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I calciatori del Manchester City si abbracciano dopo un gol
, 30 Maggio 2023

Il senso della stagione del Manchester City


Abbiamo intervistato Sam Lee, autore di The Athletic, per capirlo.

Con ancora negli occhi i primi 45 celestiali minuti della sfida contro il Real Madrid, domenica ci siamo di nuovo presi del tempo - necessario, quasi dovuto - per celebrare l'ennesimo titolo del Manchester City targato Pep Guardiola. Il campionato vinto quest'anno è il nono nella storia del club, il quinto negli ultimi 6 anni, il terzo consecutivo. A questa squadra però, chissà perché, noi e i nostri boriosi giudizi non siamo finora ancora riusciti a rendere del tutto il merito dovuto. Colpa probabilmente di quella Champions League che non è mai arrivata, per quanto possa essere stata vicina e, forse, anche meritata.

Quest'anno, però, quel traguardo sembra più vicino che mai. Alla finale di Istanbul mancano poco più di due settimane e anzi, per completare una stagione che andrebbe, nel caso, presa e consegnata alla leggenda di questo sport, il Manchester City potrebbe anche vincere la FA Cup e concludere un treble come solo i cugini dello United sono riusciti a fare in Inghilterra. Per parlare della stagione di questa squadra fantastica abbiamo avuto il piacere di intervistare Sam Lee, corrispondente di The Athletic per il Manchester City da 8 anni, probabilmente la persona più indicata al mondo per accompagnarci nel mondo dei blues e, prima di tutto, un giornalista preparato e professionale come pochi altri.

Sam, intanto grazie per averci concesso un po' del tuo tempo. L'anno scorso questa squadra, più o meno a questo punto della stagione, si era trovata in una situazione simile a quella odierna, in semifinale di Fa Cup e di Champions League, e con un titolo da difendere dalla minaccia del Liverpool. Sappiamo tutti come è andata poi, con De Bruyne e compagni che sono riusciti a conquistare "solo" la Premier League. Cosa è cambiato quest'anno?

È vero, l'anno scorso il City era in corsa ancora per tutti gli obiettivi a metà aprile, ma era una situazione completamente diversa. Guardiola dovette, in un certo senso, sacrificare la semifinale di FA Cup contro il Liverpool facendo forzatamente riposare gran parte dei suoi titolari, perché la squadra arrivava da uno sforzo fisico e mentale devastante, cioè la partita contro l'Atletico Madrid nei quarti di Champions. In campionato, poi, lo stesso Liverpool contese il titolo ai blues fino all'ultima giornata, costringendo il City a non poter trascurare nessuna partita nemmeno in Premier. Quest'anno lo scenario è stato decisamente migliore. In FA Cup pescare lo Sheffield United in semifinale ha semplificato le cose e il campionato è stato risolto con qualche giornata di anticipo.

E forse questa è anche una squadra diversa, più consapevole della sua forza e per certi aspetti anche meno presuntuosa. Siamo davanti al miglior City dell'era Guardiola?

Assolutamente sì. L'essere meno presuntuosa lo si deduce dal fatto che il Manchester City quest'anno ha [ri]scoperto il piacere di difendersi. Lo abbiamo visto contro Bayern, Real e, in alcune circostanze, anche nella partita di andata contro l'Arsenal. Questa squadra non ha quasi più vergogna di portarsi l'avversario in area o di concedere gli 1vs1. Lo ha fatto contro fuoriclasse come Vinicius Jr, Saka e Martinelli e ne è sempre uscita vincitrice. E poi, ovviamente, l'altra grande differenza rispetto agli anni passati si chiama Erling Haaland. Non solo per i 52 gol stagionali, ma perché adesso il City ha un'opzione in più in fase offensiva, cioè quella di poter ripartire velocemente. Riguardate il gol del norvegese proprio nella partita di Monaco: ci sono voluti solo circa 20 secondi dal rilancio di Stones dalla linea di fondo al gol di Haaland lanciato alle spalle della difesa avversaria. Una novità assoluta nel playbook di questa squadra rispetto al passato.

Chi è stato fino a qui il giocatore chiave di questa stagione? Al di là di Haaland e della solita splendida vecchia guardia, non credi che la catena di sinistra Aké-Gundogan-Grealish sia stata la vera roccia su cui si è poggiata la squadra, soprattutto nella seconda parte della stagione?

Io ho in mente due nomi su tutti. Gundogan, l'hai menzionato anche tu, è un giocatore unico. Fa tutto quello che gli chiedi nel modo più giusto, è fondamentale in fase di possesso; il migliore sulle seconde palle; tenace anche nel correre all'indietro e aiutare i compagni in fase difensiva. Io non credo ancora che questo giocatore abbia il credito che merita, e non so se mai lo avrà. Poi Rodri, che insieme ad Haaland credo che sia stato davvero il "player of the year". Ha giocato ad un livello fantastico, ma è la costanza del suo rendimento a lasciare sbalorditi. Gioca sempre e lo fa sempre in modo incredibile. Certamente poi possiamo menzionare la grande stagione di Ruben Dias, Aké, Grealish e tanti altri. De Bruyne ha avuto annate migliori, ma nelle notti che contavano è stato determinante, così come Bernardo.

Sempre rimanendo alle questioni di campo, la cessione di Cancelo a gennaio può essere definita uno dei turning point della stagione? È stata questa una decisione che era nell'aria o è successo tutto all'improvviso?

Non ho idea se l'uscita di Cancelo fosse in qualche modo già stata messa in preventivo. So per certo che alcuni comportamenti del portoghese non erano più tollerabili, e Guardiola non voleva che tutto questo potesse ripercuotersi sul gruppo squadra. Quindi, una volta arrivata l'offerta del Bayern, e una volta verificata la volontà del giocatore, l'operazione è stata chiusa anche abbastanza in fretta. È stato questo anche un modo per Guardiola per mandare un segnale allo spogliatoio. Cancelo avrebbe potuto trovare "alleati" tra i più scontenti, tra chi avesse giocato meno o anche per altri motivi. Con la sua cessione Pep ha ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che a comandare era sempre e solo lui. Quindi si, è stato un turning point della stagione, sia dal punto di vista tattico sia per questioni che non necessariamente riguardavano il campo.

A proposito di turning point, quali sono state le partite più importanti lungo il percorso? Penso anche a quelle - poche - che non sono andate bene, come quella al City Ground contro il Forest in cui tramontò forse definitivamente l'idea di utilizzare Bernardo come laterale sinistro difensivo in fase di non possesso.

Certamente quella partita ha fatto scattare qualcosa, nel senso che la squadra si è accorta che era arrivato davvero il momento in cui non si potevano più lasciare punti per strada, vista la corsa senza soste dell'Arsenal. Ma in generale non è stata una stagione da "partite decisive". Le chiavi sono state altre: l'uscita di Cancelo come detto; la notizia del procedimento giudiziario che potrebbe colpire il club nel futuro che ha compattato il gruppo. Insomma, non ci sono stati veri e propri momenti sliding doors. A mio avviso, le tre vittorie più importanti sono state quelle messe in fila contro Lipsia, Burnley e Liverpool, a cavallo dell'ultima sosta per le nazionali. Tre goleade - 17 reti in totale - contro squadre che venivano a prenderti alto e contro le quali il Manchester City ha trovato forza e piacere nell'attaccare con tanto campo a disposizione. Ecco, quelle possono essere state tre partite in cui la squadra ha avuto una spinta in più anche a livello di fiducia.

Julian Alvarez è stato un acquisto fantastico, anche pensando al prezzo del suo cartellino. Quale può essere il suo futuro in questa squadra? Sarà veramente lui il De Bruyne del futuro, così come sta cercando di impostarlo Guardiola?

Io credo che non dobbiamo concentrarci troppo sul ruolo che Guardiola ha pensato per Alvarez, ma più che altro su come Pep stia cercando di migliorarlo in tutti gli aspetti del suo gioco. Guardiola vuole che nel suo reparto offensivo ci siano due giocatori da soluzione "diretta" - Haaland e De Bruyne appunto - e altri 4 giocatori più "di possesso". Alvarez è un giocatore diretto e quindi in questo momento è perfetto perché può essere il primo cambio di entrambi. Ma in futuro il City potrebbe cambiare il modo di giocare, e Alvarez dovrà essere pronto per ogni soluzione. Anche perché, al di là delle voci che circolano, lui dopo il Mondiale ha firmato il prolungamento del contratto e quindi credo che lo vedremo con questa maglia a lungo. Ah, e per quel ruolo da "next De Bruyne" io due cent su Foden li giocherei...

Ragionando sui prossimi impegni così importanti, come pensi che Guardiola possa gestire le energie fisiche e mentali della sua rosa in queste settimane? Vedremo quello che ormai può essere considerato il suo "once de gala" anche nella partita di Wembley contro lo United?

Assolutamente. Tutto fa pensare che la stessa squadra vista contro il Real sarà riproposta sia contro lo United sia contro l'Inter. Ma attenzione, sempre di Guardiola stiamo parlando: se lui pensa che per battere una di queste due squadre ci sia bisogno di qualcosa di diverso, non stupitevi se magari ci saranno variazioni. Io credo che contro il Brentford vedremo più o meno quello che ormai possiamo definire il suo "once de gala", sia per una questione di ritmo, perché anche il troppo riposo può essere dannoso, sia per una questione mentale. Guardiola ha detto chiaramente che quello che ha aiutato di più i suoi ragazzi a vincere le partite, nell'ultimo periodo, è stata la situazione di pericolo, il non poter permettersi passi falsi vista la corsa dell'Arsenal. Ecco, proprio per questo motivo mi aspetto una squadra già sul pezzo nella partita di oggi contro il Brentford [N.B. Questa intervista è stata realizzata prima di Brentford-Manchester City, che si è giocata domenica e che il Brentford ha vinto 1-0, ndr]. Guardiola, dopo il Chelsea, in conferenza è sembrato molto provato, quasi esausto. Questa settimana di riposo potrebbe aver fatto bene a tutti, ma il rischio che non si vuole correre è quello di non sapere riattaccare la spina proprio nel momento clou della stagione.

Per finire, due parole sull'unica nuvola nera sul cielo azzurro di Manchester. Quanto si parla del procedimento che la Premier League ha aperto nei confronti del club? Come e con quali tempistiche pensi verrà risolta la questione?

Il club è stato bravissimo a gestire la questione all'interno del gruppo squadra. Ai giocatori è stato detto di non pensarci troppo, perché non erano accuse che li riguardavano direttamente. Guardiola ha, poi, usato l'espediente per compattare il gruppo in un momento delicato dal punto di vista dei risultati sul campo. Adesso della cosa si parla veramente poco all'interno del gruppo, anche se capisco che all'esterno possa essere un argomento caldo. Sarà un processo lungo, e il club ha già dichiarato di essere innocente per ogni capo d'accusa. Non so come finirà, ma per ora paradossalmente dalla questione ne sono stati tratti solo gli aspetti positivi.


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

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  • Milano. Iscritto all’albo dei Match Analyst LongoMatch. Diplomato al Liceo Scientifico, nonostante l’orale della maturità sostenuto il giorno dopo la finale di Berlino. Laureato in Scienze Politiche. Malato di calcio. Al primo appuntamento ho portato la mia ragazza a vedere il derby della Mole, quello dell’eurogol di Bruno Peres. Stiamo ancora insieme.

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