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, 14 Giugno 2023

Il Napoli sui muri


Un viaggio nella street art napoletana.

Negli ultimi anni si parla spesso di street art come materia concettualmente legata alla riqualificazione urbana. In realtà, questo è un binomio che quasi mai riesce ad avere successo. In un quartiere martoriato dalla criminalità e dall’assenza delle istituzioni non sarà certo un murales a cambiare gli equilibri e migliorare la vita delle persone. Anzi nella maggior parte dei casi la street art ha l’effetto opposto: diventa solo un'attrazione turistica o finisce per essere la base dei fenomeni di gentrificazione. A volte questi sono esattamente gli effetti auspicati, se prendiamo in esempio i borghi che negli ultimi anni hanno usato la street art per pubblicizzare o la quantità di opere finanziate dal comune di Milano, Roma e Napoli con l’obiettivo di valorizzare zone in cui di estetica c'è ben poco.

Fra tutte queste città, però, Napoli ha una particolarità: qui la street art non nasce né come arte istituzionale e riqualificatrice, né come un'arte vandalica e sovversiva come da tradizione della graffiti art. Piuttosto, è una forma di arte celebrativa che finisce per tracimare nella venerazione degli idoli. Negli anni Ottanta, i grigi e desolati quartieri spagnoli, specchio di tutti i problemi socio-economici della città, venivano ravvivati dall'azzurro del Napoli e dall'iconografia dei suoi campioni, in particolare di Diego Armando Maradona. Erano opere popolari, create da gente comune, che per festeggiare il primo scudetto aveva deciso di disegnare qualcosa sul proprio palazzo per rendere quel tripudio unico, storico.

L'iconografia di Diego Armando Maradona

Molte di queste opere, anche per la loro natura effimera, sono ormai distrutte dal tempo e sono diventate indistinguibili dall'ambiente circostante. Tutte tranne una. Tranne l'opera più famosa di Napoli: il Maradona di Mario Filiardi, risalente al 1990 e dipinto in due notti sulla fiancata di un palazzo qualunque. Dimenticato e lasciato a sbiadire nel degrado dei quartieri spagnoli prima di essere restaurato nel 2015 dalla gente del quartiere e nel 2017 dall'artista Francisco Bossoletto, che ha donato al volto di Diego un tono più realistico rispetto a quello fumettistico dell'originale.

Murales di Maradona ai Quartieri Spagnoli.

Quella di Filiardi non è l'opera più bella di Napoli. Non è nemmeno la migliore che ritrae Maradona. Certamente però è la più iconica, tanto che è diventata una meta di pellegrinaggio da parte di tifosi ma non solo. Anche semplici turisti ormai scendono alla metro di Toledo e salgono a piedi fino al murale tra i fiumi di gente, per intonare cori a Maradona e al Napoli. Il Largo è diventato un santuario a cielo aperto e ormai è stato ribattezzato proprio come "Largo Maradona", in cui i visitatori si perdono tra santini e merchandising. In chiesa potete comprare vangeli, acqua santa e rosari? Qui le maglie false del Napoli.

Anche altri artisti, come gli argentini San Spiga e Franco Martinez, hanno dipinto Maradona per le strade di Napoli. In particolare, il lavoro di Spiga è ancora più disperso, tanto che i suoi poster di Maradona si possono trovare ormai quasi ovunque. Non troppo diverso è il processo alla base della popolarità di Santo Diego, che ha raccontato in un'intervista un processo creativo quasi immediato: quello di incollare il volto di Maradona su icone sacre e che lo ha trasformato in un fenomeno quasi mondiale - si trovano foto dei suoi stickers in mezzo mondo.

Questo è il grande capolavoro d’arte urbana a Napoli: è un'arte celebrativa ma anche un'arte relazionale. Lo hanno dimostrato i tifosi argentini che si sono riuniti davanti a Maradona per festeggiare la vittoria del Mondiale a dicembre 2022, o quelle persone che pur non essendo tifose del Napoli sono venute qui negli ultimi mesi per festeggiare uno scudetto con cui non hanno nulla a che fare. A Napoli la street art celebra il Napoli come rito collettivo, una squadra di calcio vissuta come aggregazione amorosa e irrazionale.

Di murales, di poster, sticker e quant'altro dedicati a Maradona Napoli ne è tappezzata, quasi come se la città dovesse ripagargli un debito spirituale estinguibile solo con questa preghiera laica. Un debito legato al lavoro fatto da Maradona per liberare Napoli dal vittimismo, e per insegnargli che il destino dei napoletani è nelle mani dei napoletani stessi. E, anche, che vincere a Napoli è possibile. Come ha detto Paolo Sorrentino nel giorno della festa dello Scudetto del Napoli: "Questo Scudetto è accaduto perché Maradona ci ha insegnato cosa voleva dire vincere. Prima di lui non potevamo saperlo".

Jorit, probabilmente lo street artist napoletano più celebre in Italia, ha dedicato due opere della sua “human tribe” a Maradona: il Dios Umano a San Giovanni a Teduccio e il Maradona a San Giovanni Barra. Oplo Ntino ne ha offerto un ritratto ancora più umano, al Centro Paradiso a Soccavo, riprendendo una foto di Maradona e sua figlia che gioca con il suo calzettone. A dimostrazione della doppia natura di cui Maradona è investito in città: da una parte il Maradona-Dio inscalfibile, pieno di un'iconografia che non ha eguali, e dall'altra Diego-umano, ritratto nelle più semplici attività quotiidane.

Al Parco dei Murales a Ponticelli, un programma di creatività urbana sviluppatosi negli ultimi anni, potete vedere una serie di opere molto interessanti e con un potere comunicativo non indifferente, tra cui Chi è vulut bene, nun s’o scorda”, con due bambini che giocano a calcio; uno con la maglia del Napoli l’altro con quella del Argentina.

La rivoluzione dello Scudetto

Per lo scudetto di quest’anno Napoli sta festeggiando da mesi. Il dominio in campionato ha generato un clima di celebrazione febbrile già dall'inizio di novembre. Nel vico della santissima Trinità nei quartieri spagnoli, Juan Pablo Gimenez, altro artista argentino molto attivo a Napoli, ha dedicato delle mini opere ad alcuni dei protagonisti di questa stagione del Napoli.

Ci sono poi i lavori di Unplatonic, il cui stile riprende molto la pop art. Sono immagini coloratissime e rumorose che gridano con forza “Make love”. Unplatonic usa principalmente poster, cuori rosa (che per l'occasione sono diventati azzurri) disegnati a mano e classici simboli della comunicazione di massa per comunicare la mancanza - e la conseguente necessità - d'amore nella città moderna. In questo caso Unplatonic prende in prestito con forza i simboli del Napoli campione d'Italia per comunicare un amore gioioso, erotico, infantile, universale. Inevitabilmente le figure di riferimento sono quelle dei principali fuoriclasse della squadra attuale: Kvaratskhelia e Osimhen.

Girando per la città si trovano anche opere inaspettate. Ad esempio "La sirena ciaciona" (la ciaciona è una donna in carne simbolo di buona sorte a Napoli, mentre la sirena riprende il mito di Partenope) di Trallallà, che è diventata un simbolo della Curva B e del tifo napoletano. Trallallà usa spesso poster e le sue opere si trovano nei luoghi meno battuti della città.

Ma c’è spazio anche per le altre leggende recenti del Napoli con Hamsik, Insigne e Mertens. Tutti calciatori rimasti indelebili nel cuore della tifoseria, che ha ripagato la loro devozione alla squadra con tutto l'amore possibile. È l'insieme di tutte le innumerevoli opere anonime a rendere le strade di Napoli dei luoghi di culto consacrati alla squadra e a tutto ciò che essa rappresenta per Napoli.

Il capitano del Napoli, Giovanni Di Lorenzo, ritratto da JP Gimenez.

E' doveroso citare anche Ogni donna una Madonna, un'artista che innalza personaggi femminili pop e li santifica vestendoli da Madonne. In occasione dello scudetto del Napoli ha scelto di ritrarre Luisa Ranieri, diventata per i napoletani Zia Patrizia, dopo l'interpretazione in "È stata la mano di Dio" di Paolo Sorrentino.

Potrei andare avanti per ore allargando il discorso all'hinterland. A Quarto, ad esempio, Jorit ha ritratto l'ex capitano Marek Hamsik come Human Tribe. Ci sono poi le opere de LeDiesis, due anonime street artist fiorentine che hanno disegnato una super Partenope nel cuore della città. Potremmo finire a parlare dell'ultimo murales dedicato a Piotr Zielinski sempre a Quarto. Il centrocampista ci ha tenuto a vederlo coi propri occhi e a stento pareva credere a ciò che stava assistendo.

Eppure vorrei concludere questo pezzo con un'altra opera dedicata allo Scudetto del Napoli. A primo acchito potrebbe sembrarvi più impersonale. Non c'è nessun protagonista: nessuna citazione a Kvaratskhelia o a Osimhen, nessun richiamo mitologico a Maradona. C'è solo una mano che cuce il tricolore su una veste bianca. Nella sua semplicità è un'icona fortissima: lo Scudetto cucito sulla maglia del Napoli vuol dire cucito sulle mura della città. Napoli e il Napoli fusi come un'entità inscindibile. Forse solo in questa città si poteva arrivare a dire che una squadra di calcio condiziona lo stato d'animo di milioni di persone. Forse solo in questa città la street art ha un impatto collettivo così forte. Così gioioso.


  • Autoproclamatosi artista per un anno passato in ABANA, oggi studente di sociologia. Classe 2000, tifoso del Napoli che esprime il suo estro creativo scrivendo sciocchezze e talvolta criticando i gusti musicali degli altri.

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