Logo sportellate
, 29 Maggio 2023

Erasmus: Coventry City-Luton Town


La partita che ha deciso l'ultima squadra della prossima Premier League.

"Erasmus" è la rubrica del lunedì in cui vi raccontiamo una partita frizzante dal weekend di calcio internazionale. Se vi siete perso gli episodi precedenti, li trovate qui.

Ci sono quei giorni di fine anno scolastico che sanno già di vacanze senza esserlo ancora. Sono quei momenti in cui si tirano le fila e, vuoi per il sole e il sapore di gelato o vuoi per le feste in piscina del compagno ricco, si vagheggia, guardando la realtà e immaginandosela più piacevole di quello che è. Un sogno bellissimo, ma che nasconde una smorfia lì, dietro l'angolo, se pensi agli insetti che ti ronzeranno a bordo vasca o alla fontanella guasta da cui non puoi ingollare sorsi di oro blu. Coventry City-Luton Town non è forse questo? La finale di Play-off di Championship, in fondo, non è questo?

Entrambe le squadre si portano dietro dei soprannomi veramente belli, che rendono impossibile scegliere realmente un preferito. Da un lato il Coventri, gli Sky Blues o i Singers, che a un Robins devono un periodo rivoluzionario della propria storia e a un altro Robins, seduto in panchina dal 2017 e firmatario di un rinnovo di contratto sino al 2027, devono una cavalcata che li riporterebbe in Premier dopo 22 anni. Dall'altro lato il Luton Town, gli Hatters, seguiti da un fiume arancio che ricorda i tifosi di Max Verstappen in giro per i circuiti di Formula 1. Il Luton che, 15 anni fa, ha subito una penalizzazione di 30 punti per inadempienze economiche e sino al 2014 ha visto fin troppo spesso il calcio dei dilettanti. Da un lato un logo con un elefante che sorregge un castello e, ai lati, l'Aquila Nera di Leofric a rappresentare le famiglie medievali della città e una Fenice dorata a simboleggiare la rinascita dopo il Bombardamento da parte della Luftwaffe del 1940. Dall'altro, un cappello di paglia sovrastante uno scudo quadripartito con al centro un'ape (l'operosità degli abitanti) e nei quadranti un fascio di grano (agricoltura e materia prima per cappelli), un alveare (che simboleggia l'operosità dei cappellai), una rosa (un riferimento a Sir John Napier, barone di Luton) e un cardo (simbolo della Scozia, terra natia di Napier).

https://twitter.com/Coventry_City/status/1662469956552802304?s=20
Il terzultimo della lista è nato in Brasile ma cresciuto in Olanda. Ha partecipato direttamente a 8 gol nelle ultime 7. Così.
https://twitter.com/LutonTown/status/1662469977788796930?s=20
Sulla parabola di Pelly-Ruddock Mpanzu ci sarebbe da aprire un capitolo a parte.

La partita ha giù una notevole dose di romanticismo (a detta dei protagonisti stessi) già solo se si pensa che entrambe le squadre, cinque anni fa, erano in quarta divisione. Il Coventry, in Premier League, ritroverebbe Aston Villa e Wolverhampton, rivali negli anni Settanta e mai più riviste nel nuovo millennio; il Luton lascerebbe i grandi rivali del Watford da soli in Championship con la beffa ulteriore di vedere la promozione arrivare con in panchina Rob Edwards, l'allenatore che il Watford aveva cacciato a inizio stagione dopo un inizio difficile. Entrambe le squadre si dispongono con una difesa a tre: 3-4-3 il Coventry, e 3-5-2 il Luton. Sullo sfondo c'è Wembley con 85.700 tifosi a creare un contrasto cromatico che più si addice a una GMG che a una partita di calcio. Il Luton si schiera sul cerchio di centrocampo abbracciato, come per prepararsi a un minuto di silenzio. Niente di tutto questo. Un palloncino celeste sorvola le loro teste. Si parte.

Il Coventry imposta con un 3+2 scolastico, in cui i due attaccanti del Luton si adagiano nei mezzi spazi e le due mezzali seguono con riferimento a uomo i due centrocampisti centrali. Nemmeno 5 minuti e Osho porta in vantaggio il Luton con quelle deviazioni su calcio d'angolo che entrano in rete per pura inerzia, ma per un piede il difensore è oltre l'ultimo difensore dei Singers. Tempo di controllare al VAR e il gioco si interrompe di nuovo. Lo stesso Osho si sbraccia a richiamare l'attenzione della panchina. Capitan Tom Lockyer è accasciato a terra. Nessuno l'ha colpito immediatamente prima. Wembley è in silenzio. Rob Edwards riunisce i suoi a metà campo, con una calma olimpica, quasi inquietante. Entrano 3 barelle, come se una non fosse sufficiente. Tutti tornano a respirare, anche se colui che è stato nominato Giocatore dell'Anno dai propri tifosi e che ha realizzato una delle reti decisive nella semifinale col Sunderland è costretto ad abbandonare il terreno. Al suo posto entra Reece Burke, petto da buttafuori di una discoteca londinese, piazzato come braccetto di destra mentre Osho scivola in mezzo al terzetto difensivo.

300 secondi. Tanto è bastato a trasformare Coventry-Luton in una finale di lancioni, strappi e cose oggettivamente brutte fatte con la palla tra i piedi. A fare lancioni sembra essere a più agio il Luton, col mancino buggato di Alfie Doughty e le sponde aeree di Elijah Anuoluwapo Oluwaferanmi Oluwatomi Oluwalana Ayomikulehin Adebayo, punta cresciuta nel mito di Henry e Ibrahimovic ma che ai tempi dello Swindon Town ha passato un biennio a cercare di diventare un centrale difensivo perché era grosso. Fatto sta che il nostro Elijah a metà primo tempo si trasforma in un cosplay di Duván Zapata, raccoglie il lancio di Doughty sul centrosinistra, fa a spallate con McNally e lo fa impazzire, facendogli un sombrero. recuperando col destro e girandogli intorno, lo taglia definitivamente fuori al limite dell'area con una Ronaldo chop e appoggia un bel cutback per Jordan Clark. Questi entra in area e scarica un sinistro sul primo palo: 0-1.

https://twitter.com/VULGAOTT/status/1662494467964780550?s=20

Marvelous Nakamba, che ha un nome molto bello e ha incontrato svariate volte il Principe Harry per promuovere la fondazione con cui cerca di aiutare il popolo zimbabwese, ha un compito abbastanza ingrato: impedire che il pallone arrivi a Victor Gyökeres, centravanti del Coventry da 21 gol nella stagione regolare. L'ex Aston Villa ci riesce incredibilmente bene: Gyokeres non riceve mai in area di rigore e, di conseguenza, gli Sky Blues non sembrano veramente mai in grado di fare male. Adebayo spreca un paio di ghiotte occasioni, quasi in solidarietà col centravanti avversario.

Wembley si trasforma, in partite come queste, in un campo troppo grande per soli 22 esseri umani. Le porte diventano gigantesche; gambe e braccia si accorciano; gli spazi si dilatano e i palloni si appesantiscono. Alla prima palla che il Coventry tocca in area, Gustavo Hamer - eroe della semifinale con il Middlesbrough - si coordina malissimo e non riesce a convertire su un cross sbucciato da Horvath. Il primo tempo si chiude con qualche giocata non propriamente elegante di Carlton Morris e alcune sortite da giocatore buggato su FIFA di Brooke Norton-Cuffy, ovviamente conclusesi con un nulla di fatto. All'intervallo arriva la notizia che Lockyer sta bene ed è cosciente, con grande sollievo di tutti.

"Let's all sing together / Play up, Sky Blues / While we sing together / We will never lose / Tottenham or Chelsea, United or anyone / They shan't defeat us / We'll fight till the game is won! / City! City! City!". I tifosi Singers tengono fede alla propria natura. Sovrastano il fischio con cui Michael Oliver dà il via al secondo tempo. Il Luton ha paura di vincere, il Coventry ha paura di perdere. Il Luton ha un atletismo da Premier ma l'ingenuità delle gambe che tremano, il Coventry ha la spinta dell'attaccare nella metà campo dei 40.000 arrivati dalle West Midlands ma non sembra una squadra fatta per saper segnare. Adebayo continua a vincere duelli aerei e Horvath inizia a seminare il panico tra i tifosi del Luton con alcune uscite tra lo scellerato e l'irrispettoso. A metà secondo tempo, sotto la curva del Coventry, l'esterno sinistro appoggia lungo per l'attacco alla profondità del centravanti che, rientrando verso il centro con la conduzione di destro, serve il rimorchio della mezzala. No, non è il replay del vantaggio del Luton. È l'1-1 del Coventry, firmato ancora da Gus Hamer. Equilibrio ristabilito, come nei confronti diretti stagionali, ma lo sprone è dato in direzione opposta, come se Wembley pendesse da un lato e segnare in una porta sia naturale mentre dall'altra parte è il mondo stesso a impedirtelo.

Non ce la sentiamo di negare.

Hamer si infortuna, esce tra lacrime non di dolore ma di dispiacere. Esce anche il mancino e tutto il resto di Doughty, e conterebbe poco se non fosse che entrasse un altro fantastico nome della rosa del Luton, Wilfred Oluwafemi Onyedinma. Sino al 90' succede gran poco di somigliante al giuoco del calcio, ma ormai la palla rimbalza da un fascio di nervi all'altro. Pure i tempi supplementari si trasformano in uno stillicidio (per citare Allegri) dove il pallone sembra provocare sofferenza concreta e fisica. L'unico sussulto arriva quando il Luton trova il nuovo vantaggio ma è chiaro sin da subito, per la seconda volta nella gara, che la gioia sarà un urlo strozzato in gola, stavolta per colpa del braccio destro di Joe Taylor. Inevitabile arrivare alla serie dal dischetto, maniera altrettanto crudele per mettere fine senza pietà a un'agonia che nessuno vorrebbe terminare che nemmeno l'Homo homini lupus plautino può contemplare. Non contano i 10 punti di differenza in favore del Luton costruiti in stagione regolare. Ci si gioca tutto qui e ora.

https://twitter.com/Highlights360/status/1662534024177352705?s=20
Dal prato di Wembley...
https://twitter.com/LutonTown/status/1662547494012698625?s=20
... e da un lettino d'ospedale con la famiglia al seguito.

Si tira sotto i tifosi del Luton. Una marea arancione, ci si aspettano tulipani e invece sul cuore ci sono rosa e cardo. Segnano tutti i primi 11, chi con più stile chi con decisamente meno. Sul dischetto si presenta il dodicesimo della lotteria, subentrato nel Coventry all'inizio dei supplementari. Sheikh Mohamed Fankaty Dabo paga probabilmente lo scotto di avere un nome troppo bello per non essere nel Luton, sparando il destro direttamente nella tribuna di Wembley. Lacrime, maglie di capitan Lockyer al cielo: il Luton Town è in Premier League.


  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

pencilcrossmenu