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Roméo Lavia
, 30 Maggio 2023

Roméo Lavia ordina il caos


Nonostante i 19 anni, il centrocampista del Southampton si è già imposto in Premier League.

Nel dicembre 2014 il Manchester City ha inaugurato un centro di allenamento all’avanguardia, con un investimento di quasi 200 milioni di sterline. Uno statement forte, quello della proprietà emiratina, che si è sempre mostrata pronta a mettere denaro nelle casse dei Citizens sia per rinforzare la prima squadra che per costruirne il futuro. La City Football Academy, così è stata nominata, ci ha messo pochissimo tempo a diventare un centro d'élite nel panorama britannico e, per estensione, europeo.

Dall'accademia sono passati giocatori di primissimo piano, come Phil Foden e Jadon Sancho, ma anche Brahim Diaz, Eric Garcia, Jeremie Frimpong e altri che sono parte o nell'orbita delle squadre più importanti d'Europa. Certo, guardando un po' sotto la superficie si potrebbe subito notare che, di questi cinque, solo Eric Garcia e Foden sono ddiventati parte integrante della prima squadra. E, in effetti, il paradosso della City Football Academy – come anche quello dell'academy del Chelsea, forse l’unico club inglese più produttivo a livello giovanile – è che finisce per rifornire di giocatori i club rivali più che il proprio.

Roméo Lavia è uno di quei giocatori che sono passati, per un periodo abbastanza breve a dire il vero, nella City Football Academy. A portarlo lì era stato Guardiola in persona, che lo aveva notato ad appena 16 anni, mentre giocava con l’Anderlecht la KDB Cup, un torneo giovanile organizzato da De Bruyne. Nonostante fosse stato scovato come un centrale di difesa, quando arriva al City è già un centrocampista a tutti gli effetti. Dice a Goal nel 2021: “Mi piace molto recuperare il pallone e giocarlo tra le linee”. In particolare, cita il lavoro di Enzo Maresca, allora suo allenatore nelle giovanili: “Enzo mi ha aiutato molto a mantenere la postura corretta, così posso vedere anche il gioco progredire”.

Nelle sue partite con le giovanili si vede subito una differenza radicale rispetto ai suoi compagni. Il Lavia che arriva a Manchester non è un giocatore con un fisico ancora pienamente sviluppato – è alto ma anche molto leggero – ma sembra giocare su un piano diverso rispetto a compagni e avversari. Nel suo modo di giocare asseconda brillantemente lo stile del suo club e lo fa con una naturalezza sorprendente. Lavia gioca come se fosse un computer: studia il campo, riceve e passa; studia, riceve e passa; studia, riceve e passa. Su YouTube c’è un video, intitolato “Is there any point pressing Roméo Lavia?” che raccoglie circa tre minuti del belga che resiste alla pressione nei modi più disparati. Ci sono giocate più eleganti: sombreri, tocchi di esterno e giocate di suola ma anche scelte più raffinate, in cui non deve neanche toccare il pallone.

Che Lavia fosse un talento speciale a livello giovanile era abbastanza evidente, ma era altrettanto evidente che trasporre queste qualità a livello professionistico, specie senza una struttura fisica adeguata, sarebbe stato decisamente più complesso, soprattutto in un contesto esigente sul piano atletico come la Premier League. Il suo destino, però, sembra già ben tracciato quando Guardiola lo aggrega alla prima squadra e lo fa esordire in Coppa di Lega. La sua dimensione di gioco si presta incredibilmente bene all'identità del Manchester City ma, inevitabilmente, lo spazio in rosa è decisamente troppo poco per lui.

Alla fine, Lavia arriva comunque in Premier League e lo fa solo due anni dopo aver debuttato con il City. A puntare su di lui è il Southampton, che investe 15 milioni di euro. Il Southampton è stata forse la squadra che più di tutte ha investito sui giocatori dei settori giovanili inglesi. Era già successo nell'estate precedente, quando aveva preso Armando Broja e Tino Livramento dall’Under 23 del Chelsea e li aveva resi due dei migliori prospetti dell'intera Premier League. Nell’estate 2022, i Saints pescano dall'academy del City e, oltre a Lavia, prendono il portiere Gavin Bazunu, il terzino Juan Larios e l’esterno alto Samuel Edozie.

Nel presentarlo alla stampa, l’allora manager, Ralph Hasenhüttl, sembra effettivamente molto entusiasta: «Roméo arriva da una delle migliori squadre del mondo, dove ha imparato dal miglior allenatore e dai migliori giocatori. Ora tocca a lui mostrarci perché merita di giocare in Premier League mentre noi cercheremo di portare il suo gioco al livello successivo». Il tecnico austriaco cita anche tutta la concorrenza che il Southampton ha dovuto battere per assicurarselo, sottolineando come, probabilmente, sia stata proprio la reputazione del club – che effettivamente ha lanciato molti giocatori di altissimo livello – a orientare la scelta di Lavia. Guardiola stesso, in seguito, farà notare come non fosse nelle intenzioni del City lasciarlo andare via, e non è un caso che sul suo contratto sia stata messa una clausola di riacquisto in favore del vecchio club.

Al belga, comunque, basta meno di un mese per convincere Hasenhüttl: il 6 agosto 2022, poco più che maggiorenne, debutta da titolare alla prima giornata di Premier League contro il Tottenham. Gioca da vertice basso in un centrocampo a tre, al fianco di Ward-Prowse e Romeu. Ha messo su diversi chili di muscoli e si è fatto crescere i capelli; sembra già decisamente più grande rispetto al ragazzino che era nelle giovanili del City. Nel sistema di aggressione e riaggressione del Southampton è lui quello che deve sempre spostarsi in zona palla, pronto a chiudere linee di passaggio o a raddoppiare sull’esterno.

Già la prima volta che entra nello schermo si vede chiaramente la sua capacità di leggere e reagire alle situazioni. Dopo sei minuti dall'inizio, Romero prova un passaggio in verticale su Son. Lavia scappa verso la sua difesa ma appena intuisce che Son fatica a stoppare il pallone cambia subito direzione e scatta verso il pallone vagante, anticipando il tentativo di recupero del coreano e mandandolo verso un suo compagno.

Se a livello giovanile, però, sembrava un giocatore in grado di evitare in modo molto elegante i contatti, in Premier Lavia sa di essere costretto a doverli gestire. La scelta di farlo lavorare per acquisire muscolatura si rivela subito vincente e il primo a farne le spese è nientemeno che Harry Kane quando, su un campanile, Lavia lo spinge, forzandone l’errore sul controllo e girandogli intorno per riprendere il pallone.

In ogni caso non era scontato un simile adattamento anche al gioco senza palla. Nelle giovanili del City giocava in una squadra nettamente più forte delle avversarie e molto orientata al controllo, motivo per cui i compiti difensivi di Lavia erano meno evidenziati. Al contrario, una squadra costruita sulla riaggressione come quella di Hasenhüttl, abituata anche a non tenere il pallone per molto tempo, ne ha fatto emergere la capacità di farsi trovare sempre in zona palla al momento giusto, grazie a delle letture sopraffine.

Su questo aspetto, in particolare, dice di aver studiato molto da Fernandinho quando era a Manchester: «Sa cosa fa, non corre e basta. È il cervello della squadra» dice Lavia. «Quando sei giovane vuoi correre ovunque ma lui sa cosa fare in modo da non dover correre tanto ed essere comunque efficace. È una cosa che sto imparando da lui». Questo tipo di lavoro gli ha sicuramente fatto bene: pur non essendo un giocatore propriamente lento, Lavia non è un velocista, per cui le letture sono cruciali per massimizzare l’efficacia dei suoi recuperi.  

Una volta recuperato il pallone, Lavia sembra sempre sapere qual è la scelta giusta da fare. Sempre al debutto in Premier, intorno al settimo minuto riceve dentro il cerchio di centrocampo e, mentre il pallone è in viaggio verso di lui, Lavia si guarda intorno, controlla con il destro e apre subito sulla destra con un lancio di quasi cinquanta metri che cade perfettamente sul petto di Walker-Peters.

Quando lo pressano, invece, sembra essere tornato nelle giovanili. Al nono minuto Bentancur prova a strappargli il pallone dai piedi aggredendolo quasi violentemente ma Lavia semplicemente tira a sé il pallone con la suola del destro e lo copre con il corpo, piantando i piedi a terra e prendendosi il fallo.  

Il fatto che tutte le giocate più caratterizzanti di Roméo Lavia siano facilmente individuabili nei suoi primi 10 minuti in Premier League, ci dice molto del perché Hasenhüttl si sia fidato subito di lui. Lo spiega ancora di più il fatto che, per esempio, né Larios né Edozie, su cui il club aveva pure investito molto, vedranno i campi di Premier League con la stessa continuità. Lavia parte titolare anche nelle quattro partite successive, contro Leeds, Leicester e Manchester United, confermandosi regolarmente tra i migliori in campo.

Lavia è un giocatore che tende a nascondersi nelle pieghe della partita: un po’ come Busquets – l’altro centrocampista a cui dice di ispirarsi – riempie le sue partite con giocate intelligenti e minimali che per uno spettatore si possono cogliere solo guardandole in modo mirato. Nella partita contro il Chelsea, però, si prende anche gli highlights, segnando il suo primo – e fin qui unico – gol stagionale. È un gol che nasce in modo abbastanza casuale: il pallone, infatti, gli cade sui piedi dopo un calcio d’angolo e forse neanche lui se lo aspetta più di tanto.

A una prima impressione sembra proprio sbagliare il controllo, finendo per allungarsi la palla. Quando riesce, con un po’ di fatica, a recuperarla, però, si trova in una buona posizione per prendere la porta. Lavia non è un giocatore abituato a tirare – lo fa in media una volta ogni 3 partite – e un po’ si vede dal fatto che il suo tiro, di piatto destro, è poco angolato e Mendy finisce per arrivarci. Per sfortuna del portiere, però, il tiro è anche incredibilmente potente e riesce a piegargli la mano.

Il gol legittima ancora di più una prestazione praticamente perfetta che, però, viene interrotta al sessantesimo, quando è costretto a uscire per un infortunio al flessore. Si ferma per circa due mesi e nel suo periodo lontano dal campo la stagione del Southampton inizia a naufragare. L’unicità del suo gioco – e di riflesso il peso della sua assenza – si coglie proprio nell'abilità con cui riesce a unire brillantemente una copertura fantastica del campo senza palla, a una grande efficacia nel resistere alla pressione con la palla. Nelle sue prime sei partite, nessun centrocampista del Southampton ha effettuato più passaggi progressivi di lui e nessun centrocampista della Premier League ha avuto la sua efficacia nelle azioni di pressione.

Roméo Lavia è uno di quei giocatori che tengono ordinate le squadre – più o meno come accade per Rodri nel Manchester City – e nel Southampton è già imprescindibile per il modo in cui copre gli spazi ma anche e soprattutto per la pulizia del suo gioco con il pallone. Nei due mesi persi per infortunio, Hasenhüttl prova a sostituirlo prima con il francese Diallo e poi con l'ex Arsenal Maitland-Niles ma entrambi si mostrano più adatti nella copertura che nel palleggio, costringendo il loro manager a ridisegnare una squadra iper-verticale. In 10 partite, il Southampton vince solo due volte. Quando, a inizio novembre, Hasenhüttl viene licenziato e al suo posto viene preso Nathan Jones, il Southampton si trasforma in una squadra molto più passiva e lo stesso Lavia, complice una forma non ottimale, ne soffre.

Al debutto del nuovo manager, Lavia viene sostituito dopo un’ora. Nel post-partita, a esplicita domanda, Jones si mostra quasi risentito, forse non intuendo che la domanda era più legata al suo stato fisico che non alla scelta di sostituirlo. «Arrivare ad Anfield e giocare come ha fatto lui mostra che è un talento magnifico» dichiara Jones alla stampa. Aggiunge però, in modo quasi sibillino: «In possesso è magnifico ma in non possesso dobbiamo lavorare con lui e lui deve migliorare».

Le parole di Jones sembrano abbastanza fuori luogo, considerando che sono rivolte a uno dei centrocampisti che recuperano più palloni dell’intera Premier League, nonché uno dei giocatori che tentano più contrasti e vincono più duelli nella rosa del Southampton. Il fatto che, nelle partite seguenti, Lavia non giochi mai più di 60 minuti e venga messo in panchina nelle due semifinali di Coppa di Lega contro il Newcastle sembra soprattutto tradire la poca fiducia di Jones nei suoi confronti. Alla fine, però, la testa che cade è quella di Jones. Lo fa a fine febbraio, dopo che i tifosi gli avevano cantato "you don't know what you're doing" dopo aver tolto Lavia dal campo al 60' mentre era sotto per 2-0 contro il Brentford.

Il suo sostituto sarà Ruben Selles, l’ex viceallenatore di Hasenhüttl e con uno stile decisamente più vicino a quello dell’austriaco. Anche Selles non ha fatto mancare le sue critiche a Lavia. Però, il tecnico spagnolo sposta il focus sulla capacità di Lavia in possesso: «Deve mostrare un maggior controllo nelle partite, maggior controllo nel possesso e maggior leadership se vuole diventare quello che tutti dicono di lui.» Ripeterà lo stesso concetto dopo la partita contro il Leicester, in seguito a qualche errore di Lavia nel finale: «Non è facile mantenere il pallone e far calmare le cose» dice Selles. «Non è qualcosa che gli puoi spiegare. Viene naturalmente con la fiducia» aggiunge poi.  

Le critiche di Selles sono sicuramente più centrate di quelle di Jones ma mostrano bene come Lavia, per quanto già estremamente pronto sull'aspetto tecnico e tattico, debba ancora maturare. La critica mossa da Selles sembra orientata principalmente al modo in cui il belga gestisce i ritmi della partita. Il fatto che il tecnico sia convinto che questo aspetto di Lavia migliorerà quando avrà acquisito più fiducia, però, ci ricorda anche che questa, per il belga, è la prima stagione da professionista. Nelle partite seguenti a queste dichiarazioni Lavia sembra giocare con più fiducia; disputa due partite brillanti contro West Ham e Arsenal, ma il contesto intorno a lui è sempre più disfunzionale, con un Southampton ormai inesorabilmente avviato alla retrocessione.

Sicuramente gli ultimi mesi della sua prima stagione hanno mostrato la sua capacità di resistere anche a contesti non ottimali ma è credibile che, nelle prossime stagioni, avrà modo di maturare giocando in una squadra più adatta alle sue caratteristiche. Questa squadra, con ogni probabilità, sarà una delle big six. Il talento di Lavia, che è indiscutibile, ha inevitabilmente aumentato a dismisura l'hype su di lui, rendendolo un profilo ideale per molte grandi squadre che potranno anche sfruttare il fatto che la clausola in favore del Manchester City scatterà solo nell'estate del 2024.

La prossima scelta della carriera di Roméo Lavia, probabilmente, sarà quella decisiva per lanciarlo definitivamente al livello più alto del calcio europeo. Non è ancora pronto, chiaramente, per diventare un titolare di una grande squadra, ma sembra veramente vicino a esserlo. Per arrivare al livello più alto Lavia dovrà fare ancora qualche passo in avanti, ma per nessuno come per lui questi passi sembrano veramente alla portata.


  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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