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Illustrazione di Edin Dzeko
, 26 Giugno 2023

Edin Džeko, al volo


I migliori gol al volo di un giocatore elegante.

Nella smorfia napoletana il numero 39 corrisponde al cappio al collo. 'A funa n’ganna rimanda alla ciclicità della vita, di cui la morte fatalmente è parte integrante, e sognarla è sintomo di un periodo di difficoltà. Ma non ha solo significati negativi: la corda è anche simbolo di un legame duraturo o una relazione appena nata. Sognarla potrebbe infondere maggiore sicurezza, e la consapevolezza di ricevere aiuto da qualcuno di importante. In sostanza la corda può essere intesa come un cordone ombelicale ambivalente, che àncora la grande fragilità umana, lo sconforto, la delusione e la stanchezza all'ottimismo che l'essere umano può trarre anche da momenti negativi, purché riesca a leggerli come un'occasione per ripartire.

Non sappiamo se Edin Džeko sia appassionato di numerologia e di tradizioni partenopee, ma la sua carriera sembra aderire all'allegoria del numero 39 come poche altre. Dzeko che è un giocatore fragile e allo stesso tempo elegante. Stanco e al contempo scaltro, sprecone ed esteta del gol, pesante e leggero. Uno che si è ispirato sin da piccolo ad Andriy Shevchenko e tuttavia non si è mai avvicinato a quel tipo di potenza ineluttabile dell'ucraino. Come il 39 è il simbolo dell'ottimismo che flirta con la delusione, così Dzeko è diventato simbolo della fragilità che può trasformarsi in meraviglia in pochi istanti. 39, come i gol al volo che Dzeko ha realizzato finora in carriera. Il tipo di giocata che meglio definisce la sua essenza, che meglio valorizza la sua eleganza.

Abbiamo deciso di rendere omaggio a Dzeko raccogliendo i suoi migliori gol al volo, ma per farlo è stato prima necessario definire il concetto di "gol al volo". Non abbiamo considerato tali, ad esempio, i colpi di testa, che nei fondamentali del pallone rappresentano un gesto tecnico a sé stante, e nemmeno i tiri di controbalzo, ovvero quelli in cui l'assist rimbalza a terra almeno una volta prima di giungere a Dzeko. Abbiamo escluso poi quei tiri in cui Dzeko si accomoda la sfera con un controllo prima di tirare. Nella rosa finale sono così rimasti 39 gol al volo "puri": tiri in cui Dzeko ha colpito il pallone in aria e di prima, senza rimbalzi precedenti e senza primo controllo. Sono questi i tiri che lasciano a bocca aperta nella Tedesca fatta sulla sabbia o sull'asfalto; quelli che dànno alla palla una dimensione eterea, che gli tolgono peso e gli fanno compiere parabole sublimi.

Mostrarli tutti e 39 però sarebbe troppo anche per queste annoiate giornate estive. Ne abbiamo scelti 13, uno su tre, secondo noi i gol più belli e rappresentativi del talento di Dzeko. Ve li presentiamo in ordine cronologico.

L'origine (vs Heerenveen, novembre 2008)

Quanto è paradossale che Dzeko lasci il primo segno volante della carriera alla sesta stagione tra i professionisti? E quanto che lo faccia nel girone di Coppa UEFA, all'esordio nelle competizioni internazionali, dopo che non aveva mai griffato allo stesso modo negli anni trascorsi in Bosnia (a proposito: dei 39 gol al volo solo uno è arrivato con la fascia al braccio e la maglia della Nazionale, in un 4-2 all'Armenia nelle qualificazioni a Euro2020), in Repubblica Ceca e al primo anno in Germania? Due anni allo Željezničar, un girone d'andata all'FK Ústí nad Labem, 17 gol al Teplice e una Bundesliga col Wolfsburg non hanno mai mostrato nessun Gol al volo di Dzeko™. È proprio al Wolfsburg che il bosniaco troverà la consacrazione, specie dopo la stagione 2008/2009, la sua seconda in Germania, in cui Dzeko in coppia con Grafite porta la squadra della Bassa Sassonia all'unica vittoria della Bundes della storia.

Proprio il brasiliano serve a Džeko l'assist per la prima volée della vita. Cross dalla destra sul secondo palo, Edin che brucia col contromovimento la marcatura lasca di Michel Breuer e spiazza Kenny Steppe con un mancino talmente naturale da sembrare uno di quelli che si provano nel riscaldamento. Da apprezzare in questo gol la sapienza dello smarcamento di Dzeko, e la coordinazione con cui aggiusta la falcata per arrivare in modo perfetto all'impatto col pallone.

La scuola vs Hoffenheim

Bigino dell'attacco a due punte per stressare in ampiezza e in profondità una difesa posizionale: una viene incontro sul lato forte per ricevere il pallone, l'altra attacca la profondità sul palo più lontano. In un calcio dove le coppie d'attacco sono sempre più rare, apprezzare a distanza di 14 anni i movimenti coordinati di Grafite ed Edin è come guardare un film di Kubrick la cui eternità va oltre la qualità delle riprese e dei ritmi scenografici. Un'esecuzione da manuale, di quelle che si pensa siano possibili solo nel contesto lobotomizzato dell'allenamento settimanale. La partita con l'Hoffenheim di Luiz Gustavo e Demba Ba (!) è ormai incanalata, è un finale di partita illanguidito. Così come il destro di Edin: sbucciato, smorzato, affaticato, al pari del vano tuffo di Hildebrand.

La festa vs Werder Brema

Un'estirada dal sapore di boccali di birra da rovesciare in testa a mister Magath, di ultima campanella dell'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive senza esami o debiti di mezzo. Il destro al volo è su assist di Gentner, e suggella all'ultima giornata la storica cavalcata del Wolfsburg nella Bundesliga 2008/09. Con maglia, pantaloncini e calzettoni verde scuro, Edin pare confondersi col manto erboso offuscato dalle tribune della Volkswagen Arena: si materializza alle spalle di Naldo e spiazza in diagonale l'incolpevole e attuale culturista Tim Wiese. Edin scivola per anticipare il rimbalzo che avrebbe attutito la magia del gol al volo, poi scivola pure nell'esultanza, nel sole del pomeriggio di maggio più festoso della storia di Wolfsburg.

Il contatto vs Bochum

È più strano il riflesso del sole nella telecamera in un pomeriggio di marzo nel nord della Germania, o il pallone arancione? Ad ogni modo, questo è forse il primo saggio delle abilità di Edin di segnare con e grazie al contatto col difensore che lo marca. Il cross di Marcel Schäfer è potente, Džeko è un filo troppo sotto alla traiettoria. Non colpirebbe pulito se fosse solo nei pressi dell'area piccola.

Se dipendesse solo da lui, le leggi della fisica lo sbilancerebbero troppo all'indietro, facendo finire il sinistro sopra la traversa. Per fortuna di Edin alle sue spalle c'è capitan Marcel Maltritz: appoggiarsi a lui durante la torsione rallenta il movimento e garantisce l'adeguata apertura del compasso della gamba sinistra. Leggero kick col collo interno e palla all'angolino opposto.

La suola vs Tottenham

Otto mesi e 35 milioni di sterline dopo – la cessione più remunerativa del Wolfsburg prima di De Bruyne – Edin Dzeko inizia a manifestarsi in tutta la sua forza prepotentemente estetica. Tra tutti quelli realizzati sinora, questo è il Gol al volo di Edin Džeko™ più importante, e forse anche per questo il più bello. Sarà il fascino neoclassico di White Hart Lane, sarà la maglia rossonera che riporta a fasti di notti europee, sarà il saltello dell'arbitro Phil Dowd per far scorrere il filtrante di David Silva, sarà Samir Nasri.

Edin brucia sullo scatto Younes Kaboul, stacca con la gamba sinistra e in leggera sospensione frusta con la pianta del piede, rubando il tempo allo scivolamento orizzontale sulla linea di porta di Friedel. Lo 0-1 è il preludio al primo poker in carriera del bosniaco, in un'annata culminata dall1-6 a Old Trafford del Why Always Me? balotelliano e dall'Aguerooooooooo di Martin Tyler. Bello, bellissimo.

L'orgoglio vs WBA

Cosa è che sporca di più questa volée di dritto? È il silenzio che Edin chiede all'Etihad dopo aver preso in controtempo Boaz Myhill, o il cross leggermente arretrato di Tevez? È il turbante di Gabriel Tamas o il suo salto goffo e inutile? Tutto è leggermente sfasato, così come un po' sporco è il piatto destro di Džeko. Ma forse siamo noi a cercare il pelo nell'uovo, a non accontentarci dell'armonia della posa da ballerina che fotografa il bosniaco al momento dell'impatto col pallone.

L'icona vs Chelsea

Le alternative sono due: non scrivere nulla, lasciar parlare solo le immagini perché in fondo dicono già tutto, o tentare di abbellire con un pizzico di sana retorica un'opera d'arte da sindrome di Stendhal. In questo gol c'è tutto, e dosato perfettamente. Il passaggio destro di Federico Fazio che pare telecomandato, il taglio di Dzeko in diagonale dall'interno verso l'esterno. Il bosniaco tiene gli occhi solo sul lancio, non ha bisogno di controllare dove si trovi lo specchio, come sia posizionato Courtois o quanta distanza ci sia tra la sua corsa e quella di Christensen. Al momento del tiro l'azione sembra elevarsi da terra in una nuvola di perfezione: Dzeko colpisce la palla alla giusta altezza, senza togliere o aggiungere nemmeno un centimetro all'ideale conclusione della curva discendente dell'assist. Il calcio non è né troppo potente né inficiato dalla minore sensibilità del piede debole di Dzeko. Il gol del momentaneo 2-2 a Stamford Bridge è una scena di Wes Anderson. La perfetta geometria.

L'eccezione vs Chievo

Citando da Wikipedia, la locuzione ex abrupto "mette in rilievo nettamente il carattere improvviso, celere e inaspettato della situazione". Se la palla è sulla fascia sinistra della Roma e il piede deputato a crossare è quello di Aleksandar Kolarov, vien da sé che l'area si trasformi nel raccordo anulare nelle ore di punta. Corpi, gambe e braccia che si incastrano e si dimenano per toccare quella sfera che pare assumere un'aura magica. Questione di attimi e pertugi, come quello che si crea tra Tomović e Radovanovic al 40' di Roma-Chievo.

C'è lo spazio di una gamba iperestesa, ed Edin Džeko proprio quella mette, proprio lì. L'importante è arrivarci e toccarla, farlo con il collo del sinistro all'altezza del bacino è l'ultima delle variabili. Una potenza e un tempismo crudi nella loro concretezza, spogliati dell'eleganza delicata che siamo soliti associare a qualsiasi movimento in campo di Džeko.

La tecnica vs Torino

In Argentina, patria antonomastica dei soprannomi, il mantra ripete che l'apodo non puoi sceglierlo. Te lo tieni e basta, a prescindere da quanto ti piaccia e quanto lo senta tuo, per il resto della carriera. Se si chiedesse a un novizio del pallone di dare un soprannome a Dzeko sulla base di questo gol contro il Torino, quanti altri appellativi verrebbero in mente prima di cigno? Nessuno? Magari è per questo che questa rete all'89' è una delle più iconiche di Edin Džeko a Roma. Non è talento realizzativo innato, non è istinto del gol, ma pura e magistrale tecnica, dall'inizio alla fine. L'arretramento in passo accostato, l'infinitesimale balzello sulla gamba destra per interrompere il rinculo, l'apertura ritardata dell'anca, la frustata data con la parte di piede compresa tra il calcagno e l'osso cuboide, la parabola diretta all'incrocio che Sirigu può solo sfiorare. Un cigno, simbolo di eleganza e saggezza.

La pulizia vs Sampdoria

"Immergiamoci", come soleva ripetere la voce regina del calcio italiano in quei momenti, nell'atmosfera della Serie A ai tempi del Covid. Niente pubblico, silenzio interrotto solo dalle indicazioni delle panchine, esultanze ovattate e occhi pieni di paura. Per un attaccante storicamente bollato come distaccato, indifferente al contesto, giocare in una bolla non dovrebbe fare troppa differenza. Come per confermare questo stereotipo, alla ripartenza del campionato dopo quattro mesi di pausa forzata Džeko regala la doppietta esteticamente più appagante della sua carriera. Una Sampdoria in lotta per non retrocedere passa in vantaggio con Gabbiadini e, sino a metà ripresa, controlla ritmi e pallino del gioco.

Al 61', Pellegrini, entrato da 3 minuti, scodella in mezzo all'area, dove la difesa doriana difende con un blocco basso e stretto. Solo una grande giocata di un singolo può far saltare quel fortino. La foglia morta di Pellegrini cade appena oltre la testa di Yoshida e, prima che la diagonale di Tonelli o la chiusura dello specchio di Audero possano farci qualcosa, accade. Succede il Gol al volo di Edin Džeko™.

Dal limite dell'area piccola il sinistro è potente il giusto per finire nello spazio tra le braccia protese dell'estremo difensore e la traversa, nell'unica fascia possibile dello specchio di porta. Per farlo è stato necessario sbilanciarsi ma non troppo, altrimenti la sfera sarebbe finita nella Sud deserta. Dzeko stacca entrambe le gambe da terra nel momento del tiro, per aumentare la possibilità del suo corpo di roteare e rendere la coordinazione più fluida possibile. Edin Džeko, esteta funzionale.

Lo sguardo vs Sampdoria

Stai cucinando la frittata più buona del mondo, ma tuo fratello di tre anni si aggira intorno al ripiano di marmo della cucina. Si aggrappa al tagliere e lo tira giù, facendo rotolare verso il pavimento l'ultimo uovo da sbattere. Senza quel tuorlo e quell'albume la frittata sarà soltanto buonissima. Non basta impedire che il guscio si crepi ai tuoi piedi, occorre che rimanga intatto nel palmo della mano. Lo salvi, provi un misto tra sollievo e orgoglio. Del fratellino importa relativamente.

Con la stessa cura e solerzia Džeko accomoda il destro per accogliere il campanile di Cristante, riuscendo contemporaneamente anche a controllare la distanza che lo separa da Yoshida, e la posizione di Audero. Il tutto appoggiandosi leggermente al difensore giapponese e usandolo come cardine per la rotazione.

La rivisitazione vs Bologna

Se state pensando a quel gol di Zidane in finale col Bayer è più che comprensibile. In primis perché è un gol meraviglioso e pensare a gol meravigliosi fa bene allo spirito, e poi perché la parabola del cross pare riproposta con uno specchio perpendicolare alla linea di fondo in corrispondenza del centro della porta. Si può dire senza essere blasfemi che, esulando il contesto che colloca quel gol in una finale di Champions League e questo in un turno infrasettimanale casalingo col Bologna, questo Gol al volo di Edin Džeko™ abbia un coefficiente di difficoltà persino superiore, visto che la posizione è più defilata e lo specchio della porta più chiuso?

Dumfries riceve all'altezza della metà campo e, dopo aver appoggiato di prima per Mkhitaryan, fa quello per cui è nato, correre lungo la fascia destra. L'armeno legge l'errata postura del corpo di Lykogiannis e sa che Dumfries arriverà prima del greco sulla linea di fondo. Servirlo di prima sarebbe troppo complicato, c'è bisogno di un terzo uomo per chiudere il triangolo allungato. Sul prolungamento del lato corto dell'area, sulla trequarti, Edin si posiziona parallelamente alla linea laterale e funge da sponda, agevolato da una scalata in avanti di Lucumí che avviene con un pizzico di fatale ritardo. Barella attacca il primo palo, Lautaro il centro dell'area, Dimarco chiude sul secondo, a Edin rimane il presidio del limite in caso di respinta corta della difesa.

Dumfries non avrebbe mai voluto trovare il bosniaco, colpisce il pallone col passo troppo lungo e il traversone sarebbe probabilmente finito nei pressi del dischetto se non fosse arrivato un angosciato Lykogiannis a tentare il recupero. La palla si impenna, Edin arretra e rallenta l'inserimento. Andare col sinistro permetterebbe a Ferguson di anticiparlo, per andare di testa è troppo lontano dalla porta di Skorupski, per segnare sul primo palo gli occorrerebbe una forza sovrumana per contrastare il verso del cross. Quando si mettono per la prima volta gli sci ai piedi (qualora non l'aveste mai fatto sappiate che se mai lo farete non potrete sfuggire a questa raccomandazione nei primi 5' di lezione) il maestro è solito ripetere che no, la velocità in discesa non va contrastata, va assecondata. Così fa Džeko, lasciandosi leggermente andare sulla gamba sinistra e indirizzando il pallone verso il secondo palo, con assoluta fluidità.

La condensazione vs Milan

L'analisi calcistica, sociale, umana, ontologica italiana si nutre della vivisezione degli errori, dello sgamo del minimo dettaglio che poteva essere curato diversamente. Anche quando sarebbe più sano godersi la Bellezza senza intossicarsi di polemiche.

Di questo gol al volo segnato da Dzeko nel derby in semifinale di andata di Champions League è stata data la colpa a Calabria, che era in vantaggio e si è fatto anticipare. Ma si può davvero cercare la magagna dietro un gol così? È uno degli ultimi segni impressi da Edin Dzeko nella storia del calcio, arrivato agli sgoccioli di una carriera per lunghi tratti sottovalutata. Anticipa la presa di posizione del marcatore in area di rigore, piantando la gamba destra come una bandiera in cima alla vetta vergine, e colpisce il pallone col mancino facendolo girare attorno al corpo di Calabria come se fosse un tentacolo o la coda di uno scorpione. Il giusto mix tra talento, tecnica, potenza, freddezza ed estetica. L'ultimo grande gol di un grande centravanti del Nuovo Millennio.


  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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