
Perché la Juventus vuole Thomas Partey?
Il mediano ghanese è stato tra i migliori dell'ultima Premier League.
Il calcio e la fisica sono due mondi che vivono in simbiosi. Tutto ciò che avviene sul rettangolo verde è questione di fisica, tanto che sono divenuti celebri gli studi sulle punizioni di Pirlo e Roberto Carlos o su quale fosse la tecnica migliore per eseguire il “tiro perfetto”. Negli ultimi anni, a conferma di quanto detto finora, c’è un termine appartenente al lessico della fisica che è entrato prepotentemente nel gergo calcistico, si tratta della parola equilibrio. Nella sua accezione fisica, l’equilibrio è definito come "la situazione in cui la risultante di tutte le forze che agiscono su un corpo è pari a zero". Traslato nel comune sentire calcistico questo concetto viene spesso associato ad una sorta di sincronia tra i reparti, che produce una squadra bilanciata anche in presenza di figure e ruoli antitetici tra loro.
Come regola generale, l’equilibrio sul rettangolo verde si raggiunge quando ogni membro, istruito a dovere, accetta anche di sacrificare una parte della propria individualità in funzione della squadra, collaborando in maniera attiva in ogni momento della manovra tanto in fase di possesso quanto di non possesso. Nel calcio di oggi la compenetrazione delle due fasi ha raggiunto un livello tale da far sì che il contributo dei giocatori richieda dei sacrifici sempre più importanti.
La figura del mediano è quella storicamente più associata al concetto di sacrificio. Negli ultimi anni, però, oltre a essersi evoluto il ruolo è cambiata anche la sua propensione al martirio. L'idea del giocatore che deve solo recuperare palloni e toglierseli dai piedi il prima possibile sta ormai decadendo. Come avviene ormai in tanti altri ruoli, anche in mediana stanno trovando spazio giocatori più completi, che il pallone sanno portarlo e passarlo e che si dedicano anima e corpo ai raddoppi e alla pressione. Volendo tracciare un’ideale linea temporale di questo ruolo, senza perderci nei meandri della storia, si potrebbe partire da Busquets per proseguire con Casemiro fino ad arrivare a Rodri, colui che ha esaltato più di chiunque altro il lavoro in mediana nell’ultimo paio d’anni. Thomas Partey non è un centrocampista del livello di questi, ma negli anni ha ampiamente mostrato di appartenere all'élite del ruolo.
Il ghanese è uno degli artefici della scintillante, seppur non vittoriosa, annata dell’Arsenal; pur meno celebrato di altri suoi compagni - come Odegaard, Saliba, Saka o Martinelli - il ruolo di Thomas nella squadra di Arteta è stato determinante e anche per questo la sua presenza in campo non è mai stata in discussione. Il manager spagnolo è da sempre un estimatore delle sue qualità. Non stupisce: Thomas è un centrocampista incredibilmente versatile e che offre una copertura del campo straordinaria, permettendo ai suoi compagni di avere maggiore libertà in fase di possesso. La cartina di tornasole di quanto detto è la clamorosa annata di Granit Xhaka, che ha potuto avanzare il suo raggio d’azione fino a diventare parte integrante del quintetto offensivo di Arteta anche grazie alla presenza di Thomas e alla sua disposizione a coprirgli le spalle.
Il percorso che ha portato Partey ad essere uno dei migliori centrocampisti in Premier League parte da molto lontano. Thomas muove i primi passi calcistici nella squadra della sua città, Odumase Krobo, nell’est del Ghana, convinto da suo padre Jacob, allenatore amatoriale del piccolo club cittadino. Nel giro di poco tempo, Thomas diventa la star dell’Odometah FC e inizia a far parlare di sé. Le recensioni degli scout sono sempre positive e quello che era iniziato come un gioco con il padre ed il fratello Frances, diventa un’opportunità per fuggire dalla miseria e garantirsi un futuro.
L’opportunità della vita arriva quando al giovane centrocampista viene offerta la possibilità di un provino per un non precisato club spagnolo. In un'intervista a Marca, Thomas racconta come le pratiche burocratiche, però, fossero molto costose, tanto da costringere suo padre a vendere le sue proprietà per garantirgli un paio di scarpe e i soldi per il viaggio. In Spagna, accompagnato dal suo agente, Thomas scopre che il club interessato a lui è l’Atletico Madrid, che lo terrà in prova per un po' prima di aggregarlo, dopo un breve prestito al Leganes, alla squadra riserve.
La stagione 2013/14 è la prima tra i professionisti, Partey è il fulcro del 4-2-3-1 di Josè Luis Oltra al Mallorca: giocherà 37 partite in Segunda Division, realizzando anche 5 gol. L’anno successivo compie un ulteriore step di carriera: dopo la preseason con i Colchoneros è l’Almeria ad aggiudicarsi le sue prestazioni. La stagione in Andalusia è piuttosto travagliata: si alternano alla guida della squadra ben tre allenatori e la retrocessione ne è quasi una naturale conseguenza; Partey tuttavia vive una stagione molto positiva dal punto di vista personale: gioca titolare con continuità e segna 4 gol, guadagnandosi il ritorno in pianta stabile nell'Atletico.
La struttura fisica - circa 1.85 per 80 chili - e le qualità tecniche di Thomas lo rendono un giocatore quasi perfetto per l'impianto di gioco di Simeone, che deve affrontare la complessa sostituzione di Gabi, ormai prossimo al ritiro. Il suo primo anno nell'Atleti è però un anno di transizione: Thomas deve faticare per guadagnare spazio in un ruolo in cui sono presenti ancora Gabi, Koke e Saùl ma riesce comunque a farsi notare, ottenendo dopo un solo anno il rinnovo del contratto fino al 2022. Sono questi gli anni del massimo exploit del cholismo e Thomas, forgiato ad arte dal certosino lavoro di Simeone, ne diventa uno dei massimi esponenti.
Calato alla perfezione nel 4-4-2 del tecnico argentino, Thomas ne rappresenta in pieno l’ideologia: abnegazione, perseveranza e quello spirito guerriero (a volte troppo irruento) intorno a cui Simeone innerva tutto il suo sistema di gioco. Thomas Partey è l’equilibratore dell'Atletico, colui che permette al talento di Griezmann di esprimersi liberamente e che garantisce la copertura alle scorribande di Koke e Saul. Il giocatore che esalta il sistema scomparendo in esso.
Il giocatore ancora grezzo che è arrivato in punta di piedi a Madrid, in pochi anni si trasforma quindi in un mediano di altissimo livello, formidabile nel portare pressione e incredibilmente efficace nel coprire il campo grazie a uno straordinario senso della posizione. Inoltre, in questi anni matura anche tecnicamente, diventando un passatore più solido ed efficiente. Insomma, è iniziata l'evoluzione di Thomas in un mediano completo. Quando nell'estate del 2020 il primo Arsenal del duo Arteta-Edu si mette alla ricerca di un mediano su cui ricostruire la squadra, la scelta ricade proprio su di lui.
Le loro intenzioni però si scontrano con la ferrea volontà di Simeone, che non intende privarsi di uno dei suoi pupilli; il muro contro muro va avanti tutta l’estate finché la dirigenza dell’Arsenal, stufa dei continui rifiuti, sembra mollare la presa. In realtà, il 5 ottobre arriva una svolta surreale, di quelle che fanno impazzire gli esperti di mercato: con una mail ufficiale, inviata 32 minuti prima della deadline, i Gunners comunicano al mondo di aver acquisito le prestazioni di Thomas Partey dopo aver pagato la clausola da 50 milioni di euro. Simeone dà di matto con la società e con lo stesso giocatore, e per mesi si rifiuterà di commentare l’operazione mentre Thomas vola a Londra con un contratto a dir poco gigante.
Quando Thomas arriva a Londra, la squadra di Arteta è ben lontana dall'essere la macchina semi-perfetta che abbiamo ammirato la passata stagione. Lui stesso non sembra ancora pienamente inserito: il suo rendimento non è mai negativo ma è spesso altalenante e decisamente non all’altezza dei 50 milioni spesi dalla società. Il suo arrivo però è cruciale per gettare le basi della squadra di oggi. Se la prima stagione di Thomas non è pienamente convincente, la seconda è decisamente migliore. Tuttavia, durante l’annata 2021/22 salta ben 14 partite, di cui molte nella fase finale di stagione. Si deve anche alla sua assenza la mancata qualificazione dell'Arsenal alla prima Champions League in sei anni.
La metamorfosi si completerà nel corso della stagione successiva, ovvero quella appena finita, in cui Thomas ha raggiunto dei livelli mai toccati in carriera. Arteta gli ha disegnato addosso un nuovo ruolo da vertice basso del centrocampo a tre, massimizzando la sua innata qualità di gestione dello spazio. Thomas, che già in passato aveva sottolineato le differenze sul modo di allenare tra Simeone ed Arteta, ha assunto il ruolo cruciale di anello di congiunzione tra i reparti: colui che dona equilibrio alla squadra, dettando i ritmi della prima impostazione e sgravando i compagni del peso difensivo, aiutato da un sistema difensivo che ne esalta la capacità di coprire molto campo.
Thomas Partey è diventato il primissimo riferimento in fase di costruzione e ha aumentato di molto il numero di palloni toccati a partita. Nella stagione 2022/23 ha tentato più di 60 passaggi a partita, con una percentuale di precisione dell'87% che diventa del 92% sulla breve distanza. Inoltre, nella propria trequarti Thomas è ancora più determinante per rendere sostenibile l’intera impalcatura dei Gunners: l’ex Atletico Madrid rappresenta l’ultimo baluardo difensivo prima dei difensori, ed è il primo ad orchestrare il pressing dalla retroguardia scegliendo sempre il posizionamento migliore per ridurre al minimo il rischio di contropiedi. La sua abilità nel coprire porzioni tanto ampie di campo, grazie ad un atletismo fuoriscala, lo rende un unicum nella rosa di Arteta che, nonostante abbia provato soluzioni diverse inserendo Jorginho e Xhaka, non può prescindere dal ghanese per funzionare.
Allo stesso tempo, la sua terrificante botta dalla distanza è diventata una soluzione spesso utilizzata dall'Arsenal in caso di ristagnamento dell’attacco. Si è rivelata decisiva anche nel North London Derby dell'Emirates, in cui un destro piazzato di Thomas ha aperto le marcature.
Malgrado la stagione vissuta su livelli così alti, da qualche giorno il nome di Partey è rientrato tra quelli dei possibili partenti. Sul ghanese, volendo porgere l’orecchio ai gossip del mercato, si sarebbero mossi diversi club arabi - signori incontrastati della sessione estiva del mercato - e, con discreta sorpresa generale, la Juventus. Il club bianconero anche dopo il rinnovo di Rabiot è alla ricerca di un centrocampista che possa garantire solidità ad un reparto apparso troppo fragile nelle scorse stagioni. Partey è un profilo molto gradito sia ad Allegri che alla dirigenza, dato che Edu e soci verosimilmente non opporrebbero troppe resistenze a una sua cessione, soprattutto dopo aver chiuso con il West Ham per Declan Rice.
Perché Thomas può essere utile alla Juventus?
Lo sbarco a Torino sarebbe di sicuro meno remunerativo di un trasferimento in Arabia, ma senz'altro sarebbe più interessante da un punto di vista tattico. Non è un mistero che Allegri straveda per giocatori fisici in grado di ricoprire più ruoli nel centrocampo e di garantire compattezza difensiva. Per quanto non sia uno di quei colpi che scaldano il cuore dei tifosi, il centrocampista dell’Arsenal sarebbe un acquisto utile alla causa. Come già accaduto ai tempi dell’Atletico, Partey non disdegna lunghe fasi di difesa posizionale come quelle che pratica la Juventus, anzi, è uno specialista nel creare intensità nel cuore del campo per imbrigliare la manovra avversaria. Per certi versi, nella Juventus Partey troverebbe un sistema di gioco più congeniale alle sue qualità rispetto a quello di Arteta: potrebbe correre di meno per il campo, il che gli permetterebbe di fornire ancora più equilibrio ai reparti e anche di allungarsi la carriera.

Allo stesso tempo, Thomas è uno dei giocatori con più sprint della Premier League e quando è lanciato in progressione garantisce una discreta gestione del contropiede. La sua presenza in campo potrebbe alleggerire il carico difensivo di Rabiot e Fagioli, e permetterebbe oltretutto a Locatelli di tornare a ricoprire quel ruolo ibrido tra mezzala e mediano che tanto lo aveva esaltato ai tempi di De Zerbi al Sassuolo.
L'acquisto di Thomas non è però uno di quei colpi propriamente esenti da rischi. In primis, percepisce uno stipendio di quasi 10 milioni l’anno, insostenibile per la nuova politica di riduzione dei costi operata dai bianconeri. In più, il ghanese ha compiuto 30 anni a giugno e viene da alcuni anni in cui è stato soggetto a problemi fisici abbastanza frequenti, un aspetto che ha già flagellato abbastanza i bianconeri.
Il terzo fattore merita un paragrafo a sé stante data la delicatezza dell’argomento. Durante l’estate 2022 l’Arsenal annuncia l’assenza di Thomas Partey dalla preseason per motivazioni personali. Nel frattempo sui social scoppia il caos: una ragazza accusa, con tanto di screenshot delle presunte chat, il calciatore ghanese di violenza sessuale, affermando di essere stata molestata durante un viaggio ad Ibiza.
In quello stesso periodo, dalle notizie di cronaca emerge che altre due ragazze, una ad aprile e l'altra a giugno del 2021, hanno denunciato episodi di violenza; nonostante il nome di Thomas non sia mai uscito ufficialmente, tutte le ricostruzioni riconducono a lui. In questo momento Thomas è libero su cauzione dopo essere stato fermato all'inizio di luglio del 2022. Per onore di cronaca va detto che, seppure le indagini stiano ancora in corso, il ghanese non è attualmente sotto processo e che uno di questi casi si è concluso con un’assoluzione.
Esclusa questa brutta parentesi, per quanto concerne il rettangolo verde non vi è dubbio che Partey possa fare comodo a moltissime squadre in giro per l’Europa, sia di media che di alta fascia. Non ci resta che attendere le famose vie infinite del mercato per sapere in quale sistema il ghanese sarà chiamato ad annullare le forze per realizzare lo stato di equilibrio. Uno dei concetti forse più affascinanti e intangibili di questo sport.
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