
A chi serve Adama Traoré?
E perché Roma e Milan lo stanno cercando?
Nel parlare di Adama Traoré si finisce sempre per sconfinare nel meme. D’altronde, è facile trovare comico un giocatore che ha deciso di farsi spalmare l’olio per bambini sul corpo per offrire meno appigli alle trattenute avversarie dopo, dice lui, quattro lussazioni alla spalla.
Comprendere il senso di Adama Traoré oggi è molto difficile. Dopo la sua breakout season, quella 2019/20 con il Wolverhampton, la sua carriera si è gradualmente accartocciata. Dopo i 6 gol e 12 assist di quella stagione ne ha raccolti 7 e 7 nelle tre seguenti, diventando un giocatore di secondo piano nel Barcellona – che lo ha preso in prestito senza mai puntarci davvero – e poi anche nel Wolverhampton, fino a essere trattato quasi esclusivamente come un freak atletico caotico e basta, utile solo per entrare a partita in corso e creare entropia con le sue corse.
Razionalmente non si può considerare Adama come un giocatore troppo diverso dall'esterno iperatletico utile più a creare il caos in campo. Neanche nelle sue migliori stagioni è mai stato un dribblatore particolarmente elegante – uno di quelli che sembrano avere la carta moschicida sui piedi per capirci – né un passatore o un tiratore di alto livello. Ha però avuto la grande dote di appoggiare il suo impianto di gioco sulla sua capacità atletica – è un giocatore incredibilmente veloce e bravissimo ad accelerare in poco spazio – e sulla sua imponente struttura fisica.
Queste due qualità lo hanno accompagnato a lungo anche nel suo percorso a livello giovanile. Nella Masia, in cui si è formato, era stabilmente il giocatore più strutturato in campo anche se il divario fisico con i suoi coetanei di allora, paradossalmente, era quasi meno marcato di quanto lo sia con i giocatori con cui divide il campo adesso. In generale però Adama Traoré ha sempre giocato investendo molto sulla sua superiorità fisica, qualcosa che a livello giovanile tende a marcare la differenza con gli avversari. Il salto dalle giovanili del Barcellona al calcio della Premier League ha ovviamente reso meno evidente questo dominio, basti pensare che negli ultimi due anni nella Masia ha segnato 11 gol e offerto 20 assist – di cui 14 nella sua ultima stagione prima di andare all'Aston Villa – che sono circa metà di quanto ha prodotto in tutta la sua carriera da allora.
Con queste premesse è facile intuire che parliamo di un giocatore con pochi numeri concreti ma con una presenza atletica non banale. Questi due aspetti, per certi versi, sono riscontrabili sia nelle qualità migliori – la grande rapidità e il modo in cui dribbla – che nei difetti peggiori – la poca qualità di tiro e di passaggio.
Adama Traoré è ancora un dribblatore con numeri che sono eccezionali per il calcio europeo. Nella sua ultima stagione in Championship, nel 2018, ha toccato l’insensata cifra di 12.5 dribbling tentati a partita. Inevitabilmente, salendo di categoria le sue cifre sono diminuite ma rimanendo sempre altissime: in tre delle sue prime quattro stagioni con i Wolves in Premier League ha tentato più di 8 dribbling a partita, nella quarta è rimasto sopra i 7 e in quella appena conclusa si è fermato poco oltre i 6. Questi numeri lo hanno comunque tenuto per tutto il periodo tra il 2018 e il 2021 tra i giocatori con più dribbling tentati e riusciti di tutto il panorama europeo a stretto ridosso di giocatori cone Messi e Neymar e talvolta anche davanti a loro.
Inevitabilmente, la sua struttura fisica e il fatto di non essere un fenomeno sul piano del controllo rendono il suo dribbling abbastanza bizzarro esteticamente. Si intuisce, per essere un giocatore capace di mantenere delle medie di dribbling così alte senza avere una sensibilità fuori dal comune, Traoré deve avere qualche qualità particolare. E, in effetti, la sua qualità più incredibile è quella di saper utilizzare la sua incredibile velocità di passo per mantenere continuamente il pallone nel suo controllo, che gli consente di compensare anche qualche piccolo errore nel controllo.
Questa qualità rende Adama Traoré un giocatore molto peculiare anche tra i dribblatori più atletici in circolazione e può anche renderlo un giocatore particolarmente utile in Serie A, dove il livello fisico dei giocatori è inferiore a quello della Premier League. Inoltre, Adama arriva con dei numeri sui dribbling molto elevati e comparabili a quelli dei migliori del campionato: tra gli esterni con almeno 900’ giocati in Serie A, solo Kvaratskhelia, Leao e Radonjic hanno più dribbling tentati a partita di Adama Traoré e, tra questi, solo Radonjic ne ha completati di più – 3.09 contro 2.95 a partita. Certo, il campione di partite di Adama è più ristretto – siamo intorno ai 1500’ giocati, dispersi su 34 partite – e rispetto a questi tre è un giocatore che dribbla in modo radicalmente diverso ma la sua propensione al dribbling è chiaramente qualcosa di molto nuovo per la Serie A.
Adama resta un giocatore con qualità molto definite ma anche un giocatore con difetti altrettanto definiti. Essendo un dribblatore che si affida quasi solo alle sue doti atletiche e fisiche, può performare solo in determinate zone di campo. In particolare, la sua comfort zone è la fascia destra perché il suo dribbling usa moltissimo la linea come riferimento e il suo corpo come modo per proteggere il pallone. Quando, come negli ultimi mesi del 2021, è stato spostato sulla sinistra la sua necessità di giocare verso l'interno ne ha drasticamente le sue qualità. Il suo dribbling, pur essendo stato a lungo straordinariamente efficace – nella stagione 2021/22 è arrivato all’80% di successo su 8.6 tentati – non è comunque mai stato realmente finalizzato a creare occasioni proprio per la sua tendenza a rimanere molto aperto.
Inoltre, Traoré è un giocatore che vuole il pallone sui piedi, che tende ad associarsi pochissimo con i compagni e che spesso sbaglia le scelte negli ultimi metri. Come già detto in precedenza, non è neanche un giocatore bravissimo a calciare e, soprattutto, non ha intuizioni straordinarie con la palla. Negli ultimi trenta metri il suo gioco si limita a un gran numero di cross – nell'ultima stagione ne ha tentati quasi 5 a partita – e passaggi in cut-back. Anche nella stagione 2019/20, la sua migliore a livello di assist con 12 totali, 5 di questi sono arrivati su cross e altri 4 con cut-back. Per quanto riguarda le conclusioni, Traoré rimane un giocatore poco efficiente, che tira relativamente poco – mai più di 1.5 tiri a partita in carriera – e che per questo ha appena 10 gol in quasi 200 partite di Premier League.
Arrivati a questo punto avrete intuito che Adama non è un giocatore particolarmente impattante in termini di gol e assist, che non calcia granché bene e che tende a giocare molto per sé. Tuttavia, la sua presenza in campo ha sempre avuto un certo peso per le sue squadre. Infatti, Adama è un giocatore che sa far progredire molto bene il pallone, tanto che anche in una stagione mediocre come quella appena conclusa, è rimasto tra i giocatori con più conduzioni progressive a partita in Premier League.
Quello che è più interessante notare, prendendo per buone le voci che lo vogliono vicino a Roma e Milan, è che Adama andrebbe proprio a coprire questa mancanza, comune a entrambe le squadre, ma con una funzione diversa. Infatti, assumendo che entrambe le squadre rimarranno con l’impianto di gioco della scorsa stagione appare subito chiaro come lo spagnolo potrebbe essere preso come un esterno a tutta fascia dalla Roma o come un esterno alto dal Milan.
Ma a chi serve di più?
In ottica Roma, il ruolo di esterno destro è una criticità abbastanza consolidata per la squadra di Mourinho, sin dalla scorsa stagione. Nonostante Karsdorp sia stato a lungo la migliore opzione sulla fascia destra, la lite con Mou prima del mondiale lo ha portato fuori a lungo dalla squadra e probabilmente lo porterà altrove in estate, lasciando la fascia destra in mano a Zeki Çelik e, forse, al danese Rasmus Kristensen. La presenza del turco in questa stagione è stata tendenzialmente dannosa per la Roma e non è un caso che Mourinho abbia spesso deciso di puntare su Nicola Zalewski in quel ruolo. La presenza del polacco non ha però mai reso pienamente, complice la sua formazione principalmente da destro che gioca a sinistra che lo portava spesso a entrare nel campo.
Guardando agli attuali esterni destri della Roma si nota subito che né Çelik né Karsdorp siano diventati dei giocatori veramente capaci di far progredire adeguatamente il pallone in conduzione, sia per difetti tecnici che, soprattutto, atletici. Adama Traoré in un contesto del genere sarebbe un miglioramento significativo sicuramente sotto il secondo aspetto ma non troppo sotto il primo. Tuttavia, la cessione di Zaniolo a gennaio, e il suo scarso rendimento generale, ha tolto alla Roma un giocatore che nella capacità di far progredire il pallone e nel dribbling compulsivo aveva le sue due migliori qualità, anche per questo è ragionevole credere che l’obiettivo della dirigenza giallorossa sia quello di trovare un profilo adatto a sostituirlo. Adama in questo è forse il giocatore a costo zero probabilmente più adatto a farlo, visto che inoltre ha mostrato anche una disposizione non banale ai ripiegamenti e al lavoro difensivo.
In modo sinistramente simile, la catena destra è la più problematica, almeno nel reparto offensivo, anche del Milan. Nel caso della squadra di Pioli lo sbilanciamento tra i due lati è ancora più evidente che in quella di Mourinho, visto che la catena sinistra ospita due dei giocatori più forti del campionato come Leao e Theo Hernandez mentre quella destra è in mano a Davide Calabria – un giocatore sì valido ma che comunque vive meglio in un’interpretazione più conservativa del ruolo – e a due giocatori, Junior Messias e Alexis Saelemaekers, che non sono riusciti mai a trovare la continuità neanche per prendersi il posto da titolare – tanto che in Serie A hanno 1500 minuti giocati il primo e 1400 il secondo.
Rispetto a entrambi, il miglior Adama Traoré è un giocatore che porterebbe un livello di atletismo e di fisicità nettamente superiori e che in generale è più autosufficiente – anche se questo sfocia spesso nell’egoismo – nel ruolo. In questo, proprio per la sua tendenza a isolarsi ossessivamente sul lato destro può diventare una qualità utile per bilanciare maggiormente le due fasce del Milan e diminuire i compiti di supporto di Calabria. Inoltre, il Milan ha già salutato Brahim Diaz, le cui qualità in possesso sono sempre state discusse ma che nella squadra di Pioli è stato spesso utile proprio per la sua capacità di far salire il pallone. Rispetto a quanto avviene nella Roma, però, il Milan ha ancora delle risorse a disposizione in quella zona di campo anche se le indicazioni arrivate da Pioli sono quelle che né Yacine Adli né Charles De Ketelaere, che pure avrebbero delle qualità utili per sostituire Brahim Diaz, dovrebbero rientrare stabilmente nei titolari, lasciando comunque una falla in quel ruolo che dovrà essere tappata dal mercato.
Complessivamente, la prospettiva di Adama Traoré in una tra Roma e Milan trova un suo senso in quanto va, almeno teoricamente, a colmare delle lacune strutturali delle due squadre. Entrare poi nel merito di quanto questa scelta possa essere realmente vantaggiosa è difficile; d’altronde, Traoré viene da due stagioni molto difficili e sembra un giocatore per cui, viste le pieghe che ha preso il mercato, non stupirebbe nessuno se finisse a giocare in Arabia Saudita tra un anno.
Al tempo stesso, per quanto la sua carriera dia l’impressione di essere avviata verso una triste fine, parliamo comunque di un giocatore di 27 anni che, in teoria, dovrebbe avere davanti a sé il prime della sua carriera e che in Italia arriverebbe come un parametro zero, consentendo a Roma o Milan di dirottare risorse su altri ruoli decisamente più problematici – rispettivamente il centravanti e i due sostituti di Tonali e Bennacer. Quella di Adama Traoré, a oggi, è una scommessa che Milan e Roma forse potrebbero provare a fare, se non altro per regalarci un giocatore che, nel suo essere tremendamente fumoso, rimane ancora incredibilmente divertente.
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