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, 12 Luglio 2023

La squadra nata durante un picnic


E che ora potrebbe diventare di Ronaldo il Fenomeno.

Vicino a una delle tante spiagge fluviali create dal Tago nel suo insinuarsi nell’entroterra della penisola di Setúbal, si sentono delle grida. Una di queste insenature, chiamata Rio Judeu, arriva fino a bagnare il piccolo villaggio di Amora. La spiaggia è quella di Cabo da Marinha. Le grida provengono da un gruppo di ragazzi. È il 1918. Stanno giocando a pallone, probabilmente sognando un giorno di vestire la maglia encarnada del Benfica, che era nato quattro anni prima dalla fusione del club di calcio Sport Lisboa e il gruppo ciclistico Sport Benfica, o quella biancoverde dello Sporting, fondato già da dodici anni da José Alvalade. Invece, tre anni dopo avrebbero dato vita a un club tutto loro, un club che, dopo quasi un secolo, avrebbe fatto indossare i primi scarpini al futuro fenomeno del calcio portoghese post Cristiano Ronaldo, Rafael Leão, un club che, dopo oltre un secolo di storia tutt’altro che gloriosa, avrebbe attirato l’attenzione di un altro Ronaldo, il Fenomeno, in cerca di un altro tassello da aggiungere al suo piccolo impero calcistico, un club chiamato Amora FC.

Un club fondato durante un picnic

Avevano scelto quel campo, nei pressi del Cabo da Marinha, perché era lontano dalla strada principale, ma soprattutto perché quello dove giocavano prima era vicino al lavatoio del villaggio e quindi anche alle loro donne, che giustamente si lamentavano. C’era però un problema: quando la marea si alzava, il loro nuovo campo si allagava e diventava impraticabile. Lo risolsero solo in parte, per quanto poterono, scavando dei fossati attorno alle linee del campo, poi costruirono le porte con del legno.

Stadio dell'Amora FC

Inizialmente, le divise con cui giocavano erano o bianche o a strisce rossonere (si dice, in onore del Milan), con pantaloncini neri in entrambi i casi, fino a che decisero di comprarne una che fosse uguale per tutti. Scelsero il blu per la maglia e il bianco per i pantaloncini. Fu facile la decisione: il blu piaceva a tutti i membri del gruppo, forse, scrive il sito ufficiale, per il Belenenses, che proprio in quel periodo nasceva dall’altra parte del Tago, nel quartiere di Belém, a Lisbona. Mancava solo il simbolo: si optò per una stella blu con al suo interno un pallone giallo. Il perché della stella porta con sé due ipotesi ugualmente affascinanti. Secondo alcuni deriva dal simbolo della Heineken, mentre per altri la stella a cinque punte è quella di Davide, scelta come buon auspicio. Tra l’altro, per una squadra che gioca in riva al Rio Judeu potrebbe anche avere senso.

L’Amora FC nasce però ufficialmente tre anni dopo, il primo maggio 1921. Era tradizione che quel giorno, ogni anno, la comunità di Amora si riunisse per un picnic nella Quinta da Princesa, una grande tenuta di caccia di proprietà del re Dom Manuel II e della regina Maria Pia di Savoia (che però era già morta da un decennio). Fu in quell’occasione che si decise di fondare l’Amora FC. Il momento scelto per la fondazione, un momento conviviale molto importante per la comunità, ha un significato ben preciso: l’Amora FC è il club della comunità di Amora, fondato da un gruppo di cittadini e sostenuto economicamente anche grazie ai commercianti del paese che negli anni avevano contribuito all’acquisto di maglie e materiali. Il primo presidente fu il signor João Baptista Cunha e la prima sede ufficiosa fu nella Taberna da Julia Quim-Quim.

Il primo (e ultimo) stadio

In quegli anni, l’Amora FC giocava partite contro le squadre dei villaggi vicini e venne presto a galla la questione del campo: quello del Cabo da Marinha non era adatto, serviva uno stadio, ma ovviamente non c’erano soldi per comprare un terreno. La soluzione arrivò inaspettata grazie a due emigranti di ritorno dal Brasile. Uno dei soci fondatori, Mario de Carvalho, aveva un negozio. Un giorno, racconta sempre il sito ufficiale del club, entrò una coppia originaria della zona del fiume Douro, quindi nei pressi di Porto. Erano di ritorno dal Brasile e cercavano una proprietà da comprare per potervisi trasferire. Si diede il caso che proprio di fronte al negozio ci fosse una tenuta, la Quinta da Medideira, di proprietà di tale signor Lima, che il signor Carvalho, suo amico, sapeva avere intenzione di vendere. Affare fatto: in un batter d’occhio José e Maria erano proprietari della quinta, vicini e ottimi amici del signor Carvalho.

Quest’ultimo, passando molto tempo nella loro tenuta, si accorse che in una delle estremità, c’era un terreno incolto, brullo, che confinava con le mura di una fabbrica. Sarebbe stato il luogo perfetto per costruire lo stadio che tanto desiderava per il suo club. Convincere quelli della fabbrica non sarebbe stato un problema perché il gerente, il signor Martins, era suo amico. Restava da chiedere il permesso al signor José. “Non pensarci nemmeno” fu la sua prima reazione, ma con un po’ d’insistenza e la complicità della moglie Maria fu vinta anche la sua resistenza. Non restava che rendere quel terreno un campo da calcio. Fecero tutto con le loro mani: con zappe e picconi tolsero alberi, arbusti, vecchie vigne, chiusero perfino un canale d’irrigazione. Lo chiamarono Campo da Medideira, dal nome della tenuta. Nella stagione 1926/27 disputarono il loro primo campionato ufficiale del nucleo di Almada. Non si sa in che posizione si classificarono, ma si sa che non arrivarono ultimi.

Stadio da Medideira

Da quel primo maggio 1921 è passato oltre un secolo. La Quinta da Princesa è stata più volte ristrutturata e oggi ospita diversi tipi di eventi, mentre il Campo da Medideira è sempre al suo posto, ma è diventato Estádio. In tutto questo tempo, l’Amora FC ha centrato una promozione in prima divisione, nel 1980, e vi è rimasta per tre stagioni. Per il resto della sua storia ha galleggiato principalmente fra la seconda e la terza divisione del calcio portoghese. Oggi è in piena lotta per la promozione in Liga 2. Ha anche una squadra femminile, che nella stagione 2021/22 ha centrato le semifinali della Taça de Portugal ma che in quella che si è appena conclusa è retrocessa dalla Liga BPI, la prima divisione femminile, e un’Academia dove far crescere i giovani della zona.

Il suo motto assomiglia molto a quello del Barcellona e, viste le origini della società, non poteva recitare parole diverse: Mais que um clube, o simbolo da cidade”. Più di un club, il simbolo di una città. Città di circa cinquanta mila abitanti, non più villaggio di duemila. La sua popolazione è infatti cresciuta, come un po’ in tutto il distretto di Setúbal, a dismisura nei decenni ’70 e ’80’, successivamente alla decolonizzazione del Portogallo, resa effettiva nel 1975 dopo la caduta del regime di Salazar. Furono molti gli immigrati provenienti dalle ex colonie ad installarsi qui e proprio da una di quelle ex colonie, l’Angola, proveniva la famiglia Leão, che nel 2007 decise di trasferirsi nel bairro del Correr d’Agua, lo stesso di Edgar Santos, compagno di scuola di Rafa e figlio di Luis, team manager nell’Academia dell’Amora FC.

Chi ha lanciato Rafael Leão?

Edgar ha raccontato, in un’intervista di qualche mese fa, di essere stato lui il primo talent scout di Leão: lo affrontava spesso nel cortile della scuola e segnava sempre, così lo convinse a giocare per la squadra di suo padre, che gli chiedeva sempre se conosceva bambini che volessero iniziare. Così Leão cominciò a giocare all’Academia de formação dell’Amora FC, a pochi passi dall’Estadio da Medideira, ma il suo destino era oltre il rio Judeu, oltre quell’insenatura, sulla cui sponda opposta sorge il Benfica Campus di Seixal. Il suo destino era oltre tutte quelle insenature che come dita di una grossa ed informe mano sembrano voler afferrare la penisola di Setúbal e riportarla appresso alla capitale Lisbona. Era esattamente nel punto in cui quella penisola inizia, per poi distendersi, lungo tutto l’enorme estuario del Tago, fino all’Oceano Atlantico: ad Alcochete, nell’Academia Cristiano Ronaldo dello Sporting CP.

Rafael Leao torna nello stadio dell'Amora FC.

Il primo personaggio famoso nel mondo del pallone ad aver reso noto l’Amora FC, però, è stato probabilmente Jorge Jesus, fresco allenatore dell’Al-Hilal, già campione del Portogallo col Benfica e del Sudamerica col Flamengo. Nel 1989, a 35 anni, si apprestava inconsapevolmente a giocare la sua ultima partita da giocatore proprio all’Estadio da Medideira, con la maglia dell’Almancilense, una piccola squadra della regione dell’Algarve, che oggi milita nei campionati locali, ma che allora si giocava la promozione proprio contro l’Amora FC. Uscito dalla panchina con la sua squadra sotto di tre gol, quella partita la cambiò: finì 3 a 3. Il resto della storia lo ha racontato lui stesso in un discorso agli alunni dell’Università di Lisbona.

 “Dopo il fischio finale, il loro presidente [curiosamente, si chiamava Mario Rui ed era un famoso macellaio della zona, n.d.r], che era in panchina, mi chiamò: ‘Oh Jorge Jesus, vuoi diventare l’allenatore dell’Amora?’. Gli risposi: ‘Allenatore? Ma se sono giocatore. Gioco ancora, non sono un allenatore’. E lui: ‘Stavi giocando, ma sembrava che fossi tu l’allenatore in campo’. Questo successe di domenica. Il lunedì ci penso e lo chiamo: ‘Accetto la sfida’. Conclusione: quell’anno l’Amora viene promosso, l’Almancilense no”.

Indovinate chi fu, nel 2017, a far esordire l’appena maggiorenne Rafael Leão con la maglia dello Sporting? Esatto, Jorge Jesus.

Tifosi dell'Amora FC.

Lo scorso 15 marzo, l’Amora FC è tornato a far parlare di sé, ancora una volta per questioni che esulano dai suoi seppur abbastanza incoraggianti risultati sul campo (quest’anno è arrivata alla fase playoff per la promozione in Liga 2, che consiste in due gironi da quattro squadre, in cui però ha perso tutte le partite disputate). A lanciare la bomba era stato il sito portoghese Mais Futebol: Ronaldo vuole acquisire l’Amora FC. La notizia che il Fenomeno fosse interessato ad aggiungere un tassello alla sua piccola galassia già composta da Cruzeiro e Valladolid ha fatto il giro del mondo, ma ad oggi, quasi quattro mesi dopo, non se n’è più sentito parlare.

Non sappiamo se questo silenzio sia da interpretare come fine della trattativa o se invece quest’ultima stia procedendo a fari spenti. Certo è che l’Amora FC potrebbe rappresentare un investimento ponderato ma dal grande potenziale. In portogallo basta poco capitale, ma tanta conoscenza calcistica, per scalare le due divisioni che separano uno dei club più antichi del Portogallo da un ritorno in Primeira Liga che manca ormai da quarant’anni.


  • Un altro ragazzo col vizio dell’overthinking e la passione per i mediani intelligenti e i mezzi trequartisti inconcludenti.

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