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, 19 Maggio 2023

Considerazioni sparse post Bayer Leverkusen-Roma (0-0)


Una prova di puro calcio reazionario porta la Roma di nuovo in finale.


- 24 ore dopo lo show del Manchester City, va in scena la sua esatta nemesi. Al dominio dei citizens basato su principi di calcio posizionale e sul desiderio di controllare completamente il match e azzerare ogni variabile, ha fatto da contraltare una Roma calcisticamente reazionaria che ha portato in campo la massima espressione del catenaccio all’Italiana, con 11 giocatori perennemente dietro la linea del pallone totalmente disinteressati al costruire, ma perfettamente focalizzati sul distruggere. Se per Guardiola il centravanti era lo spazio, ieri per la Roma è stato il vuoto. Il bello del calcio è che due filosofie così diverse e due modi di vedere il mondo così inconciliabili, la cui contrapposizione ha segnato il calcio degli ultimi 15 anni, hanno condotto al raggiungimento dello stesso obiettivo, ovvero una finale (anche se in competizioni differenti);

- Le statistiche sono emblematiche: 23 tiri complessivi a 1, di cui 6 a zero nello specchio. Era facilmente pronosticabile una Roma attendista, ma forse non che lo fosse così tanto, al punto di chiudere i quasi 100’ di gioco con 0,03 expected goals. E’ difficile trovare nel calcio recente una semifinale giocata in maniera così spudaratamente sparagnina da una squadra, e probabilmente bisogna tornare allo storico Barcelona-Inter di 10 anni fa, sempre (guarda caso) con Josè Mourinho in panchina. Le statistiche però non dicono tutto: i giallorossi hanno fatto una prova straordinaria in termini di applicazione e di difesa posizionale, governando in una maniera molto vicina alla mistica il caos e tutti i fattori intangibili che fanno parte del gioco.;

- Mourinho si presenta con gli stessi 11 dell’andata, con il doppio centravanti Abraham-Belotti. Il piano gara è semplice: minimizzare ogni forma di rischio, pressando gli avversari solo nella trequarti difensiva, difendendo con un blocco basso e compatto per poi cercare di riprendere fiato lanciando sulle due punte. Con il passare dei minuti la Roma si abbassa sempre di più, con i due attaccanti che finiscono per essere dei mediani aggiunti. Al Bayer non resta che provarci da fuori, ma finisce sempre per sparare a salve o tra la braccia di Rui Patricio. Trascorrere quasi 100’ chiusi all’interno della propria area di rigore senza subire nemmeno un gol sembra impossibile, eppure la Roma ci riesce grazie a una prova perfetta del terzetto di centrali e ad un’applicazione commovente dei giocatori di maggiore qualità, pronti a sacrificarsi per una causa più grande del loro talento. Ovviamente serve anche un piccolo aiuto della Dea bendata, che si manifesta in occasione del palo di Diaby;

- Matic giganteggia di nuovo a centrocampo, e chiunque provi a saltarlo finisce per rimbalzare contro di lui. Pellegrini, pur non essendo un trascinatore nato, si conferma un leader per gli atteggiamenti e la dedizione che mette in campo. La palma del migliore va però al vituperato Cristante, che aveva vissuto la miglior stagione in carriera da trequartista assaltatore e si è trovato anche ieri per emergenza ad agire da centrale di difesa: non ha sbagliato una lettura, pur trovandosi davanti clienti non semplici come Azmoun e poi Hlozek, e gli sporadici tentativi di ripartenza della Roma sono usciti sempre dai suoi piedi. Abraham gioca la partita che nessun attaccante sogna da bambino, ma riesce a risultare prezioso nella trincea e nella conquista di qualche fallo;

- La Roma raggiunge così la seconda finale europea in 2 anni, segno di un percorso di crescita sul piano mentale difficile da negare. Dovrà vedersela contro il Real Madrid dell’Europa League, quel Siviglia che anche in una stagione complicata ha preso gli scalpi di United e Juventus, confermandosi legato da un rapporto sciamanico con questa competizione. I giallorossi però in gara secca sono un cliente scomodo, per tutti. Sarà una partita fondamentale per il futuro prossimo, dal momento che una vittoria porterebbe in Champions League, aprendo scenari importanti in chiave mercato e bilancio. Ma quello che conta di più è che una piazza come Roma sia tornata a sognare. Certe notti mancavano da tanto, troppo tempo.

  • Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore.
    Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali.
    Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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