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Giocatori del Lecce festeggiano dopo un gol.
, 19 Giugno 2023

La gestione del Lecce è un capolavoro di Pantaleo Corvino


Il ritorno del direttore sportivo a Lecce è stato ancora decisivo.

Il 9 giugno il Lecce vince il titolo di Campione d'Italia Primavera: il terzo della sua storia dopo le vittorie consecutive del 2003 e del 2004. Del Lecce Primavera quest'anno si è parlato molto, con toni critici, a causa della sua rosa composta quasi esclusivamente da calciatori stranieri (in finale tra gli 11 titolari e i 4 subentrati non c'è nemmeno un italiano: non era mai successo prima per una squadra campione), ma ciò non toglie che la vittoria del più importante torneo giovanile sia stato un momento di grande orgoglio per il Lecce, il coronamento di una stagione molto positiva per il club su diversi livelli.

In Serie A, la prima squadra guidata da Marco Baroni si è salvata alla penultima giornata grazie a una vittoria agonica contro il Monza, ma se non fosse stato per il calo del girone di ritorno che ha aggiunto un po' di paranoia sul finale (2 sole vittorie nelle ultime 15 partite), si potrebbe dire che il Lecce abbia condotto una stagione piuttosto tranquilla, con punte decisamente esaltanti. A fine febbraio, dopo la vittoria esterna contro l'Atalanta terza in classifica, il Lecce era tredicesimo, distante 10 punti dalla zona retrocessione e 10 punti dalla zona europea.

Per tutto il girone di andata, e anche un poco oltre, ha espresso un gioco aggressivo, giocando con la difesa alta, il pressing a tutto campo e una grande intensità in tutte le fasi. Uno stile di gioco che ha iniziato a contrassegnare diverse squadre di Serie A - anche grazie al crescente numero di eredi di Gasperini - ma che resta ancora difficile da vedere nelle zone più basse della classifica.

Nella stagione del Lecce sono emersi giocatori interessanti, soprattutto nel pacchetto difensivo: il portiere Falcone, a lungo secondo della Samp, è stato uno dei più performanti del campionato, e davanti a lui si sono affermati tutta una serie di giocatori prima sconosciuti come Gendrey, Baschirotto e Hjulmand. Baroni ha anche restituito al calcio Samuel Umtiti, che una volta rientrato dall'infortunio si è confermato, nelle giornate migliori, un difensore fuori contesto non solo rispetto al Lecce ma rispetto alla Serie A tutta. La valorizzazione dei giocatori ha dato ulteriore lucentezza alla stagione del Lecce, che ha raggiunto la salvezza con una spesa sul mercato minima - solo la Sampdoria ha speso meno - e il monte ingaggi più basso del campionato.

La salvezza in A della prima squadra e la vittoria del titolo della squadra Primavera sono un premio al modello gestionale del Lecce, che ha lavorato con poche risorse ma che ha saputo investirle al meglio. Dietro tutto questo, a muovere i fili come un burattinaio o un demiurgo che legge più a fondo la realtà, Pantaleo Corvino. Figura mitologica del calciomercato, personaggio dal carattere focoso e l'eloquio casareccio, dal suo ritorno al Lecce è stato l'architetto della ricostruzione della prima squadra e della Primavera oggi Campione d'Italia. Se si vogliono indagare le radici del successo della gestione del Lecce, quindi, bisogna partire dalla figura di Corvino, e riavvolgere il nastro al momento del suo rientro nell'organigramma societario, ad agosto 2020.

Ricostruzione

Accade tutto in poche ore: il Lecce retrocede in B, solleva dall’incarico il DS Mauro Meluso e saluta buona parte dei propri tesserati. Dopo la promozione in A era stato compiuto un all-in: puntare in massa su giocatori in prestito con un eventuale riscatto in caso di salvezza. La stagione, però, non decolla mai veramente; i giallorossi arrivano terzultimi e salutano, tra gli altri, Barak, Saponara, Lapadula, Farias e Babacar.

Oltre al danno arriva la beffa. La retrocessione avviene in uno scenario desolante, sia umanamente sia economicamente: quello della pandemia. Il Covid incide non solo sul modo di vivere il calcio per i tifosi, ma anche sui bilanci. Così una società del Sud come il Lecce è costretta a retrocedere senza patrimonio tecnico e con dei debiti tanto inevitabili quanto imprevedibili. Lo scenario perfetto per un collasso definitivo. La scelta del presidente Saverio Sticchi Damiani, che si può leggere come una forma di incoscienza o di genialità, è quella di richiamare Pantaleo Corvino, già il giorno successivo all'ultima partita contro il Parma, e chiedergli di tornare a casa. Corvino era già stato il DS del Lecce tra il 1998 e il 2005, quando aveva lasciato il Salento per la Fiorentina.

Corvino firma per tre anni, con l'obiettivo di riportare il Lecce in A. Non solo la prima squadra: anche la formazione U19, ferma nel campionato Primavera 2. La passione di Corvino per il settore giovanile non è mai svanita, e dopo aver lasciato anni prima la Primavera con due scudetti in bacheca, rivederla lontana dai riflettori è un colpo al cuore. Viene adottata una strategia che si vede anche nei club più importanti: creare una linea tattica comune tra le due formazioni, il 4-3-3, con cui agevolare il travaso dei giocatori dalla Primavera alla prima squadra.

Non basterebbe un libro per descrivere nel dettaglio la figura di Pantaleo Corvino, ma il suo "ultimo volo" - così lo ha definito il giorno del ritorno - si può riassumere con le tre parole che hanno dato il via al suo secondo corso leccese: virtuosismo, programmazione e competenza. Il primo budget è molto ridotto. L’investimento più grande è di mezzo milione per Liam Henderson, che resterà a Lecce una sola stagione prima di generare un milione di plusvalenza. Subito dopo, l'acquisto più importante è Catalin Vulturar, centrocampista sedicenne che gioca nelle giovanili dell'UTA Arad, in Romania.

La prima stagione di Corvino è positiva ma forse meno di quanto vorrebbe lui. La Primavera centra subito l'obiettivo: vince la finale dei play-off con la Cremonese e conquista la promozione nella massima serie. La guida Vito Grieco, ex centrocampista che ha girato una decina di squadre tra B e C a inizio millennio, e in campo ci sono diversi italiani, quattro romeni e qualche scandinavo. Un mix tutto sommato omogeneo.

La stagione della prima squadra non è negativa ma assume dei tratti quasi folli. Inizialmente Corvino conferma Liverani, il quale, però, si tira indietro al momento del rinnovo, scomparendo dai radar. Si scoprirà poco dopo che la sua titubanza era legata alla proposta del Parma, di cui diventerà allenatore e da cui verrà licenziato a gennaio. A questo punto la dirigenza deve correre per trovare qualcuno a cui affidare la squadra. La scelta, alla fine, ricade su Corini e una buona parte del gruppo che era retrocesso viene confermato.

Col senno di poi la scelta si rivelerà sbagliata, visto che più di qualche giocatore mostrerà qualche problema con la società. In più, a fine marzo, Marco Mancosu, capitano della squadra, è costretto a operarsi per un tumore e per più di un mese lo terrà nascosto al pubblico. Il carico emotivo della stagione è però molto pesante: il Lecce si fa raggiungere dalla Salernitana e manca la promozione diretta. Mancherà anche quella ai play-off, facendosi eliminare dal Venezia proprio dopo un rigore sbagliato da Mancosu. Si capisce che non era proprio aria.

La mancata promozione sembra lasciare un segno, tanto che anche Corvino ha bisogno di rinforzi. A fine luglio il club annuncia un nuovo direttore sportivo: Stefano Trinchera, che l'anno prima era stato eletto miglior direttore sportivo della Serie B, in seguito a una salvezza miracolosa col Cosenza. Trinchera e Corvino optano anche per un cambio di guida tecnica e quindi Corini viene sostituito da Marco Baroni. Baroni non è un fenomeno delle promozioni - ha una militanza decennale in Serie B ma la promozione l'ha ottenuta una sola volta, ai play-off con il Benevento - ma le sue idee di calcio convincono la dirigenza leccese, che gli offre un anno di contratto. A rimanere stabile è la Primavera, in cui Grieco è stato confermato e che riuscirà a salvarsi all'ultima giornata grazie a un ex canterano del Barcellona, il classe 2002 Joan Gonzalez.

La prima squadra viene puntellata alla perfezione. Restano i senatori Gabriel, Lucioni, Majer e Coda e approdano in Salento Blin, Strefezza e Di Mariano. In organico non ci sono solo calciatori di esperienza perché, come detto, un pilastro del progetto tecnico è il virtuosismo, cioè il saper individuare e attendere i giovani talenti. Uno di questi è Morten Hjulmand, un centrocampista danese classe 1999 arrivato in sordina sei mesi prima, già di diritto nel cuore dei tifosi dopo il primo pallone toccato. I due terzini sono due Gen Z: Antonino Gallo e Valentin Gendrey. Il primo è in giallorosso dal 2019, ma non ha mai avuto l’opportunità di dimostrare il proprio valore. Il secondo viene pescato dall’Amiens per meno di 100mila euro.

Ne viene fuori un mix micidiale. La squadra di Baroni vince la Serie B con la miglior difesa e il terzo miglior attacco del campionato. Massimo Coda si conferma un fuoriclasse della categoria e vince il titolo di capocannoniere, superando quota 20 gol per la seconda volta di fila; Strefezza colleziona numeri irreali in fase di rifinitura e Hjulmand fa a spallate con Fagioli per il riconoscimento di miglior centrocampista della stagione. Sembra tutto apparecchiato per una Serie A da affrontare con giusto qualche accorgimento ma Corvino mischia le carte e sorprende tutti.

Rivoluzione e colpi di scena

Gli specialisti della Serie B, entrati nel cuore dei tifosi, secondo il direttore sportivo non sono adatti alla Serie A. I giallorossi intascano un milione e mezzo per il doppio capocannoniere Coda e salutano a titolo gratuito Gabriel, Lucioni, Calabresi e Majer. La spina dorsale della promozione non esiste più, o meglio, è stata notevolmente sfoltita. A essere confermati sono solo gli under 25: Gendrey, Gallo, Hjulmand, Blin e Strefezza. Resta anche Baroni, che ha ancora qualcosa da dimostrare in A dopo l'esonero con il Benevento e la retrocessione con il Frosinone.

La strategia di Trinchera e Corvino è un azzardo in piena regola e anche i tifosi rimangono perplessi. Dopo i numerosi addii e in virtù di un budget ristrettissimo, la squadra si presenta ai blocchi di partenza della Serie A 2022/23 come la vittima sacrificale designata. In tutti i pronostici il Lecce è la prima candidata a retrocedere, e Baroni il primo allenatore che sarà esonerato.

I due DS però non perdono tempo e a metà luglio forniscono al tecnico toscano i tre centravanti per la stagione 22/23: Ceesay, Colombo e Voelkerling-Persson. Sono tre nomi in pieno stile Corvino: il primo viene dalla Svizzera, dove aveva segnato 20 gol; il secondo aveva faticato a trovare continuità in B con la SPAL e il terzo aveva trascinato la Primavera della Roma vice-campione d’Italia. Tre scommesse.

La porta viene blindata con Falcone, mentre a centrocampo si incontrano molti ostacoli. Il Lecce punta Lewis Ferguson ma viene beffato dalla maggiore potenza economica del Bologna; successivamente si garantisce l’ex Norwich Mathias Normann ma l’operazione si blocca al momento del tesseramento, reso impossibile da cavilli burocratici inerenti al conflitto in Ucraina. Il centrocampo resterà un’opera incompiuta, dato che ad un certo punto il Lecce decide quindi di puntare su Joan Gonzalez, quel classe 2002 tanto apprezzato dagli appassionati del campionato Primavera.

In difesa accade l’imponderabile. Al momento della firma, l'ex Napoli Nikola Maksimovic si tira indietro ed i salentini si presentano all’esordio in campionato contro l’Inter senza difensori centrali di ruolo. La coppia arretrata scelta da Baroni è composta dal mediano Blin e dal terzino Baschirotto, prelevato dall’Ascoli per far rifiatare sporadicamente Gendrey. Cambia il mondo.

Un ostacolo diventa un’opportunità per il Lecce, che ammira un massiccio difensore, fino al 2019 in Serie D, tenere a bada Lukaku e Lautaro. Vengono rivoluzionate le strategie: Baschirotto ricoprirà la porzione centrale del campo ma, essendo all’esordio in A, ha bisogno di compagni d’esperienza.

A sorpresa arriva dal Wolfsburg Marin Pongracic, ex Borussia Dortmund e con qualche presenza nella nazionale croata. Il Lecce si garantisce un signor difensore e sembra toccare il cielo con un dito, senza sapere che di lì a poco raggiungerà l’iperuranio. L’ultimo innesto difensivo atterra in aeroporto accolto da centinaia di tifosi e scoppia a piangere: è il campione del mondo in carica Samuel Umtiti, acquisito in prestito secco e con lo stipendio interamente pagato dal Barcellona. Un affare che, ancora una volta, non convince tutti, dando più l'impressione di essere più che altro una figurina.

Salvi dopo 12 anni

Il campionato è un’altalena di emozioni, caratterizzato da grandi successi e da momenti negativi. Fino agli sgoccioli di ottobre, il percorso degli uomini di Baroni è nella norma, poi arrivano sette punti nelle ultime tre partite del 2022, tra cui una prima vittoria sull'Atalanta. A gennaio si riparte subito alla grande, in casa si batte la Lazio e si ferma il Milan. A metà febbraio, dopo un'altra vittoria, stavolta a Bergamo, sull'Atalanta, il Lecce è a 27 punti dopo 24 partite: praticamente una media da salvezza tranquilla.

Poi, una lunga crisi con 6 sconfitte di fila e astinenza da reti: la salvezza torna in dubbio. Ad essere in discussione non è solo il risultato sportivo; la parte calda del tifo punta il dito contro Pantaleo Corvino, imputandogli le recenti difficoltà del reparto offensivo e intonando un ironico “Corvino segna per noi”. Il mercato di gennaio non si è rivelato proficuo e le difficoltà di Maleh amplificano il malumore di parte della piazza, che si aspettava un innesto per l’attacco. Prima delle ultime due giornate, il Lecce è a un paio di punti dal terzultimo posto.

Alla penultima giornata il Lecce va in trasferta a Monza. La squadra di Palladino ci arriva in forma e con una posizione che, in caso di espulsione della Juve dalle coppe, varrebbe la qualificazione in Conference. La partita gira su due episodi nell'arco di venti minuti. Al minuto 81, sullo 0-0 che avrebbe dato buone possibilità di salvezza al Lecce, il Monza ottiene un rigore per un'entrata in ritardo di Baschirotto su Colpani. Gytkjaer lo batte forte ma angola troppo poco: Falcone para e fa respirare i suoi tifosi. All'ottavo minuto del recupero è ancora Gytkjaer il protagonista, con un tocco di mano su un angolo di Hjulmand. Servono tre minuti di controllo VAR ma alla fine il rigore c'è. Al minuto 101 il rigore lo batte Colombo. La battuta è centrale ma Di Gregorio si tuffa: 1-0. Il Salento esplode. Il Lecce si salva per la prima volta dopo 12 anni. Il destino vuole che a segnare la rete decisiva sia proprio il numero 9 Colombo, difeso da Corvino in tempi non sospetti con un’affermazione in dialetto salentino poi divenuta iconica: “Nu mbale”, ossia “non vale”, detto con ironia verso le critiche che la tifoseria gli ha rivolto.

Il bilancio della stagione, a prescindere dal risultato sportivo, è ottimo. I giallorossi raggiungono quota 36 punti, sempre valsa la salvezza nelle ultime quattro stagioni, e mettono in mostra tanti talenti, quasi tutti di proprietà. L’eccezione è Samuel Umtiti, il campione del mondo che romanticamente ha deciso di passare dalla Champions League ad una squadra di provincia per sentirsi nuovamente vivo dopo stagioni tormentate da infortuni. A fine stagione avrà messo insieme 25 presenze di alto livello, una risposta forte a chi lo definiva una figurina, e verrà celebrato da uno stadio commosso il giorno del suo addio.

È stata la stagione di Federico Baschirotto: nel 2019 un calciatore della Vigor Carpaneto, nel 2023 della Nazionale italiana. Al suo fianco, in azzurro, è arrivato anche un monumentale Wladimiro Falcone, decisivo in più frangenti, impenetrabile nella partita decisiva di Monza. In nazionale, quella danese, è arrivato anche il capitano, Morten Hjulmand, primo per intercetti in Serie A. Il classe ‘99, che aveva stregato tutti già dal primo tocco in B, si è confermato anche in A, attirando un'offerta da 20 milioni del Southampton. Intoccabili Antonino Gallo, Valentin Gendrey e Alexis Blin, spina dorsale della promozione, affidabili e in crescita di partita in partita. A centrocampo, soprattutto nel girone di andata, abbiamo visto brillare di Joan Gonzalez, che con un gol al Monza e una combo ruleta-assist ai danni della Fiorentina ha stregato i presenti al Via del Mare.

Il trascinatore dell’attacco è Gabriel Strefezza, fino a febbraio a ritmi insostenibili persino per i più noti funamboli del campionato; il bilancio della sua stagione parla di 8 gol e 4 assist, numeri importanti per l’esterno offensivo di una neopromossa. Mettono lo zampino complessivamente in 13 occasioni Lameck Banda, Assan Ceesay e Lorenzo Colombo, quest’ultimo pronto a tornare a Milano per compiere un ulteriore step di crescita.

A distanza di due settimane da Monza-Lecce, festeggia anche la Primavera. Nell'estate 2022, Corvino aveva tentato il salto di qualità anche per i giovani giallorossi. In panchina era arrivato mister Federico Coppitelli, mai campione d’Italia con l’U19 ma da anni nel giro del campionato; al suo fianco, come vice-allenatore, la società aveva nominato un'icona del club: Javier Ernesto Chevanton.

La rivoluzione della Primavera

Particolare non di poco conto, Corvino ha di fatto preso tutte le funzioni gestionali della Primavera, epurando l'ex responsabile Gennaro Delvecchio. Per i giornalisti è un piacere ascoltarlo in conferenza stampa, perché spesso fornisce titoli facili. Siamo nel mese di agosto e, se per la prima squadra il tormentone è l’ironico “nu' mbale”, per la Primavera c’è un’esclamazione esplosiva: “Solo un tifoso da bar preferirebbe Cesc Fabregas a Medon Berisha”. Berisha è il capitano dell’Albania U21, prelevato pochi mesi prima dallo Young Boys; si prende la maglia numero 10 e, da interno di centrocampo, sigla 10 gol e 4 assist.

Corvino allestisce una formazione titolare composta da soli stranieri, ma talmente forte da diventare una filastrocca. Tra gli intoccabili ci sono 4 romeni, gli stessi che avevano disputato il campionato Primavera 2. Il Lecce li ha cresciuti ed è pronto a raccoglierne i frutti. Il portiere Alexandru Borbei raccoglie un'infinità di clean sheets. Riesce a farsi notare anche Razvan Pascalau, difensore dinamico e solido. Catalin Vulturar, che era stato il secondo investimento più oneroso del club nella stagione 2020-21, in due anni non ha saltato una partita, ha la fascia di capitano al braccio e da vertice basso del centrocampo a tre gioca con una qualità straordinaria.

Il quarto gioca da centravanti ed è Rares Burnete, il redivivo. Nelle prime due stagioni non aveva neppure sfiorato la doppia cifra, ma con Coppitelli supera le 20 reti stagionali, laureandosi capocannoniere del campionato Primavera 1. In pratica, quattro calciatori pescati dalla Romania da ragazzini, a distanza di tre stagioni, detteranno legge in massima serie. In difesa assiste Pascalau lo svedese Emin Hasic, anche lui nel Salento dal 2020, con l'ex Barcellona Pol Munoz a destra. A sinistra c'è un’ira di Dio: Patrick Dorgu, classe 2004 danese, che ha doti fisiche e atletiche straordinarie. Al fianco di Vulturar a centrocampo il già citato Berisha e Daniel Samek, prelevato dallo Slavia Praga per più di un milione di euro. Il budget può scarseggiare, ma gli investimenti pesanti per la Primavera non possono mai mancare se ti chiami Pantaleo Corvino.

Ad assistere il centravanti Burnete, sulla sinistra gioca Henri Salomaa, esterno atipico, alto e dalle grandi falcate; a destra un altro gioiellino, danese come Dorgu e Hjulmand. Si tratta di Jeppe Corfitzen, il più giovane della squadra, esterno tutto mancino, tanto agile quando tecnico.

Il Lecce vince il campionato dominandolo. Lo sprint parte nel 2023, dopo la pausa mondiali, quando in 16 partite il Lecce ne vince 13, pareggiando le altre. Primo posto finale con una giornata di anticipo e qualificazione alle fasi finali di Reggio Emilia. Così, si arriva al mese di giugno, la resa dei conti. In tre anni il Lecce è passato dal Primavera 2 ai play-off per vincere il Primavera 1.

La semifinale è contro i padroni di casa, il Sassuolo. Al Lecce basterebbe il pari per approdare in finale ma, tanto per cambiare, vince con gol di Burnete e Corfitzen. La finale, con una quota simbolica non da poco, è Lecce-Fiorentina: il derby personale di Pantaleo Corvino. In campo, le scoperte dell’uomo mercato non vestono solo la maglia giallorossa, perché tra le fila viola ci sono diversi ragazzi presenti nel settore giovanile gestito da Corvino fino al 2019. Al Mapei Stadium arrivano centinaia di tifosi, perché la passione per la Primavera è tornata dopo vent’anni grazie a quell’uomo lì, che aveva già portato due scudetti nel Salento.

La partita è equilibratissima. La Fiorentina non impensierisce mai Borbei e anche il Lecce ha un paio di situazioni ma non le sfrutta bene. Si va ai supplementari, ma non ai rigori. Al minuto 121 i due allenatori iniziano a pensare ai cinque rigoristi, però, come a Monza due settimane prima, c’è un calcio d’angolo che i giallorossi si apprestano a battere. Daka mette la palla in mezzo, Hegland fa sponda, Hasic la colpisce. Il Lecce è campione d’Italia Primavera dopo 19 anni e per la prima volta disputerà la Youth League.

Prima di chiudere questo capitolo, è doveroso puntualizzare una questione su cui persino il presidente FIGC Gravina ha polemizzato. Sì, il Lecce Primavera è composto quasi esclusivamente da stranieri, ma nessuna norma lo vieta. I salentini hanno rispettato il regolamento e hanno rovinato la festa ai rivali, perché puntando sulle proprie competenze sono riusciti a pescare dei prospetti fortissimi da tutte le parti del mondo. Per avere un grande settore giovanile composto perlopiù da giocatori del territorio, ci vorrebbero strutture e risorse economiche che in Italia, e soprattutto al Sud, sono sempre poche e quasi mai all'altezza. Pretendere che le squadre Primavera siano fatte soprattutto di giocatori provenienti dai settori inferiori, significa consegnare di fatto i titoli ai colossi del Nord, e accettare tacitamente che tutte le altre squadre facciano da contorno, senza la minima possibilità di competere. Non è un caso che ci siano voluti 14 anni per rivedere una squadra del Sud vincere un titolo Primavera.

Se il Lecce avesse puntato esclusivamente sul proprio territorio, sarebbe probabilmente rimasto in Primavera 2. La società giallorossa, invece, ha puntato sulle proprie competenze nel settore scouting, scalzando tutti e lanciando un segnale talmente forte che, per la prima volta dopo anni, il regolamento del campionato giovanile è stato riformato: dalla prossima stagione, le squadre partecipanti alla competizione Primavera avranno un tetto massimo di stranieri tesserabili.

L’ultimo volo non è finito

In questo triennio il Lecce è tornato in Serie A e si è salvato dopo 12 anni. La Primavera è tornata in Primavera 1 e ha vinto lo scudetto dopo 19 anni. È stato fatto tanto, ma non abbastanza per un uomo che a 73 anni ha ancora fame di successi e, per questo motivo, ha accettato un’altra sfida: un ulteriore ciclo triennale. Negli ultimi giorni è arrivata la firma di Corvino e Trinchera sul rinnovo contrattuale fino al 2026.

La narrazione delle tre stagioni sotto la guida tecnica di Pantaleo Corvino, coadiuvato da Stefano Trinchera, ruota attorno alle tre parole magiche iniziali: virtuosismo, programmazione e competenza. Il Lecce, come molte altre squadre del Sud, non ha un posto di diritto in Serie A. La società è composta da imprenditori salentini che hanno avuto l'idea - a questo punto si può dire - geniale di affidarsi a un loro conterraneo, oltre che a un'icona storica del club e del calcio italiano tutto. Corvino stesso ha definito questo ritorno a Lecce come il suo "ultimo volo" e, comunque andrà la prossima stagione, resterà un volo storico.


  • Filippo Verri, classe 2001, è diplomato al liceo linguistico e frequenta la Facoltà di Giurisprudenza. Dal 2019 scrive su PianetaLecce e dal 2022 è iscritto all'albo dell’ordine dei giornalisti.

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