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caso reggina
, 21 Giugno 2023

Il caso Reggina è stato rivoluzionario


Ha messo nuovamente in evidenza le crepe tra ordinamento statale e sportivo.

Sarà capitato più o meno a tutti in questi giorni, volontariamente o incidentalmente, di imbattersi nel caso Reggina. Una situazione che rischiava di creare un precedente importante per le squadre in crisi economica e non necessariamente in senso negativo. La notizia ha suscitato un enorme clamore mediatico e la norma a cui la Reggina si è appellata per ottenere un ridimensionamento del suo debito è stata poi modificata. Il tutto, però, nasce da un problema storico del calcio italiano: la discrepanza tra l'ordinamento statale e quello sportivo.

Non a caso, negli ultimi giorni sono intervenuti sia il Ministro dello sport, Andrea Abodi, che il Presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Entrambi hanno mantenuto una linea ferrea, ovviamente volta a preservare l’ordinamento sportivo dalle “ingerenze” dell’ordinamento statale. Gravina avrebbe chiesto al Ministro Abodi di “agire prontamente per impedire che le leggi dello Stato rendano vani gli sforzi della FIGC a difesa dell’equilibrio competitivo del sistema calcio”. Anche Abodi, a margine di un suo intervento, sembrava sulla stessa linea d’onda di Gravina, dichiarando addirittura che qualcuno è andato in Lega Pro pur avendo pagato tutto e tutti.

Le parole di Abodi e Gravina - condivisibili o meno - provengono pur sempre da due figure che, teoricamente, avrebbero i poteri per cambiare lo status quo. Ma, ancora una volta, appare chiaro come un conto sono le dichiarazioni, altro conto sono le iniziative effettivamente finalizzate a mutare il quadro legislativo di riferimento.

Si è generato, quindi, un botta e risposta con la dirigenza della Reggina che ha diramato varie note ufficiali a tutela della propria posizione. Questo soprattutto in vista della scadenza per l’iscrizione al campionato di Serie B 2023/24.

L’origine di tutto

Chi segue abitualmente il campionato cadetto avrà certamente notato come la stagione sportiva della Reggina possa dividersi perfettamente in due metà. La prima, che più o meno coincide con il girone di andata, ha visto una Reggina nettamente protagonista del campionato di Serie B. Alla diciannovesima giornata la compagine amaranto rimaneva sulla scia delle squadre che poi sarebbero state promosse direttamente in Serie A (Frosinone e Genoa), con 31 punti in 19 giornate.

Dopo un girone d’andata quasi perfetto, la squadra di Pippo Inzaghi disputa un girone di ritorno praticamente disastroso. 19 punti in 19 giornate (punti di penalizzazione compresi) hanno rappresentato una media da retrocessione. Quello che sembrava un gioco collaudato, pieno di spunti e verticalità, si è ridotto a un 3-5-2, con uno stile ancora più conservativo. Inevitabilmente, la Reggina è diventata la squadra che ha fatto peggio in termini di differenza tra punti conquistati nel girone d’andata e in quello di ritorno, ma questo non le ha impedito di difendere il suo posto ai play-off. Play-off che però non sono esattamente esaltanti, visto che gli amaranto escono subito, perdendo a Bolzano contro il Südtirol.

Un'azione di gioco durante la gara dei play-off tra Südtirol e Reggina
(Foto: Reggio Today)

È evidente che la necessità di sbrogliare una difficile situazione economica abbia in qualche modo condizionato anche i risultati sportivi della Reggina. La compagine calabrese ha infatti ereditato una grave posizione debitoria non più sostenibile. Nell'ultimo triennio gli amaranto hanno accumulato ingenti perdite - circa 30 milioni di euro, si legge nella sentenza del Tribunale Federale. Immaginate di avere un negozio e di non guadagnare, anzi, di perdere soldi. Come paghereste, ad esempio, il mutuo che avete sottoscritto per acquistare il locale? Ecco, più o meno questo è il senso.

L’iter di ristrutturazione del debito avviato dalla Reggina

Per sanare la propria posizione debitoria, la Reggina ha quindi presentato il 19 dicembre scorso il ricorso, davanti al Tribunale di Reggio Calabria (sede competente), per essere ammessa alla ristrutturazione del debito. In parole povere, si tratta di un accordo che prevede la rinegoziazione del debito con i creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti (art. 57 del D.lgs. 14/2019), con l'obiettivo di alleggerire la posizione debitoria di una società. L’accordo in questione, che deve prima essere raggiunto con i creditori, deve essere poi sottoposto ad omologa e non è efficace senza la pronuncia del tribunale.

Il Tribunale di Reggio Calabria ha quindi emesso un decreto concedendo alla Reggina 60 giorni di tempo per depositare la domanda di omologa del piano di ristrutturazione. Nello stesso decreto, il tribunale ha ribadito come la società non potesse compiere alcun atto di straordinaria amministrazione o pagamento di debiti pregressi senza autorizzazione giudiziale. Il termine di 60 giorni è stato poi prorogato su richiesta dalla diretta interessata.

Il primo deferimento della Reggina

Mentre la partita davanti al tribunale fallimentare era ancora aperta, la Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche (Co.Vi.So.C.) segnala alla Procura Federale che la Reggina non ha provveduto al pagamento degli stipendi di novembre-dicembre 2022 e delle relative ritenute IRPEF entro la scadenza del 16 febbraio 2023. Per giustificare il mancato pagamento nella scadenza prevista dall’art. 85 delle norme federali, la Reggina invoca il principio del factum principis. In termini semplici: il decreto del tribunale di Reggio Calabria ha impedito il pagamento degli stipendi, di fatto costringendo la società a violare le norme federali senza averne una reale responsabilità.

Il Tribunale Federale, tuttavia, ha ritenuto che il provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria non fosse un fatto imprevedibile, considerato che la società calabrese, nel momento in cui ha avviato l’iter di ristrutturazione del debito, poteva ragionevolmente prevedere una risposta negativa da parte del Tribunale. Inoltre, secondo il giudice sportivo, la Reggina era consapevole dell'importanza che riveste l’adempimento degli obblighi previsti dall’art. 85 ma non si è attivata per superare la resistenza del tribunale o per reperire la liquidità necessaria al pagamento degli stipendi. Il primo giudizio, quindi, è stato definito dal Tribunale Nazionale Federale, con decisione n. 163 del 21 aprile 2023, come una penalizzazione di 3 punti da scontare nella stagione sportiva in corso.

Il secondo deferimento della Reggina

Sempre la Co.Vi.So.C. segnala poi alla Procura Federale il mancato pagamento degli stipendi e delle relative ritenute IRPEF alla successiva scadenza del 16 marzo 2023. La Reggina - si legge nel provvedimento del Tribunale Federale n. 171 del 2023 - aveva richiesto al Tribunale Ordinario l'autorizzazione al pagamento dei debiti ma era stata autorizzata al solo pagamento degli stipendi, salvo poi scoprire (a seguito della presentazione di un’istanza) che l’autorizzazione si riferiva agli stipendi di alcuni giocatori della prima squadra, rimanendo fuori il pagamento degli stipendi di alcuni ex giocatori della rosa. Rimane ancora in piedi, dunque, la violazione per cui la Reggina aveva subito il primo deferimento e, a seguito della nuova denuncia del Co.Vi.So.C., anche il secondo.

C’è un passaggio della sentenza, in particolare, dove si legge che la norma statale - che in questo caso riguarda la ristrutturazione del debito - non può impedire o anche solo sospendere l'efficacia delle normative dell'ordinamento sportivo. Con la conseguenza che le vicende interne alla stessa procedura di ristrutturazione del debito, compresi i dinieghi alle autorizzazioni di pagamento, non possono derogare in alcun modo le leggi dell’ordinamento sportivo.

Per quanto, da un lato, sia comprensibile questo passaggio, dall’altro lato mette in evidenza come ordinamento statale e sportivo facciano ancora fatica ad integrarsi vicendevolmente. Pertanto, anche la seconda sentenza del Tribunale Federale ha esito sfavorevole per la Reggina, che riceve altri 4 punti di penalizzazione - per un totale di 7 punti complessivi, poi ridotti a 5 punti dopo la proposizione dell’appello.

L’omologazione dell’accordo di ristrutturazione della Reggina

Il 28 aprile, dopo la proroga accordata dal Tribunale di Reggio Calabria, la Reggina presenta il famoso piano di ristrutturazione del debito, prevedendo un importante stralcio del debito accumulato. In particolare, all’interno del piano si prevede lo stralcio del 95% del debito verso l’Agenzia delle Entrate (da circa 15.5 milioni di euro a circa 800 mila euro) che ridurrebbe il debito complessivo da saldare da 22.7 milioni di euro a 7.1 milioni di euro.

È qui che entra in gioco anche un protagonista inaspettato: Massimo Cellino. Il patron del Brescia, dopo la retrocessione sul campo della squadra lombarda, interviene per opporsi al piano di ristrutturazione presentato dalla Reggina per poter sperare in un ripescaggio. L’intervento di Cellino nella vicenda giudiziaria della Reggina viene contestato dai suoi stessi tifosi, evidentemente non contenti di aver visto disputare alla propria squadra un campionato disastroso e di ritornare in Serie C dopo 38 anni.

Striscione dei tifosi del Brescia contro Cellino.
L'intervento di Cellino ha creato non pochi malumori tra gli stessi tifosi del Brescia (Foto: itasportpress.it)

Sebbene l’Agenzia delle Entrate si sia opposta alla proposta della Reggina, per ovvi motivi non conveniente all’Erario, il Tribunale di Reggio Calabria ha omologato il 12 giugno scorso il piano di ristrutturazione del debito. Il giudice ordinario ha infatti considerato più soddisfacente per i creditori poter essere pagati in misura molto ridotta rispetto all’alternativa di veder fallire la compagine amaranto e quindi di non poter essere pagati. A scanso di equivoci, la possibilità per il giudice di omologare l’accordo di ristrutturazione anche senza l’approvazione da parte dell’Amministrazione finanziaria (cd. cram down) è espressamente prevista dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (d.lgs. 14/2019).

Le reazioni dopo il decreto di omologazione

Inutile dire che in casa Reggina l’entusiasmo è tornato alle stelle. Senza questa decisione del Tribunale, l’iscrizione alla Serie B 2023/24 non sarebbe stata possibile. Il proprietario Felice Saladini e il presidente Marcello Cardona hanno comunque avuto occasione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa nella conferenza stampa successiva all'emissione del decreto del Tribunale di Reggio Calabria. In un certo senso, è stata una vittoria di Davide contro Golia.

Non tutti, però, hanno accolto la notizia sportivamente. Cellino, in particolare, ha deciso di presentare appello contro il decreto che ha omologato il piano di ristrutturazione. Anche per questo, il patron del Brescia, dando sfogo alle sue fantasie più recondite, si sta facendo promotore di una Serie B a 21 squadre (con la ventunesima che, guarda caso, sarebbe il Brescia).

In secondo luogo, come avevamo già anticipato, sia il Ministro dello Sport che il Presidente della FIGC hanno speso parole dure contro la decisione del Tribunale di Reggio Calabria. Sia Abodi che Gravina hanno parlato di minaccia all’equa competizione. Formula tanto altisonante quanto vuota. Come d’altronde capita spesso di sentirne nell’ambito dell’ordinamento sportivo. La Reggina ha fatto ricorso ad una legge dello Stato per sanare la propria posizione debitoria e garantirsi la continuità aziendale. La società amaranto non ha violato alcun principio in questo senso, appellandosi ad una legge a cui possono fare ricorso anche le società al di fuori dell’ordinamento sportivo.

I futuri sviluppi

Il caso Reggina, come si può facilmente intuire, segna un solco nella storia delle società sportive in crisi. Infatti, proprio prendendo spunto da questo caso, il Decreto P. A. sport, che dovrebbe entrare in vigore a breve, è stato recentemente modificato. Alcune testate riportano il nuovo testo in cui viene espressamente prevista la possibilità di omologare l'accordo di ristrutturazione del debito anche in assenza del via libera da parte dell'Amministrazione Finanziaria purché venga soddisfatto almeno una determinata percentuale (prevista dalla norma) del credito originario. Non vi è più spazio quindi allo stralcio "illimitato" del debito verso l'Amministrazione Finanziaria.

La compagine amaranto, in seguito al risanamento del debito, ha quindi completato la procedura di iscrizione campionato di Serie B 2023/24 in prossimità del gong. Di queste ore, tra l'altro, la notizia delle dimissioni del presidente Marcello Cardona in seguito all'intenzione del patron di cedere la proprietà della Reggina.

Non contento dell'esito, invece, Cellino ha anche inviato un esposto alla Co.Vi.So.C. La Commissione di Vigilanza, in particolare, dovrà esaminare i documenti per il rilascio delle licenze alla partecipazione del campionato di Serie B entro il 30 giugno 2023. Parallelamente, andrà avanti la partita davanti al tribunale di Reggio Calabria. I cui tempi, come risaputo, non possono essere preventivabili. Il Brescia quindi rimane appeso ad una sottile speranza di poter essere ripescata o addirittura ammessa al campionato cadetto.

Al di là di come andrà a concludersi la vicenda, il caso Reggina ha avuto un'enorme risonanza anche al di fuori del mondo strettamente sportivo. È stata, in un certo senso, una rivoluzione copernicana che, ancora una volta, ha messo in evidenza le crepe tra ordinamento statale e sportivo.


  • Classe 1996. È ancora convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone. Gli piace l'odore delle case dei vecchi. Considera il 4-3-3 simbolo della perfezione estetica.

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