
Considerazioni sparse post Heat-Nuggets, NBA Finals G3
I Nuggets vincono gara 3 a Miami alla maniera degli Heat. Il fattore campo e l'inerzia della serie tornano nelle mani di Denver.
- Disciplina e aggressività. I mantra ripetuti allo sfinimento da coach Malone nella conferenza post gara2 sono i fattori decisivi per riprendere il fattore campo in gara3 e riportare i Nuggets in vantaggio nella serie. Per la prima volta negli NBA Playoffs 2023 Denver si ritrova a giocare la partita che vuole l'avversario, non riuscendo praticamente mai a forzare palle perse e transizione (solo 4 turnovers per Miami). Per la prima volta nei Playoffs 2023, tuttavia, gli Heat si ritrovano a perdere una partita sui binari a loro più congeniali. Una partita brutta, sporca, cattiva, dai ritmi bassi e dall'esecuzione a metà campo, dove Miami sguazza nell'essere meno forte ma più pronta. Contro Milwaukee e Boston era bastato, come è bastato in gara 2. Nel terzo atto della serie, però, Denver è giunta a compromessi: siamo migliori non perché giochiamo meglio ma perché possiamo essere solo più talentuosi. Essere una squadra dal 37.9% di media da 3 sia in RS che ai PO e vincere 2 partite su 3 nella serie in cui tiri rispettivamente col 29.6% e il 27.8% oltre l'arco è indice di una solidità che l'ultimo mese di Regular Season aveva messo in discussione;
- Limitarsi alla doppia tripla doppia da 30+ punti, primo caso nella storia delle Finals, è riduttivo. Jamal Murray e Nikola Jokić sono chiari leader della squadra perché non solo talentuosi come pochissimi altri sul globo terracqueo ma anche primi esecutori di tutte le hustle plays che non finiscono sul tabellino ma che incidono sull'andamento del risultato e del coinvolgimento dei compagni. Guardate come Murray si spende sulle linee di passaggio e si tuffa per sporcare il palleggio di Butler, guardate come Jokić lotta a rimbalzo e ricicla secondi possessi sui tiri sbagliati dai compagni (13 rimbalzi offensivi in gara3, miglior dato considerando entrambe le squadre nella serie). Jamal firma 8 dei primi 10 punti e lungo la partita, bersaglio prima del paint switch e poi della trap di Miami (raddoppio in situazioni di blocco sulla palla) è abile nel trovare il compagno libero mantenendo un Assist/Turnover Ratio superiore a 1;
- 38 tiri da 2, 21 da 3. I tentativi contestati da Denver nel primo episodio girato al Kaseya Center sono i dati più alti della serie, e si ritorna alle dichiarazioni ai microfoni dopo la sconfitta della Ball Arena. Il lavoro di comunicazione e di attenzione sui set offensivi di Miami, sia sugli stagger (doppio blocco per l'uscita del tiratore) lontani dalla palla che sugli hand off (blocco portato in seguito a un passaggio consegnato dal passatore stesso) di Adebayo, è notevole, soprattutto se si considera la totale assenza di effort in materia di appena 3 notti fa. 6 dei 59 totali portano la firma dell'Unsung Hero della notte: Christian Braun, 22enne scelto alla #21 del Draft 2022, è una risorsa di energia e difesa dalla panca che dimostra la qualità diffusa della non profondissima panchina Nuggets. Era da Sam Cassell che un giocatore al primo anno della Western Conference non firmasse 15 punti in una gara delle Finals (era il 1994), ma più che la rim pressure esercitata nella metà campo offensiva sono i 19'02" di asfissiante marcatura su Jimmy Butler a scavare il solco decisivo;
- "In gara1 e gara2 hanno vinto l'ultimo quarto. Oggi vinciamo noi il quarto quarto e vinciamo noi la partita": le parole nel timeout di Mike Malone suonano a posteriori profetiche. Più del 27-26 del parziale finale, frutto di 3' finali ai limiti del garbage time, è l'approccio dei minuti senza Jokić a chiudere i conti. 2-3 che impedisce la ricezione al libero con un piccolo della prima linea a fronteggiare il passaggio; 1-3-1 che diventa 2-3 e poi passa a uomo sui tagli; 2-2-1 al rientro del Joker sul parquet, saggiamente impiegato nel dunker spot e non in punta per rendere vano l'aggiustamento difensivo di Spoelstra: la zona di Miami non ha rallentato il flow offensivo di Denver perché, sia col serbo in campo che in panchina, i Nuggets non sono mai stati frenetici e ansiosi di mettersi in ritmo. Nonostante l'1/10 da 3 di tutti coloro che non si chiamino Murray o Jokić, i Nuggets sono calmi e imperturbabili nell'arrivare al ferro, sfruttando i cambi sistematici di Miami e tutti i mismatch fisici creati di conseguenza (Aaron Gordon e Christian Braun su tutti);
- 5/27 totale di Strus, 8/35 di Michael Porter Jr.: che non sia una serie per tiratori, da ambo le parti, si dovrebbe esser capito. La superiorità di Denver sta non nella profondità o nella fisicità ma, anche e soprattutto, nel talento. Talento che non corrisponde necessariamente a qualità, intelligenza, letture o tecnica, ma soprattutto adeguarsi al contesto Mike Breen in telecronaca descrive così, forse sintetizzando il quid che ha permesso ai Nuggets di riprendere il fattore campo, il lavoro a rimbalzo di Jokić e Gordon: relentless. Implacabile, senza sosta. Perché di soste mentali e fisiche con Miami non ce le si può permettere, anche in una serata dove l'inizio da finisher di Adebayo non prosegue nello sviluppo della partita e l'impiego del lungo da Kentucky da portatore di palla primario non innesca un Butler efficiente (18/45 di coppia, -12.9 di NetRtg per Jimmy e -24.1 per Bam).
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