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, 6 Giugno 2023

Considerazioni sparse sul cambio dirigenziale del Milan


La scelta di Gerry Cardinale di privarsi della coppia Maldini - Massara parte da molto lontano.

- Prima di parlare di quanto sta avvenendo in queste ore nella società rossonera, difficilmente prevedibile, ma meno strano di quanto sembri, è necessario inquadrare la figura di Gerry Cardinale: fondatore e CEO di "RedBird Capital Panters": società di gestione degli investimenti che la scorsa estate ha preso il controllo di AC Milan con un'operazione complessiva dal valore di 1,2 mld di Euro, dei quali metà sotto forma di vendor loan concesso da Elliott Managament Corporation allo stesso Cardinale, cosa che ha permesso al Fondo di Paul Singer di mantenere due posti nel CdA. Poco più di uno spostamento di capitale, almeno inizialmente, tanto che il nuovo proprietario rossonero si era visto raramente dalle nostre parti durante la stagione appena finita e, soprattutto, aveva deciso di dare continuità dirigenziale mantenendo l'assetto che aveva riportato lo scudetto ai rossoneri e rinnovando il contratto a Pioli;

- La continuità tra i due fondi, entrambi a stelle e strisce, non finisce qui. La parola chiave comune a livello gestionale è "sostenibilità". Parola bellissima, in un calcio come quello italiano che fatica a tenersi in piedi da solo e in regime di "Settlement Agreement" con la UEFA, ma che nasconde dietro di sé un'altra cosa, in maniera nemmeno troppo velata: il profitto. Un profitto che, per i precedenti proprietari, era stato di circa cinquecento milioni di Euro, al netto di tutti gli investimenti effettuati e che Gerry Cardinale vorrebbe ottenere utilizzando il "Moneyball": metodo basato sulle statistiche dei calciatori, sperimentato con successo ad inizio millennio nel Baseball (al punto di essere raccontato nell'omonimo film con Brad Pitt) e, già sperimentato nel calcio a Liverpool (in cui però Cardinale detiene una quota di monoranza) e Tolosa, che di certo non può essere paragonato al Milan da nessun punto di vista: storico, economico o sportivo;

- Il problema di fondo, in tutto questo, è che un metodo basato sulle statistiche può funzionare nel Baseball, dove i numeri la fanno da padrone, ma è decisamente più complicato da applicare nel calcio: sport molto più dinamico e ricco di fattori, dove una papera di un portiere o un temporale possono decidere le sorti di una stagione. Un conto, insomma, è cercare di vincere mantenendo i conti in ordine e provando contestualmente a valorizzare qualche giovane, un altro è sperare di farlo privandosi di figure come Maldini e Massara: due grandi conoscitori di calcio (a differenza di Cardinale che fino a un anno fa non sapeva nemmeno quante Champions avesse vinto il Milan) che, pur essendo fallibili nella loro umanità, in questi anni avevano dimostrato ampiamente di essere in grado di mettere insieme una rosa competitiva senza sperperare, portando a vestire la maglia rossonera dei fuoriclasse come Leao (che ha già mostrato le sue perplessità attraverso i social), Maignan e Theo Hernandez, senza dimenticare i vari Tonali & Co. In tutto questo, la promozione di Moncada come DS potrebbe aiutare, ma la verità è che la personalità e il "nome" di Maldini hanno un peso specifico insostituibile da chiunque dei nomi ventilati. Un peso che ha avuto presa anche sul pubblico, che senza di lui potrebbe decidere di boicottare la campagna abbonamenti e smettere di riempire San Siro in ogni occasione, come ha fatto nelle ultime stagioni;

- Cosa possa avere portato Cardinale alla decisione è facile da intuire: l'ex-Capitano e bandiera rossonera ha una personalità ingombrante, talvolta soffocante e una stima di sé che potrebbero averlo portato a non mantenere l'atteggiamento che il padrone di un fondo americano è abituato ad aspettarsi da quelle che non considera più che risorse a propria disposizione, ovvero estremo rispetto e poca voce in capitolo. Questo è ciò che si potrebbe imputare a Maldini in termini comportamentali, ma si sarebbe trattato di un mezzo giustificato dal fine di ottenere qualcosa di più per il suo Milan, dove si è dovuto prendere pure la responsabilità della scelta di Charles De Ketelaere, nonostante avesse in pugno un giocatore come Paulo Dybala (poi approdato alla Roma), per meri motivi economici, con la società che avrebbe individuato nel belga (il cui fallimento potrà essere decretato soltanto dopo un'altra stagione) il profilo ideale per iniettare un po' di tecnica nella rosa, ma senza dimenticare le linee guida di inizio stagione;

- In ultimo, ad esclusione di chi l'avesse già fatto da tempo, c'è da mettere in dubbio la figura di Pioli, non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano, dato che in questa situazione è l'unico ad uscirne da vincitore, almeno per il momento. Il tecnico rossonero, subentrato nell'Ottobre del 2019 a Giampaolo, non aveva cominciato bene la sua avventura rossonera, non trovando rimedio ai problemi fatali al suo precedecessore, culminati nell'umiliante sconfitta per 5 a 0 inferta dall'Atalanta ai rossoneri prima della sosta, che per tutti sarebbe stata l'occasione perfetta per un altro esonero. Proprio in quell'occasione, intervenne lo stesso Paolo Maldini a prendersi la responsabilità di confermare l'allenatore e di affiancargli una figura importante come quella di Zlatan Ibrahimovic, diventata poi fondamentale per i futuri successi non soltanto come calciatore (almeno le prime due stagioni), ma anche e soprattutto come figura di riferimento di uno spogliatoio fino a quel momento privo di un leader, trasformando una squadra impaurita in una squadra vincente. Il ringraziamento dell'attuale allenatore del Milan si è visto negli ultimi due mesi quando, appena si è trovato a vedere in discussione il proprio lavoro in una stagione con più ombre che luci, ha pensato bene di scaricare l'ormai ex direttore dell'area tecnica e fare tabula rasa di tutti i nuovi acquisti tranne Thiaw (valorizzato quasi per caso), scaricando sul mercato tutte le colpe e chiedendo a gran voce un intervento della proprietà, blindando il suo posto in panchina.

  • Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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