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Asier Villalibre festeggia il gol che vale la promozione dell'Alaves.
, 21 Giugno 2023

Erasmus: tutto il caos dei play-off di Segunda Division


Abbiamo guardato Levante-Alavés, il ritorno della finale di accesso alla Liga.

"Erasmus" è la rubrica del lunedì (stavolta eccezionalmente di martedì) in cui vi raccontiamo una partita frizzante dal weekend di calcio internazionale. Se vi siete perso gli episodi precedenti, li trovate qui.

Cosa hanno in comune un paesaggista influenzato dall'Impressionismo del circolo catalano Els Qatre Gats e un presbitero di origini contadine canonizzato nel 1737? Cosa unisce un intellettuale bohèmien della Spagna a cavallo tra Ottocento e Novecento al più importante riformatore della carità nella Chiesa cattolica, morto a Parigi nel 1660? Nulla, se non due strade a loro intitolate che si incrociano nel distretto di Rascanya, Valencia. Città che nessuno dei due ha ovviamente conosciuto. Tra Carrer de Santiago Rusiñol e Carrer de Sant Vincent de Paul, però, dal 1969 l'Estadi Ciutat de València ospita le partite della seconda squadra della città e per un sabato sera di giugno inoltrato si traveste da ultima propaggine del calciocheconta per club.

Levante-Deportivo Alavés, ritorno della finale della Promoción de ascenso a LaLiga, è l'ultima panacea per tutti i detrattori delle Nazionali quando non ci si giocano Europei o Mondiali, che a cantare l'inno se non c'è qualcosa di grosso in ballo fanno anche a meno ed è meglio gustarsi la sensazione di sogno anelante e delusione incombente che anima i playoff delle seconde serie dei maggiori campionati europei.

Un punto solo a dividerle dopo 42 giornate di stagione regolare, nessuna rete realizzata nell'andata a Mendizorroza a modificare il sostanziale equilibrio tra Las Granotas e Los Babazorros. Rane, padrone di casa sulle rive del Turia, e mangiatori di fagioli, legume predominante dei Paesi Baschi; le prime protette dal volo del murciélago simbolo di Valencia e i secondi più orgogliosi di essere chiamati El Glorioso, come rivendica l'inno del Deportivo. Levante e Alavés si giocano la Liga 2023/2024 nel distrito che a sud confina con la Saïdia, il numero 5 della Ciutat, dove il Campo de Vallejo ha ospitato i primi anni di storia della società nata dalla fusione tra i giocatori del Levante e le strutture del Gimnástico, i primi due club valencià prima che Mestalla diventasse unico approdo del pallone internazionale nei pressi della Malvarrosa.

Cosa sono in fondo 72 ore di preparativi se non essi stessi il piacere e la passione calcistica?

Il Ciutat de Valencia ha già visto la Liga in questa stagione, ospitando sino alla pausa per Qatar 2022 le partite casalinghe del Villarreal durante il completamento dei lavori all'Estadio de la Cerámica. 14 delle ultime 19 stagioni, però, anche il Levante le ha passate in Primera, e la dipendenza da grande calcio provoca le crisi d'astinenza più innocue e allo stesso tempo perseveranti che esistano. Per tornare dove ci si sente di casa mister Calleja si affida alle certezze dell'ultima parte di stagione: in porta Joan Femenías, portiere di Copa del Rey e riserva di Segunda sino ad aprile, quando la rottura parziale del legamento della caviglia ha messo fuori casa il titolare Cárdenas; Mustafi e Postigo (sì, quel Mustafi) in panchina e Mohamed Bouldini unico riferimento offensivo.

I baschi rispondono col conservatorismo spagnolo tipico della Liga degli ultimi anni: Rioja e Alkain giocano esterni di centrocampo a piede invertito non per rientrare e calciare col piede forte ma, ricordando i terzini dello Stoke di Tony Pulis, per poter crossare essendo sicuri di non spedirla in curva non oltre la trequarti per rientrare prima. Guridi è sacrificato rispetto al ruolo di trequartista ricoperto sin qui, arretrato al fianco di Benavidez per poter sostenere la coppia di centravanti e connettere meglio i reparti.

Una partita normale si potrebbe spiegare così: il Levante è più forte, più tecnico, più bello, l'Alavés è più fisico, più grosso, più stanco. Palleggio da una parte e seconde palle dall'altra, insomma. Ma l'umidità e il caldo di una serata di giugno con così tanto in palio di normale non hanno poi molto, e sono sufficienti 3' a far aumentare i battiti del Ciutat. Da calcio d'angolo, Guridi sbaglia lo stop e De Frutos conduce per 70 palla al piede, Bouldini lo affianca e gli detta il passaggio ma viene ignorato, capitan Duarte si immola per respingere il tiro. 180" e giocatori già tra lo stanco, il terrorizzato e l'angosciato, epitomi degli intrecci e delle storie dei loro mister.

Javier Calleja è uomo del Villarreal, dove ha sia giocato che allenato. Purtroppo per l'Alavés tra il Submarino Amarillo e le Granotas c'è stato il dolorosissimo intermezzo al Glorioso, conclusosi con le retrocessione della scorsa stagione. Uomo di casa, del territorio, amato nella Comunitat Valenciana e meno apprezzato nei Paesi Baschi. Sulla panchina del Deportivo siede (si fa per dire, se potesse correre insieme ai suoi ragazzi) Luis García. 50enne, vagabondo mister tra Spagna, Emirati Arabi Uniti e Cina. Piccolo particolare: oltre a Getafe e Mallorca anche il Levante ha apprezzato il 4-2-3-1 di Plaza. 128 panchine tra il 2008 e il 2011, appena 36enne il madrileno ha riportato i valenciani dalla Segunda in Liga, lasciando un grandissimo ricordo. Memorie, straschichi, scie che, crudelmente, si sono trascinati sino a questo spareggio.

Di una gara qualsiasi si potrebbe sottolineare la costruzione 3+2 del Levante, con Pepelu e Muñoz ad alternarsi a sinistra e Rúben Vezo a rompere la linea e garantire un'alternativa in uscita palla a capitan Iborra (quell'Iborra). Si potrebbe parlare del magnetismo in fase di possesso di Guridi, che con quei connotati da The Mask e la capacità di essere terzo uomo di qualsiasi triangolo dell'Alavés si distacca dallo stereotipo del centrocampistacentralepelato e dirige la rislaita dei baschi, trovando spesso col lancio lungo in diagonale i terzini alle spalle della retroguardia valenciana, lenta nello scivolare lateralmente.

Si potrebbe parlare del duello tra Rubén Duarte e Joni Montiel (in prestito dal Rayo Vallecano), che pretenderemo di rivedere nella prossima Liga a prescindere da chi la conquisterà sul campo e chi grazie alla lungimiranza di qualche dirigente della Primera. Molto più prosaicamente il primo tempo si riassume così: nel dubbio Vezo anticipa secco, prendendo palla o caviglie di Villalibre in egual misura; nel dubbio l'Alavés fa fallo, unica risposta possibile al vorticare diabolico dei Taz della trequarti del Levante. Si potrebbe incensare lo schema da rimessa laterale che permette al Bùfalo Villalibre di bufaleggiare in mezzo all'area e spaventare per la prima volta Femenías.

Dopo la mezz'ora la partita si accende: Tenaglia conclude la classica giocata da quinto a quinto di marchio gasperiniano fatta dai due terzini baschi. Da quarto di difesa a quarto di difesa, cross basso di Duarte e chiusura sul secondo palo del 27enne argentino (passaporto italiano, non diciamolo al CT Mancini...). In area piccola corpi che si incastrano e cadono, ma sopra tutti si erge Rober Pier, che fedele al troncamento che esprime sin dall'anagrafe si schianta sul palo e cade come corpo morto per sventare la minaccia. Iborra e Benavidez dirigono il traffico nel cerchio di centrocampo, col primo che col carisma di un saggio elefante arriva lì dove le gambe non lo portano e il secondo che pare legato a un guinzaglio del 10 del Levante, che vorrebbe andare a pressare ovunque ma è attratto dal timor che l'ex Siviglia, Leicester e Villarreal esercita nella sua orbita.

Come la prima frazione, anche la seconda inizia con un aumento esponenziale delle chiamate negli Urgencias della Comunitat e dell'Álava: il Levante si dimentica di star giocando a calcio, De la Fuente calcia centrale e Rioja grazia i blaugrana, in una di quelle azioni che ricordano ai tifosi quanto considerare scontata l'esistenza di un giocatore che possa toccarla con le mani è un privilegio mica da ridere.

L'incontro assume tratti più simili alla tauromachia tanto amata in Iberia: entrano in scena toreri dalla figura impattante, vuoi per lo storico (Roberto Soldado, sì, quel Soldado) e vuoi per l'ipertrofia dei muscoli pettorali (Wesley). Non è un secondo tempo per deboli, tanto che il trequartista meno diabolico del Levante, Roger Brugué, fa la fine dei mozziconi appena spenti sotto la suola del tabagista nella morsa della coppia centrale dell'Alavés. La corrida del Ciutat raggiunge il culmine di follia, almeno pare, negli ultimi 10'. In rapida successione:

  • Joni Montiel dà il primo saggio dell'insospettabile balistica per un baricentro rasoterra come il suo con una botta secca dal limite. Sedlar si sostituisce a Sivera e respinge, lasciando sul terreno almeno un paio di coste.
  • Iborra recupera palla a metà campo, lancio da fermo di 40 metri per lo scatto in profondità di Soldado, diagonale che fa la barba al palo. Ci assicurano che non sia un'amichevole della Spagna di inizio anni '10, ma non ce la sentiamo di confermare.
  • Corner per i padroni di casa. Corta respinta della difesa e palla sui piedi di Abde Rebbach, super sub algerino dai gol pesantissimi in stagione, che ha lambito il palo giusto un paio di azioni prima. Scambio col Bùfalo Villalibre che gli apre la metà campo. Sono Rebbach, Rioja e il canterano Joaquín Panichelli contro il solo Pier. 3'+recupero alla possibile promozione in Liga. Rebbach se la allarga, attira a sé il #4 del Levante e spalanca l'area ai due compagni. Deve solo servirli. La spara in tribuna. Rinvio dal fondo, Wesley stoppa spalle alla porta sulla trequarti e si gira. Il Deportivo è sbilanciato dalla ripartenza precedente, in particolare sulla fascia sinistra lasciata sgombra da Abde. Montiel, miglior tiratore della squadra, ha un'autostrada davanti a sé nel corridoio di centrodestra. Peccato che Wesley non lo veda, o faccia finta di non vederlo, e la svirgola a 10 metri dal palo alla sinistra di Sivera.
Priorità.

Triplice fischio di Francisco José Hernández Maeso. Una partita normale si concluderebbe così, con uno 0-0 emozionante, tutt'altro che bloccato ma che ha mostrato le lacune tecniche e di lucidità di entrambe le squadre in fase di finalizzazione. Una partita normale non è, e allora ci saranno i supplementari. Il regolamento del Promoción de ascenso a LaLiga è lo stesso dei Playoff di Serie B italiani: la finale si gioca in una doppia sfida, col ritorno in casa della miglior qualificata.

In caso di pareggio complessivo al termine dei 180' non si contano i gol in trasferta ma si va direttamente ai supplementari. Come se 42 partite di stagione regolare e 4 di Playoff non fossero sufficienti a determinare chi si meriti di far compagnia a Granada e Las Palmas nella prossima Liga, altri 30' sono previsti per determinare la terza promossa. In caso di ulteriore pareggio si va ai rigori? No, perché questa non è una partita normale, non è una formula normale. In caso di pareggio sarebbe il Levante a festeggiare in virtù del miglior piazzamento alla fine delle 42 gare di stagione regolare.

La dinamica dei supplementari è quindi quella di una squadra a cui basterebbe congelare il risultato per far esplodere lo stadio di casa e l'altra costretta a segnare, e a farne uno in più nel caso in cui i primi abbiano la forza di centrare i pali senza che Sivera possa opporsi, per finire la stagione infinita con la gioia nel cuore. Delle due l'unica obbligata a segnare è l'Alavés. Peccato che nei 360' in cui Levante e Alavés si sino affrontati nel 2022/2023 i Babazorros non abbiano mai trovato la via della rete. 0-2 all'andata, 2-0 al ritorno, 0-0 nella finale d'andata, 0-0 nei primi 90' della finale di ritorno. L'ultimo gol dell'Alavés al Levante risale al 15 maggio 2022, autore del gol il neoacquisto del Real Madrid e carnefice dell'eliminazione dell'Italia in Nations League Joselu.

I supplementari si trasformano in un quadro di Picasso, una Guernica, dove ad andare più vicini al vantaggio sono quelli a cui andrebbe bene lo 0-0 e a soffrire sono quelli che dovrebbero rischiare. De Frutos e Pepelu colpiscono due traverse, la prima al 100' e la seconda al 121', che non fanno altro che prolungare l'agonia. Non è disperazione totale, perché tutto sommato anche senza buttarla dentro è comunque il Levante ad avere il coltello dalla parte del manico.

Però basta un nonnulla, ad esempio una finta di tiro al limite dell'area e un salto del difensore con le braccia appena larghe, per ribaltare tutto. Il braccio è quello di Rober Pier, che stavolta del troncamento ne avrebbe avuto davvero bisogno. Per le espressioni durante il controllo del VAR, il cambio di rigorista all'ultimo in casa Alavés e le reazioni al fischio finale, stavolta finale per davvero, la voce di Simone Gamberini può più di mille caratteri scritti:

Un epilogo cubista, patto di piani scomposti che si intersecano, lacrime di gioia e di dolore sgorgate dagli stessi occhi, come quelli di un Garcia Plàza col cuore diviso tra il passato e il futuro. Un finale con la presenza simultanea, in uno spazio troppo piccolo quale è uno stadio, di stati d'animo troppo forti e distanti per dover essere confinati tra quattro spalti. Uno scenario di confusione e di sovrapposizione che tanto sarebbe piaciuto a Picasso e Braque ma che all'arte dovrebbe essere confinato e non tracimare nel sabato sera di bambini e adulti.

Data e luogo di nascita di Asier Villalibre Molina, eroe e nemico per una notte e per una vita? 30 settembre 1997, Gernika. Sì, quella Guernica.


  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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