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I giocatori dell'Italia Under 20 si abbracciano dopo un gol alla Colombia
, 8 Giugno 2023

L'Italia Under 20 è una boccata d'aria fresca


Come la squadra di Nunziata è arrivata alla terza semifinale mondiale consecutiva.

"Sono due gli elementi importanti: sicuramente i giocatori ma anche la capacità di assumere dei meccanismi di gioco che ci portano ad avere sul campo un atteggiamento propositivo. Facciamo questo perché a maggio avremo il Mondiale di categoria ed è fondamentale avere la possibilità di scelta perché, dati i play off e play out nei diversi campionati, non sapremo quali risorse potranno essere utilizzate." È il 22 settembre e Carmine Nunziata, allenatore dell'Italia Under 20, già sa.

Sa che Coppola, Miretti, Fabbian, Terracciano, Fazzini, Nasti e Volpato sarebbero potuti non essere del gruppo della Nazionale in Argentina e che, ormai, Scalvini e Gnonto sono fuori portata. Insomma, sa che i nomi con cui dovrà costruire la sua rosa per il Mondiale Under 20 sono da cercare tra quelli meno glamour del panorama italiano. Eppure, se ai primi di giugno del 2023 siamo a parlare di "esaltazione della battaglia" che "non può essere la via maestra nel percorso formativo" dopo la terza panchina consecutiva di Simone Pafundi nella FIFA U-20 World Cup 2023, Carmine Nunziata ha avuto ragione.

Nel 2017, in Corea del Sud, l'Italia di Dimarco, Mandragora e Orsolini si è fermata in semifinale di fronte all'Inghilterra di Lookman, Solanke e Tomori. Nel 2019, in Polonia, ancora in semifinale l'Italia di Frattesi, Scamacca e Pinamonti non è riuscita a superare l'Ucraina. Stasera l'Italia U20 avrà la terza occasione consecutiva per raggiungere la finale, ma a prescindere da come andrà la partita con la Corea del Sud è pacifico affermare che il percorso di Nunziata e dei suoi ragazzi avrà un lascito diverso, sia a livello narrativo che prettamente calcistico, rispetto ai cicli precedenti di Evani e Nicolato.

Le competizioni internazionali che coinvolgono le selezioni giovanili sono sempre da prendere con le pinze, sia perché si tratta di squadre formate da ragazzi giovani per davvero, ancora in fase di crescita e sviluppo fisico e tecnico sia perché, come per Argentina 2023, spesso i tornei presentano una visione parziale di quanto quella specifica annata possa offrire considerate le sovrapposizioni con altri tornei di club o nazionali.

Che peso specifico dare allora al cammino dell'Under 20 di Carmine Nunziata? Il successo o il fallimento dell'operazione è da legare di più al risultato finale ottenuto, alla qualità della proposta di gioco mostrata o alle logiche della vetrina e dell'esposizione dei giovani talenti? Quanto ha senso caricare di hype un ragazzo che forse non esordirà nemmeno in Serie A o B? Forse poco: basti pensare a quanti dei grandi nomi delle scorse edizioni ci siamo persi per strada.

Come è composta la rosa dell'Italia

In porta Sebastiano Desplanches e al centro della difesa la coppia Ghilardi-Guarino, entrambi destri di piede e più a loro agio nel difendere in avanti in modo aggressivo che nella difesa posizionale degli ultimi 16 metri. Questo, se si vuole a tutti i costi individuarne uno, è il ventre molle dell'XI ideale azzurro.

A dir la verità, però, la coppia centrale è stata comunque incredibilmente efficace nel minimizzare i rischi per Desplanches e ora sarà chiamata a dover fare i conti con un centravanti, Young-jun Lee, la cui completezza costituirà un banco di prova decisamente più interessante. Sulla destra, inamovibile, Mattia Zanotti, la cui Coppa del Mondo ha attirato l'interesse di mezza Europa dopo un anno di panchina all'Inter; nel ruolo di terzino sinistro si sono alternati Riccardo Turicchia, unico esponente tra i titolari attualmente alla Juventus Next Gen, e capitan Samuel Giovane.

Turicchia e Giovane sono due tra gli elementi che evidenziano il legame tra questo gruppo e la Romagna: loro, come anche Matteo Prati e Cesare Casadei, hanno trascorso diversi anni nelle giovanili del Cesena pre-fallimento, e gli ultimi tre addirittura condividono le origini di Ravenna. In particolare, proprio nel quarto di finale contro la Colombia, complice l'assenza del romanista Giacomo Faticanti, tutto il centrocampo italiano era composto da giocatori ravennati: Prati, Casadei e Giovane

Essendo quello di Nunziata un 4-3-1-2, mancano da elencare i tre alfieri del fronte offensivo. Per i due davanti, Nunziata ha attinto da tutti gli uomini convocati a seconda della gara e della situazione di punteggio: ha potuto contare sul sacrificio in prima pressione e sul fisico di Francesco Pio Esposito, fratello minore di Salvatore e Sebastiano; sulla gestione della profondità e l'associatività nel corto e nel lungo di Ambrosino; sulla potenza e la verticalità di Montevago, palermitano con già 6 presenze in Serie A grazie alla tragica stagione della Sampdoria di Stanković; sull'elettricità nello stretto e la frequenza infinitesimale di passo di Pafundi, su cui si è parlato anche a sproposito e forse ora è soggetto a una cura con guanti da sarto fin troppo pregiati (75', 59' e 45' nelle tre gare del girone prima di due panchine consecutive nelle gare a eliminazione diretta).

Se per gli attaccanti il ballottaggio è perenne, per il trequartista non si prescinde dall'elemento che caratterizza maggiormente la proposta tattica di Nunziata, colui attorno al quale si cuciono i connotati di un gioco che ha piacevolmente impressionato anche i neutrali in terra sudamericana e grazie al quale, quindi, questa Italia U-20 dovrebbe essere presa a modello, se non per modulo o posizioni quanto meno per atteggiamento e predisposizione. "Gli manca solo la maglia numero dieci e nonostante il suo attaccamento al 35 l'impressione è che sia solo una questione di tempo", Matteo Petrera scriveva di Tommmaso Baldanzi a febbraio e, in effetti, dopo tre mesi la 10 azzurra se l'è presa veramente.

Trequartista dall'estetica vintage, relitto di un calcio non ancora soggiogato dalla scientifica efficienza atletica, Baldanzi ha e dimostra sicurezza di sé, a dispetto di maglie e pantaloncini di taglie sempre più grandi, e la trasmette brillantemente al resto dei compagni. Il fantasista dell'Empoli ha la capacità innata di creare e amplificare vantaggi soprattutto senza il pallone, lavorando molto di posizione per sopperire alla sua struttura fisica che gli rende difficile portare a lungo il pallone.

L'Italia di Nunziata ha una felice novità rispetto a quelle degli scorsi mondiali: vuole pressare alto. Una novità che, tuttavia, confligge pesantemente con la presenza contemporanea di Baldanzi e Pafundi in campo. Entrambi hanno una struttura fisica non ancora ideale e, nel caso del secondo, anche una certa avversione ai ripiegare, rendendo la fase di non possesso molto dispendiosa per i compagni. Non è un caso che il punto più alto del gioco associativo del torneo dell'Italia U-20 - la prima ora di gioco col Brasile - sia coincisa con la presenza di entrambi e abbia fatto passare sottotraccia la rimonta sfiorata dai verdeoro, che hanno potuto sfruttare la stanchezza messa nelle gambe del resto dei compagni.

Come battere la Corea del Sud?

Rispetto alla partita col Brasile, la semifinale di La Plata con la Corea del Sud potrebbe giocarsi su un piano tattico molto diverso. I coreani sono forse la squadra più intelligente, accorta e abile a indirizzare la manovra avversaria dove ritiene di difendersi meglio, ovvero le catene laterali. Il 4-4-2 di mister Eun-joong Kim è sorprendentemente organizzato per essere quello di una nazionale giovanile, e infatti se si trova a questo punto del torneo non lo deve di certo al talento individuale. Gli asiatici hanno affrontato, nell'ordine, Francia, Honduras, Gambia, Ecuador e Nigeria, tutte Nazionali che partivano da un vantaggio fisico e talvolta anche tecnico abbastanza palese, e che si sono tutte infrante contro lo scoglio del baricentro medio-basso della Corea.

L'obiettivo dell'Italia sarà, anche stavolta, quello di ridurre la lunghezza del campo da difendere, lasciando la linea di difesa alta. Faticanti, mediano più di letture e posizione che di possesso (altrimenti troverebbe più spazio Duccio Degli Innocenti, che a Empoli ha mostrato più creatività), ha una funzione fondamentale: riconoscere lo spazio scoperto alle spalle delle scalate in avanti di mezzali, terzini e talvolta persino centrali difensivi del lato palla, e coprirli con scivolamenti in diagonale spesso oscuri ma sempre fondamentali.

Come si è giustamente già scritto, sin dalla prima uscita col Brasile era chiaro come il vantaggio per l'Italia di avere un centrocampo a rombo che scivola orizzontalmente e che porta densità in zona palla è utile sia in fase di riaggressione sia in fase di possesso, con il posizionamento di Baldanzi, Prati e Ambrosino che favorisce i collegamenti in diagonale e la loro qualità nello stretto che diventa decisiva per creare occasioni. Contro la Corea il sistema aggressivo di recupero del pallone dell'Italia può mettere molto in difficoltà l'avversario: qualsiasi centrocampista centrale coreano, da Chan-wook Lee a Hyun-bin Park passando per capitan Seung-won Lee, soffre a giocare a muro spalle alla porta in spazi congestionati, contro una pressione portata coi giusti angoli e i giusti tempi.

La linea difensiva dell'Italia, poi, è comandata da una coppia di centrali che condividono il piede forte, il destro, e la preferenza al difendere in avanti piuttosto che coprire le spalle: sia Ghilardi che Guarino hanno un atletismo eccezionale nelle scalate in avanti a cercare l'anticipo. Dei sostituti non si è visto troppo a eccezione di Alessandro Fontanarosa, unico centrale mancino impiegato da Nunziata. Duraante l'ottavo di finale contro l'Inghilterra si sono visti i suoi pregi in impostazione, come il key pass che inaugura la costruzione del vantaggio di Baldanzi, e i suoi difetti nelle letture difensive, come il mancato assorbimento dell'inserimento per il pareggio di Devine.

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Arretrare coi tempi sbagliati porta a questo.

Più che quello che la squadra di Nunziata fa senza palla (in fondo gli Azzurri tengono il pallone per la maggior parte delle loro partite, e contro la Corea del Sud questo trend non dovrebbe cambiare) è interessante e notevole ciò che l'Italia Under 20 fa con la sfera tra i piedi. L'Italia si muove in modo asimmetrico a seconda che attacchi sul lato destro o su quello sinistro. A destra è la mezzala Prati ad allargarsi e fissare l'ampiezza, con il terzino Zanotti a sovrapporsi internamente; a sinistra, grazie anche alla maggior efficacia di Casadei nel ricevere fronte alla porta piuttosto che fare muro con le spalle alla stessa, è Turicchia o Giovane, il terzino cioè, a calpestare la linea laterale. Sarà interessante e, probabilmente, determinante vedere come Nunziata aggiusterà la risalita del pallone per adeguarsi al castello difensivo coreano.

La nazionale asiatica si è disposta in ogni partita, a prescindere dall'avversario, con due prime linee di pressione molto strette a chiudere ogni spazio al centro e orientare il possesso avversario verso la linea laterale. La ricezione è il trigger che fa scattare il pressing, aiutato dalla riga laterale. La fluidità del palleggio dell'Under 20 azzurra potrebbe trovare la chiave di volta nelle ricezioni nei mezzi spazi ai lati del centrale di centrocampo, nella terra intermedia tra il terzino e l'esterno offensivo: Casadei, Giovane o Prati hanno già dimostrato di poterlo fare, con Baldanzi che pure all'occorrenza accorcia in zona palla per offrire un'ulteriore opzione di passaggio tra le linee.

In astratto, il lato forte del palleggio e della risalita dell'Italia è quello sinistro, e qui si ritorna alla centralità di Baldanzi nel sistema. Essendo un mancino naturale, il 10 non ha ancora sviluppato una fiducia e una sicurezza tecnica nel piede debole che gli possa permettere di creare e concludere indifferentemente da entrambi i lati del campo. A Baldanzi viene quindi naturale predisporsi alla ricezione col busto orientato verso il terzino e la mezzala sinistri. Il modo in cui l'Italia sovraccarica la zona palla fa pensare che inclini il gioco su un solo quarto di campo, come si vede nell'immagine qui in basso. È come se la gravità del gioco dipendesse da un centro di massa che attira tutti verso sinistra. Fatalmente è proprio il terzino destro coreano, tanto il titolare Chang-woo Park quanto la sua riserva riserva Young-kwang Cho, l'anello debole dei sudcoreani, rapidi nel breve ma facili obiettivi del mismatch hunting per gli Azzurri nell'1vs1.

La teoria, tuttavia, rimane tale. Se si analizzano i dati forniti dal sito della FIFA, ecco che l'italia sfonda negli altri corridoi del campo non meno che a sinistra. Ecco i numeri degli ingressi nel terzo finale di campo divisi per i 5 corridoi, dall'estremo sinistro a quello destro: 8-8-8-6-9 vs Brasile; 20-13-19-10-19 vs Nigeria; 32-11-15-11-11 vs Repubblica Dominicana; 20-6-5-3-13 vs Inghilterra; 15-8-11-7-14 vs Colombia.

Se Baldanzi, che parte nominalmente sul centrosinistra, ha un volume di gioco e una visione più estesa di quelli di Pafundi, che agisce sul centrodestra, è anche per la sua predisposizione ad abbassarsi per cucire il gioco a ridosso della mediana e a svariare in orizzontale su tutta la larghezza del campo. Grazie a questa grande mobilità di Baldanzi l'Italia ha costruito bene a destra anche senza Pafundi, che è rimasto in panchina nelle partite a eliminazione diretta fin qui disputate. Vista la bassa fisicità della Corea del Sud, però, il giocatore dell'Udinese potrebbe rivelarsi una buona opzione per Nunziata in semifinale per scombinare la difesa posizionale asiatica.

Rete posizionale vs associazione libera

Siamo reduci da un Qatar 2022 in cui le due nazionali che avevano una fisionomia più simile a quella di un club, dove ci si conosce e ci si allena insieme quotidianamente, erano Spagna e Germania: l'una antesignana del gioco di posizione, l'altra rappresentante dell'ultima evoluzione dello stesso. Nel Mondiale U20 in corso invece è l'Italia la squadra che più dà l'impressione di poter giocare col pilota automatico. Ogni azzurro sembra conoscere i propri compagni come le proprie tasche, nonostante il tempo trascorso insieme sia stato minimo. I calciatori riescono ad associarsi con incredibile naturalezza, giocando un calcio relazionale molto efficace ma anche molto appagante.

I ragazzi della Nazionale di Nunziata vanno però oltre l'ingenuità dei bambini che corrono dietro a un pallone. Si muovono in funzione e in relazione alla palla e ai compagni di squadra. Ciò è possibile grazie alla duttilità e alla versatilità del centrocampo in particolare: Matteo Prati, soprannominato Busquets dai vicini di reparto, può essere impiegato sia al centro che come mezzala destra, come costruttore e come incursore (vedasi lo 0-1 col Brasile) grazie a una combinazione di fisico e tocco già di primissimo livello. In questo senso, stupisce il fatto che sia diventato titolare di una SPAL retrocessa in C solo da gennaio 2023.

Cesare Casadei, Next Big Thing scaricata troppo presto dall'Inter in cambio di una ventina di milioni, è talmente fuori scala a livello di propriocezione, di compiutezza fisica e di letture del gioco, che riesce a coprire il mezzospazio destro come quello sinistro con incredibile efficacia, fungendo anche da target per i palloni alti sia da un lato che dall'altro del campo. La sua straripante consapevolezza del gioco si è potuta sviluppare anche grazie alle 19 presenze nel professionismo in Inghilterra, al Reading.

Faticanti ha un anno in meno dei primi due (è nato il 31 luglio 2004). Mediano di letture, ha già un'ottima capacità di scegliere bene i tempi del contrasto e un'ottimo senso per le coperture degli spazi lasciati vuoti dai compagni. Samuel Giovane è sulla carta il titolare sulla fascia sinistra, ma la concorrenza di Turicchia e il fatto che nell'Ascoli viene impiegato come mezzala lo rende traslabile con ottimi riscontri anche in una posizione più centrale.

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In ogni partita, a prescindere dal possesso palla maggiore o minore, l'Italia è la squadra con più passaggi tentati e completati tra le due squadre in campo. Unica eccezione la gara con la Colombia nei quarti di finale, e nello specifico il secondo tempo, dove i ragazzi di Nunziata hanno pagato il viaggio da La Plata a San Juan (i Cafeteros si trovavano già nella città dell'estrema Argentina occidentale da un paio di giorni), le 5 ore in meno di riposo e la stanchezza derivante dall'aver affrontato un avversario più difficile nel turno precedente (negli ottavi i colombiani avevano affrontato la Slovacchia, i nostri l'Inghilterra).

Sarà così, inevitabilmente, anche in semifinale, contro un avversario la cui cup of tea è irretire l'entrata nel terzo finale del possesso rivale e ripartire in maniera minimal. John-ho Bae e Yong-hak Kim, il primo con una falcata più lunga a rientrare sul destro e il secondo con una maggior rapidità nell'entrare dentro al campo da destra verso il centro e convergere sul piede forte, sono gli unici due elementi in grado di creare superiorità "a gioco rotto" della Corea U-20, eccezioni di uno scheletro basato sulle letture senza palle in fase difensiva di Chan-wook Lee (massimo dei minuti sin qui in Argentina 61, nel quarto di finale con la Nigeria: non un grande conditioning...) e Ji-soo Kim.

Senza considerare la Repubblica Dominicana, oggettivamente di livello inferiore rispetto alle altre squadre fin qui affrontate, la Nazionale italiana ha saputo adattarsi a moduli e strategie rivali tra le più diverse contro Inghilterra, Brasile, Nigeria e Colombia, ed è riuscita a spuntarla sempre, uscendo vincitrice ai punti alla fine di tutti gli incontri.

Anche nella sconfitta con la Nigeria l'Italia ha giocato meglio dei suoi rivali, regalando sprazzi epifanici. I favori del pronostico contano poco, ancor meno se si considera che la Corea del Sud non li ha avuti mai prima dei fischi d'inizio del torneo eppure non ha mai perso in Argentina. L'Italia, dalla sua, ha il piacere e il gusto di giocare insieme e con entusiasmo. Senza immaginarsi il futuro e caricarsi di pressione, ma cogliendo l'attimo con l'incoscienza dei ventenni e dei teenager. È questo l'obiettivo principale che si dovrebbe perseguire a tutti i livelli del calcio giovanile.


  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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