
Il Cerignola ha un progetto ambizioso
La sua scalata è già cominciata e vuole raggiungere la Serie B.
Con il 2-2 conquistato sul campo della Juve Stabia nell’ultima giornata di campionato, l’Audace Cerignola, squadra pugliese della provincia di Foggia ha confermato la propria partecipazione ai play-off di Serie C, con il 5° posto in classifica e la cifra tonda di 60 punti nel Girone C. La straordinarietà di questo risultato risiede soprattutto nel fatto che il Cerignola è alla prima stagione in terza serie dopo 85 anni, stabilendo subito il miglior piazzamento della sua esistenza e potendo sognare per alcune settimane la promozione in Serie B.
L’uscita dagli spareggi promozione, arrivata in modo drammatico e rocambolesco negli ultimi minuti della partita di ritorno contro il Foggia, inficia solo in minima parte il percorso eccellente compiuto dai gialloblù, che nella post-season stessa stavano intraprendendo un ottimo percorso prima del quarto d’ora di blackout dello Zaccheria - avevano vinto tutte le partite dei play-off, con 9 gol fatti e 2 subiti.
La realtà Cerignola parte lontano, lontanissimo, più precisamente dall’estate 2014. La famiglia Grieco, grosso imprenditore locale, attivo nella vendita all’ingrosso di prodotti per la pulizia e per la casa, rileva il club e riparte dalla Prima Categoria. Con il padre, Michele, proprietario e il figlio, Nicola, nel ruolo di presidente, il progetto parte con un’idea semplice: rilanciare un territorio troppo spesso bistrattato ma dalle grandi potenzialità. L’obiettivo della famiglia Grieco è quello di dare rilevanza sociale alla propria squadra di calcio, rivalorizzando le strutture, il settore giovanile e il legame con la città. Nel corso degli anni, non si può negare che il bersaglio è stato centrato.

Sbagliare per imparare
Dal punto di vista sportivo, nelle prime stagioni il cammino dei gialloblù è immacolato. Tre promozioni consecutive che portano al rapido approdo in Serie D, nel quale la squadra della Capitanata fatica più del dovuto; del resto, il Cerignola è inserito nel girone H, notoriamente il più difficile del dilettantismo italiano, composto perlopiù da squadre pugliesi e da alcune lucane e campane. Al suo interno non è raro trovare squadre con budget da alta Serie C, che rendono arduo il compito verso la promozione nel professionismo. Nonostante ciò, il Cerignola non fa la figura della comparsa: 5° posto al primo anno da matricola; 2° posto nella stagione successiva dopo un tiratissimo testa a testa contro il Picerno, a cui fa seguito un vano inseguimento al ripescaggio in C, con tanto di sit-in di protesta dei tifosi sulla A14, e 4° posto nell’annata conclusasi in anticipo a causa della pandemia.
Proprio l’annata pandemica porta la dirigenza cerignolana a delle riflessioni. Il Cerignola imposta un progetto molto ambizioso (entrano in squadra calciatori dal passato di Serie A, come Alessandro Longhi e Gianluca Sansone) ma poco lungimirante: dopo qualche giornata arriva l’esonero dell'allenatore Alessandro Potenza, ex difensore ad alti livelli e giovane tecnico ancora troppo acerbo. L’approdo di mister Feola riesce a mettere una pezza ma la rincorsa alla vetta viene interrotta dal blocco definitivo del campionato Dilettanti. Nonostante ciò, sorgono le basi per un futuro roseo grazie ad un ottimo mercato degli under, condotto dal direttore sportivo Elio Di Toro. Il dirigente abruzzese, ex centrocampista con un lungo passato in C tra Puglia e Sicilia, arriva al Cerignola dopo una sudata gavetta: per 4 anni direttore generale del Manfredonia, a cui fa seguito un biennio da responsabile del settore giovanile del Foggia.
Dal settore giovanile dei Satanelli, Di Toro pesca alcuni dei giocatori su cui costruisce il futuro dell’Audace. In primo piano Muscatiello, ma soprattutto “Totino” De Cristofaro, mediano-incursore del 2000, che Di Toro ritrova dopo averlo spedito in prestito proprio all’Audace nel gennaio precedente. Acquistato a titolo definitivo, De Cristofaro esplode definitivamente (8 gol e 5 assist) ma si lascia in malo modo con la piazza che non digerisce il suo trasferimento, poco dopo il rinnovo di contratto, al Picerno, dove oggi continua a segnalarsi come uno dei centrocampisti più interessanti delle categorie minori (ha attirato in inverno l’interesse della Salernitana).
Nel frattempo, Di Toro si dimette a novembre 2019 a causa dell’esonero di Potenza. Richiamato a febbraio, gli viene affidato il compito di ricostruire una squadra con un progetto chiaro e definito, senza scadenze immediate ma con coerenza e visione. Le spese delle stagioni precedenti vengono drasticamente abbattute e il progetto all’apparenza si ridimensiona, ma solo per rilanciarsi. Grieco passa il timone della società ad un altro imprenditore locale, Luigi Caterino, il quale a sua volta gira il pacchetto societario nella stagione successiva a Danilo Quarto; la “famiglia-Proshop” rimane vicina alla squadra nei due anni come main sponsor.
La svolta con Pazienza
Nell’estate 2020, la storia del Cerignola prende una svolta netta, grazie alla scelta di alcuni uomini fondamentali. In panchina arriva Michele Pazienza, ex mediano di Napoli, Juventus, Udinese e Fiorentina, nonché foggiano d’origine (di San Severo). Pazienza non ha un curriculum sfavillante in panchina, ma nemmeno così orrendo: metà campionato al Pisa in C, da subentrato, ben condotto e non concluso per frizioni extra-campo (squadra lasciata al 3° posto), e un’altra al Siracusa, terminata dopo appena 7 giornate a causa di risultati negativi. La costante, in queste prime esperienze, è l’assenza di equilibrio: squadre spettacolari, che creano tanto e subiscono altrettanto.
Quella del Cerignola è una scelta azzardata ma coraggiosa e con un criterio preciso. Per capirlo bisogna fare qualche passo indietro e riavvolgere il nastro alla stagione sportiva 2016/17, ancora una volta nel girone H di Serie D, e fare un salto a Manfredonia, altra squadra dell’hinterland foggiano. È in quella squadra che, in retrospettiva, si pongono le basi per il Cerignola di oggi: Di Toro incontra Pazienza, all’ultima stagione della sua carriera da calciatore, ma anche Antonio La Porta, attaccante foggiano che l’anno dopo avrebbe appeso gli scarpini al chiodo per poi seguire l'ex centrocampista di Napoli e Udinese come suo vice nelle esperienze di Siracusa e Cerignola.
In quel Manfredonia milita anche Peppe Coccia, esterno destro originario di San Giovanni Rotondo che da lì si sposterà a Potenza, prima di tornare nella sua terra con l’Audace in questa stagione, ed un altro giocatore che contribuirà al miracolo Audace, che però merita un focus a parte.
Nel primo mercato condiviso da Pazienza e Di Toro, i due gettano le basi per un progetto pluriennale soprattutto grazie all’arrivo di tre pilastri, uno per reparto. Il primo è un ritorno, quello di “Jimmi” Allegrini: difensore centrale mancino scuola Bari, molto utile sia in marcatura che in costruzione, Allegrini era già stato a Cerignola dal 2017 al 2019. Tornato in terra dauna a trent’anni, si riprende la fascia da capitano alla prima partita e non la lascia più. Il secondo nome è quello di Ismail Achik: trequartista marocchino classe 2000, nato a Casablanca ma arrivato ad un mese d’età alla oggi tristemente nota Cutro.
Achik viene scovato dal Rende a 17 anni, ma si affaccia al calcio vero e proprio appena prima dello scoppio della pandemia: il suo primo gol tra i grandi arriva col Roccella, Serie D calabrese, a febbraio 2020. La sua qualità tecnica è indiscussa: quasi ambidestro, rapido e molto tecnico nel dribbling, bravissimo sui calci piazzati(con un feeling particolare col gol olimpico). Ma tra le qualità astratte e quelle di un calciatore vero passa quell’indolenza che gli viene rimproverata e che non gli consente di spiccare il volo.
Il terzo nome da ricordare è Giancarlo Malcore. Vecchia promessa del settore giovanile del Lecce, esploso in quel Manfredonia qualche anno prima (acquistato proprio da Di Toro, che l’aveva cercato per oltre un anno), Malcore aveva fatto il salto in B col Carpi di Antonio Calabro: assieme a Nzola componeva una coppia d’attacco che faceva sognare i cultori delle categorie inferiori. Dopo un’annata discreta, con 6 gol e 4 assist in 21 partite, Malcore si trasferisce al Cittadella, dove in 6 mesi gioca pochissimo e non segna mai; da allora, Fermana e Pergolettese, in tutto 3 gol in 18 mesi in Serie C. A 26 anni, Malcore riparte dalla D e dalla provincia di Foggia, con cui aveva già creato un legame speciale qualche anno prima.

La stagione del Cerignola non è delle migliori. Tutt’altro: parte malissimo, con 2 punti in 4 partite, per poi riassestarsi man mano, fino al 7° posto finale (sarà il peggior piazzamento dell’Audace nel periodo in D). Nel frattempo, Pazienza sperimenta varie soluzioni di gioco: dal 3-4-1-2 di partenza di stampo mazzarriano passa ad un 4-2-3-1 di marca spallettiana, con formazioni in cui spesso a fare da ago della bilancia tatticamente sono proprio Achik e Luca Russo, laterale sinistro classe 1999 di piede destro.
È nella stagione successiva che il Cerignola spicca il volo. Grazie anche al concomitante addio di tre contendenti al titolo (tra promozione diretta, riammissione e ripescaggio vanno in C Taranto, Picerno e Fidelis Andria), l’Audace può contendersi il titolo. Non lo fa, però, da favoritissimo: quel ruolo lo gioca il Bitonto, che aveva raggiunto la terza serie nel 2019/20, poi sottrattagli per un caso di combine (se qualcuno si ricorda ancora Giulio Picci, alias “non mi voleva manco mia madre”, è proprio quello lì). Il Cerignola parte di nuovo piano, ma dopo qualche giornata spicca il volo: da ottobre, tra campionato e Coppa Italia, infila una serie di 31 risultati utili consecutivi e chiude la stagione con 17 punti di vantaggio sul Francavilla in Sinni secondo in classifica.
Nell’anno del trionfo in campionato, Pazienza passa in pianta stabile ad un 4-2-3-1 offensivo, influenzato dai tanti trequartisti ed esterni in rosa. I risultati sono la diretta conseguenza di queste scelte: l’Audace è il miglior attacco del girone con 83 gol fatti (20 in più sulla seconda, il Fasano) ma riesce anche a blindare la difesa (con soli 27 gol subiti). Ne giovano Malcore e Achik, che migliorano il bottino della stagione precedente realizzando rispettivamente 23 gol e 8 assist e 6 gol e 9 assist. Rispetto alle esperienze di Pisa e Siracusa, nonché al primo anno in gialloblù, Pazienza riesce a limare i difetti in fase difensiva e crea una macchina da guerra. Uno dei protagonisti di questa metamorfosi è Mehdi Dorval, terzino algerino classe 2001, ex Fasano scoperto nella quarta serie francese, con la maglia dell’Aubervilliers.
Dorval è un destro naturale dalla spiccata vocazione offensiva, impiegato con successo anche a sinistra, dove spesso entra dentro al campo e si inserisce fino all’area avversaria; nonostante l’attitudine, grazie a doti atletiche di tutto rispetto riesce ad essere utile anche in fase difensiva. Dopo aver contribuito alla promozione, Dorval si rivela giocatore chiave anche in fase di mercato: in estate viene ceduto al Bari, dove ha trovato spazio soprattutto nella prima parte del campionato in corso, guadagnando anche la convocazione dell’Algeria U23. Tale operazione ha permesso al Cerignola di aprire un filo diretto con la società biancorossa, da cui ha prelevato l’esperto mediano Raffaele Bianco: i rapporti tra i direttori Polito e Di Toro sono ritenuti eccellenti.
L’Audace, patrimonio di una città
La promozione in C è l’apoteosi di una cittadina sempre più consapevole e orgogliosa delle proprie radici: umili e contadine ma ambiziose. Il simbolo del riscatto è la coreografia esposta dalla Curva Sud nell’ultima giornata di campionato contro il Nardò. Sotto, la dicitura “Cerignola terra di talenti, eroi, sognatori e ribelli”, sopra, la raffigurazione di quattro uomini originari di Cerignola e simbolo della città: Nicola Morra, brigante ottocentesco da molti definito “Robin Hood del Sud”; Riccardo Carapellese, attaccante in attività tra gli anni Quaranta e Cinquanta tra Milan, Torino, Juventus e Genoa, anche capitano della nazionale; Giuseppe Di Vittorio, sindacalista di stampo socialista e antifascista vicino alle istanze dei lavoratori agricoli; Nicola Zingarelli, filologo nonché autore dell’omonimo vocabolario della lingua italiana.

Archiviato il campionato vinto, il Cerignola si prepara alla Serie C. I Grieco riprendono in mano la loro creatura: Nicola Grieco ritorna al timone della presidenza e rilancia le ambizioni. Gli interventi più importanti arrivano sullo Stadio “Monterisi”: già ammodernato tra il 2018 ed il 2019, quando il ripescaggio in C sfumò per pochissimo, il completamento dell’opera restituisce alla città una struttura da 7500 posti circa, con spalti attaccati al campo ed un terreno in sintetico che si distingue rispetto agli altri per la maggior velocità con cui scorre il pallone.
Gli adeguamenti permettono allo stadio di rientrare nei criteri UEFA 3, validi anche per un’eventuale Serie B. Ma non è tutto: “U camb” si è sublimato come luogo di ritrovo e di comunità per gli abitanti della città, con bar e store alle spalle della tribuna aperti al pubblico ogni pomeriggio. La presenza di calciatori cerignolani nel corso degli anni, poi, non ha fatto altro che rinsaldare le radici del progetto e il legame con la città: tutti giovanissimi, come i portieri Tricarico e Fares (quest’ultimo ancora oggi in rosa) e i centrocampisti Spinelli e Barrasso.
Matricola terribile
In Serie C l’Audace si presenta da matricola, ma non da comparsa. A luglio Pazienza viene cercato con insistenza dall’ambizioso Catania, ripartito dalla D dopo il fallimento: il diniego del tecnico gialloblù testimonia la fiducia nel progetto Cerignola da parte di tutte le componenti. Assieme al mister e al ds fa il salto un blocco composto da 7 giocatori, tra cui i sopracitati Malcore, Achik, Allegrini e Russo. Non mancano gli investimenti (la società è al 9° posto del girone C per monte ingaggi, con un milione e 540 mila euro di spesa bonus compresi), necessari a inserire in rosa figure di spessore: oltre a Bianco, arrivano Ligi e Blondett (centrali difensivi con trascorsi in B e C) ma soprattutto Miguel Angel Sainz-Maza, centrocampista offensivo scuola Barcellona con parecchie esperienze in Italia, feticcio di Roberto De Zerbi nella sua esperienza al Foggia.
Non solo giocatori navigati, però: ma anche diversi prospettiche rendono il Cerignola una squadra equilibrata tra esperienza, freschezza e fame. Con 25,9 anni, i ragazzi di Pazienza noni per media età nel girone C. Non è giovane né tantomeno esperto Galo Capomaggio, giunto nell’ombra dal Fasano a 25 anni reduce da un’ottima stagione in D. Capomaggio, argentino di origini siciliane, non ha un percorso di quelli canonici: giovanili Estudiantes, dopo un anno in terza serie argentina arriva in Italia a 21 anni. La prima esperienza è alla Stilese a Tassone, Promozione calabrese: un notiziario locale lo descrive molto sinteticamente come “longilineo e con un’ottima visione di gioco”, un po’ poco per pensare di fare carriera a quell’età.
Capomaggio però non si dà per vinto, riesce a compiere il doppio salto di categoria ed esordisce in D a Fasano, dove realizza 8 gol e 7 assist nel 2021/22. Al Cerignola arriva da metodista con velleità da incursore e diventa un giocatore totale: centrale da difesa a tre, dove spesso ha funzioni da “libero” incaricato di far partire l’azione sia giocando sul corto che sul lungo, Pazienza ogni tanto lo rimette in mezzo al campo. Nel corso della stagione Capomaggio ha affinato le sue qualità difensive e si è riscoperto marcatore anche grazie ad una struttura fisica imponente (è alto 1,90). Sono diminuiti i gol (da 8 a 2), ma la presenza e l’influenza sul gioco sono cresciute.
Per il Cerignola anche la partenza in C è lenta, una costante della gestione Pazienza. In questo caso, però, ci sono un paio di attenuanti. La prima, ovvia e immediata, è un fisiologico adattamento alla nuova categoria. La seconda è la è la gestione dei tanti nuovi acquisti da parte di Pazienza. Nelle prime partite il Cerignola gioca un calcio semplice: un 4-3-3 fatto di difesa bassa e transizioni con pochi uomini ad attaccare. Da ottobre, però, il Cerignola cambia spartito. La metamorfosi parte dal passaggio alla difesa a tre, con Capomaggio centrale, che permette a Ligi, altro difensore abile col pallone di proporsi di più sul centro sinistra in fase offensiva.
I cambi non riguardano solo la difesa: Achik passa da trequartista o esterno destro alto a quinto di destra. L’intelligenza del marocchino e di Capomaggio consente a Pazienza di scombinare la struttura propria e degli avversari: il Cerignola parte spesso con un 3-5-2, ma le posizioni sono abbastanza fluide. Achik scende ad aiutare la prima costruzione sul centro-destra, e lascia l’ampiezza a giocatori come Coccia – che in questa squadra fa anche il terzo di difesa – o Mattia Tascone, mezzala classe 2000, piccolo e dinamico, che si rende sia con la palla, grazie alle conduzioni, che senza, sradicando parecchi palloni agli avversari.
Lo stesso Capomaggio spesso si alza fino al centrocampo, in entrambe le fasi, che si tratti di dare una linea di passaggio in più o di uscire in anticipo sugli avversari, consapevole di avere le spalle coperte da due centrali di ruolo. Per imprevedibilità, densità in zona palla e interscambio di posizioni, il Cerignola sembra appartenere alla scuola relazionista della Fluminense di Diniz. In fase offensiva, poi, è ancora Achik, assieme Tascone e Sainz-Maza, ad essere protagonista: il giocatore marocchino colpisce la palla in maniera peculiare, con dei tocchi sotto che danno una direzione e una velocità difficile da interpretare alla sfera.
Il numero 10 del Cerignola sta migliorando anche in fase di finalizzazione, forse l’ultimo elemento che lo separa da una carriera di altissimo livello. Intanto, il Bari sembra vicinissimo ad assicurarselo per la prossima stagione, a suggello di quella liaison succitata. Nell’ultimo terzo di campo, poi, si può sempre fare affidamento su Malcore, attaccante con una varietà di soluzioni impressionante: non pensa solo alla porta, ma scende a prendersi il pallone fino a centrocampo e smista con qualità e intelligenza (spesso con tocchi di prima da impazzire). Per struttura fisica e somatica il paragone con Haaland viene naturale, ma sarebbe più calzante quello con Džeko, anche per l’attitudine a sbagliare gol facili, nonostante un discreto bottino di 15 reti.
Gli highlights per spiegare il talento di Malcore arrivano dai due derby contro il Foggia. Nella partita d’andata Achik lo trova con un filtrante dalla destra al limite dell’area. Malcore è marcato da Leo, che gli lascia un attimo per controllare il pallone e qualche centimetro per gestirlo. Malcore ci arriva leggermente lungo: lo controlla di destro, si rimette in piedi e, sentendo Russo a oltre 20 metri di distanza che chiama la palla, tocca il pallone con l’interno nella direzione opposta alla sua corsa. Inserimento di Russo, tiro parato, gol dello stesso Russo sulla respinta.
Al ritorno, Malcore gioca la miglior partita della sua stagione: ne infila due in poco più di un quarto d’ora, uno con una conclusione sporca, l’altro con un colpo di tacco al volo. Il Cerignola vola e si porta subito sul 3-0, ma all’ora di gioco il Foggia ne segna due. Col risultato in bilico, Malcore la chiude a pochi minuti dal fischio finale con un’azione da cineteca. Langella lo trova con un filtrante poco oltre il cerchio di centrocampo: lui ha addosso due difensori e scarica subito su Tascone, che elude l’intervento del difensore con una finta e imbecca il compagno in profondità con un filtrante mancino. Malcore circumnaviga l’altro difensore, ma se lo ritrova ancora di fronte: sterzata, doppio passo, accelerata in area di rigore, finta a scartare il portiere avversario e palla scaraventata in porta da zero metri. Vulgar display of power.
Sostenuta da un gioco dalla forte identità, l’Audace cresce e affronta ogni partita a viso aperto. Ne derivano vittorie spettacolari, come quelle in casa contro Juve Stabia e Foggia (entrambe terminate sul 4-2), ma anche sconfitte dolorose come quella a Catanzaro per 4-0 e quella in casa contro il Monopoli per 1-3. Lungo il campionato, il Cerignola si cala sempre più nel ruolo di “ammazzagrandi”: sconfigge il Pescara in casa per 1-0, annichilisce l’Avellino per 3-1, ed è l’unica squadra in stagione ad espugnare lo “Scida” di Crotone.
Gli squali cadono per mano di Michele D’Ausilio, altra scoperta di Di Toro, pescato dalla Giana Erminio appena retrocessa in D. Classe 1999, D’Ausilio nasce esterno offensivo ma anche lui viene utilizzato da Pazienza nella posizione fluida di “quinto d’attacco”, spesso a sinistra. D’Ausilio è uno degli strumenti più rapidi e pericolosi a disposizione di Pazienza per ribaltare il campo con velocità e precisione.
Obiettivo riconferma
Gli orizzonti di crescita del Cerignola rimangono da esplorare. L’eliminazione dai play-off è stata un duro colpo da digerire, soprattutto per com’è arrivata, ma l’entusiasmo che si è creato nelle ultime settimane in città è sintomatico del valore che ha assunto l’Audace nella quotidianità cerignolana: un dato aggregato di 7700 spettatori nelle tre partite di play-off giocate al “Monterisi” e tanto entusiasmo certificato anche in occasione della clamorosa sconfitta contro il Foggia, quando, per via del divieto di trasferta indetto per i tifosi gialloblù, Piazza Duomo è gremita di sostenitori dell’Audace riuniti sotto un maxi schermo a vedere la partita contro i cugini foggiani.
La società potrà far conto su una progettualità decisa: le strade tra l'Audace e Pazienza si sono separate consensualmente, principalmente per via della volontà del tecnico che ha ritenuto il progetto saturo, ma l'epicentro del progetto rimane il DS Di Toro, il quale ha rinnovato il contratto fino al 2026 con il preciso obiettivo di raggiungere la Serie B.

Se, come insegna Caparezza, il secondo album è sempre il più difficile, per l'Audace non sarà semplice riconfermarsi, ma gli obiettivi stagionali andranno calmierati. Il successore di Pazienza in panchina è stato scelto dopo una lunga fase di sondaggi e valutazioni: la dirigenza gialloblù ha seguito a lungo il profilo di Ivan Tisci nell’ultima stagione sportiva, nella quale il tecnico genovese, in passato collaboratore di Cristian Bucchi sulle panchine di Benevento ed Empoli, ha ben figurato sulla panchina del Fasano (9° posto in classifica nel girone H di Serie D con una delle squadre più giovani del campionato).
Per l’Audace quello con i biancazzurri (altra realtà di pregio, con un modello societario proficuo) è un trait d’union che si è già rivelato vincente nel passato recente con Dorval e Capomaggio: la speranza è che questa eccellente tradizione si confermi tale. Di Toro, compagno di squadra di Tisci ai tempi di Pescara, ci ha tenuto ad esprimere la piena fiducia nei confronti di un progetto tecnico rinnovato e che potrebbe vedere alcune variazioni nella prossima stagione: Tisci gioca un 4-3-3 piuttosto equilibrato, non sarà semplice trovare un punto d’incontro con la struttura liquida proposta da Pazienza, ma la rosa sarà costruita per una sana transizione tattica (agevolata dalla versatilità tattica di parecchi giocatori della rosa).
Presidente e direttore hanno ribadito la necessità di uno sviluppo sostenibile, che terrà in considerazione l’utilizzo del minutaggio anche nella prossima stagione (nell’ultima annata utilizzato con parsimonia, con 150mila euro circa racimolati), lasciando aperta la porta anche alla possibilità di qualche plusvalenza ove se ne presenti l’occasione. L'obiettivo stagionale è quello di stabilizzarsi nei play-off, ma senza particolari pressioni.

I progetti espansivi della famiglia Grieco non si limitano agli obiettivi sportivi: negli scorsi mesi ha dichiarato di voler integrare nel proprio stadio un’area bambini ed un centro commerciale. La piazza segue con gran trepidazione e unità d’intenti: nonostante il bacino d’utenza limitato (a malapena 57000 abitanti per una città che non è nemmeno capoluogo di provincia) i gialloblù sono ottavi per media spettatori del girone C, con 1861 presenze a partita, meglio di squadre e città prestigiose come Messina, Latina e Taranto.
Storia e identità della città si rispecchiano anche in logo e colori della squadra: lo stemma ricalca quello araldico, una cicogna che azzanna un serpente, riproduzione di una leggenda seicentesca per la quale fu proprio uno stormo di cicogne a salvare la città da un’invasione di serpenti. I colori, azzurro e giallo, sono quelli del cielo limpido e del frumento, richiamo alla tradizione cerealicola della Capitanata. Cerignola guarda al futuro, ma si porta con sé un passato di cui va fiera.
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