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, 20 Maggio 2023

Considerazioni sparse post Milan-Sampdoria (5-1)


I rossoneri fanno il proprio dovere contro una squadra ormai svuotata da ogni forza psicologica.


- Prima considerazione d'obblgo per i tifosi blucerchiati, giunti in buon numero da Genova nonostante la retrocessione già matematica e una situazione societaria che potrebbe rendere ancora peggiore la situazione. Una tifoseria che, non solo per il blasone della squadra, ma soprattutto per l'attaccamento alla maglia dimostrato, meriterebbe di meglio di quanto visto sul campo in questa stagione. Vedere il terzo anello verde occupato per la metà in una serata fredda e piovosa, da supporter che non smettono un secondo di sostenere la propria squadra, anche dopo il triplice fischio finale, porta sensazioni miste tra la stima nei loro confronti e la nostalgia di un glorioso passato che pare lontanissimo;

- Se Brahim Diaz giocasse sempre come stasera, sarebbe il calciatore ideale per vestire la maglia numero 10 del Milan. La sua prestazione è sontuosa, con due assist pregevoli che vanno ad impreziosire una prova dove ha mostrato di saper svariare su tutto il fronte d'attacco, con intelligenza e visione di gioco. Il "problema", in tutto questo, è che gli riesce anche per merito di una Sampdoria che gli lascia fin troppo spazio e non fa valere la propria fisicità in difesa, permettendo allo spagnolo di esprimere in totale libertà le sue doti tecniche, a differenza di quanto visto in altre occasioni. La rete con dedica allo stemma sulla maglia (segnale importante in chiave di mercato) è la ciliegina sulla torta della sua serata perfetta;

- GIù il cappello anche di fronte alla prova di Giroud, la cui tripletta si commenta da sola. Un goal con la sua classica "girata" di testa, un rigore con cui spiazza il portiere e la terza rete da vero lottatore sono lo specchio del suo repertorio: quello di un attaccante di razza che troppo spesso è costretto ad allontanarsi dall'area di rigore, ma che quando ci torna è come il figliol prodigo riaccolto tra le braccia di papà-goal. Tra i rossoneri bene anche Tonali, molto generoso in occasione dell'assist a Diaz per la quarta rete della sua squadra, e Leao, che sembra essersi lasciato definitivamente alle spalle un infortunio e lo dimostra con una partita delle sue, aperta con una rete e proseguita a suon di scatti e dribbling, per meritarsi gli applausi del pubblico e il premio di "Player of the month" ricevuto prima del calcio d'inizio;

- Cosa dire della bistrattata Sampdoria? Poco o niente, dato che si può soltanto immaginare lo stato di rassegnazione in cui la squadra di Stankovic è scesa in campo a San Siro. Giù il cappello quindi per il Sig. Fabio Quagliarella, che porta a 182 il numero delle sue reti nella massima serie a 40 anni suonati e una pacca sulla spalla al povero Ravaglia, che prova a tenere in piedi la baracca come può, prima di capitolare sotto alla pioggia di palloni catapultati in porta dai rossoneri. La rosa dei blucerchiati è meglio di quanto non dica la partita e la stessa classifica: dal giovane Zanoli (in prestito dal Napoli), fino ai più esperti Augello e Winks, qualche giocatore in vetrina la prossima estate ci sarà di sicuro, a patto che non si lascino trascinare nel baratro della depressione calcistica accumulata in questa stagione maledetta;

- Il risultato finale dice tutto sulla prova del Milan, che non va sottovalutata in virtù dei molti passi falsi della stagione contro squadre apparentemente alla portata. Alzi la mano un qualsiasi tifoso rossonero che, al goal del momentaneo pareggio, non ha pensato qualcosa tipo: "Ecco! Ci risiamo!", ma stavolta le cose sono andate diversamente. La squadra, infatti, non si è lasciata impossessare dagli spettri di Bologna, Empoli, Cremonese e Spezia, rimanendo sul pezzo e andando a chiudere il match nel giro di dieci minuti, come ci si aspetterebbe sempre dalla squadra con lo scudetto appuntato sul petto. La trasferta di Torino contro la Juventus e la partita contro il Verona sono partite nelle quali i rossoneri dovranno cercare in ogni modo di fare sei punti e, a quel punto, sperare che il destino dia una mano anche sugli altri campi.

  • Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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