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Michael Olise festeggia dopo un gol in Premier League.
, 20 Giugno 2023

11 sorprese della Premier League 2022/23


Una squadra di giocatori che ci hanno colpito fuori dalle grandi squadre.

Per trovare una squadra capace di chiudere tra le prime quattro di Premier League senza essere una delle big six bisogna tornare indietro alla stagione 2015/16, quando il Leicester di Ranieri aveva vinto il titolo. Non è così raro trovare intruse nelle prime sei – in questo le banter era di Arsenal e United hanno aiutato a far inserire, a turno, Leicester, West Ham, Everton e Southampton – ma il fatto che abbiamo atteso sette anni per vedere una di queste fuori dalle prime quattro ci restituisce bene la portata del loro predominio sulla Premier League.

Il Newcastle, che quest'anno ha chiuso al quarto posto, ha di fatto rotto un soffitto di cristallo, quello delle big six. Al tempo stesso, però, i crolli di Tottenham e Chelsea e la crescita dei Magpies, del Brighton, del Brentford e dell'Aston Villa hanno mostrato anche come, in un campionato con una ricchezza così grande e diffusa, le gerarchie stiano acquisendo una certa fluidità. Forse è presto per dire che la geografia del movimento inglese stia cambiando ma è impossibile non notare un trend in questo senso.

La narrativa sulla Premier League, comunque, rimane sempre centrata sulle big six. È inevitabile visto che parliamo dell'élite di un campionato già elitario; tuttavia, anche nelle squadre di secondo piano non si fa fatica a trovare giocatori promettenti o che hanno giocato grandi stagioni. Per questo motivo abbiamo raccolto undici giocatori che ci hanno sorpreso fuori dai giocatori delle grandi. Come ulteriore criterio, però, abbiamo deciso di escludere anche i giocatori di Newcastle e Brighton, che abbiamo già presentato nella Top XI della stagione, e di non includere più di due giocatori per squadra. La nostra squadra è disposta con il 4-3-3, un modulo che prendiamo in prestito, questo sì, dalle grandi squadre.

Portiere: David Raya (Brentford)

Di David Raya si parla già da un po': in inverno ha partecipato, pur non giocando, al mondiale con la Spagna ed è già obiettivo di diverse grandi – si parla principalmente del Tottenham – dopo che ha annunciato di non voler rinnovare con il Brentford.

La stagione di Raya è stata tra le più positive nell’intera rosa del Brentford: ha totalizzato 12 clean sheets, che lo rendono il quinto migliore di tutta la Premier League – i primi quattro giocano nelle prime cinque in classifica; tuttavia, rispetto ai suoi colleghi è decisamente più coinvolto tra i pali: effettua più di 4 parate a partita, dato che lo rende il primo tra i portieri di Premier League. Raya, nonostante ciò, non è un fuoriclasse tra i pali: è il portiere più basso della Premier League – non arriva a 1.85 – e non ha una grande estensione, per cui tende a soffrire i tiri da fuori, ma ha buoni riflessi e negli uno-contro-uno sa parare bene anche con i piedi. La grande qualità di Raya non è però tra i pali quanto nella sua distribuzione: il Brentford è una squadra molto diretta e lo spagnolo ha una capacità di gioco sul lungo tra le migliori in Premier League, motivo per cui lo si vede spesso avviare le transizioni dei compagni con lanci lunghi. Raya, nel complesso, è un ottimo portiere e che probabilmente vale un livello più alto di quello del Brentford. Sicuramente, la sua stagione è un'ottima base per un'ulteriore crescita.

Terzino destro: Kenny Tete (Fulham)

Quando Kenny Tete è arrivato in Premier League, ad accompagnarlo c'era un video di qualche anno prima con lui che fermava Neymar mettendo giù una gamba proprio quando sembrava già saltato. Per imporsi in Premier League, però, ha impiegato quasi tre anni.

Questa è stata infatti la prima volta che Tete è riuscito a trovare continuità in Premier League. Lo ha fatto mostrando proprio la sua qualità migliore: la gestione dei duelli difensivi. In questa stagione Tete ha saputo affrontare brillantemente dribblatori di altissimo livello come Grealish e Mudryk, dimostrando come quel video di lui che fermava Neymar non fosse casuale. A livello statistico è stato il secondo giocatore del Fulham per contrasti vinti – dietro a un maestro del fondamentale come Palhinha – e uno dei migliori tra i terzini di Premier League per palloni intercettati. Rispetto alla scorsa stagione ha avuto meno compiti con il pallone per una scelta precisa di Marco Silva, che ha deciso di impostare una squadra più reattiva. Tete si è quindi trovato a giocare più alto e aperto, favorendo un gioco più diretto con le sue conduzioni e i suoi cross per la testa di Mitrovic. Alla fine ha chiuso la stagione con 5 assist, un bottino non eccezionale ma comunque ottimo se affiancato a un contributo difensivo straordinaio. Fuori dalle grandi squadre è stato molto difficile trovare un esterno destro capace di mantenere un rendimento alto per tutta la stagione; Tete, in questo senso, è stato uno dei migliori e il suo contributo alla sorprendente annata del Fulham è stato fondamentale.

Centrale destro: Armel Bella Kotchap (Southampton)

L’estate 2022 è stata quella del salto dello squalo per il Southampton: la scelta di investire su un gran numero di profili giovani e di prospettiva non ha pagato ed è risultata in una catastrofica retrocessione. Nonostante questo, però, alcuni giocatori sono riusciti a rendere in modo incredibilmente positivo. Armel Bella Kotchap è uno di questi.

Su molti siti Bella Kotchap viene segnato come 1.90 ma in campo non sembra veramente così alto. Sembra molto massiccio, quello sì, ma ha anche delle doti atletiche che fanno credere che non possa veramente portare in giro con quella velocità un fisico simile. Un fisico che non sembra compatibile con le qualità di Bella Kotchap, che è invece molto raffinato nelle letture e bravissimo nei recuperi. Già nelle prime partite stagionali è riuscito a far vedere chiaramente le sue qualità difensive prima con un recupero straordinario in area di rigore su Elanga e poi chiudendo alla perfezione Raheem Sterling in una situazione di transizione in inferiorità numerica. A inizio stagione, Alessandro Giura lo ha paragonato a Fikayo Tomori del Milan per le sue doti atletiche, un paragone centrato anche se il modo in cui i due usano il fisico è poi molto diverso: Bella Kotchap, in questo senso, è più elegante, meno orientato sull’uomo e più sulla gestione degli spazi. Guardando ai numeri, è il settimo giocatore per contrasti tentati di tutto il Southampton, portandone quasi metà del primo. Trovare un difensore così elegante nel calcio di oggi è estremamente difficile – tanto che Hansi Flick lo ha già convocato in nazionale – e, anche per questo motivo, è difficile credere che Armel Bella Kotchap seguirà la sua squadra in Championship.

Centrale sinistro: Ethan Pinnock (Brentford)

Quello di Ethan Pinnock è stato forse il nome meno glamour del Brentford di Thomas Frank. Lo scorso anno era stato eclissato dall’acquisto del wonderkid di Football Manager Kristoffer Ajer e in questo da quello di Ben Mee; tuttavia, in entrambe le stagioni abbiamo visto un giocatore incredibilmente affidabile.

In questa stagione quasi tutti i centrali del Brentford hanno performato a un livello straordinario. Pinnock, di questi, è forse quello che ha lasciato le immagini più tangibili. In effetti, il giamaicano è un difensore abbastanza appariscente sia per la struttura fisica – è alto e longilineo in un modo quasi innaturale – che per la sua corsa dinoccolata che lo fa sembrare sempre fuori contesto. Eppure, Pinnock è un centrale solido, che vince i duelli con continuità e lo fa grazie a letture molto intelligenti. Già nello scorso anno, nel sistema di duelli individuali di Frank, si era mostrato pienamente all’altezza della Premier League ma in questo, aiutato da un compagno di reparto esperto come Ben Mee, è cresciuto ulteriormente, consolidandosi come un giocatore capace di sostenere il livello della Premier League anche alla soglia dei trent’anni. Poco prima della fine della stagione, il Brentford lo ha premiato con un rinnovo quadriennale e Thomas Frank lo ha descritto come “una montagna in difesa”. Lui ha ringraziato segnando, nell’ultima partita stagionale, il gol vittoria contro il Manchester City e consentendo alle Bees di diventare l'unica squadra ad aver vinto andata e ritorno contro i campioni d'Europa. Un ottimo premio per chiudere una stagione eccezionale.

Terzino sinistro: Antonee Robinson (Fulham)

Come Kenny Tete a destra, anche Antonee "Jedi" Robinson ha disputato una stagione notevole al suo ritorno in Premier League. Il nazionale americano si è presentato da subito come un giocatore sorprendentemente affidabile anche in Premier, riuscendo a far accomodare in panchina anche un giocatore ben più esperto e quotato come Kurzawa.

Robinson è un esterno con qualità più offensive rispetto a quelle di Tete. La sua formazione nelle serie minori inglesi lo ha fatto emergere come un esterno molto atletico, che percorre il campo in lunghezza con grande facilità, ma anche con una buona sensibilità sul pallone. Nel passaggio in Premier League, come detto in precedenza, Silva ha adottato un gioco più reattivo e diretto e anche Robinson ha visto i suoi compiti mutare, enfatizzando più il lato atletico e verticale del suo gioco. Al tempo stesso Jedi è migliorato in fase di non possesso: ha aumentato il suo volume di contrasti effettuati ed è diventato molto più accorto nel coprire gli spazi – è il terzino con più intercetti in Premier, un pelo sopra lo stesso Tete. La flessibilità di Robinson nell’adattarsi all’evoluzione della sua squadra è data decisiva per consentire al Fulham di evitare la terza retrocessione consecutiva e a lui di diventare un giocatore che può dire la sua in Premier League.

Mediano: Roméo Lavia (Southampton)

Roméo Lavia è stato, più o meno indiscutibilmente, il miglior Under 20 di questa Premier League. A lui abbiamo dedicato anche un capitolo della nostra rubrica New Wave ma, come Bella Kotchap, non è riuscito a salvare il Southampton dalla Championship.

Questa è stata la prima stagione di Lavia fuori dal calcio giovanile e nel vederlo giocare quasi non si direbbe, dato che si è mostrato una sorta di computer in campo. Giocando davanti alla difesa – ruolo comunque critico per una squadra che lottava per salvarsi – ha mostrato una capacità di effettuare costantemente le scelte giuste e in molti aspetti ha tradito pienamente la sua formazione nel City per il modo in cui controlla orientato, studia la situazione e gioca a uno o due tocchi. In Premier abbiamo visto anche un lato più ruvido di Lavia, che è diventato rapidamente uno dei giocatori del Southampton con più contrasti vinti e anche uno dei passatori più efficaci. I numeri, però, restituiscono poco il peso che Lavia ha avuto in campo, soprattutto nella tranquillità che ha saputo trasmettere ai suoi compagni quando ha avuto il pallone tra i piedi. Deve ancora maturare nella gestione dei ritmi – come gli ha rimproverato il suo ex allenatore, Ruben Selles – ma ha chiuso la stagione come uno dei migliori del Southampton ed è credibile che, come Bella Kotchap, non seguirà il suo club in Championship.

Mezzala destra: Philip Billing (Bournemouth)

La stagione del Bournemouth è stata molto strana:  dopo un inizio di stagione da 2 gol fatti e 16 subiti e il licenziamento di Scott Parker, le Cherries sembravano destinate alla Championship. A salvarle alla fine è stato Gary O'Neil, che di Parker era un collaboratore e che prima non aveva mai allenato. Ad aiutarlo nel processo ci ha pensato Philip Billing.

Durante la stagione, Billing ha agito a più altezze del campo, tanto che indicarlo come mezzala resta quasi riduttivo: con Parker ha iniziato come mezzala con compiti difensivi ma con O’Neil ha ritrovato anche la sua dimensione da incursore, finendo occasionalmente anche come seconda punta al fianco di Solanke. Gran parte del successo di Billing è dato dalla sua completezza: è un giocatore che legge bene il gioco, ha doti atletiche straordinarie e una tecnica di base molto interessante. Per rendere un’idea di come sia impattante basti pensare che è il giocatore con più contrasti vinti di tutto il Bournemouth e il terzo per palloni intercettati ma anche il secondo per tiri tentati e xG accumulati e, soprattutto, è il capocannoniere con 7 gol segnati. La stagione di Billing si può leggere nei suoi numeri ma anche nelle sue giocate, nel modo in cui porta il pallone con l'esterno e nella potenza con cui calcia in porta. Le sue qualità sono sorprendenti e, nonostante un rendimento non sempre continuo, ha disputato una stagione formidabile che ha aiutato moltissimo a garantire la salvezza al suo Bournemouth.

Il suo gol contro il Forest è stato uno dei migliori di questa Premier League.

Mezzala sinistra: Amadou Onana (Everton)

Nella tragica stagione dell'Everton, chiusa con una salvezza miracolosa all'ultima giornata, Amadou Onana è stato forse l'unica nota pienamente positiva. Ironicamente, pare che sia anche l'unico acquisto dettato da Lampard anziché dai dirigenti, un dettaglio che spiega bene lo stato in cui versano i Toffees.

In questa stagione Onana è stato fondamentale per le sue qualità senza palla. All'Everton è arrivato come un box-to-box di impostazione principalmente difensiva e le sue qualità fisiche e atletiche, unite a un'intensità straordinaria, sono state cruciali per aiutare il recupero del pallone – solo due suoi compagni hanno più contrasti a partita e solo tre hanno più intercetti. In possesso, però, Onana non ha una grandissima qualità: è un buon portatore, sapendo usare molto bene il suo fisico in protezione ma non è un passatore efficace e non ha una tecnica di base straordinaria. Chiaramente, avendo appena 22 anni è credibile che possa crescere nella sua dimensione in possesso. Uno degli aspetti che più sembrano migliorabili nel breve è quello che riguarda gli inserimenti. Dyche ha insistito sul fatto che Onana debba aumentare la sua presenza negli ultimi trenta metri e, in effetti, la sua struttura fisica lo può rendere un centrocampista più completo. Al tempo stesso, potrebbe seguire un percorso più alla Bissouma e circoscrivere la sua zona di campo, diventando più un mediano. In entrambi i casi, Onana sembra poter diventare un centrocampista di altissimo livello.

Esterno destro: Michael Olise (Crystal Palace)

La stagione di Michael Olise è stata una delle poche note liete della stagione del Palace che, prima dell’arrivo di Roy Hodgson a metà marzo, sembrava una squadra in caduta libera verso la zona retrocessione.

Olise si è formato come trequartista ma in Premier ci è arrivato da esterno destro. È un esterno che gioca sul piede debole, che sa far avanzare il pallone sia portandolo che passandolo ma soprattutto con un'inventiva formidabile. Ha un rapporto speciale con il pallone: lo controlla tenendolo quasi incollato al sinistro e quando calcia non sembra neanche spendere energie. In stagione ha offerto 11 assist – gli stessi di Saka e uno meno di Salah – mostrando una varietà sorprendente di soluzioni e una capacità balistica formidabile. Nella stessa partita, contro il Leeds ad aprile, ne ha offerti tre tutti insieme, eseguendo prima un cross perfetto praticamente da fermo e poi conducendo e trovando un filtrante calibrato perfettamente al limite dall’area. Giocare per un allenatore molto conservativo come Vieira non ha fatto brillare le sue qualità ma lo ha aiutato a calarsi in un'ottica più collettiva, migliorando la sua associatività e rendendolo anche più disposto ai ripiegamenti. Ha ancora qualche limite in termini di continuità ma parlando di un ventunenne è normale. La qualità, però, è indiscutibile.

Ha segnato solo due gol ma entrambi incredibilmente spettacolari.

Esterno sinistro: Morgan Gibbs-White (Nottingham Forest)

Sul talento di Morgan Gibbs-White ci sono sempre stati pochi dubbi sin dalla sua comparsa al Mondiale Under 17 del 2017. Da quel momento, però, il Wolverhampton non ci ha mai investito realmente, mandandolo a lungo in prestito prima di venderlo in estate al Nottingham Forest.

Gibbs-White è arrivato a Nottingham come acquisto più caro di sempre del club ma ha ripagato le aspettative con un'ottima stagione, in cui ha raccolto 5 gol e 8 assist e si è confermato come un rifinitore formidabile – i suoi 6.27 expected assists lo collocano al primo posto tra le squadre della metà bassa di classifica. Nel Forest agisce come il principale facilitatore della manovra: svaria sia in altezza che in ampiezza, sa fare un uso del dribbling difensivo non banale e ha una tendenza quasi innata a far avanzare il pallone, cercando verticalizzazioni immediate in tante situazioni, anche usando benissimo l’esterno. Cooper – che lo aveva lanciato proprio nel mondiale Under 17 – ha cercato di valorizzare proprio il lato verticale del suo gioco, mettendogli davanti due attaccanti formidabili nel muoversi in profondità come Johnson e Awoniyi. Gibbs-White è un giocatore che riempie le partite di giocate esaltanti ma questo a volte gli si può ritorcere contro: il suo stile di gioco è molto diretto e per questo molto rischioso e probabilmente per un ulteriore salto di livello, sia suo che del Forest, sarà necessario lavorare per aggiungere anche una dimensione più conservativa e cerebrale al suo gioco.

Intanto i tifosi del Forest lo hanno votato come giocatore dell'anno.

Punta: Ollie Watkins (Aston Villa)

Avendo già speso le due nomination per il Brentford, il ruolo del centravanti di questa squadra non poteva andare a Ivan Toney. La scelta è quindi ricaduta su Ollie Watkins, il giocatore simbolo della rinascita dell’Aston Villa sotto Unai Emery. Watkins, infatti, ha iniziato la sua stagione in modo drammatico, segnando appena due gol nelle 14 partite precedenti la pausa per il mondiale.

L’arrivo di Emery e la cessione di Danny Ings – che spesso gli aveva tolto spazio – hanno restituito fiducia a Watkins e, soprattutto, gli hanno consentito di tornare al centro dell’attacco. Nel ritorno al ruolo di centravanti dell’Aston Villa dopo diciotto mesi da esterno offensivo, Watkins è tornato a coordinare meglio i suoi movimenti, coprendo meno campo e correndo solo quando necessario per attaccare la profondità. Emery, inoltre, lo ha affiancato con giocatori utili per associarsi con le sue qualità. Nello specifico, sia Emi Buendia che Jacob Ramsey hanno saputo produrre occasioni per Watkins che capitalizzare il suo gioco spalle alla porta. Il lavoro di Emery per ridare un senso a Watkins si è poi tradotto in numeri molto concreti: nelle 16 partite dopo il mondiale, l’attaccante dell’Aston Villa ha segnato 11 gol e offerto 3 assist, tornando a numeri ben più consoni per il suo valore ma mostrando anche un significativo sia nella produzione dei tiri che nella conversione, tanto che dall’arrivo di Emery è diventato uno dei migliori attaccanti d’Europa per percentuale di tiri segnati. Nel finale di stagione ha avuto un leggero calo, probabilmente fisiologico dopo la striscia di fuoco durata quasi quattro mesi. La sensazione, però, è che ora Watkins stia arrivando al suo picco e che confermando quanto appreso con Emery potrà raggiungere anche traguardi importanti.


  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal,
    dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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