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I giocatori del Dortmund festeggiano dopo un gol
, 27 Maggio 2023

Il Dortmund è rinato dalla proprie ceneri


Novanta minuti dividono il Borussia dalla vittoria della Bundesliga.

La traiettoria del Borussia Dortmund ha raggiunto un nuovo apice. Dopo annate particolarmente difficili, i giallo-neri sono tornati a competere col Bayern e adesso, a 90’ dalla fine della Bundesliga, basta loro una vittoria nella partita di questo pomeriggio contro il Mainz per assicurarsi il titolo, il primo da 11 anni.

La rinascita del Dortmund è arrivata in una delle stagioni più particolari della loro storia recente. L’addio di Erling Haaland e il ritorno in panchina di Edin Terzic, allenatore che conosce bene il BVB ma con un curriculum quasi tutto da scrivere, avevano illuso che questo sarebbe stato l’ennesimo anno di rodaggio, ma così non è stato. Allentando le pressioni e sfruttando le difficoltà auto-generate dal Bayern, il Borussia è riuscito a prendersi la testa della Bundesliga e a presentarsi all’ultima partita della stagione da padrone del proprio destino. Terzic è riuscito lì dove i tanti successori di Klopp si sono fermati: ha allentato e allontanato le pressioni da una squadra sì giovane, ma che ha saputo compattarsi dietro due totem come Marco Reus e Mats Hummels.

Eppure la stagione non era iniziata nel migliore dei modi. Tanto per motivi calcistici quanto, purtroppo, per motivazioni extra-campo, il Borussia si era trovato ai blocchi di partenza con una rosa abbastanza deficitaria. Sebastian Haller, il colpo dell’estate nonché quel giocatore che avrebbe dovuto lenire la ferita causata da Haaland, è stato costretto a saltare gran parte della stagione a causa di un tumore maligno diagnosticatogli lo scorso luglio. Poi Haller è tornato in campo a gennaio e adesso il tempo potrebbe regalarci una delle storie sportive più belle del 2023.

L’uomo che conosce la Dortmund giallonera

È difficile non riconoscere i meriti di Terzic dietro l’annata del Dortmund. Un tecnico che è stato abile a forgiare il gruppo sulle avversità e a condurlo in una lunga cavalcata che, a prescindere da come andrà a finire, ha rilanciato l’immagine del Dortmund. Quando, nel 2010, Terzic venne assunto nello staff dell’Under 19 del Borussia, Jurgen Klopp sedeva sulla panchina della prima squadra. Durante i due trionfi consecutivi in Bundes del BVB nel 2011 e 2012 e la dolorosa finale di Champions contro il Bayern, il tecnico tedesco-croato ha continuato il suo percorso nelle formazioni giovanili giallonere raggiungendo la panchina dell’Under 16. Nel 2013 le loro strade si sono divise ma la sensazione era che fosse più un arrivederci che un addio. Gli incarichi di Terzic al Besiktas come vice e al West Ham come collaboratore tecnico sono sembrate esperienze interlocutorie nell’attesa del momento in cui il Dortmund lo avrebbe ricontattato. E così è stato. Nel 2018 Lucien Favre lo ha scelto come secondo in quella che è stata l’ultima vera grande annata del Borussia, terminata al secondo posto dopo un girone d’andata dominato per lunghi tratti.

Il mancato successo in quel campionato, però, logora i rapporti tra Favre e la dirigenza e, soprattutto, tra tecnico e squadra. È allora che Favre viene esonerato e Terzic incaricato di fare da traghettatore, per provare a ricucire una toppa che giorno dopo giorno stava assumendo le dimensioni di un cratere. Terzic riesce in effetti a fare un lavoro encomiabile, riuscendo a riportare la calma e, soprattutto, a vincere la DFB Pokal, quattro anni dopo l’ultima volta. Quando nella stagione seguente la panchina viene affidata a Marco Rose, protagonista di diverse ottime stagioni con l’altro Borussia, il M’Gladbach, Terzic fa nuovamente un passo indietro ed entra nella dirigenza del BVB al fianco di Michael Zorc e Sebastian Kehl nel ruolo di direttore tecnico. La stagione però non va bene e il progetto Rose naufraga presto.

Le aspettative per il 2022/23 sono molto basse: il Borussia ha perso il suo centravanti mostruoso, Erling Haaland, ed è ancora alla ricerca di una guida tecnica in grado di dare nuova energia ad una piazza esigente. Per ripartire, la dirigenza fa una scelta poco usuale per gli standard italiani ma non così strana in Germania: sceglie il nuovo tecnico internamente alla società. Naturalmente, si tratta di Edin Terzic, che a Dortmund è benvoluto da tutti.

Fin da subito il tecnico consegna le chiavi della squadra ai tre giocatori più importanti: Jude Bellingham, centrocampista che attende la consacrazione definitiva, Marco Reus, capitano e simbolo del BVB, e Mats Hummels, a cui viene chiesto di fare da chioccia a Nico Schlotterbeck in attesa del rientro di Niklas Süle infortunato. Una volta stabiliti i leader, lo schieramento tattico si disegna da sé: Terzic opta per una linea di quattro difensori a protezione della porta difesa da Gregor Kobel; un centrocampo composto da Bellingham e da un giocatore più ancorato che permetta all’inglese di svariare in lungo e in largo; una batteria di tre trequartisti capaci di arrivare da zero a cento in un lampo e di ricamare arte calcistica; e infine un numero 9, la casella che però Terzic ha forse più problemi a riempire. L’assenza di Haller costringe alla rotazione di Moukoko e Modeste, ma nessuno dei due convince mai del tutto. Poco male, visto che a compensare ci pensano i trequartisti con i loro numeri straordinari.

Le prima parte della stagione del Dortmund è buona ma non così esaltante. Il BVB arriva alla pausa per il mondiale avendo disputato un buon girone di Champions, in cui si è classificato secondo dietro il Manchester City, ma in Bundesliga le cose non sono andate così bene. Venticinque punti in quindici partite sono lo scarno bottino di una squadra quinta in classifica, distante ben 9 lunghezze dal Bayern e due dal quarto posto. Durante il mondiale, però, deve succedere qualcosa di cui nessuno, tranne giocatori e staff, è a conoscenza, altrimenti non si spiega l’exploit che si verifica alla ripresa: otto vittorie consecutive che rilanciano la candidatura del Borussia al titolo, passaggio del turno in DFB Pokal e, soprattutto, 1-0 contro il Chelsea nella gara d’andata degli ottavi di Champions League. Poi i Blues ribaltano il risultato al ritorno e il Lipsia elimina i gialloneri dalla coppa, ma in campionato il Dortmund mantiene la marcia e rafforza la sua posizione davanti al Bayern.

Un’altra pausa per le Nazionali si rivela cruciale per la stagione del BVB, anche se stavolta in modo indiretto. Con un colpo di scena che si rivelerà una delle scelte più disastrose degli ultimi anni, a marzo il Bayern Monaco esonera Julian Nagelsmann e sceglie Thomas Tuchel. È un momento spartiacque della stagione, ma al Signal Iduna Park non possono ancora saperlo. Anzi, il Klassiker di ritorno, giocato in Baviera il 1° aprile, si rivela una mattanza – il Bayern è avanti 4-0 al 50’, prima che il Dortmund riesca a rimontare due gol – e gli uomini di Terzic tornano rassegnati al proprio destino di eterni secondi.

Ancora non sanno che quello sarà il canto del cigno del Bayern. Da quel momento i bavaresi infilano una serie di disfatte clamorose: escono in Pokal contro il Friburgo e in Champions contro il City; soprattutto, però, fanno tredici punti in sette partite di Bundes, quattro in meno degli uomini di Terzic, che dopo lo scivolone del Bayern contro il Lipsia di domenica scorsa tornano primi in classifica. Non si sa cosa succederà negli ultimi novanta minuti ma è sicuro che delle emozioni così forti a Dortmund non le provavano da tanti anni.

La consacrazione di Jude Bellingham

Quando si parla di Bellingham è necessario ogni tanto fermarsi per ricordare, pur essendo già un fuoriclasse del suo ruolo, non ha ancora vent’anni – li compirà il prossimo 29 giugno. L'ex Birmingham è già alla terza stagione da protagonista con il BVB e sembra destinato a diventare la spina dorsale del Real Madrid per almeno i prossimi dieci anni. Madre natura gli ha donato il talento, lui ci ha costruito sopra un meccanismo quasi perfetto che lo ha già proiettato sul monte Rushmore dei centrocampisti inglesi. È indubbiamente il miglior giocatore del Borussia e se la sua storia in giallonero dovesse concludersi alla fine della stagione, sarebbe bellissimo lo facesse con il trionfo in Bundesliga. Arrivato come potenziale crack, ormai è un talento generazionale capace di fare più o meno tutto in entrambe le fasi. Ha ancora tanto tempo per limare quei piccolissimi ed impercettibili errori e trasformarsi in quel giocatore totale che sembra destinato a diventare.

La sensazione è che possa esserci un prima e un dopo Bellingham nell’interpretazione del ruolo di mezzala. Se già da tempo si richiede ai centrocampisti di combinare alle qualità tecniche quelle fisiche, lui è in grado di andare oltre. La sua capacità di essere contemporaneamente ed in maniera efficiente un regista, un box-to-box, un rifinitore e un mediano ci permette di capire in che direzione si sta muovendo l’evoluzione calcistica. Offensivamente sa fare più o meno tutto: tra i centrocampisti europei è nel 97esimo percentile per xG prodotti su azione (0.24 per 90 minuti, tutti i dati sono Fbref); nel 94esimo per tiri totali (2.04 a partita) e nel 93esimo per le azioni che portano ad un tiro (4.01). In fase di costruzione è altrettanto eccezionale: 8.18 passaggi progressivi (94esimo percentile) e 3.06 conduzioni progressive per 90’ (92esimo percentile), 2.63 dribbling riusciti (99esimo) e 3.60 tocchi in area di rigore avversaria (98esimo). Se a questo si aggiungono i 2.47 tackles riusciti, gli 1.30 palloni intercettati e le sue splendide letture difensive, si ha l’idea della completezza del talento di Bellingham. Un giocatore che sa fare tutto davvero, al di là di ogni frase fatta.

L’epopea di Julian Brandt

La stagione 2018/2019 aveva già consegnato alla storia un trequartista di una bellezza abbagliante. L’ultimo ballo di Julian Brandt con la maglia del Bayer Leverkusen era stata una meraviglia di cui troppo spesso ci si dimentica. Lo aveva riempito coi suoi dribbling di una semplicità disarmante, con le sue qualità tecniche fuori scala e, soprattutto, con 10 gol e 17 assist in 43 partite. Cifre che avevano convinto il Borussia Dortmund a puntare su di lui investendo una cifra tutto sommato ragionevole, 25 milioni di euro. Gli inizi in maglia giallonera, però, sono stati particolarmente difficili. Limitato tatticamente da un sistema che lo costringeva a giocare diversi metri più indietro rispetto a come era abituato a Leverkusen, aveva alternato momenti positivi e momenti negativi nelle prime due annate. In particolare la stagione 20/21, quella terminata con Terzic a fare da traghettatore, era stata particolarmente infelice: basti pensare che nella finale di DFB Pokal, la partita più importante della stagione, Brandt era subentrato a neanche un minuto dalla fine.

La sua traiettoria in giallonero sembrava compromessa ma già dall’anno dopo le cose sono mutate. Marco Rose è riuscito a dare fiducia a Brandt, e lui lo ha ripagato con 9 gol e 8 assist in Bundesliga. Lo stesso bottino di questa stagione. Da quella fiducia Brandt è ripartito cercando la costanza che mai aveva trovato in carriera. Terzic lo ha responsabilizzato ancora di più, e lo ha reso un titolare indiscusso ancor prima di trovargli una sistemazione fissa: ha giocato molto al centro della trequarti ma anche su entrambe le fasce. Se il BVB è a un passo dal titolo, è anche grazie alle prestazioni brillanti di Brandt.

Il lavoro fatto da Terzic su di lui, così come su Donyell Malen, è encomiabile: lavorare in un contesto di reciproca fiducia è di per sé importante, ma aver infuso fiducia a una squadra reduce da annate molto dure è stata una delle chiavi del successo di questa stagione, indipendentemente da come andrà a finire. Arrivato a 27 anni, Brandt sembra aver raggiunto quella maturità calcistica che tanto ha ricercato, e si appresta adesso ad entrare in una seconda parte di carriera che potrebbe essere ancora più intrigante della prima. La possibilità di diventare campione di Germania per la prima volta, ad esempio, è qualcosa che darebbe lustro al suo palmarès.

Il lieto fine di Sebastian Haller

“Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti”. Una frase che sembra scritta per Sebastian Haller, passato in pochi mesi la scorsa estate dalla gioia incontenibile per il trasferimento al Dortmund allo sconforto più totale per una diagnosi di tumore maligno ai testicoli. Il mondo del calcio si è stretto attorno a lui nel più affettuoso degli abbracci e lo ha accompagnato in un percorso fatto di due interventi chirurgici. Quello che doveva essere il momento più importante della sua carriera si è trasformato in uno dei più duri della sua esistenza. C’era qualcosa di troppo più importante in ballo. Il rispettoso silenzio che ha accompagnato la sua lunghissima convalescenza è stata la colonna sonora di un percorso di riabilitazione che infine ha riportato Haller sul campo da calcio. Al di là di ogni retorica, dopo aver superato due interventi e ottenuto il via libera dai medici, deve essere stato uno stimolo gigantesco per Haller tornare a giocare a calcio.

Il 22 gennaio del 2023 Sebastian Haller torna in campo. Il 4 febbraio torna a segnare nella larga vittoria sul Friburgo. Da quel momento si è ripreso il posto da titolare e nell’ultimo mese e mezzo è stato semplicemente incontenibile: 6 gol e 4 assist in 445 minuti, in pratica una contribuzione diretta al gol ogni frazione di gioco. Si è caricato la squadra sulle spalle nei momenti più difficili e la scorsa domenica ha dimostrato quanto voglia alzare al cielo questo Meisterschale. Dopo la sconfitta del Bayern con il Lipsia, il Borussia era chiamato alla vittoria contro l’Augsburg. Un avversario di caratura inferiore, ma si sa che in queste partite la pressione può giocare brutti tiri. E infatti uno scialbo primo tempo termina sullo 0-0. Il rischio di rimanere impantanati in un pareggio che aumenterebbe i rimpianti è alto. La seconda frazione riparte con lo stesso ritmo della prima, la tensione è palpabile tanto sui volti dei giocatori quanto sulle facce dei tifosi del Dortmund giunti in massa alla WWK Arena. Al 53’, puntuale, il destino si presenta alla porta: Emre Can traccia un fendente rasoterra che squarcia l’area di rigore e supera un Koubek gigantesco fino a quel momento. Ma dove non arrivano i guantoni del portiere dell’Augsburg arrivano i pali: la sfera sbatte sul legno e viene ricacciata in campo in quello che avrebbe potuto rivelarsi uno dei turning point più incredibili di questa Bundesliga.

Nei cinque minuti successivi sono più i passaggi sbagliati che quelli riusciti. Donyell Malen, autore di un finale di stagione da protagonista, non riesce ad accendersi in alcun modo. Butta dentro qualche pallone ma senza convinzione e la difesa padrona di casa è impeccabile. Al 58’ il copione è lo stesso: Malen la mette dentro e Bauer allontana, non benissimo. Su quel pallone si fionda Haller. Il controllo orientato è una dichiarazione di intenti. Lascia Bauer sul posto e, prima ancora che il centrale possa capire cosa stia succedendo, incrocia il tiro sul palo opposto, lasciando Koubek a terra. È apoteosi. Una storia così bella da scriversi da sola e che a 90 minuti dalla fine della Bundesliga può regalare un lieto fine tra i più dolci della storia del calcio.

Marco Reus, premio alla carriera

Il volto del Dortmund negli ultimi dieci anni, però, è stato quello di Marco Reus. Lui l’unica costante di una rosa che anno dopo anno perdeva i pezzi migliori. Prima è stato il turno di Mario Götze, poi dell’amico fraterno Robert Lewandowski e, di recente, di Erling Haaland. Il trequartista tedesco, che non ha mai nascosto il suo amore per i colori giallo-neri tanto da incarnare in campo il motto del Borussia “Echte Liebe” (eterno amore), è rimasto sempre la colonna portante della squadra. Nonostante i continui infortuni abbiano minato una carriera che avrebbe potuto raggiungere vette ancora più alte, vederlo in campo è sempre uno spettacolo. I tanti guai fisici e le esigenze di una squadra che ad ogni mercato veniva rivoltata come un calzino lo hanno costretto a ridisegnare il suo stile di gioco. Reus, però, si è sempre calato con professionalità in ogni ruolo che gli è stato richiesto. Al suo palmarés manca ancora un titolo importante: dopo aver vinto due volte la DFB Pokal e in tre occasioni la Supercoppa di Germania, è arrivato il momento di alzare il Meisterschale, e farlo da capitano della squadra per cui tifa fin da bambino sarebbe una gioia senza eguali.

(Foto: Kicker)

Mancano ancora 90 minuti alla fine del campionato e non bisogna pensare che sia tutto già scritto. Quando nel 2018/19 il BVB era vicino a vincere il campionato, un infortunio (molto leggero rispetto ad altri patiti in carriera) aveva costretto Reus a saltare tre partite decisive in cui arrivarono due pareggi contro l’Hoffenheim e soprattutto contro il Norimberga, retrocesso come ultimo a fine stagione. Adesso tutto è nelle mani del Borussia e Reus è ben consapevole che, arrivato a 33 anni pieno di acciacchi, questa potrebbe essere l’ultima occasione per definire la sua legacy. Laurearsi campione di Germania sarebbe un meraviglioso premio alla carriera per un giocatore fantastico che ha deciso di diventare la bandiera di un club glorioso – da cui era statao scartato in un provino per le giovanili, prima di essere riacquistato dall’altro Borussia – e che in questo modo potrebbe definitivamente cementificare il suo mito. Non sono i trofei a rendere grande un giocatore ma questa storia è stata così intensa da meritarsi di chiudersi in bellezza.

Quest’oggi il muro giallo sarà una bolgia ancora più infernale del solito. Il Signal Iduna Park indosserà l’abito buono delle giornate di festa e tutto sarà pronto per una giornata che si preannuncia memorabile. Ma il Dortmund che è arrivato a questo punto è una squadra che nelle massime difficoltà è riuscita a non perdersi e che dopo anni di delusioni difficili da smaltire è tornata nuovamente ai livelli che merita. Novanta minuti lo dividono dalla gloria, ma il Borussia ha riscoperto in questa cavalcata la sua identità e questo è già un successo indipendentemente da come andrà a finire.


  • Nato nella torrida estate romana del 1996, studente di Storia contemporanea e appassionato di cinema. Crede che stoppare il pallone con la suola sia il requisito minimo per giocare ad alti livelli.

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