
Serie A 2022/23: la squadra della stagione
La nostra Top XI, senza giocatori del Napoli.
È passato un altro anno, l’estate sta per arrivare e con essa se ne va la Serie A 2022/23. In un certo senso il campionato italiano più noioso da un po’ di anni a questa parte. Prima della pausa per il Mondiale in Qatar i posizionamenti sembravano già delineati e in effetti è stato così. Il Napoli a novembre era in vetta con 7 punti di vantaggio sul Milan, e sei mesi dopo ha vinto lo Scudetto con 16 punti di vantaggio e con cinque giornate d'anticipo. Un campionato pieno di sorpassi e rimonte in zona Champions, ma che non ha mai messo in discussione la leadership della squadra di Spalletti, che ha dominato la vetta della classifica dalla prima all’ultima giornata.
Il Napoli ha vinto contro tutte le 19 squadre del campionato. Secondo le votazioni del canale ufficiale della Serie A, ha avuto in ordine: il miglior allenatore (Luciano Spalletti), il miglior difensore (Kim Min-jae), il miglior attaccante (Victor Osimhen) e il migliore giocatore del torneo: Kvhicha Kvaratskhelia. Tutti giocatori che meriterebbero di entrare in questa Top11, insieme a molti altri loro compagni: a occhio una squadra dell'anno davvero rappresentativa della Serie A 2022/23 dovrebbe includere almeno sette-otto giocatori del Napoli.
Per questo abbiamo deciso di escluderli tutti. Abbiamo scelto invece di dare spazio agli altri giocatori e alle altre squadre che hanno contribuito a rendere la Serie A un campionato più appassionante e competitivo. Come già fatto per la Top11 della Premier League, poi, abbiamo deciso di selezionare massimo due giocatori per squadra. È stato strano escludere da questo pezzo il capocannoniere e l'MVP del campionato, ma d'altra parte è anche una scelta utile a sottolineare il dislivello competitivo mostrato dal Napoli rispetto a tutti gli altri club.
Portiere: Ivan Provedel (Lazio)
Solo cinque portieri sono riusciti a tenere la porta inviolata in 21 partite di una singola stagione di Serie A. Buffon ci è riuscito due volte, nel 2012 e nel 2016, mentre Fabio Cudicini (1969), Sebastiano Rossi (1994) e Morgan De Sanctis (2014) ci sono riusciti una volta a testa. Il quinto portiere ad aver raggiunto il record storico di clean sheet in Serie A è Ivan Provedel. Se la Lazio ha chiuso il campionato con la seconda miglior difesa, il secondo posto in classifica e una qualificazione in Champions League dopo tre anni di assenza, forse il merito principale è del portiere.
In questa stagione Provedel è diventato il segreto principale dell’efficacia difensiva della Lazio: l'ex Spezia è il miglior portiere della Serie A per percentuale di parate (77.3%) e il quinto migliore per differenziale tra post-shot expected goals e gol subiti (+2.4), dati abbastanza insoliti per un portiere di alta classifica – non a caso è preceduto da Sepe, Vicario e Silvestri. Tuttavia, Provedel ha reso la porta della Lazio difficile da violare non solo col lavoro tra i pali, ma anche muovendosi da sweeper-keeper: solo Vanja Milinkovic-Savic del Torino ha fatto più azioni difensive fuori dall’area di lui. In più, col suo piede educatissimo (da ragazzo giocava da attaccante) è stato una risorsa per la Lazio anche in fase di possesso, specie quando usava la sua precisione nel calcio lungo per superare una o due linee di pressione. Un impatto fantastico per un portiere che non doveva neanche essere un titolare.
Terzino destro: Stefan Posch (Bologna)
Se c’è un giocatore che più di tutti incarna lo spirito del Bologna 2022/23, quel giocatore è Stefan Posch. Il terzino austriaco sembra nato per stare nel contesto tattico creato da Thiago Motta per i rossoblu, dove può dare fondo a tutta la sua fisicità, la sua aggressività e la sua intensità.
In una squadra che dopo diversi anni è tornata ad essere interessante e a sognare anche per alcuni momenti l’Europa, l’austriaco si è messo in evidenza in modo inequivocabile. Quello che impressiona ancora di più è che questa per Posch era la stagione di debutto in Serie A e, soprattutto, la prima stagione disputata da terzino destro, dopo anni in cui all’Hoffenheim veniva impiegato in una difesa a tre. Al contrario di ciò che si poteva quindi pensare, Posch si è subito integrato nel nostro campionato e negli schemi di Motta. La sua velocità e la sua forza fisica lo hanno reso un elemento fondamentale in un gioco come quello del Bologna, che in fase di non possesso investe molto su un'aggressione feroce. In questo contesto Posch ha lottato ferocemente per tutta la stagione contro le ali avversarie, non avendo paura di tentare l’anticipo o di affondare il tackle. Non stupisce che il difensore austriaco sia tra i migliori nel suo ruolo per contrasti e intercetti (4,10 a partita). L’austriaco, però, è stato molto importante per il Bologna anche in fase di costruzione dell’azione – con 75 a partita è tra i terzini con più palloni toccati in A – e soprattutto in quella di finalizzazione. Posch, infatti, in questo campionato ha fatto registrare due assist e addirittura sei gol, risultando uno dei migliori difensori d’Europa in questo ambito e regalando un’arma in più negli ultimi metri di campo a Thiago Motta.
Nella sua stagione è anche arrivato un fantastico gol da fuori area contro l'Udinese.
Difensore centrale: Chris Smalling (Roma)
In relazione alle aspettative di inizio stagione, il campionato della Roma è stato forse uno dei più deludenti degli ultimi anni ma, nonostante questo, José Mourinho è riuscito ad attingere alle sue arti oscure per costruire un reparto difensivo sorprendentemente solido – con appena 32 xG concessi, ha fatto appena peggio del solo Napoli. Chris Smalling, in questo senso, ha offerto un contributo fondamentale.
La stagione di Smalling non è pienamente leggibile dai numeri. Il suo stile difensivo sembra quasi uscito da un’epoca passata: nel modo in cui presidia la sua area, comanda i suoi compagni e gestisce i duelli individuali sembra quasi un libero anni '80, di quelli disposti a uccidere pur di evitare i gol. Guardando le partite di Smalling si nota, con una frequenza non trascurabile, situazioni in cui sembra saltare a due metri da terra per colpire di testa o in cui si trova a parare con il corpo tiri diretti in porta. I numeri, in questo senso, ci dicono poco ma comunque qualcosa: l’inglese è secondo in Serie A sia per tiri bloccati – dietro al solo Luperto – che per percentuale di duelli aerei vinti, restituendoci bene la figura di un difensore che gioca quasi come il baluardo di una squadra che sul suo ordine difensivo ha costruito molto se non tutto. Il suo contributo nella Roma va oltre le sue qualità difensive: si vede nel modo in cui coordina i movimenti dei suoi compagni e in cui, con i suoi interventi, trasmette loro calma, aiutandoli a rimanere ordinati e concentrati anche nelle lunghe fasi di difesa posizionale a cui la Roma si è sottoposta, specie nelle partite europee. A quasi 34 anni è chiaro che non sarà mai uno dei migliori al mondo, ma Smalling ha mostrato di essere uno dei pochissimi baluardi a cui può affidarsi la Roma.
Difensore centrale: Alessio Romagnoli (Lazio)
Alzi la mano chi a inizio stagione avrebbe pensato di trovare Alessio Romagnoli in una Top 11 della Serie A. Il difensore di Anzio è arrivato alla Lazio dopo una stagione complessa con il Milan – nonostante lo scudetto vinto da capitano – e con il lieve sentore di essere già un giocatore al tramonto nonostante i soli 27 anni.
Messo da Sarri al centro della difesa laziale, Romagnoli si è, invece, dimostrato un difensore ancora in grado di fare la differenza, ricoprendo un ruolo fondamentale nella seconda miglior difesa del campionato. Nello specifico, il lavoro fatto con il suo allenatore gli ha restituito una brillantezza che non sembrava più appartenergli. Romagnoli è sembrato trasformato rispetto a quando giocava al Milan, e questo soprattutto per la natura stessa del gioco difensivo del suo nuovo allenatore, che prevede uno stile più posato e meno aggressivo, a zona e non uomo su uomo. Tutte caratteristiche che esaltano quelle di Romagnoli. Giocando quindi in modo estremamente misurato e meno aggressivo, Romagnoli è sempre riuscito ad essere efficace quando contava e a non trovarsi in situazioni in cui doveva affannosamente rimediare ai propri errori contro attaccanti veloci come succedeva ai tempi del Milan. Il suo apporto è stato poi anche molto importante anche in fase di possesso: in questa stagione, Romagnoli ha completato il 90,5% dei passaggi tentati ed è tra i migliori difensori per quantità di passaggi brevi riusciti. Un enorme valore aggiunto per una Lazio che, dopo il Napoli, è la squadra che tiene di più il pallone in Serie A.
Terzino sinistro: Carlos Augusto (Monza)
La Serie A 2022/23 ha mostrato, ancora una volta, che non c'è problema che un 3-5-2 non riesca a risolvere. Il Monza di Palladino, forse la vera sorpresa della stagione, lo ha confermato di nuovo e non è un caso che proprio Carlos Augusto, l'esterno di sinistra del 3-5-2 di Palladino, sia arrivato in questa Top XI nella sua stagione di debutto.
In questa stagione Carlos Augusto ha confermato quanto di buono fatto vedere nelle stagioni in Serie B, portando anche nella massima categoria la sua grande capacità di corsa e la sua intensità. Le sue qualità, inevitabilmente, si sono sposate da subito alla grande con un erede di Gasperini come Palladino. Lo dimostrano i 6 gol e 5 assist di questo campionato, numeri non ancora straordinari come quelli di Gosens nel suo prime ma che mostrano chiaramente la sua tendenza ad arrivare spesso nelle zone decisive del campo. Per essere stata la sua prima stagione in Serie A, quella di Carlos Augusto è stata una stagione di primissimo piano, che da un lato testimonia il successo praticamente garantito dei sistemi di gioco post-gasperiniani ma dall'altro rende grande merito alle sue doti atletiche e di lettura degli spazi. Forse non vedremo mai un giocatore dalla classe sfolgorante ma sicuramente vedremo un giocatore incredibilmente solido ed efficace.
Regista: Nicolò Rovella (Monza)
A inizio anno si parlava di Nicolò Rovella più per le vicende che lo avevano circondato fuori dal campo che per la sua intelligenza calcistica. Quando è arrivato a Monza c’erano ancora dei dubbi da sfatare: come poteva la Juve puntare su un centrocampista che dopo due anni di Serie A non era ancora pronto? La crescita di Rovella, però, è stata costante.
Nel 3-4-2-1 di Palladino occupa il ruolo di centrocampista centrale di destra e la sua pulizia tecnica ha sempre garantito fluidità alla fase di costruzione del Monza. Spesso si parla dei suoi compagni di reparto, il capitano Matteo Pessina o Stefano Sensi, giocatori dal talento più appariscente e dal curriculum che quasi va stretto a una squadra come il Monza. Eppure, guardando alle statistiche, Nicolò Rovella non avrebbe potuto fare meglio in entrambe le fasi. Sebbene sia un regista puro, capace di vedere il gioco due o tre passaggi prima, Rovella intercetta più palloni di tutti gli altri centrocampisti in Serie A – 2.42 ogni 90’ – e vince parecchi contrasti – 1.69 a partita.
Ad aprile avevamo scritto di lui dopo il gol all’Udinese, evidenziando come il suo gioco fatto di ricami sul corto e lanci lunghi per dare profondità agli attacchi del Monza, fosse cruciale per Palladino. E in effetti è stato lo stesso allenatore a investirlo di un ruolo da leader: «Neanche lui sa dove può arrivare». Spesso ci lamentiamo dell’assenza di qualità nel calcio italiano e del fatto che non produciamo più talenti ma Rovella è forse il talento più accecante del momento in Italia: teniamocelo stretto.
Mezzala destra: Hakan Çalhanoglu (Inter)
L’assenza per infortunio di Marcelo Brozovic – iniziata a ottobre e continuata fino alla metà di febbraio – avrebbe potuto decimare le speranze competitive dell’Inter. L'intuizione di Simone Inzaghi di portare Hakan Çalhanoglu, che già negli anni era stato arretrato da trequartista a mezzala, davanti alla difesa si è rivelato decisivo per impedire che la stagione dei nerazzurri naufragasse.
L’Inter di Simone Inzaghi ha la costruzione più ordinata della Serie A e in questo l’importanza di Brozovic era determinante. Çalhanoglu ha interpretato il ruolo a modo suo: è un centrocampista verticale, che non staziona davanti ai tre centrali ma spesso svuota il centro per inserirsi in area di rigore. Quest’anno ha segnato di meno (appena 3 gol in Serie A) ma servito più assist (6) e la sua importanza per il gioco offensivo dell’Inter è stata lampante, nonostante le statistiche dicano che non sia uno dei registi più precisi del campionato – con l’83.5% di passaggi riusciti è ben fuori dall'élite del ruolo.
Questo anche perché il gioco del turco è più rischioso. Pur giocando da regista, crea 4.63 azioni da tiro a partita, collocandosi nel 3% dei centrocampisti più creativi di tutto il campionato. La sua tecnica puramente istintiva ha permesso all’Inter di essere più imprevedibile non è un caso se la squadra di Inzaghi è prima per expected goals prodotti (71.1). Çalhanoglu non ha solo sopperito a un’assenza importante: sembra aver offerto al gioco dell’Inter una dimensione nuova, sicuramente inesplorata.
Mezzala sinistra: Adrien Rabiot (Juventus)
Dopo tre stagioni in cui Adrien Rabiot è sembrato sostanzialmente un oggetto misterioso per la Juventus, nessuno si aspettava che alla quarta stagione potesse mostrare qualcosa di nuovo. E invece Rabiot è stato una delle migliori sorprese della squadra e ha vissuto la sua migliore stagione della carriera: 8 gol e 4 assist in campionato (che diventano 11+6 in tutte le competizioni) sono numeri a cui Rabiot non si era nemmeno avvicinato negli anni precedenti, nemmeno nelle stagioni felici trascorse in Francia al PSG.
L’impressione è che in questa stagione la Juventus abbia capito come si usa Rabiot. Come un centrocampista esonerato da ogni compito costruttivo, cioè, e lasciato libero di portare la sua entropia coi suoi movimenti senza palla e le conduzioni febbrili palla al piede. In particolare, quest’anno Rabiot sembra aver beneficiato del burnout che ha colpito la Juve in autunno e che ha aperto le porte della prima squadra a una gran quantità di giovani: con l’ingresso stabile tra i titolari di uno tra Fagioli e Miretti, due centrocampisti cioè incaricati di gestire il possesso accanto a Locatelli, Rabiot ha potuto disinteressarsi della prima costruzione e avanzare il suo raggio d’azione. Rispetto agli anni precedenti Rabiot ha ridotto sensibilmente il numero di passaggi tentati e aumentato altrettanto sensibilmente i tocchi nell’area avversaria. Giocando più vicino alla porta e lontano dalla palla Rabiot ha valorizzato al meglio le sue caratteristiche: il fatto di essere una mezzala verticale, di quelle che proliferano nel caos e faticano in contesti orientati al controllo. Un centrocampista che alla gestione razionale del possesso preferisce l’impulsività, alla difesa posizionale il pressing aggressivo in avanti.
È un po’ malinconico che Rabiot lascerà la Juventus (e probabilmente la Serie A) proprio alla fine della sua migliore stagione. Se non altro però questa epifania tardiva è servita per capire definitivamente che giocatore Rabiot è, e magari per aiutarlo a scegliere la prossima squadra in maniera ponderata, cercando un contesto tattico aderente alle sue caratteristiche.
Trequartista centrale: Paulo Dybala (Roma)
A gennaio, Mourinho ha detto che nessun giocatore del Napoli è al livello di Paulo Dybala. È uno statement sicuramente molto forte ma, probabilmente, non così lontano dalla realtà, anche perché non vedevamo un Dybala così brillante da veramente tanto tempo.
La stagione di Dybala recita 12 gol e 6 assist A dispersi su 25 partite, il suo miglior dato degli ultimi 5 anni in Serie A. Se la Roma è rimasta in corsa per la Champions fino alle ultime giornate e ha raggiunto la finale di Europa League il merito va in ottima parte alle sue qualità. Da giocatore più tecnico della squadra è sempre stato l’uomo più cercato in situazioni difficili – e sono state molte – come a sperare che la sua qualità cambiasse il destino della partita. E, in questa Roma, Dybala si è davvero trovato responsabilizzato come non mai: il rendimento della squadra in quest’anno è stato clamorosamente subordinato alla sua presenza in campo, tanto che i due momenti in cui la Roma si è trovata senza di lui – a ottobre per una lesione muscolare e a maggio per un’entrata terrificante di Palomino – sono coincisi con i periodi più negativi della squadra e, probabilmente, quelli più pesanti nella mancata qualificazione in Champions League.
Nonostante le sue disfunzionalità, però, la Roma ha fatto bene a Dybala: gli ha restituito centralità e lo ha riportato sul piedistallo che spetta ai giocatori con il suo talento. Lui, dall'altra parte, ha risposto positivamente a questa fiducia, tornando a brillare come in passato e offrendo al pubblico un'infinità di giocate straordinarie.
Punta destra: Lautaro Martinez (Inter)
Alla sua quinta stagione all’Inter, Lautaro Martinez è finalmente diventato il leader tecnico e carismatico che finora non era ancora mai stato. E non solo perché quest’anno ha indossato per la prima volta la fascia di capitano (l’ha indossata peraltro nelle due semifinali di Champions contro il Milan) ma anche perché per la prima volta ha alzato il livello delle sue prestazioni proprio nei momenti decisivi: ha deciso la Supercoppa e la Coppa Italia, ha messo il timbro sulla semifinale di Champions e migliorato nella parte finale di stagione. Ha segnato 3 gol nelle cinque partite stagionali contro il Milan: i rossoneri sono la sua vittima preferita da quando è arrivato in Italia, e con 8 gol segnati è il secondo straniero con più gol nel derby per l’Inter.
In campionato ha segnato 21 gol, solo 5 in meno del capocannoniere Osimhen. Ha segnato in tutti i modi: di opportunismo come un vero rapace dell’area o con grandi azioni personali e molto tecniche; e poi ancora su rigore, con bombe da fuori, proteggendo il pallone dai difensori con la solidità del suo corpo compatto da torello. La caparbietà è uno degli aspetti più evidenti del gioco di Lautaro, qualcosa che non si scolla di dosso nemmeno nelle giocate più tecniche. D’altra parte Lautaro è un attaccante che ha fatto del lavoro sporco il suo marchio di fabbrica: puoi trovarlo a cucire il gioco a centrocampo e poi a concludere l’azione pochi secondi dopo – come nel gol al Verona; aiutare la squadra in fase difensiva e lavorare palloni sporchi spalle alla porta in attesa che la squadra salga. Tutto un lavoro sommerso che spesso Lautaro ha pagato perdendo lucidità sotto porta, e autocostringendosi a periodi più o meno lunghi di bassa prolificità. Insomma Lautaro è molto di più dei suoi gol (è nell’8% degli attaccanti in Europa con più tackle+intercetti) ma anche uno che sommando gol e assist quest’anno ha già contribuito direttamente a 39 reti dell’Inter in tutte le competizioni.
Punta sinistra: Boulaye Dia (Salernitana)
La reazione del pubblico all’arrivo di Boulaye Dia a Salerno in estate è stata forse meno entusiasta del dovuto. D’altronde, quante volte è capitato che un attaccante sia passato dal segnare in una semifinale di Champions League a giocare nella Salernitana nello spazio di tre mesi?
Certo, forse neanche lo stesso Dia si sarebbe aspettato una stagione del genere: i 16 gol segnati con la Salernitana sono il suo record personale in carriera così come i 6 assist che ha offerto. Dia è un giocatore dall’estetica minimale, tanto che quando si concede qualche giocata più raffinata – come il gol che ha rimandato lo scudetto del Napoli – non sembra pienamente a suo agio. Eppure, la sua efficienza è incredibile. Lo è a livello numerico, dato che ha segnato con il 32% dei suoi tiri – meglio di qualsiasi attaccante nei principali campionati europei – e overperformando in modo clamoroso i suoi expected goals (8.8). A livello statistico, la stagione di Dia è un bug nel sistema e, forse per questo, non lo vedremo ripetersi; tuttavia, il suo impatto sulla salvezza della Salernitana è stato decisivo – tra gol e assist ha inciso quasi su metà delle reti stagionali – e, comunque, solo Osimhen e Lautaro possono dire di aver segnato più di lui in campionato. Un risultato assolutamente degno di nota.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














