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Giocatori del West Ham festeggiano il gol di Michail Antonio contro l'AZ.
, 7 Giugno 2023

Come arriva il West Ham alla finale di Conference League?


E cosa può fare la Fiorentina per metterlo in difficoltà?

L’ultima volta che il West Ham ha raggiunto una finale era il 2006. Era una finale di FA Cup e dall’altra parte c’era il Liverpool di Rafa Benitez. Fa sorridere leggere il risultato di quella partita, sapendo che quel Liverpool, in larga parte, era ancora quello che aveva rimontato il Milan a Istanbul un anno prima.

La partita, infatti, inizia con due gol nella prima mezz’ora del West Ham: il primo è un goffo autogol di Carragher e il secondo un altrettanto goffo errore di Pepe Reina, che non riesce a tenere un tiro di Matthew Etherington e permette a Dean Ashton di appoggiare in porta. A riequilibrare temporaneamente le cose ci pensano prima Djibril Cissé con una girata al volo strepitosa su un lancio pesato alla perfezione da Gerrard, e poi lo stesso Gerrard intorno al 60'. Il pareggio dura poco: passano pochi minuti e un cross sbagliato di Paul Konchesky si infila sul palo lontano e riportando nuovamente avanti il West Ham.

Questa partita passerà alla storia come The Gerrard Final. Il motivo, facilmente intuibile, è che sarà proprio Gerrard a salvare ancora una volta il Liverpool dalla sconfitta, con un gol nel recupero segnato tirando al volo da quasi trenta metri. Proprio come un anno prima, il Liverpool rischia anche di tornare in svantaggio nei supplementari ma riesce a salvarsi con un miracolo di Reina su Reo-Coker e a portarla ai rigori. Il finale, a quel punto scontato, sarà proprio la vittoria dei Reds.

Da quella finale sono passati 17 anni e, per rendere vagamente idea di quanto tempo sia trascorso da allora basti pensare che, dei 32 giocatori tra campo e panchina in quella partita, solo Pepe Reina è ancora in attività. Tra i giocatori del West Ham del 2023, solo un giocatore era già un professionista in quel momento: il portiere Lukasz Fabianski.

Il West Ham che arriva a questa finale è una squadra strana: è reduce da un sesto e un settimo posto nelle scorse stagioni, che sono due dei migliori risultati degli ultimi quarant'anni del club e i due migliori nel XXI Secolo. Il paradosso, però, è che quest'anno, che poteva sembrare l'occasione ideale per la conferma in Europa e che ha visto crollare ben tre delle big six, si è rivelato molto più difficile del previsto.

Nonostante un mercato pesantissimo – che ha portato a Londra Aguerd, Paquetà, Scamacca, Cornet ed Emerson Palmieri – la squadra di Moyes ha fatto una fatica tremenda a trovare continuità in Premier League, finendo a lungo più vicina alla zona retrocessione che non a quella europea. Inoltre, lo stesso Moyes è stato messo a lungo in discussione, tanto che i giornali hanno raccontato di almeno due ultimatum datigli dalla dirigenza: prima della partita contro il Fulham in Premier League e prima del quarto di finale contro il Gent in Conference League. La finale contro la Fiorentina potrebbe essere il terzo, visto che in Inghilterra molti riportano che, in caso di sconfitta, Moyes potrebbe essere allontanato.

Comprendere come mai la stagione del West Ham sia stata così negativa è, per certi versi, semplice: se da un lato l'identità di gioco è rimasta pressoché inalterata dalle scorse stagioni, a essere calata è stata soprattutto l'efficienza dei singoli nel tradurla in campo. Rispetto alla scorsa stagione, il West Ham ha segnato quasi 20 gol in meno in Premier League e il suo attaccante di riferimento, Jarrod Bowen, è passato da una stagione da 18 gol e 13 assist a una da 12 gol e 9 assist. La scarsa vena di Bowen, però, è stata accompagnata da un peggioramento diffuso di tutti i giocatori offensivi della squadra e con gli acquisti di Scamacca e Danny Ings che non sono riusciti a sollevare concretamente la situazione.

Le cause più remote di queste difficoltà, però, sono da ricercarsi nell'approccio tattico di Moyes. D'altronde, il West Ham è una squadra che si appoggia quasi interamente su un'identità reattiva, con un blocco basso e la scelta di sfruttare soprattutto giocate dirette per risalire il campo, con cui approfittare delle doti atletiche dei suoi giocatori. Questo sistema ha funzionato alla grande nelle scorse stagioni ma si è inceppato in questa soprattutto a causa delle difficoltà del reparto difensivo, ormai in declino, e di Tomas Soucek nel mantenere una fase di non possesso adeguatamente ordinata.

In tal senso, l'acquisto di Aguerd in estate doveva servire ad alzare il livello della linea difensiva ma il grave infortunio alla caviglia di inizio stagione ha ritardato pesantemente il suo inserimento; inoltre, il suo sostituto, Thilo Kehrer, non è mai riuscito a offrire certezze e, complici gli infortuni e il calo fisico di Dawson e Ogbonna, il compromesso trovato da Moyes non è stato più sostenibile. Il risultato è stato, quindi, un West Ham ancorato a principi di gioco molto reattivi ma senza i mezzi tecnici per poterli tradurre correttamente in campo, motivo per cui il ciclo dell'ex Everton sembra effettivamente prossimo a una conclusione.

Tutti i problemi che il West Ham ha riscontrato in Premier, però, sono stati molto meno presenti in Conference League. Parallelamente a quanto avvenuto per la Fiorentina in questa stagione e per la Roma nella scorsa, la Conference è sembrata agire come un moltiplicatore di energie e di motivazioni per gli Hammers. Lo ha spiegato bene la reazione di Mark Noble – diventato direttore sportivo dopo il ritiro della scorsa estate – che, dopo la semifinale di ritorno contro l’AZ Alkmaar, si è unito ai festeggiamenti dei suoi ex compagni quasi in lacrime.

Anche nelle parole di Declan Rice, che da Noble ha ricevuto la fascia, si può riscontrare un certo entusiasmo: “È la prima volta che posso vivere questi momenti da giocatore del West Ham”. Non diversamente l'ha approcciata David Moyes che, in conferenza stampa, ha definito la finale di Praga come il momento più importante della sua ventennale carriera.

La finale di Praga, però, potrebbe essere anche un banco di prova inedito per un West Ham che, nel suo percorso europeo, non ha mai affrontato squadre con la qualità della Fiorentina. La squadra di Italiano, infatti, sembra disegnata perfettamente per creare difficoltà agli Hammers e al loro blocco basso. Infatti, la squadra di Moyes si schiera con un 4-4-2 in non possesso abbastanza tradizionale, con Paquetà e Michail Antonio a costituire la prima linea e i due esterni – Bowen e, probabilmente, Benrahma – che si affiancano a Rice e Soucek per costituire la seconda.

Non sempre, però, i due esterni sono precisi el difenedere la posizione, e così spesso si crea una zona critica ai lati di Soucek e Rice che gli avversari possono sfruttare alzando le due mezze ali o stringendo i terzini, e cercando di far filtrare il pallone nei corridoi verticali. Una situazione che potenzialmente potrebbe favorire la Fiorentina, che in fase di impostazione porta le mezzali dietro il centrocampo avversario e punta molto sull’occupazione degli spazi tra le linee – anche con Dodò, che è bravo a galleggiare negli spazi vuoti accentrandosi dalla destra verso il centro.

Esterno dell'AZ Alkmaar al lato di Declan Rice durante West Ham-AZ Alkmaar di Conference League.
L'esterno dell'AZ stringe nel mezzo spazio al lato di Declan Rice, potendo ricevere liberamente (Foto: Marco Lai)

Inoltre, il West Ham porta un pressing molto blando – né Bowen né Benrahma si alzano con grande continuità sui terzini avversari – e spesso alle squadre avversarie basta superare la prima linea di pressione per trovarsi nelle condizioni di giocare a palla scoperta. Non appena questo si verifica, la linea difensiva del West Ham tende a scappare verso la porta molto rapidamente, allungando drammaticamente la squadra e liberando molto spazio tra le linee in cui i giocatori della Fiorentina possono muoversi con grande facilità.

Mezze ali dell'AZ che corrono alle spalle della seconda linea del West Ham.
Superata la prima pressione, le due mezze ali dell'AZ si trovano alle spalle di Rice e Soucek e hanno spazio per ricevere il pallone e condurre in verticale (Foto: Marco Lai)

In questo senso, il “gioco di posizione verticale” della Fiorentina – un gioco cioè che mira a risalire il campo superando una linea di pressione alla volta, ma che al contempo ha bisogno di spazi lunghi per non restare imbottigliato nei vicoli sovraffollati della trequarti – si incastra benissimo con i difetti del West Ham: per giocatori come Dodò, Bonaventura, Castrovilli e Barak (questi ultimi due verosimilmente partiranno dalla panchina) poter galleggiare senza palla in spazi non troppo asfissianti è un invito a nozze.

Il gol di Bonaventura contro l'Udinese mostra bene i principi su cui si regge la Fiorentina di Italiano.

Quando la Fiorentina penetra in modo pulito in zona di rifinitura è molto pericolosa perché riesce a manipolare il blocco difensivo avversario. Inoltre, la difficoltà del West Ham a difendere l’ampiezza accanto ai due mediani può facilitare il lavoro ai due esterni Viola: Cresswell può soffrire il mismatch fisico con Nico Gonzalez e, allo stesso modo, sia Coufal che Kehrer possono andare molto in difficoltà contro un dribblatore formidabile come Ikoné. Sia Nico Gonzalez sia Ikoné sono due giocatori verticali e dalla creatività caotica: hanno difficoltà a fare la differenza contro una difesa schierata, ma diventano incontenibili quando gli spazi si allargano e possono puntare il diretto avversario con abbastanza spazio in cui correre.

Al tempo stesso, però, anche i pregi del West Ham si sovrappongono bene coi difetti strutturali della Fiorentina. La scelta di portare molti uomini sopra la linea della palla – e gli errori tecnici piuttosto frequenti dei due centrali e di Amrabat in costruzione – espongono continuamente la squadra di Italiano a pericolose transizioni difensive. Ne è un esempio questa clip dalla semifinale di ritorno contro il Basilea: Igor e Amrabat pasticciano su un semplice costruzione da dietro, gli attaccanti del Basilea recuperano il pallone e ripartono velocemente costringendo la Fiorentina a rinculare col cuore in gola.

E proprio le transizioni sono il modo migliore che ha il West Ham per produrre pericoli. La squadra di Moyes dispone di troppa poca qualità in campo – pur avendo molti giocatori tecnici – per manipolare le difese avversarie ma ha dei giocatori formidabili dal punto di vista atletico e fisico. In particolare, ha una squadra ricca di giocatori dalla grande struttura fisica, ideali per vincere duelli aerei e proprio per questo può affidarsi molto facilmente a lanci diretti per risalire velocemente il campo.

In questo senso, la condizione di Tomas Soucek e Michail Antonio potrebbe essere determinante nel gestire i duelli aerei e creare seconde palle su cui possono avventarsi i due esterni – soprattutto Bowen – ma anche Rice e Paquetà, probabilmente i due giocatori migliori a condurre il pallone di tutto il West Ham. La capacità di Martinez Quarta e Milenkovic di gestire i duelli con Michail Antonio diventerà quindi un punto centrale per la Fiorentina, che già contro l'Inter si è trovata in grande crisi quando Lukaku, Lautaro e Dzeko sono riusciti a vincere i duelli contro i suoi centrali.

Chiaramente Antonio non è un attaccante del livello di Lukaku o Dzeko e per i centrali Viola sarà sicuramente più semplice da gestire ma ha ritrovato una condizione fisica che gli mancava da diversi mesi e, pur non avendo più una grande continuità realizzativa, è un giocatore molto scaltro nei movimenti a venire incontro e con dei mezzi tecnici spesso sottovalutati specie nello stretto.

Insomma, il West Ham non è una squadra che sa troppo bene cosa fare con il pallone e, anzi, generalmente è più a suo agio senza di esso. Neanche l'inserimento di un giocatore più raffinato come Paquetà è riuscito a dare pienamente senso al possesso degli Hammers, le cui uniche soluzioni alternative alle transizioni sono perlopiù giocate estemporanee. Il West Ham, infatti, ha diversi giocatori che sanno calciare molto bene da fuori – Rice, Paquetà, Bowen e Benrahma – ma, soprattutto, che sanno essere molto incisivi sui calci piazzati grazie alla loro stazza: Zouma, Aguerd, Kehrer, Rice e i già citati Soucek e Antonio sono tutti giocatori formidabili nel gioco aereo e potrebbero creare dei mismatch molto problematici per la difesa della Fiorentina.

Chiaramente, nel complesso, la Fiorentina sembra la squadra che ha più soluzioni per mettere all'angolo il West Ham. La squadra di Italiano ha tutti i mezzi tattici necessari per manipolare il blocco difensivo di Moyes e anche la qualità per imporre fermamente il proprio gioco – come d’altra parte ha già fatto in tutte le partite di questa Conference League, tanto in quelle giocate in casa quanto in quelle in trasferta.

D’altra parte lo stesso discorso potrebbe applicarsi anche al West Ham che, con una partita di alto livello dei suoi giocatori difensivi, potrebbe far incartare la Fiorentina e creare i presupposti per colpirla nelle sue fragilità più profonde. In ogni caso, la finale di Praga lascerà un segno indelebile in almeno una delle due squadre, rompendo un digiuno di vittorie che dura da vent'anni per la Fiorentina e da più di quaranta per il West Ham. Più di tutto, questo sembra il motivo che ha spinto le squadre a puntare su questa coppa.

  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal,
    dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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