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, 3 Giugno 2023

Considerazioni sparse post Man City-Man Utd (2-1)


L'ennesima masterclass di Gündoğan e di Kevin De Bruyne consegna al Manchester City la vittoria nel derby di Wembley e la FA Cup 2023.

- Dell'11 iniziale dei Citizens che affronterà l'Inter sabato prossimo, rispetto a quello di Wembley l'unico che a meno di clamorosi sviluppi non coinciderà sarà Ortega, portiere di FA Cup dall'inizio della stagione e autore di costanti e ottime prestazioni. Ten Hag, rispetto al finale di Premier, reinserisce Varane al centro della difesa facendo traslocare Shaw nella "vecchia" posizione di terzino sinistro, riempiendo la zona centrale di palleggiatori. Calcio d'inizio battuto da Gündoğan, retropassaggio verso Ortega, lunga gittata per il duello aereo vinto da Haaland, sulla spizzata De Bruyne sporca la respinta di Lindelöf e favorisce il rimorchio dello stesso numero 8. Il capitano conclude l'azione con un mezzo esterno volante dai 20 metri su cui De Gea non può nulla, se non apprezzare la bellezza del gol più rapido della storia delle finali di FA Cup. 14 secondi e il City è già avanti. Il destro, calcistico ma figurativamente anche pugilistico, stordisce lo United: Rodri lambisce il palo alla destra della porta al 3', ancora De Bruyne sfrutta la sovrapposizione interna di Akanji per spaventare il prossimo svincolato estremo difensore spagnolo. Nemmeno 6' sul cronometro, Wembley non ha ancora iniziato a respirare normalmente, la squadra di Ten Hag non è ancora scesa in campo;

- La strategia dei Red Devils è quella di ostruire le zone centrali, permettendo al City di risalire solo tramite le conduzioni di Akanji o i lanci lunghi in diagonale; di contro la costruzione 3+2 di Guardiola ricorda da vicino (senza la stessa estrema radicalità) la stessa proposta dal Brighton contro gli stessi mancuniani nella semifinale dell'AmEx Stadium vinta ai rigori, riuscendo a eludere il pressing del pentagono regolare con Eriksen da baricentro. Il primo segno di vita dello United si nota appena prima del timeout della prima frazione, con la spizzata di Rashford a fare il solletico al terzetto difensivo, ma dalla pausa il City riprende a macinare. De Bruyne, ormai rifinitore e finalizzatore più che creatore, manda di poco a lato il mancino rasoterra dal limite dell'area nell'ennesima occasione in cui riesce a ricevere nel mezzo spazio dopo che Bernardo Silva ha fissato l'ampiezza a destra ed è riuscito ad associarsi col movimento senza palla del belga. Lo United non sembra poter colpire ma il calcio è così, basta un episodio anche immeritato per svoltare una gara in totale controllo per il City: Grealish si fa sorprendere alle spalle dal traversone sul secondo palo per l'accorrente Wan Bissaka, saltando scomposto e colpendo la palla col braccio largo. Bruno Fernandes spiazza Ortega e rimette in equilibrio il punteggio. The Boys in Blue non assestano il colpo del K.O., i Red Devils si rialzano prima che l'arbitro arrivi al 10 e riprende a remare, trovando qualche ripartenza verso il finale di prima frazione. L'ultima cosa da dichiarare del è Wan Bissaka viene ammonito senza aver sfiorato Grealish, non esattamente un bello spot per gli arbitri inglesi (satirah);

- Un punto esclusivamente dedicato a Kevin De Bruyne è doveroso: trequartista al Genk, mezzala offensiva al Wolfsburg, tuttocampista nel primo City e rifinitore attuale. Da creatore di quantità a finisher di qualità, con una capacità di esplorare nuove zone e altezze di campo a seconda della funzione svolta. Se prima le zone tra la penultima e l'ultima linea difensiva erano il termine dei suoi passaggi ora ne sono origine, terreo fertile per i suoi inserimenti e quelli di Haaland. Non è da questa partita che si deve giudicare il valore di Fred, ma raramente si è visto un giocatore di alto livello così in difficoltà nel capire e seguire i movimenti di chi dovrebbe marcare. Il condizionale è quanto mai d'obbligo;

- Ancora De Bruyne a servire l'assist, stavolta da fermo, ancora Gündoğan di mezzo esterno da fuori area, stavolta al volo di sinistro: il secondo tempo inizia così come era iniziato il primo, col City a mettere subito in chiaro chi ha più qualità individuale anche in chi ormai è sulla cresta dell'onda da troppe stagioni per attirare i riflettori della meraviglia generale. Ten Hag prova la carta Garnacho attorno all'ora di gioco, non prima che De Bruyne sfugga per l'ennesima volta e costringa De Gea a respingere coi piedi. Come nella prima frazione il City ripete l'errore di gestire limitandosi a legare i Red Devils al guinzaglio senza mettere loro la museruola: col passare dei minuti il possesso passa tra i piedi dello United, coi Citizens sul costante chi va là. L'ingresso di Foden riporta sicurezza e fosforo nella gestione del pallone nella metà campo offensiva di Guardiola. De Bruyne e Gündoğan perseverano nel battere il corridoio alle spalle dei mediani in rosso, stressando la profondità sino al 90' e tenendo lontano lo United dalla propria area. Come direbbe il tanto inquadrato Sir Alex Ferguson, però, "Football, bloody Hell!": nel recupero McTominay sfrutta un'incertezza della difesa su traversone (Internazionale F.C., prendere appunti) e colpisce la traversa. Double doveva essere, a prescindere da chi vincesse, e Double è stato. Con la speranza inglese che possa trasformarsi in Treble;

- Non ce la sentiamo di definire il Manchester City del 2023 la kryptonite per qualsiasi squadra che non sia il Manchester City del 2023, ma lo è sicuramente per lo United visto a Wembley. Col ritmo abbassato dall'estenuante stagione di Premier e dalla tensione di una finale la struttura di Ten Hag non ha possibilità di impensierire l'organizzazione difensiva di Guardiola, potendo contare sul solo Rashford a suo agio nell'attaccare in campo lungo. Per sostenere il confronto bisogna essere perfetti e i mancuniani, Fred e Varane in particolare, non lo sono stati. Qualsiasi pari ruolo del City vince il confronto a distanza col cugino (coff coff Casemiro-Rodri coff coff), e solo la finale di Istanbul a una settimana di distanza ha impedito ai dominatori della Premier di chiudere in anticipo la contesa.

  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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