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Eduardo Camavinga in campo con la maglia del Real Madrid
, 17 Maggio 2023

Il calcio liquido di Eduardo Camavinga


Con la sua qualità, il francese non sta sfigurando a giocare terzino sinistro.

Prendiamo due dichiarazioni recenti di Eduardo Camavinga. La prima risale ad alcune settimane fa, quando nel post partita di Chelsea-Real Madrid gli hanno chiesto se si divertisse a giocare terzino sinistro – giocava in quella posizione da una decina di partite scarse, da quando il terzino titolare Ferland Mendy si è infortunato a fine gennaio – e lui ha risposto: «No, non ancora. L’importante è aiutare la squadra, e oggi l’ho fatto di nuovo. Ma no, non è ancora la mia posizione». La seconda dichiarazione è di martedì scorso, dopo Real Madrid-Manchester City. Stavolta Camavinga non ha parlato esplicitamente del nuovo ruolo, ma in maniera tangente, sì: «Modric e io ci siamo scambiati la posizione a un certo punto. A Luka e Kroos piace muoversi molto e devi adattarti ai loro movimenti (ride)». La combinazione di queste due dichiarazioni, mi sembra, contiene la risposta alla domanda “Come interpreta Camavinga il ruolo di terzino sinistro?”, e anche “Come fa Camavinga a giocare così bene nella nuova posizione?”. E la risposta ha a che fare con la fluidità: quella con cui Camavinga è solito muoversi per il campo e fare le sue cose; la fluidità nel galleggiare negli spazi, nell’aggiustare la sua posizione in relazione a quella dei compagni. È grazie a questa qualità che la settimana scorsa è stato uno dei migliori in campo nella semifinale di andata di Champions League, pur partendo formalmente da una posizione che non gli appartiene e non ama.

Guardiamo l’azione al 54’ per esempio. Un’azione a cui Camavinga nemmeno partecipa direttamente, ma che è indicativa della sua attitudine a muoversi incessantemente senza palla per trovare la zona migliore in cui essere utile alla squadra. Il Real Madrid imposta da dietro coi due difensori centrali e con Kroos; Modric viene incontro per prendersi palla, abbassandosi nello spazio a sinistra di Alaba. Come il croato entra in possesso, Camavinga attacca velocemente la profondità fino a diventare l’uomo più avanzato del Madrid, più alto anche di Rodrygo. Poi Modric invece di lanciare lungo torna a destra da Rudiger, e Camavinga si muove verso la posizione a lui assegnata quando la squadra manovra sulla destra: quella di mezzala sinistra, abbastanza vicino alla zona palla per creare densità al centro, e abbastanza lontano da Vinicius in modo da lasciarlo isolato in fascia.

Camavinga non tocca nemmeno palla, ma questo movimento da cavallo degli scacchi (affondo in verticale per poi sterzare e accentrarsi) è una delle chiavi del suo modo di interpretare il ruolo di terzino sinistro. Un movimento che è un dente del complesso ingranaggio fatto di scivolamenti e scambi di posizione con cui il Real Madrid costruisce le sue azioni. L’azione qua sopra è un ottimo esempio della proverbiale fluidità della squadra di Ancelotti: quando Modric si abbassa per ricevere il pallone dalla difesa, Benzema viene incontro sul centro sinistra, mentre Rodrygo si accentra per occupare la casella di punta lasciata libera dal francese; poi quando Modric orienta l’azione verso destra, Benzema scivola verso quel lato, Valverde gli fa spazio alzandosi in posizione di ala destra e Rodrygo per un momento si abbassa persino in posizione di mezzala sinistra, in attesa che arrivi Camavinga a prendere quella posizione (nel frattempo Vinicius, fuori inquadratura, resta apertissimo e isolato a sinistra).

Negli ultimi anni il Real Madrid si è costruito un’immagine di squadra liquida. Una che occupa il campo in modo apparentemente caotico, spontaneo, assecondando l’istinto dei suoi giocatori e prendendo di volta in volta la forma delle loro combinazioni tecniche. Una squadra fondata massimamente sul talento, sulla capacità dei suoi fuoriclasse di influenzare la partita con la sensibilità delle letture individuali e con la tecnica. Si tratta però di una visone parziale, che rischia di oscurare i complessi aggiustamenti tattici che il Real Madrid applica costantemente per rendere sostenibile il suo gioco così aeriforme. Le rotazioni, le scalate, i triangoli fluidi sulle catene di fascia. Dietro l’aspetto caotico del Real Madrid si nasconde in verità un sistema profondamente oliato, che funziona anche grazie alla longevità del gruppo e alla conoscenza simbiotica sviluppata dai suoi componenti storici: Kroos, Modric, Benzema, Carvajal.

Camavinga è quel tipo di giocatore dal talento così sfaccettato che sembra poter fare tutto bene senza essere specialista in niente. Un giocatore “generalista”, molto tecnico e molto mobile senza palla, apparentemente perfetto per proliferare nelle maglie mai troppo rigide della struttura tattica del Real Madrid. Per galleggiare negli spazi al ritmo improvvisato, da orchestra jazz, dei suoi compagni di squadra, fino a trovare da sé la posizione giusta in cui agire. Al 64’ Valverde interrompe una ripartenza del Manchester City, e l’azione del Madrid riprende dalla fascia destra. Da quelle parti si trova Camavinga, che aveva inseguito all’indietro Bernardo Silva dopo che quello era partito in conduzione. Quando il Madrid recupera palla, Camavinga invece di recuperare la sua posizione a sinistra resta lì a destra, e anzi si sovrappone sull’esterno dando a Modric un’opzione per alimentare l’azione. Riceve, quindi temporeggia col pallone tra i piedi, attirando a sé Akanji e aspettando che Modric si sovrapponga internamente, finché serve il croato in profondità per chiudere il triangolo. Poi sul prosieguo dell’azione Camavinga accorcia verso l’area per offrire appoggio a Modric e Rodrygo: riceve lo scarico, finge di aprirsi lo spazio per tirare, poi appoggia per Benzema alla sua sinistra che è più libero di calciare. È un’azione che Camavinga cuce sul lato di campo esattamente opposto a quello di sua competenza; un’azione in cui Camavinga agisce assecondando la sua pura e semplice sensibilità calcistica, in accordo all’idea di calcio armoniosamente caotico, privo di limitazioni tattiche troppo rigide, del Real Madrid.

Nel 2021 Camavinga è arrivato al Real Madrid dal Rennes – con cui aveva esordito in Ligue 1 a 16 anni, nel 2019 – come un promettente mediano. Era stato pagato 31 milioni di euro, e il suo acquisto si diceva fosse stato fatto per dispetto al PSG, che non aveva ceduto Mbappé al Madrid e inseguiva da tempo Camavinga. Nel primo anno in Spagna colleziona 40 presenze, quasi tutte subentrando dalla panchina come prima alternativa di Casemiro, Kroos o Modric. Camavinga non è un giocatore molto creativo nella metà campo offensiva, ma ha un gioco di passaggi semplice e minimale che lo rende un ottimo pivot difensivo, capace a offrire sempre una linea di passaggio ai compagni grazie all’intelligenza negli smarcamenti senza palla. Quando lo scorso gennaio si è infortunato Mendy, Ancelotti ha convenuto che ripiegare su Nacho avrebbe tolto fantasia e qualità tecnica sulla catena laterale di sinistra, e per questo ha pensato che l’universalità del talento di Camavinga avrebbe potuto adattarsi pure sulla fascia.

Non era la prima volta che Camavinga si adattava a giocare terzino sinistro. Al Mondiale Deschamps gli ha fatto giocare in quella posizione la terza partita del girone (persa) contro la Tunisia, e sempre in quella posizione lo ha fatto entrare al 71’ della finale, per sostituire Theo Hernandez.

Al Real Madrid quello del terzino sinistro è un ruolo particolare fin dai tempi di Marcelo. Chi ci gioca finisce per agire come una sorta di regista occulto della squadra. Deve avere capacità tecniche e creative eccellenti, dal momento che si ritroverà facilmente a tessere le fila della manovra nei corridoi centrali del campo. Il motivo sta nei movimenti di Modric (e in passato anche di Kroos, quando giocava mezzala) che in fase di impostazione dalla posizione di mezzala si abbassa accanto al centrale difensivo, sul lato esterno, e per fargli spazio il terzino deve salire e occupare la posizione lasciata vuota al centro del campo. In questo senso, pur giocando da terzino sinistro Camavinga non deve poi stravolgere più di tanto il suo stile di gioco da centrocampista. È cambiata la posizione di partenza, ma quella di arrivo e i compiti da svolgere non sono molto diversi da quelli di una mezzala di raccordo: muoversi negli spazi per creare linee di passaggio, controllare il pallone, distribuirlo verso altre linee di passaggio.

Al 49’ Camavinga partecipa all’azione più iconica della partita (e forse di quest’era recente) del Real Madrid. 70 secondi di possesso e 29 passaggi consecutivi con cui il Madrid manipola la struttura del Manchester City, muovendo il pallone da sinistra a destra e poi di nuovo a sinistra, e crea i presupposti per risalire il campo sulla sinistra e per il tiro di Benzema che sfiora l’incrocio. Camavinga tocca il pallone due volte. La prima è nel mezzo del campo, un passaggio all’indietro da Kroos a Alaba: nel giropalla da destra a sinistra il francese si è portato nella posizione di mezzala, lasciando a Modric il classico movimento ad allargarsi nella posizione di terzino sinistro.

L’azione va avanti, con Camavinga che cerca di smarcarsi dietro il centrocampo del City nel mezzospazio sinistro. Non riceverà palla finché l’azione non sarà arrivata sulla trequarti: Benzema si è staccato dalla marcatura per venire a giocare incontro, quindi usa Camavinga, che nel frattempo si è buttato nel mezzospazio dietro il centrocampo avversario, come terzo uomo per connettersi con Vinicius, sempre larghissimo a sinistra. Il tocco di Camavinga per Vinicius è un colpo di tacco un po’ manieristico. Un gesto voluttuoso che dopotutto è coerente con l’immagine che Camavinga emana all’esterno: un giocatore di vent’anni che sembra muoversi a diversi centimetri da terra, con un talento così leggero da sembrare vaporoso. Liquido come Zeus che si trasforma in pioggia d’oro per filtrare attraverso le assi del soffitto e fecondare Danae, Camavinga in azioni come questa sembra permeare gli spazi vuoti ed essere ovunque, sempre disponibile a offrire un’opzione ai compagni. Anche se poi il pallone lo tocca il minimo: il suo compito è fare da contrappunto al sontuoso possesso palla di Kroos, Modric, Benzema, Vinicius.

Camavinga è una presenza trasparente ma costante nella manovra del Real Madrid. A fine partita nessuno tra i madrileni avrà toccato il pallone più volte di lui, 80 (probabilmente solo Kroos, uscito all’83’, lo avrebbe superato se fosse rimasto in campo fino alla fine), e nessuno avrà servito più passaggi chiave di lui, 3, tutti su azione, tutti da zone piuttosto centrali della trequarti. Con uno di questi assiste il gol del vantaggio di Vinicius al 35’. Un assist semplice, ma arrivato dopo una conduzione di 50 metri imperiosa. Camavinga parte dalla propria difesa, coi piedi sulla riga laterale, scambia con Modric e si butta nello spazio alle spalle di Bernardo Silva. Modric gliela ridà di prima, con un tocco di esterno destro di velluto, quindi Camavinga copre lo spazio fino alla trequarti con una corsa leggera e potente come quella dei grandi felini.

Le conduzioni sono un altro grande pezzo del repertorio di Camavinga. La sua attitudine a muoversi incessantemente anche con la palla al piede, allungandosi coi suoi lunghi tentacoli nello spazio libero non appena ce n’è l’occasione, è ciò che rende Camavinga probabilmente più adatto al ruolo di interno di centrocampo che a quello di regista. Forse anche per questo in estate dopo la cessione di Casemiro il Real Madrid ha comprato Tchouaméni invece di puntare tutto su Camavinga mediano.

Che si muova senza palla per smarcarsi oppure con la palla, Camavinga si sposta sul campo con aria scanzonata, il passo leggero e dinoccolato, facendo ciondolare i lunghi dreadlock che porta raccolti in una coda. Ha un piede sinistro fatato, dolce sia nel primo controllo sia nella distribuzione, tanto sul breve quanto sul lungo, e le sue letture senza palla sono affilate abbastanza da permettergli di essere efficace nelle pressioni in avanti quanto nei recuperi all’indietro. Contro il Manchester City ha giocato una partita molto attenta in fase difensiva, all’altezza di un terzino vero. Ha contrastato, intercettato, chiuso sempre con grande puntualità su Bernardo Silva, che anche a causa di Camavinga ha giocato una partita più ombrosa del solito. A fine partita nessuno dei 22 in campo ha tentato più contrasti di Camavinga (9) e solo Walker ne ha vinti di più (6, contro i 5 di Camavinga).

Nella sua analisi post-partita per The Athletic, Michael Cox ha sottolineato come il ruolo di «mezzo terzino» svolto da Camavinga fosse molto simile a quello fatto da Stones nel City: entrambi in fase di possesso si stabilivano nel centrocampo centrale in connessione con i rispettivi registi Kroos e Rodri; l’unica differenza era che Camavinga partiva da terzino per poi accentrarsi nel mezzo spazio sinistro, Stones partiva da difensore centrale per poi avanzare in mediana. Soprattutto in un sistema fatto di rotazioni continue – e apparentemente caotiche – come quello del Real Madrid, questo meccanismo che porta Camavinga a muoversi continuamente negli spazi è la vera chiave del suo successo nella nuova posizione. Camavinga non ha abiurato il proprio gioco da centrocampista: la novità è che a centrocampo ci arriva dopo, in un secondo momento, invece di trovarsi lì dall'inizio.

Insomma Camavinga non è diventato un terzino. Semmai la fluidità con cui il suo talento si è adattato alle nuove richieste di Ancelotti è indicativa di quanto nel calcio contemporaneo non contino tanto i ruoli, quanto i compiti. E i compiti richiesti a Camavinga non si sono mai allontanati troppo da quelli di un buon passatore. La natura liquida e multiforme della tecnica di Camavinga ci dimostra una volta di più che l’universalità non è saper svolgere due ruoli, ma uno solo: saper controllare il pallone e passarlo al compagno vicino; ma saperlo fare, però, in ogni zona di campo.


  • Salentino e studente di Architettura. È nato il 23 dicembre come Morgan, Carla Bruni e Vicente Del Bosque.

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