
Premier League 2022/23: la squadra della stagione
Abbiamo scelto la Top XI del campionato inglese.
Costruire una Top XI di questa stagione di Premier League è incredibilmente difficile. Arsenal e Manchester City hanno sostanzialmente dominato la stagione e, razionalmente, una squadra che rispecchi i rapporti di forza del campionato dovrebbe attingere a piene mani delle rose di queste due. Proprio per evitare questo effetto, però, abbiamo deciso di complicarci la vita: ci siamo imposti di scegliere non più di due giocatori per squadra, cercando di premiare una maggiore varietà. Se già la presenza di Erling Haalad – l'uomo dei record – ha reso parecchio difficile la scelta del secondo giocatore del City, lo stesso problema si è presentato per altre grandi squadre. Così, ad esempio, non troverete in questo pezzo fenomeni come Bruno Fernandes, Jack Grealish e Martin Odegaard, tutti esclusi perché abbiamo ritenuto che nelle rispettive squadre ci fossero altri due giocatori più meritevoli di figurare in questa Top 11. Fatte queste precisazioni, vi auguriamo buona lettura.
Portiere: David de Gea (Manchester United)
Ripensando alla stagione di David de Gea, l'errore più grande che potremmo fare è focalizzarci troppo sul pasticcio del London Stadium, su quel pallone apparentemente innocuo scagliato da Benrahma che il portiere dei Red Devils si è fatto sfuggire in maniera onestamente troppo goffa. Un errore grave, decisivo - il West Ham vinse il match proprio grazie a quella rete - e anche piuttosto recente, ed è forse anche per questo che ne conserviamo un ricordo così vivido. Se però guardiamo oltre a quell'episodio, facendo uno sforzo mnemonico, appare evidente come la stagione di de Gea sia stata davvero esaltante. E come, proprio grazie (anche) alle parate dello spagnolo, allo United, alla fine, di quella sconfitta col West Ham non è importato più di tanto.
In questo campionato il veterano dei Red Devils - che con l'addio di Phil Jones è rimasto l'unico superstite dell'ultimo United che vinse il titolo, stagione 2012-2013 - ha collezionato ben 17 clean sheet, garantendosi così il Golden Glove 2023, il premio dato dalla Premier League al miglior portiere. De Gea ha avuto un rendimento costante e di altissimo livello, con picchi notevoli a cavallo della sosta, quando le sue parate nelle sfide con Bournemouth, Wolverhampton e Crystal Palace hanno letteralmente tenuto in piedi uno United in flessione fisica e mentale. La perla sul tiro di Edouard, proprio nella sfida contro le Eagles a Selhurst Park, insieme al riflesso decisivo sulla zuccata di Iheanacho nel match di ritorno contro il Leicester, sono due serie candidate al premio di parata dell'anno.
Terzino destro: Kieran Trippier (Newcastle United)
Arrivato nel gennaio scorso come primo acquisto del nuovo Newcastle di proprietà saudita, Kieran Trippier ha vissuto quest'anno quella che è stata probabilmente la migliore stagione della sua carriera. L'ex Spurs ha giocato da titolare – e da capitano – tutte partite di Premier League, mettendo a segno 1 gol e fornendo ben 7 assist. Trippier è stato uno dei tasselli della difesa che ha subito meno gol del campionato – 33, a pari merito con il Manchester City – e che è seconda per xG concessi (1.04 per 90 minuti). Non è un mistero che le fortune dei Magpies siano passate prevalentemente dalla fase difensiva, con quella linea a 4 da dire tutta d'un fiato Trippier-Schar-Botman-Burn che è sembrata davvero un corpo unico, molto fisico, capace di muoversi in maniera perfetta.
Per spiegare la grande stagione di Trippier bisogna però fare un salto nell'altra metà campo. Il terzino inglese ha messo insieme numeri da capogiro in statistiche che di solito non riguardano giocatori del suo ruolo. Trippier, tra i terzini, risulta infatti terzo per expected goals assistiti (12.4), secondo per passaggi chiave (110) e azioni che hanno portato a un tiro (178) e primo per passaggi in area di rigore (97) in Premier League.
Il Newcastle in fase offensiva pende chiaramente a destra, dove soprattutto nella prima parte di stagione Trippier ha potuto contare anche sul miglior Almiron visto fin qui in Inghilterra. Vederli giocare insieme nel periodo tra ottobre e novembre è stato davvero uno spettacolo, con Trippier che si fiondava alle spalle del paraguaiano liberandogli lo spazio e il tempo necessari per innescare il suo sinistro. Quest'estate il Newcastle sarà senza dubbio una delle squadre più attive d'Europa sul mercato. I soldi non mancano e gli obiettivi si stanno facendo sempre più importanti. Trippier, con la fascia al braccio, sarà pronto a guidare la sua nuova banda anche in giro per l'Europa.
Difensore centrale: William Saliba (Arsenal)
25 luglio 2019: l'Arsenal acquista William Alain André Gabriel Saliba dal St. Etienne per una cifra di circa 27 milioni di euro, facendo firmare al difensore francese un contratto di 5 anni. 5 agosto 2022: tre anni e un paio di prestiti in Ligue 1 dopo il suo ingaggio, Saliba fa il suo debutto con la prima squadra, nella partita vinta dal suo Arsenal in casa del Crystal Palace. Arteta ammetterà poco dopo che non aver creduto prima nelle capacità di Saliba non è stata una decisione saggia. 16 marzo 2023: nella partita contro lo Sporting Lisbona valida per gli ottavi di finale di Europa League Saliba si infortuna alla schiena e deve terminare anzitempo la sua stagione. In quel momento l'Arsenal è primo in classifica con 7 punti di vantaggio sul Manchester City.
Saliba è stato una delle chiavi per spiegare la grande stagione dei Gunners. La coppia con Gabriel è stata il perno su cui la squadra sapeva di poter contare, dopo anni in cui da quel ruolo l'Arsenal non ricavava che guai e preoccupazioni. Oltre all'aspetto tecnico, Saliba ha messo in mostra doti di leadership importanti, soprattutto se pensiamo che il francese era alla sua prima esperienza da titolare nel campionato più sfidante del mondo.
Il suo infortunio non è l'unica ragione della flessione dei Gunners negli ultimi due mesi – anche se riguardando alcuni spezzoni di Holding, il suo sostituto, contro Liverpool e West Ham si potrebbe pensare che è davvero così – ma di certo perdere Saliba in un momento in cui le certezze fisiche e mentali della squadra stavano venendo meno non ha aiutato. Al momento Saliba è a un anno dalla scadenza del contratto, non è difficile credere che l'Arsenal vorrà rinnovarlo molto presto.
Difensore centrale: Lisandro Martinez (Manchester United)
«Non può giocare da difensore centrale. Può fare il terzino, il braccio sinistro di una difesa a 3, ma un giocatore così basso non può giocare al centro di una difesa a 4 in Premier League». In maniche di camicia, in un soleggiato tardo pomeriggio londinese di fine agosto, Jamie Carragher commentava così la prestazione – disastrosa, nulla da dire – di Lisandro Martinez nella partita persa dal suo United sul campo del Brentford. I Red Devils quella sera lasciarono il Community Stadium pieni di tormenti: la stagione che doveva dare il via alla rinascita del club era iniziata con due sconfitte consecutive e, cosa ancora più grave, cominciava a prendere piede l’idea di aver fallito l’ennesima campagna acquisti estiva.
Dopo quel pomeriggio, Lisandro Martinez non ne ha più sbagliata una, diventando in pochi mesi anche uno dei leader emotivi della sua squadra e idolo dei suoi nuovi tifosi. Oltre all'enorme merito di aver messo probabilmente fine all'esperienza di Maguire in maglia United, Martinez si è messo in mostra anche per le grandi doti di difensore puro, quasi vecchio stile. L'argentino lotta, urla, scivola, sbraccia, picchia, spazza, facendoci riscoprire l'essenza dell'arte del saper difendere. Rispetto a inizio stagione, poi, col tempo anche il suo apporto con la palla tra i piedi è migliorato, la sua qualità in fase di prima impostazione. Carragher recentemente ha pubblicamente ammesso di aver giudicato Martinez in maniera troppo frettolosa. Nel corso della stagione, quel piccoletto argentino in Qatar ha anche conquistato da protagonista il trofeo più importante al mondo.
Terzino sinistro: Nathan Aké
Nathan Aké è stato uno dei segreti tattici più preziosi del Manchester City 2022-2023, la squadra che al di là di come finirà questa stagione verrà ricordata in Inghilterra e in Europa come una delle più forti di sempre. La sua storia in maglia blues ha avuto inizio nell’agosto 2020, ma complice anche qualche problema fisico – e la ormai conclamata difficoltà per i nuovi arrivati di metabolizzare da subito i principi di Guardiola – l’olandese è esploso definitivamente solo quest’anno. Dopo il Mondiale Aké è diventato una delle certezze più solide in una squadra che di certezze non ne aveva ancora abbastanza, giocando 15 partite consecutive da titolare e fornendo sempre prestazioni eccellenti, anche e soprattutto nelle grandi sfide contro Liverpool, Chelsea e Newcastle.
Quando a gennaio si è presentata la possibilità di fare a meno di Cancelo, Guardiola ha di fatto scelto Aké come l'uomo decisivo per la rivoluzione tattica che aveva in mente. L’olandese è stato fondamentale nel ruolo ibrido di laterale-centrale sinistro. Il City con lui ha potuto permettersi di alzare la pressione con ancora più aggressività di quanto fa abitualmente: se c'è campo da coprire alle sue spalle, Aké sembra quasi godere della possibilità di correre all'indietro per andare a sfidare fisicamente l'avversario – come ha fatto con Salah nella sfida di inizio aprile contro i reds.
La catena di sinistra formata da Aké con Gundogan e Grealish, ha affinato velocemente l'alchimia necessaria a funzionare nel migliore dei modi. Alchimia che ha permesso ad Aké di mostrare le sue insospettabili doti anche nella trequarti avversaria. Proprio un suo gol arrivato dopo un inserimento da quel lato, su assist di Grealish, è stato decisivo per battere l'Arsenal in FA Cup. Era fine gennaio e Pep dopo la partita disse: «Aké nel nostro spogliatoio è amato da tut...quasi tutti». Dopo pochi giorni Joao Cancelo, quel "quasi", fu spedito a Monaco di Baviera senza troppi rimpianti.
Centrocampista centrale: Declan Rice (West Ham)
Declan Rice sembra essere uscito da un laboratorio. Il prototipo perfetto del centrocampista moderno che su un campo di calcio si muove come se fosse stato programmato da un algoritmo. Rice da anni è stabilmente ai vertici delle classifiche individuali inglesi per contrasti, possessi vinti, duelli aerei vinti e intercetti – caratteristica quest'ultima dove davvero non ha rivali. E questo solo per quanto riguarda la fase difensiva. Rice è infatti l'unico giocatore nei 5 maggiori campionati europei, in questa stagione, ad aver superato quota 30 in intercetti, spazzate, duelli aerei vinti, dribbling riusciti, occasioni create e tiri in porta.
Un giocatore completo, quindi, ma anche un leader naturale che non ha avuto paura di metterci la faccia quando le cose non andavano bene. Dopo la disastrosa trasferta di Brighton si è presentato ai microfoni per chiedere scusa ai tifosi e ricompattare l'ambiente in vista del finale di stagione. Oggi il West Ham è salvo e dopo 43 anni giocherà nuovamente una finale europea.
Proprio la finale di Conference League del 7 giugno potrebbe essere l'ultima partita di Declan Rice con la maglia degli West Ham. Ci scuseranno i tifosi della Viola, ma alzare al cielo un trofeo – che al West Ham manca dal 1980 – da capitano, sarebbe per Rice il coronamento ideale della sua storia d'amore con gli Hammers. Dicono che il suo cartellino possa costare più di 100 milioni di sterline: una valutazione che, secondo gli esperti di mercato, non spaventerebbe le big del calcio inglese, Arsenal su tutte. Al di là delle cifre folli, che ormai valgono poco o nulla dopo che la bolla del calciomercato negli ultimi anni è definitivamente esplosa, chi riuscirà ad assicurarsi Rice sistemerà il reparto per almeno una decina d'anni con uno dei migliori interpreti del ruolo a livello mondiale.
Centrocampista centrale: Pascal Groß
La presenza di Pascal Groß in questa Top XI ha anche un valore simbolico, visto che è stato lui il primo acquisto del Brighton neopromosso in Premier League, grazie a un investimento di appena 4 milioni di sterline. Una cifra irrisoria se si pensa a che tipo di impatto il tedesco ha avuto sul Brighton negli anni.
36 partite, 9 gol, 8 assist. Quarto in Premier per passaggi chiave (79) e expected assists (10.5), in entrambe le classifiche preceduto solo dai tre mostri sacri dell’ultimo passaggio, vale a dire Trippier, Bruno Fernandes e Kevin De Bruyne. È tra i primi dieci anche per cross (223), passaggi in area di rigore (69) e passaggi progressivi (250). Tuttavia, i numeri raccontano solo una parte dell'importanza di Pascal Groß nella cavalcata del suo Brighton. Il tedesco, all'alba dei 31 anni, ha raggiunto una maturità mentale e tecnica che lo pone tra i giocatori più determinanti nel campionato più competitivo del mondo.
Groß ha aperto la stagione segnando la doppietta decisiva nella vittoria ad Old Trafford, e poi chiuso il cerchio 9 mesi dopo, quando con la rete del 3-1 nella sfida contro il Southampton ha messo il sigillo sulla stagione straordinaria del Brighton. In mezzo tanta sostanza – ha saltato una sola partita in Premier – e quella rara intelligenza che rende la sua sola presenza in campo un moltiplicatore di possibilità per la squadra e i compagni.
Il tedesco ha giocato più o meno ovunque: serve avere Mac Allister più avanti? Groß può giocare al suo posto. Manca un terzino destro? Ecco pronto il tedesco. Centrale di centrocampo, trequartista, laterale destro di una difesa a 4, esterno a tutta fascia. Nel suo tour infinito di posizioni ricoperte, Groß non si è fatto mancare neanche quella di terzino sinistro, nella partita contro il Fulham, quando dopo l’espulsione di Estupinian alla sua squadra serviva coprire quella zona. Ok i numeri ottimi, ma Pascal Groß è un giocatore straordinario per un milione di altri motivi.
Esterno destro: Bukayo Saka
Fino a circa un mese fa Bukayo Saka era il vero e unico contender di Erling Haaland per il premio di MVP del campionato. Poi il calo, evidente, certificato anche dai numeri – solo 1 gol e 1 assist nelle ultime 9 partite – con l'Arsenal e lo stesso attaccante inglese che non hanno saputo trasformare in leggenda una stagione comunque esaltante. Anche nel suo caso però, così come abbiamo fatto con de Gea, è necessario uno sforzo di memoria per andare oltre le ultime opache prestazioni. Il rigore sbagliato contro il West Ham, la strana normalità della sua prestazione nei big match contro City e Liverpool. Ecco, dimentichiamole, così come siamo sicuri farà anche Saka stesso. D'altronde, a soli 21 anni, Bukayo Saka sembra aver già vissuto diverse vite, calcistiche e non, e dimostrato sempre di sapersi rialzare anche dopo cadute pesanti.
Abbiamo parlato spesso in questo pezzo di connessioni, catene, giocatori che si associano tra loro in modo perfetto. Il lato destro offensivo dell'Arsenal è stato per gran parte della stagione il luogo dove si sono viste le migliori connessioni calcistiche. White, Odegaard e Saka sono stati un esempio superlativo di sincronia e incisività; da lì sono nate gran parte delle occasioni più pericolose dei Gunners, con gli uomini sul lato debole – Martinelli e Xhaka su tutti – che sono stati molto bravi a raccoglierne i frutti.
Saka è stato il fulcro di questo meccanismo, ricevendo palla sempre con la postura corretta, cercando il dribbling, lo scarico coi tempi giusti, il cross, accentrandosi per provare la conclusione. Memorabili le sue prestazioni contro Liverpool all'andata e Manchester United al ritorno, con reti che rimarranno per sempre nella copertina di questo campionato. A me tuttavia piace ricordarne un'altra, bellissima: quella contro l'Aston Villa. Sotto 1-0, tre giorni dopo la sconfitta in casa contro il City. Perché Saka sa come si fa a superare i momenti bui.
Esterno sinistro: Kaoru Mitoma
Se alcuni dei calciatori presenti in questa formazione hanno abbassato il rendimento sul finire della stagione – chi per infortunio, chi per un fisiologico calo fisico – per Kaoru Mitoma vale il discorso opposto. Fino allo scorso novembre il suo nome era conosciuto probabilmente solo in patria – dove nel 2021 aveva trascinato il suo Kawasaki Frontale alla prima Coppa dell’Imperatore della storia del club – e in Belgio, paese nel quale nella scorsa stagione si era messo in luce con la maglia dell’Union St.Gilloise. Poi l’arrivo di De Zerbi al Brighton, i minuti che cominciano ad aumentare, il primo gol nel 2-3 esterno sul campo del Wolverhampton, e poi il Mondiale giocato su buoni livelli. Forse è proprio al Mondiale che i tifosi cominciano a prendere confidenza con quella capigliatura a scodella e quel sorriso contagioso di un ragazzo che sembra nato per farsi volere bene.
Dopo il Qatar è arrivata l’esplosione definitiva. Dopo una lite con De Zerbi, il Brighton decide di liberarsi, senza troppi rimpianti, di Trossard, facendo entrare Mitoma tra i titolari. Il giapponese segna 6 gol e offre 4 assist nelle 13 partite dopo la sosta, trascinando i Seagulls verso il traguardo della prima, storica qualificazione in Europa. Il giapponese è a tutti gli effetti uno dei migliori dribblatori al mondo, ma se l’avversario decide di usare su di lui una pressione preventiva, è bravissimo a corrergli alle spalle, senza palla.
Per i difensori avversari Mitoma è un rebus irrisolvibile, un guaio che può farti passare 90 minuti d'inferno – Ben White, uno dei migliori esterni della Premier League, ne ha fatto le spese per primo. Solo nell’ultimo turno Salah gli ha strappato il primato di palloni toccati in area di rigore, 87 a 85. Se vogliamo, un aspetto sul quale Mitoma deve ancora lavorare è proprio questo: un calciatore con la sua facilità nel creare occasioni da rete dovrebbe segnare almeno una decina di gol in più a stagione. Ma siamo sicuri arriverà anche quel momento. D’altronde di Mitoma abbiamo appena iniziato a sentir parlare.
Punta: Harry Kane (Tottenham)
Nell'ultima gara stagionale, a Elland Road, Harry Kane ha segnato i gol numero 29 e 30 del suo campionato. Come facciamo ormai da anni, siamo subito corsi ad aggiornare le sue cifre nella classifica dei migliori cannonieri all-time della Premier League: con Wayne Rooney ormai lontano negli specchietti, il primato di Alan Shearer e delle sue 260 reti adesso dista solo 47 lunghezze. Qualcuno dice che Harry Kane non lascerà mai la Premier League proprio per questo motivo. L'occasione di diventare il miglior marcatore della storia di questa gloriosa competizione, in effetti, per uno come lui, appare davvero ghiotta. Un paio di campionati fatti bene e ci saremmo.
Mai come quest'anno però il contesto degli Spurs, per un giocatore del genere, è apparso davvero troppo riduttivo. Kane giocava e segnava in tutti i modi, e il suo Tottenham per tutta risposta a febbraio dava l'addio per l'ennesimo anno consecutivo a qualunque possibilità di rimettere un trofeo in bacheca. La stagione dei londinesi è stata disastrosa sotto ogni punto di vista e le prospettive di un futuro migliore ad oggi appaiono remote. Avrebbe ancora senso per Kane legarsi a questo club anche per l'ultima parte della sua carriera?
Fa un certo effetto ripercorrere i suoi 30 gol stagionali. Come sembra lontano quel primo, a Stamford Bridge, decisivo per il 2-2 e per un Tottenham che sembrava lanciatissimo verso una stagione ricca di successi. L'ultimo, quello contro il Leeds appunto, ha invece un sapore quasi triste per una squadra che porta ancora i segni delle tante delusioni degli ultimi mesi. Il futuro di Kane sarà uno dei temi caldi di questa estate di mercato. Un campione del genere ci farebbe piacere vederlo lottare per qualcosa di più grande, a prescindere da quale maglia vorrà indossare.
Punta: Erling Haaland
Pagato più o meno la stessa cifra che il Chelsea ha sborsato per Marc Cucurella, sacrificato dalla critica sull’altare di Darwin Nunez dopo il Community Shield di fine luglio, non si può dire che ad Erling Haaland, agli albori della sua esperienza nel nuovo campionato, tutti abbiano saputo dare il giusto credito. 52 reti dopo, 36 delle quali utili per mandare in frantumi ogni record della gloriosa Premier League e portarsi a casa il primo trofeo in maglia City, possiamo dire che il norvegese si sia preso la scena come meglio non potesse fare. Erling Haaland è andato oltre ogni più rosea aspettativa, atterrando nel pianeta City con tutta la sua classe e con quella spregiudicatezza che oggi fanno di lui un attaccante pronto a dominare l’Europa almeno per la prossima decade.
Della sua stagione è stato già detto tutto, anche se per una volta basterebbero i soli numeri per raccontare la sua annata di debutto da sogno. Guardiola ci ha messo un po’ per farlo sentire davvero a casa, e l’impressione è che il lavoro sul suo gioco non sia ancora finito e che anzi, già dalla prossima stagione, potremmo vedere un Haaland ancora più evoluto.
Il Manchester City ha aggiunto al suo playbook il miglior attaccante al mondo e Haaland ha portato in dote, oltre a tutto il resto, anche la capacità di segnare gol che non appartenevano al DNA di questa squadra: gol sporchi, brutti, o arrivati dopo lunghe transizioni. Haaland e i suoi dovranno ancora compiere un piccolo ma decisivo sforzo per far entrare questa squadra nell'olimpo. Sabato a Wembley il primo step, con la finale di FA Cup, tra dieci giorni a Istanbul la finale di Champions per arrivare là dove nella storia del club nessuno era mai arrivato prima. Haaland sembra essere pronto a prendersi tutto, anche stavolta.
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