Rafa Leão posa come Way45.
, 30 Giugno 2023

Le rime di Rafa Leão raccontano la sua storia


Analizziamo alcuni dei testi più autobiografici scritti dal calciatore/rapper.

Che cos’è la musica se non un modo per raccontare se stessi? Certo, per farlo, bisogna avere una storia da raccontare e Rafael Leão - in arte Way 45 - ne ha avute tante nel suo percorso dal fatiscente bairro da Jamaica, nel quale giocava da bambino, alla Piazza Duomo, completamente ai suoi piedi dello scorso maggio. E poi ci vuole talento, non solo nel dribblare, ma anche nel raccontarle, queste storie.

Secondo Lazza, uno dei suoi più famosi estimatori, ce l’ha. “Mi incuriosisce - ha svelato in una recente intervista alla Gazzetta dello Sport - Purtroppo capisco poco i suoi testi essendo in portoghese, ma i suoi pezzi suonano davvero bene. Il ritmo e la musicalità ci sono: se lo dice l’artista che ha venduto più dischi nel 2022 e che ha centrato un secondo posto alla sua prima partecipazione a Sanremo, tenderemmo a fidarci. Le parole, invece vanno tradotte, comprese, interpretate e si scoprirà che le sue rime raccontano una storia.

È una delle domande più frequenti che gli vengono poste nelle interviste a tema musicale: che cosa significa Way 45? Come ha più volte raccontato, Way sta per cammino, in inglese, mentre 45 è il CAP del suo quartiere. “Nel cammino che stai facendo, non dimenticare da dove sei venuto” è la frase con cui ha riassunto il significato del suo pseudonimo durante una lunga intervista al programma Desconstruir di RDP África. Ma da dove viene Rafael Leão? 2845 è la sequenza con cui cominciano tutti i codici postali della cittadina dove è cresciuto, Amora. Non fa parte, come si tende a pensare, di Lisbona, anche se per la sua vicinanza la si potrebbe ascrivere all’area metropolitana della capitale.

Si trova, invece, nella penisola e nel distretto di Setúbal, a una trentina di chilometri dal capoluogo e a circa 8 chilometri da Almada, la città che si vede da Lisbona guardando dall’altra parte del Tago, fra le cui gru e fabbriche dismesse svetta il Cristo Rei, con le sue braccia dispiegate come ad accogliere le macchine che attraversano il Ponte 25 de Abril. Il quartiere, o bairro, è quello di Vale de Chícharos, ma è meglio conosciuto per il suo nome ufficioso di Bairro da Jamaica, che rimanda alle origini africane dei suoi abitanti. Una sorta di ghetto. E “puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto del ragazzo”, diceva Ibra.

Proprio delle sue origini parla in Escolhas, il suo singolo più ascoltato, uscito poco più di un anno fa, il 4 marzo scorso. Escolhas in portoghese significa “scelte”, scelte che un ragazzo del ghetto deve saper fare se vuole salvarsi giocando a calcio, o scelte che non ha, visto che non ci sono tante altre strade da prendere, non ci sono tante altre possibilità per evitare un futuro di criminalità e violenza quando nasci in un determinato contesto. Comincia proprio con “Olho pa ‘trás - mi guardo indietro”. La quartina chiave però è questa

"Por onde eu vou sempre ando de olho aberto
Não vou na igreja, no mic eu confesso
Melhor amigo preso, revolta por dentro
Canto pra todos, I don’t need a concerto"

"Ovunque vado ho gli occhi sempre aperti
Non vado in chiesa, nel mic io mi confesso
Miglior amico detenuto, rivolta dentro
Canto per tutti, non mi serve un concerto"

Occhi aperti ovunque, questo gli ha insegnato la vita. Poi dice di non andare in chiesa, anche se spesso, in realtà, nelle sue interviste ha fatto riferimento a Dio. Il terzo verso è quello con la maggior forza espressiva. “Miglior amico detenuto, rivolta dentro”. Capita, a chi vive in situazioni difficili, di vedere i propri migliori amici diventare prede della criminalità, organizzata o non, e finire in prigione; e capita di dover stare a guardare, un po’ perché se vuoi fare carriera non puoi permetterti passi falsi e un po’ perché ribellarsi sarebbe comunque inutile. Non sappiamo quanto ci sia di autobiografico in questo verso, Leão non ne ha mai parlato apertamente.

Però, in questo articolo del Diario de Notícias, si fa riferimento all’amico di infanzia Danucas (soprannome che dovrebbe derivare da una storpiatura di Daniel), come esempio di chi si è stancato di obbedire e prendere botte. Danucas è poi stato, nel Natale 2021, arbitro del tradizionale torneo di calcio fra i quartieri popolari di Amora - Jamaica, Princesa e Cucena - organizzato dall’associazione culturale Criar-T, per la quale lavora Aurio Emerson detto Puma, amico di Leão e anche lui salvatosi grazie al calcio, a differenza di diversi amici di infanzia che sono finiti in prigione - potete leggere qui la sua storia. L’edizione 2021, patrocinata da Adidas, era inevitabilmente intitolata a Leão, vero e proprio eroe del quartiere, che era presente al torneo e sedeva su una delle panchine in qualità di allenatore. Puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo.

Desabafo è invece la sua canzone preferita, ha dichiarato a Noisey, perché parla della sua famiglia, tanto che la copertina lo ritrae di schiena mentre appoggia una mano sulla spalla di suo padre António. “Grazie Dio, sono circondato da buone persone”, recita il ritornello. Desabafo in portoghese significa “sfogo”, anche se è per lo più uno sfogo positivo. La famiglia, incarnata soprattutto dalla figura del padre-agente-maestro di vita, è un tema ricorrente anche del singolo Desabafo 2.

"O meu pai é frio
Mais nele eu vi a dor
De ver alguém partir
Mas eu no campo te dou
Motivos pra sorrir
Me ensinaste pra nunca desistir
Pai, olha, nos tamos aqui
Onde muitos diziam que nos não íamos conseguir"

"Mio padre è freddo
Ma in lui ho visto il dolore
Di vedere qualcuno partire
Ma in campo io ti do
Motivi per sorridere
Mi hai insegnato a non mollare mai
Papà, guarda, siamo qui
Dove molti dicevano che non saremmo riusciti ad arrivare"

Lo ha dichiarato spesso: è suo padre Antonio il suo vero e unico idolo d’infanzia. Lo stima per la forza d’animo e per la sua capacità di superare la sofferenza. Il “dolore di vedere qualcuno partire” è duplice. È il dolore di un padre che vede il figlio partire e stare lontano da casa. Ma probabilmente - e qui il condizionale è d’obbligo perché non si trovano informazioni né a conferma né contrarie - è anche il dolore di un figlio che ha visto suo padre partire per un posto migliore troppo presto. Poche righe sopra infatti Rafa scrive di non aver mai conosciuto suo nonno.

È lui che gli ha trasmesso la capacità di non arrendersi mai, che si è fatto in quattro per far sì che suo figlio riuscisse ad emergere, che ne ha curato gli interessi in prima persona, fin da quando, come scrive in Páginas, aveva lasciato il suo lavoro della domenica, per accompagnarlo nel “caminho”, il cammino, la strada, sia nel senso concreto di portarlo agli allenamenti, sia in quello metaforico di accompagnarlo per tutta la sua carriera. Rafa era solo un bambino quando António trovò l’accordo con il Benfica, ma poi lo fece firmare anche con lo Sporting dopo che nessun rappresentante delle Águias era passato a prenderlo per portarlo agli allenamenti come promesso.

Rafa è un ragazzo ed un campione oggi, ma è sempre António che ne gestisce la carriera, anche entrando in conflitto con altri membri del suo entourage, come successo col vecchio agente a cui si è letteralmente sostituito, impedendogli di partecipare ai negoziati, al momento del suo trasferimento al Milan. E António rivendica con orgoglio questo ruolo, lo ha fatto in diverse interviste, ma è in quella a Record dello scorso 15 novembre che ha affidato il suo di sfogo: “Ma Rafael è dove è e non si è mai presentato un giornalista dicendo ‘Che padre fantastico che ha! Stava per perdersi, ma ha accanto un grande uomo!’ Perché io ci sono sempre stato con mio figlio.”

Il ruolo di António Leão non si limita, però, solo alla carriera calcistica del figlio. È da lui, infatti, che è nata anche la passione per la musica. Era cantante di semba, una musica tipica dell’Angola da cui proviene. Se volete sentire una tipica canzone di semba, cantata da uno dei miti della musica popolare afro-lusitana, Bonga, eccola qui.

I gusti di Leão però sono più moderni. Cresciuto con i classici del rap americano degli anni 2000 come 50 cent e Wiz Khalifa, a Lille ha scoperto, grazie a Jonathan Ikoné, il rap francese, mentre in Italia ascolta Sfera, Lazza e Capo Plaza. T-Rex e Plutônio, due dei nomi più in voga nella sua Lisbona, sono fra i suoi artisti preferiti in Portogallo, ma i suoi “padri musicali” sono due suoi amici fraterni, che hanno fondato la label di cui ora anche lui fa parte, la BGang.

Come è noto a tutti, Leão ha lasciato il Portogallo a 19 anni, nel 2018 per andare a Lille. In quel suo primo spostamento suo padre lo ha seguito, ma ora vive in Portogallo e non sempre riesce a venire a vederlo. Per questo esulta mimando un telefono, ha spiegato a Outpump. Quello che non tutti sanno è il motivo per cui ha deciso di lasciare lo Sporting per il Lille, che in quegli anni era sapientemente diretto dal suo connazionale Luis Campos, oggi al PSG.

Come quello della famiglia, anche il tema dell’hating ritorna spesso nel suo primo album Beginning, di cui fa parte anche Páginas. Spesso si è trovato a dover smentire notizie negative sul suo rinnovo da quando è al Milan - solo il tempo ci dirà se a ragione o torto - ma questo non è nulla in confronto a quello che ha ancora in sospeso con lo Sporting e con i suoi tifosi.

"Sempre perto dos meus pais
De repente mudei de pais
Eu passei por muitas lies "

"Sempre vicino ai miei genitori
Ho cambiato presto paese
Sono passato per molte bugie"

Il contenzioso, tuttora aperto con i Leões, potrebbe vederlo costretto a risarcire di ben 20 milioni di euro il club dove è cresciuto, ha delle radici molto lontane, che risalgono al 15 maggio 2018. L’episodio è considerato una delle pagine più vergognose della storia del calcio portoghese ed è noto come “l’attacco ad Alcochete”. Allora Leão era una promessa dello Sporting: aveva da pochi mesi esordito in prima squadra e vantava già un gol nel Clássico contro il Porto, ma la sua stagione era finita in anticipo a causa di un infortunio.

Durante l’ultimo turno di campionato, a causa di una sconfitta in casa del Marítimo, la squadra guidata da Jorge Jesus aveva perso il secondo posto in classifica in favore del Benfica, mancando l’accesso diretto alla fase a gironi di Champions League. Il weekend successivo avrebbero avuto la possibilità di rifarsi in finale di Taça de Portugal contro il Desportivo das Aves, ma il mercoledì sera, il 15 maggio, il centro di allenamenti di Alcochete dove si stava allenando la squadra venne preso d’assalto da varie decine di tifosi. Nel gruppo erano presenti diversi esponenti del gruppo ultras della Juventude Leonina, fra cui il capo conosciuto da tutti come Mustafà.

Vennero prese d’assalto non solo le strutture, ma anche alcuni giocatori, fra cui Rui Patricio, William Carvalho, Rodrigo Battaglia, Marcos Acuña e Bas Dost, che fu il primo ad uscire dallo spogliatoio in cui si erano rinchiusi i giocatori, con il volto sanguinante. Il presidente di allora, Bruno de Carvalho, fu destituito dall’assemblea dei soci, che qualche mese dopo avrebbe eletto Frederico Varandas, l’attuale numero uno dei Leões. Dopo quella vicenda, de Carvalho ricevette diversi attacchi dalle più alte cariche degli organismi calcistici del paese e persino dall’allora Presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo da Sousa. Fu anche indagato per aver avuto un ruolo nell’attentato e finì sotto processo con la gravissima accusa di terrorismo, salvo essere assolto il 28 maggio dell’anno successivo.

Rafael Leão fu uno dei giocatori che decisero di rescindere il contratto e trovarsi un’altra squadra, aprendo il famoso contenzioso che tuttora lo vede impegnato a processo contro il club. Quello che gli contestano i tifosi dello Sporting, che ogni volta che gioca all’Alvalade con la maglia della nazionale lo sommergono di fischi, è di aver approfittato di una situazione per lui assolutamente non rischiosa, per lasciare il club a condizioni vantaggiose per lui e soprattutto per il Lille. Uno degli assalitori, che durante il processo si è assunto la responsabilità dell’aggressione a Bas Dost, è infatti un suo vecchio compagno di scuola: Rúben Marques, all’epoca 21enne.

Interrogato in tribunale, infatti, Marques confessò, dopo aver preso Dost a cinghiate, di essersi ritrovato davanti al giovane Leão che, con un sorriso, gli aveva fatto capire di averlo riconosciuto nonostante fosse a volto coperto: “Se faccio qualcosa, lo va a dire, pensai”. Ecco, tra il conoscere uno degli assalitori e l’essere completamente al sicuro in una situazione del genere ce ne passa ed è probabilmente anche a questo che si riferisce Way 45 quando parla di bugie, invidia e hating. Del resto, è ancora una ferita aperta, una pagina di cui sia lui che suo padre preferiscono non parlare nelle interviste.

Nell’Intro di Beginning, Way 45 cita la sua seconda grande passione extra-calcistica che non ha mai nascosto: quella per i vestiti e la moda.

"Fico mais confuso com meu armário
Do que com essas miúdas "

"Resto più confuso col mio armadio
Che con quelle tipe"

Di vestiti deve averne tanti Rafa, già solo le collezioni che il Milan ha lanciato dal suo arrivo in poi potrebbero tranquillamente riempire un armadio a sé. Poi ce ne vorrebbe un altro per i vestiti prodotti dal suo brand personale, Son is Son. Nell’intervista ad Outpump ha spiegato il significato del nome: un figlio resta sempre un figlio, che abbia 20, 30 o 50 anni, un figlio dei suoi genitori, ma anche e soprattutto del contesto in cui è cresciuto, un figlio del quartiere, del bairro da Jamaica. “Fin dalla prima collezione ho voluto rendere i prezzi accessibili a tutti. Sono consapevole di cosa significhi lavorare duro per guadagnare soldi e sono felice che i miei capi possano essere comprati da chiunque li voglia”. Insomma, Leão non ha mai perso veramente il contatto con le sue origini e non è un caso che anche questa sua passione sia ereditata proprio da suo padre.

Per quanto riguarda le donne, invece, ultimamente sembra tutt’altro che confuso. Quella con Francisca Silva sembra a tutti gli effetti una relazione ufficiale, ufficializzata da alcuni TikTok apparsi sul profilo di lei. L’ultimo di questi, poi, è uno spoiler del suo prossimo album, che dovrebbe uscire nei prossimi mesi.

C’è una rima, in Ballin, altra canzone appartenente all’album Beginning, che rischia di passare per una rima qualunque. In realtà il cheiro, l’odore, è uno di quei temi che fa parte dell’immaginario della sua famiglia. Suo padre è convinto che Rafa abbia un odore particolare e lo lasci sul campo, come una scia profumata generata da ogni sua sgasata il cui aroma impregna l’erba. Ma di cosa sa questo odore?

"De longe sentem o meu cheiro
O cheiro de sucedido e falhado."

"Da lontano sentono il mio odore
L’odore di successi e fallimenti."

È l’odore del baller, l’odore di successi e fallimenti, l’odore della fatica e del sudore, l’odore del bairro da Jamaica. Anche se forse qui potrebbe tornarci utile un secondo significato di cheiro, utilizzato soprattutto in forma diminutiva. Il cheiro, o cheirinho, in portoghese è l’aggiunta di liquore con cui viene corretto il caffè. In effetti, qualcosa di inebriante nei dribbling di Rafael Leão ci deve pur essere.


  • Un altro ragazzo col vizio dell’overthinking e la passione per i mediani intelligenti e i mezzi trequartisti inconcludenti.

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