Logo Sportellate
Giocatori della Juventus Next Gen festeggiano un gol.
, 6 Luglio 2023

C’è un 11 della Juve che merita spazio


Ed è quello dei suoi giovani.

Live Ahead è da qualche tempo diventato il motto della Juventus, e i tifosi non mancano di ricordarlo con amara ironia ad ogni mossa della società che sembra più improntata all’oggi che al domani, se non addirittura a una restaurazione di un passato vincente che non è mai sembrato così lontano. Ai ritorni di Pogba e Allegri, gli all in più o meno fallimentari su giocatori pronti come Di Maria e Paredes, fino ad arrivare al recentissimo rinnovo annuale di Rabiot, un unicum nel calcio internazionale, fanno da contraltare gli investimenti su giovani e giovanissimi e la crescita dei talenti coltivati nella Juve Next Gen, che rischiano di veder ridursi il proprio spazio in prima squadra al lumicino o di essere ceduti per dare ossigeno alle casse della società.

Eppure, la Juve potrebbe già schierare già oggi un undici assolutamente credibile formato solo dai ragazzi che non hanno avuto ancora spazio in rosa o che sono stati solo intravisti in bianconero nelle ultime stagioni; non tutti diventeranno titolari da Juventus, tenerli tutti in squadra è una soluzione impraticabile, alcuni di loro magari nemmeno giocheranno stabilmente in Serie A, ma si tratta in ogni caso di giovani che meritano almeno una chance nel nostro calcio, così restio a concedere loro spazio ma così bisognoso di continue ventate d’aria fresca.

Portiere: Giovanni Daffara (2004)

Partiamo col nome meno reclamizzato del lotto, nonché quello che si è affacciato più tardi nel calcio professionistico: Daffara ha iniziato a giocare con continuità in Next Gen solamente a in seguito all’infortunio del titolare Crespi e al rosso rimediato dal vice Raina contro il Novara. La squadra di Daffara, più giovane dei “concorrenti” rispettivamente di tre e due anni, era stata, sin lì, la Juve Primavera, nella quale aveva condiviso la porta in maniera più o meno equa nel girone d’andata col coetaneo Scaglia, diventando poi titolare fisso in quello di ritorno.

La cosa che impressiona di Daffara, autodefinitosi “portiere per pigrizia”, è la velocità, in tutte le sue accezioni: oltre ad essere reattivo nelle conclusioni dalla breve distanza, Daffara è estremamente rapido nell’andare già a blocccare i tiri avversari e nell’avventarsi sui loro piedi in uscita bassa per chiudere lo specchio il prima possibile. Nei play-off per il titolo Primavera, il numero uno non è riuscito ad evitare la sconfitta dei suoi, ma ha tenuto in vita i suoi con una prestazione monstre, condita da un rigore parato e tanti interventi decisivi.

Logica vorrebbe che il prossimo step per Daffara fosse la promozione in Next Gen in pianta stabile, probabilmente una soluzione migliore rispetto alla cessione in prestito o al ruolo di terzo portiere in prima squadra (peraltro improbabile visto il rinnovo di Pinsoglio) in ottica liste.

Terzino destro: Andrea Cambiaso (2000)

In molti la scorsa estate si sono stupiti quando la Juventus ha spedito Andrea Cambiaso, appena prelevato dal Genoa per 8,5 milioni, in prestito a Bologna, non tanto per il valore effettivo del ragazzo, quanto per la penuria di terzini puri in rosa, una delle evidenze che ha portato Allegri a passare al 3-5-2. Questa circostanza ha però permesso al laterale di studiare alla scuola di un maestro di calcio d’eccezione come Thiago Motta, che nonostante i tanti terzini in rosa gli ha sempre concesso fiducia, stanti alcuni problemi fisici che ne hanno minato la continuità.

Di Cambiaso avevano stupito, all’esordio col Genoa, la facilità di corsa e la grande sicurezza con la palla tra i piedi, propria di un “finto giovane” che ha iniziato a giocare in mezzo ai grandi nemmeno maggiorenne, compiendo tutta la scalata dalla D alla A con le maglie di Albissola, Savona, Alessandria ed Empoli. Motta ne ha apprezzato la pulizia e la qualità di calcio, così ne ha fatto il regista occulto della sua squadra, chiamato in più occasioni ad agire propriamente da falso terzino. Cambiaso è un rarissimo caso di esterno basso mancino capace di destreggiarsi con disinvoltura anche sul lato opposto. Negli ultimi mesi è stato paragonato a De Sciglio per la duttilità e l’affidabilità ma, rispetto all’ex Milan, Cambiaso è un terzino decisamente più utile in costruzione e rifinitura, dovendo invece ancora migliorare in fase difensiva.

Embed from Getty Images

Se dovrà essere confermato in prima squadra come si vocifera, possiamo aspettarci di veder spuntare Cambiaso un po’ dappertutto a partita in corso, a destra come a sinistra, esterno a 5, terzino a 4 e magari anche esterno offensivo “di sicurezza” quando la Juve dovrà difendere un risultato; un buon punto di partenza, in attesa che il ragazzo migliori nel gestire le fasi di difesa posizionale, fondamentali per una squadra che chiede ai propri terzini di essere innanzitutto dei difensori laterali.

Difensore centrale: Dean Huijsen (2005)

A vederlo oggi, non ci sono motivazioni ragionevoli per affermare che Dean Huijsen non diventerà un difensore di livello mondiale, se non quelle intangibili e imprevedibili dinamiche per le quali non tutti i giovani calciatori che si impongono sui pari età riescono poi a trasferire la loro superiorità nel mondo del professionismo. Scommettere contro Dean Huijsen è davvero complicato: il centrale diciottenne è arrivato due anni fa dal Malaga, dall’Under 17 è passato velocemente alla Primavera della Juve e infine in Next Gen, dov’è velocemente diventato un imprescindibile nella retroguardia di mister Brambilla.

Dall’alto del suo metro e 95 Huijsen domina quasi ogni avversario nel gioco aereo, ma non fa del solo scontro fisico il suo punto di forza, mostrando abilità negli anticipi, tendenza a spingersi in avanti, sicurezza nei propri mezzi tecnici che gli permette sia di partecipare proficuamente all’uscita della palla che di partecipare all’azione offensiva senza rallentarla. Il gol gli è sicuramente amico: in stagione l’olandese, tra Serie C, Youth League e Primavera ha segnato 10 reti, 4 delle quali da calcio di rigore, fondamentale in cui è raro trovare uno specialista tra i centrali difensivi. Tra le altre segnature, oltre ai colpi di testa, spicca il gol segnato nella semifinale di Coppa Italia di C contro il Foggia, un buon riassunto delle sue doti offensive: personalità nel valicare la metà campo con la palla, accelerazione che lascia sul posto due incerti avversari, terrificante sinistro all’incrocio da oltre 20 metri.

Non stupisce che Huijsen veda in de Ligt un modello e una fonte d’ispirazione, di conseguenza appare complicato immaginare un suo trapianto in prima squadra con l’attuale impostazione difensiva; la Serie C sta decisamente stretta al ragazzo, un prestito annuale in una squadra di A o di B che esalti le sue doti invece di soffocarle sarebbe la soluzione ideale, in attesa di evoluzioni ai piani alti che potrebbero farlo presto diventare un giocatore importante per la Juventus.

Difensore centrale: Koni de Winter (2002)

L’EuroU21 del Belgio si è mestamente concluso all’ultimo posto del raggruppamento, ma una delle poche note liete tra le fila dei diavoli rossi, oltre al terzino goleador Maxim De Cuyper, è proprio quella di Koni de Winter, eccellente all’esordio contro l’Olanda e tra i pochi a non naufragare nella partita col Portogallo che ha sancito l’eliminazione della sua nazionale.

Reduce dalla rottura del collaterale rimediata a fine campionato con la maglia dell’Empoli, de Winter ha mostrato anche in campo internazionale le doti emerse nelle giovanili bianconere e confermate in A, soprattutto nelle gare contro squadre apparentemente fuori portata come Inter e Milan: pulizia e sicurezza nei contrasti, grande concentrazione nella difesa posizionale anche per fasi lunghissime (l’Empoli è la squadra col baricentro più basso della Serie A), sicurezza nelle uscite dalla difesa col pallone tra i piedi. Ad impedire a de Winter di diventare un titolare fisso dello scacchiere di Zanetti, collezionando appena 14 presenze di cui 12 dal 1’, non sono stati tanto alcuni errori nelle letture e nelle marcature, fisiologici nel percorso di crescita di un difensore ventenne catapultato per la prima volta nel calcio dei più grandi, quanto piuttosto il rendimento elevatissimo della coppia centrale Ismajli-Luperto, vero segreto della salvezza dell’Empoli assieme alle parate di Vicario.

La Juve si ritrova quindi tra le mani un centrale già svezzato in un contesto con alcuni principi difensivi simili a quelli della squadra di Allegri, sicuramente dall’impatto fisico inferiore a quello di Bremer e Gatti, a con una capacità di giocar palla da dietro e superare le linee di pressione che è già oggi superiore a quella degli altri difensori in rosa. Una risorsa, più che una riserva, un giocatore che, in caso di riconferma, non ci stupiremmo di vedere in campo in gare o frangenti in cui la Juve fatica a uscire dal pressing con il classico canovaccio del lancio lungo su Rabiot o sulle punte.

Terzino sinistro: Riccardo Turicchia (2003)

Nell’Italia Under 20 di Carmine Nunziata, più imperniata sul talento individuale dei gioielli Casadei, Balzanzi e Pafundi che non su un sistema di gioco organico e offensivo, c’è stato bisogno di difensori solidi e continui, pronti a dare il loro apporto in fase offensiva, essendo gli unici veri e propri uomini di fascia del 4-3-1-2, ma senza mai essere pigri in ripiegamento. Nunziata ha trovato piena realizzazione di questo concetto nel bianconero Riccardo Turicchia, terzino mancino dal piede discreto capace di non naufragare e non sfigurare mai, il classico “calciatore che non ti lascia mai a piedi” che molti allenatori ricercano per farne la propria coperta di Linus.

In stagione Turicchia, che ha assorbito senza particolari patemi il passaggio da terzino della retroguardia a 4 a quinto di centrocampo del 3-5-2 imposto dall’alto (soffrendo più che altro l’assurda concorrenza di Iling, ma ci arriveremo), ha brillato per esuberanza fisica (è forte anche nei piazzati indiretti nonostante non sia un colosso) e capacità di mantenere l’intensità costante per tutti i 90’, risultando invece poco decisivo in fase di cross e rifinitura. In occasione dell’assist servito a Casadei nella semifinale del Mondiale Under 20 contro la Corea del Sud, ha mostrato anche una propensione alla pressione alta che raramente era emersa in passato, anche a causa della scarsa attitudine al pressing coi laterali delle squadre in cui ha giocato.

Parliamo quindi di un terzino completo, magari non raffinato e ancora da testare ai massimi livelli, ma che può stare tranquillamente in rosa indipendentemente dal modulo selezionato, dote importante visti i tanti cambi in corsa che solitamente caratterizzano le stagioni di Allegri.

Embed from Getty Images

Mediano: Nicolò Rovella (2001)

Nonostante sia tutt’altro che un fantasista, nemmeno i puristi della numerazione sarebbero capaci di contestare la maglia numero 10 dell’Italia under 21 sulle spalle di Nicolò Rovella, tali sono la classe, la leadership e l’intensità che il centrocampista lanciato da Thiago Motta nella sua breve parentesi da allenatore del Genoa.

A una regia non appariscente ma pulitissima e ad un senso della posizione da centrocampista spagnolo più che italiano, bravissimo a fornire linee di passaggio pulite ai compagni, Rovella abbina un’innata capacità nel calamitare i palloni che gli gravitano intorno: tra i centrocampisti della Serie A, è il secondo per palloni intercettati a partita, dietro al solo Morten Hjulmand (il migliore anche in Europa), fondamentale che Rovella sta mettendo in mostra anche all’Europeo di categoria. La naturalezza con cui Rovella passa dal centrocampo a 3 di una squadra conservativa e “classica” come la selezione di Nicolato alla ben più complessa e delicata mediana a due del Monza di Palladino, suggerisce che il giocatore non avrebbe grossi problemi a trovare la propria dimensione nella Juventus, squadra che peraltro da diversi anni è alla ricerca di un riferimento centrale che giostri davanti alla difesa, compito nel quale è stato costretto a sacrificarsi Locatelli snaturando le proprie inclinazioni.

Sarà dunque Rovella la chiave di volta del centrocampo bianconero? I tifosi lo sperano, a tal punto che in molti non lo sacrificherebbero nemmeno per arrivare a Sergej Milinkovic-Savic, malcelato sogno di Max Allegri da diverse stagioni.

Mezzala destra: Enzo Barrenechea (2001)

La prestazione non sarà stata scintillante, di certo non come speravano in Argentina ove già tre anni fa lo indicavano come un predestinato, ma la spavalderia e la sicurezza con cui Enzo Barrenechea ha fatto il suo esordio nella prima squadra della Juventus, in una gara emotivamente e sportivamente delicata come il Derby della Mole, sono specchio di un ragazzo che ha attraversato diversi momenti duri nella sua pur giovane carriera.

L’avventura di Barrenechea in Europa inizia nel 2019 nel Sion, con tutte le difficoltà che un 18enne argentino catapultato d’improvviso in terra Svizzera può incontrare, un’esperienza che dura pochi mesi dato che la Juventus lo porta a Torino nel gennaio 2020. In Primavera Barrenechea mette in mostra il suo vasto repertorio, Zauli lo impiega da mezzala box to box mentre Bonatti lo piazza nei due di centrocampo ma con ampia licenza di spingere e concludere, sembra uno dei giovani più vicini al salto in prima squadra finché, nel giorno del suo ventesimo compleanno, non rimedia una lesione al crociato che lo costringe a star lontano dai campi per quasi 9 mesi. Al rientro Barrenechea viene aggregato alla Next Gen e schierato stabilmente da mediano/regista da Brambilla, posizione nella quale colpisce lo staff di Allegri, che lo aggrega al suo gruppo. Nei 158’ disputati tra derby, Samp ed Hellas, Barrenechea ha messo sul piatto soprattutto intensità atletica nello schermare la difesa e caparbietà nei duelli in mezzo al campo, lasciando da parte le doti balistiche e gli inserimenti propri del suo bagaglio ma non semplici da incastrare in mezzo alle tante cose che il vertice basso della Juve deve fare.

Con Rovella e Locatelli in rosa l’argentino rischierebbe di trovare poco spazio, ma in caso di prestito del primo o restituzione del secondo al ruolo di mezzala, Barrenechea diventerebbe un cambio prezioso, che con un congruo minutaggio potrebbe trovare la sicurezza e gli automatismi per rivelarsi un giocatore importante anche con la palla tra i piedi, oltre che in interdizione.

Embed from Getty Images

Mezzala sinistra: Filippo Ranocchia (2001)

C’era grande attesa, pur non paragonabile a quella relativa a Fagioli, per la prima stagione di Filippo Ranocchia in Serie A, dopo un campionato di B più che buono con la maglia del Vicenza nel quale è stato sballottato un po’ in tutti i ruoli della mediana, senza mai perdere la bussola.

Arrivato a Monza qualche settimana prima del coetaneo Rovella e subito gettato nella mischia da Giovanni Stroppa nel suo 3-5-2, Ranocchia è stato inizialmente la prima riserva dei centrali di centrocampo titolari per Palladino, poi è stato superato nelle gerarchie anche da Machin, sparendo progressivamente anche dai subentranti nel girone di ritorno. Non bocciato, sarebbe troppo, ma sicuramente rimandato: Ranocchia ha abbinato qualche buona prestazione, su tutte la gara di Coppa Italia contro la Juve e quella in campionato col Milan - in cui ha segnato il suo primo gol in Serie A con uno splendido calcio di punizione dalla distanza - a diverse prove in cui è sembrato spaesato e fuori ritmo rispetto ai compagni.

Al momento non sembra ancora abbastanza incisivo in fase di non possesso per reggere un centrocampo ambizioso come quello della squadra di Palladino. La posizione così lontana dalla porta non ha messo in risalto le sue grandi doti balistiche, mentre nei recuperi palla e nelle verticalizzazioni, punti di forza che tutti gli allenatori passati per Vicenza avevano apprezzato, è risultato un po’ timido, forse travolto dal confronto con avversari enormemente più esperti e smaliziati rispetto a quelli affrontati in cadetteria. Rimandato dicevamo, ma dove? Il Monza ha deciso di non riscattarlo, in casa Juve c’è parecchio traffico a centrocampo, un altro prestito senza perdere il controllo su di lui potrebbe essere l’opzione ideale per capire se davvero Ranocchia può diventare un giocatore da Serie A.

Embed from Getty Images

Esterno destro: Matias Soulé (2003)

Tra tutti I giovani che nell’ultimo biennio hanno esordito con la maglia della Juve, Matias Soulé è probabilmente quello dai contorni meno delineati, sia per quanto riguarda la sua identità tattica sia in merito a ciò che potrà diventare nel prossimo futuro; non per forza una brutta notizia, dato che le sue potenzialità sono elevate e molti dei suoi fondamentali decisamente sopra la media, ma un sicuramente un rischio in un contesto come quello della Juventus degli ultimi anni, non di rado limitante per i calciatori la cui tecnica supera le doti fisiche.

In Primavera e in Next Gen Soulé ha giocato prevalentemente da ala destra a piede invertito e da trequartista centrale. Allegri l’ha più volte schierato a partita in corso da seconda punta e ha ammesso di averlo provato anche da quinto di centrocampo, non esattamente il ruolo in cui ci saremmo aspettati di vedere un ragazzo la cui struttura fisica non sembra ancora del tutto all’altezza della Serie A. Soulé ha rubato l’occhio anche in patria, tanto che il ct dell’Argentina Lionel Scaloni l’ha convocato diverse volte, senza ancora farlo esordire, mentre Mascherano - selezionatore dell’Under 20 - gli ha dato spazio in tutte le gare del girone del mondiale di categoria. Cresciuto calcisticamente nel Velez, nelle tre stagioni in bianconero Soulé ha messo in mostra tecnica e imprevedibilità nell’1 contro 1, sia in campo aperto che nello stretto, una buona capacità nel tiro da fuori e nei piazzati diretti e una discreta tendenza ad associarsi coi compagni vicini per l’uno-due o per mandarli in porta con imbucate rasoterra, risultando a più riprese l’uomo in grado di aprire le difese avversarie coi suoi guizzi sia in Primavera che in C con la Next Gen.

La base da cui Soulé parte è certamente buona, chi lavorerà su di lui dovrà costruirne il fisico e l’identità tattica per provare a renderlo un giocatore da Serie A a pieno titolo: se la Juve non vuole puntarci nell’immediato, un prestito biennale e/o con premi di valorizzazione nella squadra giusta potrebbe essere una buona mossa, continuare invece a impiegarlo come uomo degli ultimi minuti senza una precisa collocazione in campo rischia invece di minarne le certezze.

Esterno sinistro: Samuel Iling-Junior (2003)

Samuel Iling-Junior piomba di schianto nelle vite dei tifosi bianconeri al termine della disastrosa gara di ritorno col Benfica, che non si trasforma in una totale Caporetto solamente perché lui, dal nulla, crea due palle gol che trasformano un desolante 4-1 in un più dignitoso 4-3.

Ogni volta che scende in campo, Iling-Junior non trasmette le sensazioni che solitamente arrivano da un giovane tutto da scoprire, come Soulé, ma quelle di un calciatore fatto e finito, che può certamente migliorarsi ma le cui caratteristiche sono piuttosto chiare: grande esplosività nella corsa, fantasia nel dribbling anche da fermo, un sinistro potente e preciso e una buona abilità nell’attaccare l’area di rigore. In maniera controintuitiva rispetto a tali doti, ma non rispetto a un sistema di gioco ritenuto immutabile o quasi, Massimiliano Allegri l’ha più volte utilizzato da quinto di centrocampo, ruolo occupato anche nelle giovanili del Chelsea - sebbene con compiti opposti rispetto a quelli assegnatigli in bianconero - in cui può sfruttare la sua falcata ma che inevitabilmente gli impedisce di incidere come potrebbe nei pressi dell’area avversaria, considerando tra l’altro che il cross non è la specialità della casa. Prima del cambio modulo imposto dall’alto, da ala sinistra in Next Gen Iling si è velocemente mostrato fuori categoria per la C, mentre con le giovanili dell’Inghilterra è sembrato a proprio agio anche giostrando sul lato opposto, sebbene debba ancora lavorare sulle conclusioni e gli appoggi di destro. Nei momenti migliori, Iling-Junior è sembrato un vero e proprio rebus irrisolvibile per le difese avversarie, in grande difficoltà contro il suo mix di tecnica, velocità e fisicità, caratteristiche che se portate all’estremo ne faranno un esterno offensivo di livello internazionale.

Non a caso, Iling è uno dei giovani bianconeri più corteggiati, soprattutto in Premier, e la sua gestione sarà un’ottima cartina di tornasole dei piani della Juve: pensare ancora una volta al presente prima che al futuro, cedendolo al miglior offerente, oppure dare al ragazzo un ruolo importante all’interno della rosa e riscoprire che, magari, un campione può anche esplodere tra le proprie mani?

Attaccante centrale: Kenan Yildiz (2005)

8 febbraio 2023, la Juventus di Paolo Montero viene eliminata ai rigori dal Genk negli spareggi di Youth League, decisivo l’errore dal dischetto di Kenan Yildiz. Mai come in questo caso, “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, perché il maghetto turco che idolatra Mesut Ozil era stato sin lì il migliore in campo nonostante fosse il più piccolo, seminando avversari con le sue serpentine e vedendosi negare per due volte la rete da interventi miracolosi del portiere avversario.

Kenan sa bene cosa vuol dire bruciare le tappe: prelevato dalle giovanili del Bayern, la Juve lo ha spedito a giocare in Primavera un anno sotto età; appena maggiorenne la Turchia l’ha convocato nella sua Under 21; a fine stagione ha esordito nella Juve Next Gen e ora si vocifera di un suo approdo in prima squadra, almeno per quanto riguarda la tournée estiva. Come mai tutta questa fiducia, accompagnata da altrettanta hype, riposta nei confronti del diciottenne turco-tedesco? Perché Yildiz dall’alto dei suoi 185cm sguscia tra gli avversari come fosse un folletto di un metro e 60, perché un attaccante così giovane che gioca indifferentemente da seconda punta e da ala su entrambi i lati e calcia con entrambi i piedi non è facile da trovare, e perché in ogni contesto in cui è stato inserito il ragazzo ha sempre mostrato di valere “più di quella categoria”, come a volerci mettere alla prova nello scoprire il suo limite.

Le prossime stagioni ci diranno se Yildiz saprà trasferire le magie a livello giovanile nel calcio dei grandi, il tempo è certamente dalla sua, toccherà alla Juve favorire la sua esplosione scegliendo il giusto percorso di crescita, dando al ragazzo la possibilità di giocare e continuando costantemente a mettere alla prova, settimana dopo settimana, il suo talento, senza però frenarlo mai.


  • Alex Campanelli, made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Ha scritto il libro “Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora”.

Ti potrebbe interessare

Tutino è diventato un totem

L'attaccante del Cosenza ha brillato in questa stagione.

7 cose che ci mancheranno del Sassuolo

La retrocessione del Sassuolo in Serie B è ormai matematica. Quali elementi hanno reso i neroverdi una squadra peculiare e (forse) irripetibile?

Cole Palmer non sente la pressione

L'esterno del Chelsea è stato votato miglior giovane della Premier League.

Guida ai playoff di Serie B

Sei squadre e un solo posto per tornare in Serie A.

Dallo stesso autore

7 cose che ci mancheranno del Sassuolo

La retrocessione del Sassuolo in Serie B è ormai matematica. Quali elementi hanno reso i neroverdi una squadra peculiare e (forse) irripetibile?

Finalmente Svilar

L'ascesa del portiere ha cambiato la stagione della Roma.

Cosa resta di Manuel Locatelli?

Arrivato alla Juve da Campione d'Europa, Locatelli ha dovuto snaturare le sue caratteristiche per diventare ciò di cui Allegri aveva bisogno

Lykogiannis segna solo gol magnifici

Un campionario di gol che non vi aspettereste.
1 2 3 8
Newsletter
Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu