, racconterà di lui l’ex compagno di squadra Cicinho.

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No caption needed.

Kevin Constant – Bologna

“Ma quali Messi e Ronaldo il mio idolo non è/ nemmeno Maradona e nemmeno Pelè/ il mio idolo è un terzino che quando si alza la posta/ fa l’elastico e il tunnel il mio idolo è Constant”. Siamo nel 2016, il tempo (in realtà abbastanza circoscritto) in cui i tifosi del Milan speravano in Kevin Constant a tal punto da dedicargli canzoni è già lontano, il mancino franco-guineano sbocciato nel Chievo è reduce da un anno e mezzo abbastanza opaco con la maglia del Trabzonspor, tanto da portarlo alla rescissione. Pantaleo Corvino qui ci dimostra che anche i grandissimi possono sbagliare, portando Constant a Bologna nel mercato invernale; il buon Kevin non riesce a scalzare Masina dalla casella di terzino sinistro titolare, in 4 mesi scende in campo da titolare appena due volte, l’ultima nel pesantissimo 6-0 inflitto ai rossoblu dal Napoli di Sarri, e a fine stagione resta nuovamente senza contratto.

Kevin Constant in campo con il Bologna

Louis Saha – Lazio

Per alcuni anni, la Lazio ha avuto come simpatico hobby l’acquisto di almeno un attaccante altamente improbabile nel mercato di gennaio: Giuseppe Sculli nel 2011, Emiliano Alfaro nel 2012, Helder Postiga nel 2014 sono tra i più rappresentativi di questa piccola dinastia. In mezzo c’è stato spazio, nell’inverno del 2013, anche per Louis Saha, campione di tutto col Manchester United di Sir Alex Ferguson, che dopo 13 stagioni di Premier ha provato ad arrestare la sua parabola discendente emigrando per qualche mese in Serie A, a quasi 35 anni. Del Saha visto in campo c’è ben poco da raccontare, Petkovic gli concede appena 126’ spalmati su 6 partite di cui una sola giocata dal 1’, così della sua avventura in biancoceleste si ricorda più che altro la visita insieme a Lotito a Papa Francesco, prima del derby capitolino in finale di Coppa Italia, quello di Lulic 71. Prevedibilmente, a fine stagione decide di annunciare l’addio al calcio giocato.

In questo video, oltre alla raffinatezza di Ogenyi Onazi (che oggi gioca in Bahrain), potete ammirare il momento più emozionante di Saha in maglia Lazio.

Lucas Piazon – Chievo

Londra, Malaga, Arnhem, Francoforte, Reading, Verona, Vila do Conde, Braga, Rio de Janeiro. Non è l’itinerario di un improbabile e schizofrenico interrail, ma la carriera di Lucas Piazon, promettente talento brasiliano seguito dalla Juve e poi finito, appena maggiorenne, al Chelsea per 7,5 milioni di euro. Il Piazon che nel 2019 sbarca a Verona, sponda Chievo, non è più un ragazzo, né tantomeno una promessa, bensì un calciatore ormai 25enne alla disperata ricerca di rilancio dopo mezza stagione di inattività. In qualche modo, il suo entourage e il Chelsea arrivano a pensare che l’ambiente giusto in cui ritrovarsi possa essere l’ultimo Chievo di Mimmo Di Carlo, quello che terminerà all’ultimo posto e nel giro di un paio d’anni dichiarerà il fallimento. Un Piazon non del tutto in sé parlerà di “salvezza possibile” il giorno della presentazione, il brasiliano è chiaramente un alieno in quel di Verona, e in 4 presenze (mai dal 1’) da febbraio a maggio non lascerà pressoché alcuna traccia, prima di ripartire per il suo personalissimo viaggio intorno al mondo che sembra non essersi ancora concluso.

Takayuki Morimoto – Novara

Sicuramente ai tempi si vedeva meno calcio, sicuramente i tifosi erano meno bombardati da informazioni, statistiche, schede e approfondimento, ma c’è davvero qualcuno che, sul calare degli anni 2000, non avrebbe scommesso sul talento di Takayuki Morimoto? Nel Catania è prima un giovane promettente, poi una riserva di lusso capace di spaccare le partite nel finale con i suoi colpi, poi qualcosa si arena quando in Sicilia arriva il Cholo Simeone, quindi Maremoto decide di emigrare al nord, candidandosi a diventare la stella del neopromosso Novara di Tesser. Le cose non andranno esattamente così: Morimoto parte bene segnando al Cagliari e al “suo” Catania e servendo un assist nella storica vittoria del Novara contro l’Inter, poi gli infortuni, qualche prestazione opaca e la concorrenza dell’amico Peppe Mascara, arrivato a gennaio, lo allontaneranno sempre più dal campo. Oggi, dopo esser tornato a giocare in Giappone per 6 anni con puntatine anche in Grecia e in Paraguay, è in Serie D all’Akragas, nel tempo libero alleva coleotteri.

Non vorreste fare anche voi uno scherzo a Morimoto?

Cristiano Piccini – Atalanta

Essere un esterno di Gasperini è un lavoro duro, ma qualcuno lo deve pur fare no? Tra i tanti cursori di fascia che si fiondano in area come Bolt, capita che ogni tanto il buon Gasp prenda un abbaglio e peschi un laterale che non riesce proprio ad elevarsi a superuomo come i suoi compagni di reparto. Le credenziali di Cristiano Piccini sarebbero anche buone, Betis Siviglia, Sporting Lisbona e Valencia sono un curriculum non da tutti, ma a Bergamo nel 2020 approda un calciatore reduce dalla frattura della rotula, che accusa problemi sin dai primi giorni con l’Atalanta, tanto che già a settembre Gasperini dirà che “c’è bisogno di capire se può tornare presto utile, altrimenti ci mette in difficoltà”. Piccini in nerazzurro giocherà solo 59 minuti, contro lo Spezia, prima di tornare anticipatamente a Valencia. Il terzino ha recentemente parlato della sua avventura in terra orobica senza fare grandi sconti: “Conoscevano la mia condizione ma mi facevano sentire un invalido, inizialmente dovevano concedermi un mese di riqualificazione prima di far parte della squadra, invece mi hanno subito messo in gruppo. Avevo bisogno di aiuto e non l’ho trovato, è stato un incubo, sembrava volessero affondarmi invece che aiutarmi”.

Già qui Cristiano non ci sembrava proprio il volto dell’entusiasmo

Bacary Sagna – Benevento

Quasi 260 presenze in Premier con le blasonate maglie di Arsenal e Manchester City, 65 gettoni con la nazionale francese, due mondiali e un secondo posto a Euro 2016, ma vuoi mettere con la possibilità di chiudere la carriera allo stadio Ciro Vigorito di Benevento? “Una scelta di cuore e anima”, così la definirà Bacary Sagna, che nel febbraio del 2018 si mette a disposizione di Roberto De Zerbi, anch’egli arrivato da poco in giallorosso. “Benevento rappresenta tutto ciò che dev’essere una squadra di calcio: passione, cuore, speranza, gioia, amore e una filosofia allineata alla mia”, aggiungerà il buon Bacary, che dopo 5 anni dall’ultima volta torna anche al gol, nel 3-3 contro la Roma. Gli schemi del nuovo allenatore, l’esperienza del terzino transalpino e i gol del fenomeno estemporaneo Diabaté illudono i tifosi sanniti, ma è un fuoco di paglia, tanto che la retrocessione viene sancita addirittura con 4 turni d’anticipo. Di Sagna resterà la gratitudine, ribadita anche quando sarà ormai lontano da Benevento, a Montreal con la maglia dell’Impact, l’ultima della sua carriera da calciatore.

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  • Alex Campanelli, made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Ha scritto il libro “Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora”.

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