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, 4 Giugno 2023

Considerazioni sparse su Milan-Verona (3-1)


Zlatan Ibrahimovic passa il testimone rossonero a Rafa Leao, che suggella il rinnovo con una doppietta.


- La serata di oggi verrà ricordata come quella in cui Dio ha pianto. L'atmosfera di San Siro nell'ultimo saluto a Zlatan Ibrahimovic, con tanto di striscione "GODBYE ZLATAN" e passerella finale, è riuscita a smuovere persino il cuore dello svedese d'acciaio, che negli ultimi anni ha fatto di tutto per costruirsi un personaggio che lo renderebbe simile a una divinità, nel quale probabilmente non si rivede completamente nemmeno lui. Indipendentemente dalle simpatie o antipatie personali, per lui o per la sua squadra, la verità è che il calcio italiano ha perso uno dei suoi pià grandi protagonisti degli ultimi vent'anni, capace di ricostruirsi un numero indefinito di volte, fino all'ultima grande impresa, che lo ha visto condurre allo scudetto un Milan che fino a due anni prima nuotava ancora nel mare della crisi;

- Tornando al calcio giocato, non si capisce bene l'atteggiamento del Verona nel primo tempo. I limiti tecnici della squadra sono evidenti, altrimenti non si sarebbe ritrovata a giocarsi la salvezza all'ultima giornata, con una media punti che qualche anno fa non sarebbe bastata nemmeno lontanamente per sognare l'impresa, ma ci si sarebbe aspettata quantomeno maggiore propositività da parte della truppa guidata dalla coppia Zaffaroni-Bocchetti. Se la speranza era quella di portare a casa un pareggio a suon di pressing e aggressività, sperando in un Milan demotivato e qualche buona notizia da Roma, sono bastati 45 minuti per scombinare i piani e costringere i gialloblù ad inventarsi qualcosa di diverso;

- In una serata potenzialmente tranquilla, per i rossoneri, sono le disattenzioni difensive a dare pepe al match. In occasione di una di queste, Veloso è lesto a mettere Ngonge da solo davanti a Maignan, ma il francese non ci sta a chiudere il campionato senza una prodezza e il tempismo col quale esce dall'area per sbarrare la strada all'avversario, con grande sicurezza, sarebbe da inserire in un video per insegnare la corretta interpretazione del ruolo di portiere nel calcio moderno. Un miracolo che non può ripetersi un quarto d'ora più tardi, quando Calabria concede al neo-entrato Lazovic di crossare dal fondo sugli sviluppi di una rimessa laterale e dall'altra parte Faraoni anticipa Theo Hernandez, non proprio impeccabile nel seguirlo, per andare ad insaccare dalla brevissma distanza;

- A rimettere le cose a posto ci pensa un calciatore che ha tanta voglia di festeggiare il rinnovo di contratto, con il quale ha messo nero su bianco la sua volontà di prendersi carico del Milan, per diventarne il fuoriclasse del futuro, oltre che campione del presente. Il riferimento è chiaramente a Rafa Leao, che dopo un'ora in chiaroscuro decide di accendere l'interruttore e segnare una doppietta in modo tutt'altro che banale: prima con una rete nata da un'azione personale conclusa con un colpo da biliardo rasoterra, poi con una combinazione con Saelemaekers seguita da un doppio dribbling su Dawidowicz e Montipò, dopo il quale deposita la palla nella porta sguarnita. Due reti che chiudono la stagione della sua squadra nel migliore dei modi, ma suonano anche come il trailer della prossima, almeno per lui;

- L'incredibile serata di San Siro si conclude in maniera surreale, coi tifosi del Milan a cantare per la vittoria ottenuta sul campo e quelli del Verona in religioso silenzio, con gli occhi sui telefonini in attesa della conferma del risultato dei rivali dello Spezia, usciti sconfitti dai giallorossi a Roma per un rigore trasformato da Dybala. L'urlo liberatorio che dalla curva ospite arriva nel momento in cui apprendono con certezza l'approdo della propria squadra allo spareggio-salvezza viene coperto dai cori dei tifosi di casa che attendono impazienti di salutare, per la seconda volta, uno dei giocatori più rappresentativi della storia recente del club, per il quale nel frattempo è già stata stesa una passerella al centro del campo. Quello che avviene dopo, può essere rappresentato soltanto con una parola: EMOZIONE.

  • Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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