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Boulaye Dia esulta dopo un gol
, 23 Maggio 2023

Essenziale come Boulaye Dia


L'attaccante della Salernitana è uno dei migliori del campionato.

Boulaye Dia. Da leggersi rigorosamente Boulayè Dià. L’assonanza della doppia vocale accentata che ti entra in testa e non se ne esce più. Un motivetto che, neanche a dirlo, si è trasformato in musica. I tifosi della Salernitana gli hanno dedicato un coro, sfruttando This Girl di Kungs, che lo speaker dell'Arechi mette dopo i gol: nessun testo, nessun artificio, soltanto il ritmico ripetersi del suo nome e del suo cognome, mutuando l'idea che a Liverpool avevano avuto con Gini Wijnaldum.

Un nome che, con la sua controparte cantata, evoca un legame intimo col pubblico. Un legame che non necessita di costruirsi nel tempo, né è schiavo di gol o assist. È un legame naturale, genuino. Una sorta di imprinting twilightiano. Lo vedi galoppare per il campo e vorresti correre al suo posto. O, meglio, accanto a lui. Lo vedi segnare e vorresti abbracciare quel tuo amico che si sta realizzando, condividere con lui la gioia di un traguardo raggiunto. Perché Boulaye Dia è lì, a portata di mano; gioca per sé ma è di tutti.

Legge di Murphy

Nato e vissuto in Francia, all’età di 12 anni vede il suo primo, vero provino per il Saint-Étienne sfumare a causa di un guasto meccanico all’auto di suo padre. Dia prosegue la trafila nelle giovanili dell’Olympique Lione, dove viene notato dall’allenatore dell’epoca Pascal Moulin. Sembra tutto risolto, l’incidente di anni prima una mera deviazione dalla strada maestra, quando l’aggravarsi della salute del padre lo costringe al ritorno nella città natale di Oyonnax. Per fronteggiare gli emergenti problemi economici della famiglia, il 18enne Dia consegue il diploma di perito elettronico e inizia la gavetta nel settore. Una scelta condivisibile, probabilmente ovvia. L’avremo/abbiamo fatto tutti: una rinuncia ingiusta per un fine inderogabile.

La svolta

Tutte le vicende personali hanno però un punto di svolta che in questo caso è il contratto strappato con il club dilettantistico dello Jura Sud di Lavans-lès-Saint-Claude, cittadina nell’est della Francia a qualche km da Oyonnax.

Il giovane Dia in azione con la maglia dello Jura Sud.

Dia avverte l’esigenza di tornare a calcare il prato verde. Il tipico sentimento di chi ha dovuto rinunciare alla propria vocazione o al proprio sogno per costrizione. Ma questa è una storia a lieto fine e quest’ultimo si intravede già al termine della stagione 2017/18, terminata con 15 reti in 21 partite. Nel luglio 2018 viene quindi acquistato dal neopromosso Stade Reims in Ligue 1. I tempi dei tre lavori settimanali sono un miraggio e il giovane Dia ce la mette tutta dentro e fuori il terreno di gioco. Si offre perfino di aiutare un proprio compagno alle prese con un guasto all’impianto elettrico di casa. Evidentemente scettico, quello preferisce rivolgersi a un elettricista più rodato, che finisce però per confermare la versione di Dia.

Da allora niente più fili e generatori, solo palloni e rigori. Il resto è storia recente. La carriera di Dia prosegue in crescendo: 3 gol al primo anno a Reims, 7 al secondo, 14 alla terza stagione. Poi il passaggio al Villareal nell’estate 2021, il trionfo in Coppa d’Africa col Senegal, la rete in semifinale di Champions League contro il Liverpool. Quindi una leggera flessione e, tra la diffidenza generale, l’arrivo a Salerno con l’obiettivo di ritrovare continuità e fiducia. Meno di un anno dopo il tempo gli ha dato pienamente ragione, la valutazione è più che raddoppiata e l’asta estiva avrà inizio a breve.

Un attaccante completo

Partiamo da un assunto fondamentale: Boulaye Dia in campo sa fare molte cose e per questo riflette una certa immagine di generosità. Certo, ha anche punti deboli e aspetti del gioco da migliorare, ma si percepisce in modo tangibile la sua predisposizione all’arte dell’ascoltare e dell’imparare. Sembra aggirarsi sornione per il campo, ma più verosimilmente naviga ad antenne spiegate per captare informazioni ed assorbire suggerimenti. In campo Dia sembra galleggiare tra le linee assecondando la sua intelligenza nel leggere lo sviluppo dell'azione che lo porta a scegliere sempre la posizione migliore in cui essere utile alla squadra.

Dia è un giocatore generoso, dicevamo, che spende molte energie in fase di non possesso, anche ripiegando profondamente indietro. Non di rado lo si vede inseguire all'indietro i portatori avversari, o abbassarsi sulla linea dei centrocampisti. È emblematico, a questo proposito, che dopo la débâcle esterna con l’Atalanta (2-8 al Gewiss), l’allora tecnico Nicola abbia deciso di virare su un più accorto 4-3-3 nei successivi incontri contro Napoli, Lecce e Juventus, con Dia schierato esterno d’attacco. Sono state partite in cui il senegalese si è ritrovato a svolgere compiti prettamente difensivi, vista pure la caratura degli avversari che hanno schiacciato indietro la Salernitana per lunghi tratti di partita. La squadra non ha tratto giovamento dal cambio tattico e il tecnico piemontese è stato esonerato in favore di Paulo Sousa, il quale ha presto riorganizzato la squadra rimettendo Dia al centro dell’attacco. Una soluzione che, unita ad altri accorgimenti, ha contribuito alla striscia di imbattibilità di 10 partite consecutive (seconda solo al Manchester City di Guardiola, a quota 12), infilata dalla Salernitana da fine febbraio ai primi di maggio, in cui i granata hanno fermato anche Milan, Inter e Napoli. In questo periodo il senegalese ha vissuto il suo momento migliore, culminato con la rete al Maradona e la tripletta casalinga con la Fiorentina.

Dia sprigiona tutto il suo potenziale quando ha spazio in cui muoversi e può attaccare la porta davanti a sé. Quando parte in conduzione ha la forza per trascinarsi con sé in alto tutta la squadra: in Serie A è nell'85esimo percentile degli attaccanti che conducono di più palla (dato Fbref). Non è un giocatore particolarmente tecnico nel dribbling, ma ha una capacità di proteggere il pallone e una caparbietà nei duelli corpo a corpo che gli consentono di uscire spesso vincitore negli uno contro uno. Dia non ha una velocità di punta altissima, ma è rapido sui primi passi e ha una grande resistenza sulle distanze medio-lunghe. Quando corre in campo aperto, queste caratteristiche gli dànno l'aspetto di un piccolo trattore capace di far salire la squadra con le sue sgroppate fatte per metà di tecnica e per metà di fatica.

Dia, come detto, è un giocatore molto generoso, che spende tante energie nel lavoro lontano dall'area e che talvolta paga il prezzo di questa generosità sotto porta. Nella sua carriera non è mai stato un finalizzatore implacabile: con il gol segnato alla Roma ieri, il suo 16° in questa Serie A, sta vivendo la migliore stagione realizzativa della sua carriera. Dia funziona meglio come attaccante di supporto a una punta più fisica e statica; un compagno d'attacco che possa tenere impegnati costantemente i centrali avversari e schiacciare indietro la difesa, liberando spazio sulla trequarti per le accelerazioni disperate di Dia. Anche nella Nazionale senegalese, il CT Aliou Cissé preferisce il più delle volte schierare Dia come ala destra o come seconda punta, per sfruttare la sua capacità di partire da lontano, in spazi meno congestionati. Dia sembra un giocatore che prolifera nel caos: il contesto migliore per lui sono l'intensità con e senza palla, le transizioni lunghe, quelle situazioni in cui può inclinare il campo con la sua creatività caotica.

Per la sua caparbietà nei duelli corpo a corpo, Dia ha un buon gioco spalle alla porta. Non ha una tecnica di tocco eccelsa, eppure quando lavora palla sulla trequarti riesce spesso a ripulirla, a liberarsi della pressione e a raccordare il gioco con cambi campo o passaggi filtranti. L’abilità nell’alternare le conduzione febbrili palla al piede a un gioco di distribuzione meno istintivo lo rende uno degli attaccanti più completi del nostro campionato.

Anche i gol segnati in questa stagione sono specchio della sua versatilità. Ha segnato alcuni gol di pregevolissima fattura, come quelli al Verona o al Napoli, con due tiri a giro di sinistro sul palo lontano; altri da attaccante d’area, come quello alla Lazio, in cui ha attaccato bene il secondo palo su un cross dalla sinistra di Bradaric; altri ancora, il suo marchio di fabbrica, attaccando gli spazi lunghi dietro alla difesa avversaria, in transizione: i primi due contro la Fiorentina, quello all'Atalanta. Oltre ai 16 gol, Dia quest'anno ha anche servito 6 assist: gli stessi di Luis Alberto, più di Pellegrini, per citare due ottimi rifinitori del campionato. Al primo colpo, è divenuto poi l’attaccante più prolifico della storia della Salernitana in Serie A, superando Marco Di Vaio. Tutta questa prolificità sotto porta è il lato veramente eccezionale di questa stagione di Dia. Un attaccante che si è costruito una reputazione sul lavoro sporco fatto al servizio degli altri e su una certa mancanza di freddezza sotto porta, che diventa improvvisamente il calciatore con il miglior rapporto gol/tiri nei cinque principali campionati europei.

Uno stile essenziale

I numeri e le statistiche snocciolate sopra sono la ciliegina sulla torta di una stagione vissuta da protagonista. Il Dia apprezzato quest’anno in serie A è un giocatore magari poco appariscente ma estremamente decisivo. Il suo è uno stile essenziale e democratico.

Essenziale perché punta all’acquisizione di un vantaggio immediato. Attraverso un passaggio filtrante, un movimento in profondità o un’iniziativa personale, il primo obiettivo è di ottenere rapidamente un guadagno nell’azione offensiva. Contestualmente, il senegalese raramente si crogiola in finezze e ricami. Né i suoi dribbling spiccano per estro e originalità. Spesso è sufficiente un repentino cambio di direzione, una finta di corpo o un tocco al pallone appena prima dell’avversario per eluderne l’intervento. Spesso, supera l'avversario di fisico, con uno strappo improvviso, più che di tecnica. Nello stile di Dia, la spada prevale sul fioretto.

Anche per questo il gioco di Dia sembra accessibile a tutti, emulabile da tutti. Vedendo giocare Dia, si ha la sensazione di poterne ripetere le movenze. È una sensazione naturalmente illusoria, ma sembra che nel gioco di Dia le lunghe ore di allenamento siano secondarie rispetto al puro istinto di giocare a calcio. Per certi versi il suo stile sembra rimasto grezzo come quello di un ragazzo. È proprio grazie a questo modo caotico e gioioso di stare in campo, però, che Dia riesce a trasmettere il senso della passione pura e incontaminata per il gioco. Quella che rende le persone di tutto il mondo e di tutte le età felici di correre dietro a un pallone.


  • Classe ‘97, genuinamente salernitano. Sta per completare il proprio percorso di studi e cerca di conciliare la passione per la fisica con quella per lo sport. Prestato prima al basket e poi al calcio, ma da sempre innamorato del tennis. Adora la musica rap, il cinema thriller e soprattutto leggere e raccontare.

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