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, 24 Giugno 2023

Considerazioni sparse post gara 7 Olimpia Milano-Virtus Bologna (67-55)


Milano vince una brutta gara-7 di un’avvincente serie finale, sfruttando una sconcertante prestazione degli avversari.


- Game 7. Nello sport professionistico americano si dice che siano le due più belle parole che esistano. Dargli torto è difficile, ma spesso queste partite, proprio per il loro carattere di sentenza definitiva, sono bruttine, per non dire brutte. Questa gara 7 non esce dal seminato, specialmente a causa di una Virtus Bologna che arrivava all'appuntamento finale con l'inerzia a favore dopo la scintillante gara-6 e con la minore pressione rispetto agli avversari, che dovevano proteggere il fattore campo. I bolognesi invece entrano i sul parquet di gioco con un quarto di ritardo, in entrambe le metà campo: il parziale di 21-9 a conti fatti è la chiave del match. Coach Scariolo non trova nulla da un Belinelli fin qui spietato e il primo tempo di Teodosic è ampiamente sotto la sufficienza, ma soprattutto assiste alla debacle del suo reparto lunghi: Jaithe e Mickey combinano per appena 11 punti e 5 rimbalzi in 2. In generale non riescono mai a garantire opzioni offensive diverse dei tiri da 3 punti o delle scorribande di un ottimo Shengelia. Il secondo prematuro fallo di Melli sembrava poter mettere la partita sui binari bianconeri, ma la brutta partita dei 2 lunghi sopracitati ha fatto sì che cosi non fosse;

- Milano trova un Datome leggendario, che con un 6/7 nel primo quarto permette ai suoi di tentare la prima (poi decisiva) fuga. Il taglio subito sopra l'occhio sinistro drammatizza il suo viso, come se la folta barba e lo sguardo spiritato non fossero abbastanza. Gigi, 36 primavere, è l'appiglio al quale la squadra di Messina si affida in contumacia di Melli. Non può essere un caso che sia l'altro top italiano di casa Olimpia ad ergersi leader emotivo e tecnico. In una partita di questo tipo le doti umane e caratteriali contano certamente più di quelle tecniche e fisiche: cosi si può spiegare la prova molle di Voigtmann, mentre anche Ricci è riuscito ad andare oltre i suoi limiti. Fondamentale una sua tripla a metà quarto periodo, quando la Virtus era un pugile traballante a cui serviva la classica spintina per andare definitivamente al tappeto;

- Il terzo quarto rimarrà nella memoria come 10 minuti di tremendo orrore cestistico. Sembravano quegli spezzoni di partita a NBA2K quando tu e il tuo compagno di merende prestavate a tuo cugino e al suo compagno di quarta elementare i joystick e osservavi lo scempio. Il parziale dirà 10 a 5 Milano e l'impressione era che la prima delle due che fosse uscita dal pantano avrebbe chiuso (nel caso di Milano) o riaperto (lato Virtus) la contesa. Da una parte la Virtus però si incaponiva con il tiro da 3 punti, non tentando mai di avvicinarsi al ferro attraverso il P&R e la circolazione: l'imprecisione di Belinelli, Hackett e Teodosic frustrava però ogni tentativo di rimonta. Quando la palla non entra mai e poi mai tutto diventa più difficile: la fiducia crolla, le cose facili diventano impossibili e anche l'efficacia difensiva ne risente. Per fortuna di Bologna però Milano abbondava in palle perse, falli in attacco e in scelte di tiro (o non tiro) spiegabili solo e unicamente con la pressione di una gara 7, al termine di una stagione sfiancante per entrambe. Sorprende in negativo la capacità di Scariolo e Messina, non i primi due trovati per strada, nello scuotere i propri giocatori e fargli uscire dalla bolla in cui si erano cacciati;

- Il tentativo tattico di Scariolo è la zona allungata 3-2, che poi si trasforma 2-3 al primo ribaltamento di lato. Milano sceglie di attaccarla con il totem Voigtmann alla lunetta a smistare palloni. All'uscita di quest'ultimo Melli si carica il ruolo di play aggiunto e l'Olimpia limita fortemente le palle perse: questo non si traduce in punti, viste le pessime percentuali al tiro, ma perlomeno non scatena il contropiede bianconero. La Virtus quindi viene tirata ulteriormente dentro ad una guerra di trincea, una maratona al rallentatore da cui Milano, forte di un margine stabilmente oltre la doppia cifra, trae vantaggio con un ritmo scandito dalle lancette. Quando finalmente Teodosic toglie il tappo al canestro è troppo tardi, perché dall'altra parte Billy Baron si scatena e cuce lo scudetto sul petto dei suoi;

- Come detto, per Milano e Virtus questa era l'ultima partita di una stagione eterna: 70 match per Milano, 72 per la Virtus. Spesso si ironizza sui roster ipertrofici delle nostre due rappresentanti di Eurolega, ma non ci sofferma sul fatto che la loro stagione contenga quasi il doppio delle partite di una media squadra di Serie A. Questo terzo confronto tra le due evidenzia il loro dominio in Italia, che si poggia su budget irraggiungibili al momento per le altre contendenti. Il futuro di Bologna è appeso alla possibilità o meno di partecipare in pianta stabile all'Eurolega, con tutti i vantaggi economici e di attrattività di giocatori che ne consegue, mentre lato Milano questo fattore non è in discussione. Questi ultimi 3 anni di basket italiano si sono retti su questa rivalità e le due squadre hanno dimostrato di poter essere competitive anche in un contesto europeo sempre più di livello. Chiaro però che per il futuro del basket nostrano occorre che altre squadre si ergano su livelli di eccellenza, per rafforzare un interesse di pubblico che, dati alla mano, purtroppo non è stato molto significativo.

  • Guastallese, classe 1987. Italia-Nigeria del '94 gli fa scoprire questa cosa chiamata Sport, con effetti anche gravi. Altre passioni: i numeri, i libri e la ricerca dello One Piece.

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