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Nikola Jokic durante la partita di regular season NBA contro Miami.
, 1 Giugno 2023

Cosa dobbiamo aspettarci dalle Finals NBA?


Si comincia questa notte, con Denver che parte favorita su Miami.

Dall'ultima volta che alle NBA Finals si è qualificata una squadra che è entrata nei Playoff con l'ottavo seed sono passati 24 anni. Era la primavera del 1999 e quella squadra erano i New York Knicks, arrivati a sfidare i San Antonio Spurs di coach Popovich. Le premesse che portano a queste Finals sono simili a quelle di 24 anni fa. Denver - come allora San Antonio - arriva da favorita: lo fa in virtù del primo seed dalla Western Conference e del dominio che ha mostrato in tutta la post-season. Miami, dall'altra parte, arriva avendo compiuto un'impresa: l'impresa di qualificarsi per il rotto della cuffia tramite il play-in e di aver resistito alla rimonta di Boston da 3-0 a 3-3 nelle finali della Eastern Conference.

Il percorso dei Nuggets a queste Finals è effettivamente un esempio di dominio chiaro, a partire dal gentlemen sweep al primo turno, contro i deludenti Timberwolves di Edwards, schiacciati dall'equivoco Towns-Gobert. Al secondo turno l'asticella della difficoltà è cresciuta notevolmente, dovendo affrontare i Suns che, probabilmente, mettevano il campo il miglior quintetto a ovest, con Durant, Booker e Chris Paul. E, comunque, la vittoria è stata netta: per 4-2, scommettendo sulle percentuali al tiro da tre punti degli avversari, apparsi reticenti a scegliere quella come opzione principale (specialmente dagli angoli), e sulle rotazioni corte di Monty Williams. Forse, però, sono state le finali di Conference la manifestazione più perentoria della superiorità di Denver, lo sweep rifilato ai Lakers di Lebron e Davis. Questa è stata la serie che ha definitivamente segnato il ritorno di Jamal Murray, finalmente recuperato dopo il grave infortunio di 2 anni fa e pronto a riprendere il ruolo di spalle del miglior giocatore di questi playoff: Nikola Jokic.

Il senso del percorso degli Heat, invece, si può già intuire dal primo turno. Il premio per la sofferta vittoria contro i Bulls sembrava quello di fare da vittima sacrificale per i favoritissimi Bucks di Giannis Antetokounmpo. L'infortunio di Giannis, però, ha aperto la serie, poi risolta con un brillante 4-1 da Miami. Il secondo turno, contro New York, si può riassumere in un modo molto semplice: quando domini mentalmente e fisicamente gli avversari, quando sembri una squadra di uomini contro una di ragazzi, semplicemente non puoi perdere. È, però, delle finali di Conference che si parlerà per decenni: il canestro a fil di sirena di Derrick White in gara 6 sembrava poter schiudere le porte della Storia ai Celtics, che per qualche giorno hanno flirtato con la possibilità di diventare la prima squadra a rimontare da 0-3 una serie di Playoff. La zona di Spoelstra e la volonta di Jimmy Butler hanno chiuso la porta in faccia a Tatum e compagni, vittime della scavigliata alla prima azione del loro giocatore principale e di un numero imbarazzante di palle perse.

Il calendario

Il fattore campo è ovviamente a favore dei Nuggets e obbligherà gli Heat a portarsi a casa una delle due prime partite che verranno disputate in Colorado. Miami è sopra ogni sospetto una squadra in grado di rubare una gara in trasferta, ma credibilmente pagherà la fatica fatta per chiudere la serie contro i Celtics. Un ulteriore vantaggio per Denver che, oltre a essere favorita, arriva a queste Finals con dieci giorni di riposo. Erik Spoelstra e il suo staff avranno un tempo ridottissimo per prepararsi adeguatamente, anche se vale ricordare che nella NBA moderna si conosce praticamente tutto delle altre 29 squadre. L'altra faccia della medaglia è che una così ampia pausa rischia di mandare fuori ritmo il gruppo guidato da Mike Malone, che ora dovrà per forza recitare il non agevole ruolo di favorito. Ruolo scomodo specialmente quando si è alla caccia del primo titolo della franchigia come Denver.

I duelli chiave

Troppo facile parlare del Gioco delle Coppie: Adebayo-Butler vs Jokic-Murray saranno i 4 principali giocatori di queste finals. Senza prestazioni all'altezza delle proprie stelle le rispettive squadre non avranno molte speranze di laurearsi Campioni. Difficilmente Murray sarà messo sulle tracce di Butler, mentre il contrario avverrà quasi certamente, almeno in prima battuta. Butler sembra proprio il prototipo ideale per ostacolare il canadese, ma resta da capire come questo impatterà sulle sue energie nella metacampo offensiva. I Nuggets tenteranno di nascondere difensivamente Murray, che probabilmente finirà a marcare Gabe Vincent e Lowry, i due play degli Heat.

La sfida sotto le plance presenta due tipologie di giocatori completamente diversi, e qui non ci sono alternative: Jokic e Adebayo si marcheranno a vicenda. Al serbo storicamente danno fastidio lunghi con robusto tiro dalla media o da 3, ottime capacità come rollanti ed in grado di contestare il suo tiro, arrivando alle sue altezze.

Insomma, avete capito...

Adebayo non sembra possedere tutte queste caratteristiche e Spoelstra dovrà essere in grado di generare sufficiente movimento offensivo per obbligare Jokic ad uscire dalla sua comfort zone. In caso contrario, Bam non avrà molte armi per costringerlo ad accumulare falli e stanchezza. Soprattutto questo Adebayo, apparso in vistoso calo in gara 6 e 7 contro Boston.

Gli accoppiamenti

Le opzioni a disposizioni di Malone per marcare Jimmy Butler sono tantissime e tutte mostrano vantaggi ed utilizzi diversi: il classico Caldwell-Pope per non pagare in attacco; Michael Porter Jr., che potrebbe ostacolare l'avversario godendo del suo vantaggio in termini di centimetri; Bruce Brown Jr. con il suo atletismo e, infine, la soluzione più estrema, ma da tenersi in canna per eventuali minuti di Butler da 4: Aaron Gordon, uno dei migliori difensori della Lega.

Dall'altra parte gli Heat dovranno adattarsi per consentire ad Adebayo di contenere le infinite soluzioni di Jokic e il suo P&R con Murray. Miami dovrà anche accoppiarsi velocemente in transizione, pena subire gragnolate di triple da Porter Jr., Murray e Caldwell Pope. Denver non è Boston: schierare per molti minuti la zona, scommettendo sulle percentuali da 3 punti potrebbe rivelarsi fatale, forse addirittura infattibile. Quest'arma è stata utilizzata da Miami per inceppare l'attacco biancoverde, esponendo tutti i limiti di lettura di Brown, Tatum e Smart: ben diverso sarebbe proporla alla squadra di Jokic e ottimi tiratori come Porter, Murray e KCP.

Questi playoff hanno però dimostrato la lunghezza del roster degli Heat: dalla panca entrano tiratori come Duncan Robinson, venerabili maestri come Kyle Lowry, insospettabili risorti come Kevin Love e perfino carneadi come Highsmith, in grado di generare punti e contropiedi al Boston Garden in gara 7. Denver non ha incontrato squadre così profonde ai playoff, e anzi ha sempre potuto contare sulla certezza di avere una forza maggiore nella propria panchina rispetto a quella avversaria.

Inoltre non bisogna sottovalutare il carisma e l’esperienza di un allenatore come Spoelstra che, nel corso degli anni, ha dimostrato di essere in grado di traghettare i suoi Heat anche nei mari tempestosi del post Lebron. L’allenatore di origini filippine metterà in campo tutta la sua strabordante conoscenza di questi palcoscenici che invece sono semisconosciuti per Malone. Le Finals NBA sono creature particolari, nelle quali spesso a fare la differenza sono i dettagli, le intuizioni dei singoli.

Dunque, la solidità mostrata da Denver potrebbe ritorcersi contro alla squadra del Colorado se Spoelstra riuscirà nell’impresa di mettere la sabbia negli ingranaggi degli avversari. I Nuggets hanno sempre infatti mostrato grandi capacità nello sfruttare le proprie caratteristiche e non hanno mai incontrato nessuno davvero in grado di far saltare il banco. Se c’è qualcuno che può riuscirci, però, quello è sicuramente Spoelstra che ha dalla sua la possibilità di affidarsi alla superstar con più agonismo della Lega che può buttare la partita nel fango ad ogni possesso. La classe e la leggiadria di Jokic potrebbero non essere sufficienti quando davanti gli si parerà la furia agonistica di Butler.

L’ex giocatore dei Bulls sembra essere arrivato a questa post-season in una situazione mentale invidiabile. Nessuno degli eventi nefasti accaduti alla sua squadra nell’ultimo mese sembra essere riuscito a turbarlo. Non la sconfitta al play-in, non l’infortunio di Herro, non la rimonta da 0-3 dei Celtics. Butler ha gestito ogni problema con sicurezza e professionalità. Non ha mai lasciato intravedere stanchezza o nervosismo e in ogni momento è sembrato sicuro dei mezzi suoi e della squadra tutta.

Mai sottovalutare il cuore di Jimmy Buckets.

Provando ad azzardare un pronostico, non si può non ripensare alle Finals del 1999. Allora i Knicks alla fine si inchinarono 4-1 contro gli Spurs di Duncan e Robinson in 5 partite, con la storica tripla di Avery Johnson dall'angolo. Al netto di tutte le differenze del caso, l'esito potrebbe ripetersi anche questa volta, sempre ovviamente a favore dei campioni della Western Conference.

Diciamo Denver in 5 partite, allora. Joker sul tetto del mondo.


  • Guastallese, classe 1987. Italia-Nigeria del '94 gli fa scoprire questa cosa chiamata Sport, con effetti anche gravi. Altre passioni: i numeri, i libri e la ricerca dello One Piece.

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